Larry Bond e Patrick Larkin.

FENICE ROSSA.

Parte 2.

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Titolo originale: Red Phoenix. 1989.
Traduzione di: Riccardo Valla.
1990 Interno Giallo, Milano.
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Scansionato by il BIlo.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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19. Il drago si desta.
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17 dicembre. Aeroporto internazionale di Kimpo, Corea del Sud.
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- Signor Sik?
Il maggiore del corpo guastatori della Corea del Nord si volt verso l'addetto alla sicurezza. - S?
- I suoi documenti sono in ordine. - Il sudcoreano glieli porse, e indic l'area ritiro bagagli. - Anche le sue valigie sono gi state controllate.
- Grazie. - Il maggiore gli rivolse un inchino, faticando a trattenere un sorriso. Scorpio aveva ragione. Quei fascisti erano talmente occupati a cercare traditori in mezzo alle loro forze armate da avere allentato le normali misure di sicurezza. Ora, con quell'ultimo contingente venuto dal Giappone, la sua squadra d'assalto era completa. E nessuno dei suoi uomini era stato individuato e interrogato dalle autorit.
Si avvi verso la zona recupero bagagli in mezzo a una folla di uomini d'affari giapponesi. Neppure un sanguinoso tentativo di colpo di stato e una serie ininterrotta di sommosse riuscivano ad allontanare quei capitalisti dalla speranza di accumulare denaro, pens. Be', presto le cose sarebbero cambiate. Presto disciplina, ordine e unit avrebbero fatto ritorno in quel paese debosciato. Se ne sarebbe preso cura l'esercito nordcoreano.
Il maggiore dei guastatori raccolse le valigie e usc dall'aeroporto per prendere un taxi. I suoi uomini avevano appuntamento in un posto sicuro, nel cuore di Seul. Una volta giunti laggi, avrebbero atteso l'ordine di agire. Il maggiore sorrise apertamente, adesso. Lui era pronto.
18 dicembre. Palazzo di Kyongbok, Seul
Per fortuna c'era poco vento, pens Tony. Era fermo da quasi venti minuti all'esterno del Kyonghoe-Ru. Faceva freddo - qualche grado sotto lo zero - e cominciava a cadere una neve leggera. Naturalmente, lui era arrivato in anticipo. Ma la neve rendeva pi accettabile la temperatura, e l'aria diveniva frizzante e sopportabile.
Il Kyonghoe-Ru era un padiglione costruito secoli prima all'interno del palazzo di Kyongbok. Era posto nel mezzo di un laghetto artificiale che in quel momento era coperto da una lastra di ghiaccio, e lo si poteva raggiungere da tre graziosi ponticelli di pietra posti sulla sponda orientale.
Tony mosse alcuni passi verso la facciata est dell'edificio, un po' per riscaldarsi e un po' per dare un'occhiata a nord e a sud. A ponente c'era solo il lago, e Anne non poteva arrivare da quella parte.
L'edificio aveva due piani, ma quello pi basso era aperto ed era costituito dalle 48 colonne di pietra che reggevano il piano superiore. Le pareti erano coperte di mirabili sculture, e appollaiati sull'orlo del tetto c'erano guardiani chapsang - "animali del confine" - troppo impegnati nel loro compito per spazzarsi la neve di dosso.
La neve continuava a cadere e smorzava i rumori del traffico. Inoltre nascondeva gli oggetti lontani, addolciva i profili e sbiadiva i colori. I pochi visitatori del palazzo erano semplici forme indistinte, che passavano rapidamente da un edificio all'altro.
Poi la vide giungere, lungo il viale. I suoi capelli rossi erano una macchia di colore sullo sfondo della neve. Portava stivaletti marrone e un lungo soprabito verde foderato di pelliccia. Camminava in fretta, sicura della sua destinazione.
Tony rimase ad attendere ancora per qualche istante fra le colonne, poi si avvi verso il ponte centrale e agit il braccio.
Anne rispose al saluto, sorrise, e corse a sua volta verso il ponte centrale. Poi si ferm e cominci a guardarsi intorno, con l'aria di chi cerca qualcuno. Infine raggiunse il ponte alla sua sinistra, e Tony, sulla riva opposta, si affrett a imitarla. Quando Anne vide che lui si era fermato ad aspettare, corse fino al ponte di destra.
Tony scosse la testa e si port davanti a lei, camminando a passi lunghi, esagerati. Poi incroci le braccia, in attesa della prossima mossa, ma Anne attravers il ponte come se niente fosse.
Quando lei lo raggiunse, Tony le prese la mano e si diressero verso il padiglione, che offriva riparo dalla neve. Anne aveva le spalle coperte di fiocchi, i capelli pieni di minuscole goccioline. Si abbracciarono e lei si lasci baciare.
La ragazza gli guard la giubba di volo e i guanti. - Non hai freddo? - gli chiese. Aggrottando la fronte, gli tocc un orecchio. - Sei gelato - disse.
Poi scorse il pacchetto che lui cercava di nascondere. Era avvolto in carta da regalo, e lui, non appena cap di essere stato scoperto, lo diede ad Anne.
- Mi dispiace, ma non ho ancora preso niente per te. Te lo voglio dare la vigilia di Natale. - Guard prima il pacchetto e poi Tony. - Posso gi aprirlo?
- S, aprilo.  proprio la giornata giusta.
Si appoggi a una colonna e guard Anne che toglieva la carta dal pacchetto e apriva la scatola. All'interno c'era una larga sciarpa ricamata a draghi verdi e argento.
- Tony,  bellissima! - Lo abbracci, poi si scosse i capelli per liberarli dalle gocce. Si copr la testa con la sciarpa e disse: - Adesso sono pronta per la neve! Grazie, Tony.
- Be', non  un grande regalo. - Aveva dovuto semplicemente setacciare Kunsan da un capo all'altro, e aveva impiegato tutto il suo ultimo giorno di licenza per trovarla, ma non intendeva certamente dirlo ad Anne.
- Spero che anche il mio regalo ti piaccia - disse lei, accarezzando il tessuto della sciarpa. - Ma non conosco ancora bene i tuoi gusti.
- Non preoccuparti, ci saranno altre occasioni di scambiarci i regali.
- S, certo.
Lui le prese la mano e si allontanarono dal padiglione.
24 dicembre. Tunnel della Liberazione, presso la ZS, Corea del Nord
Il treno dai finestrini oscurati si ferm cigolando all'interno della galleria. Quando le massicce porte blindate cominciarono a chiudersi per isolarlo dall'esterno, si accesero alcune deboli lampade.
Il treno era giunto dal nord, procedendo a piccola velocit sotto una falce di luna crescente. Senza fretta. Senza correre sulle curve, lungo i villaggi e sui ponti. Senza richiamare attenzione su di s e sul proprio carico. Alla fine era sceso dai monti ed era entrato in quell'immensa caverna dall'ingresso di acciaio e di cemento armato.
Le porte si chiusero; immediatamente, l'interno della caverna venne illuminato da grandi lampade ad arco. Cominciarono a echeggiare fischi acuti, e uomini in uniforme presero a scaricare il treno. Alcuni lavoravano in squadra per togliere i pesanti tendoni che coprivano i tozzi T-55 e T-62 montati sui carri piani. Altri aprivano rumorosamente le porte dei carri chiusi, per raggiungere i proiettili d'artiglieria, le bombe di mortaio, le munizioni di piccolo calibro immagazzinate all'interno.
Non era tollerato alcun ritardo. Occorreva rispettare tempi ben precisi. Quell'ultimo treno doveva ritornare sul suo normale binario prima che il satellite sorgesse a spiare la madrepatria.
Altri soldati che portavano fucili AKM, mitragliatrici leggere RPK e zaini da battaglia uscirono dai vagoni passeggeri, dietro la motrice. Avevano le mostrine della Quarta divisione. Alcuni portavano sulla schiena grossi lanciarazzi SAM SA-7. Tasche e zaini straboccavano di caricatori di scorta, di razioni d'emergenza e di bombe a mano. Via via che gli uomini scendevano dalle carrozze, gli ufficiali li disponevano in ranghi e li conducevano in un lungo corridoio scuro, diretto verso il sud.
Avviati verso l'oscurit che si stendeva oltre il treno, gli uomini oltrepassarono file di carri mimetizzati, di cannoni senza rinculo M-1974, di BMP cingolati e di trasporti truppe BTR-60 parcheggiati nel corridoio principale e nelle grandi gallerie che si aprivano sui due lati. Piccoli gruppi di carristi dall'elmetto di cuoio e di fucilieri dall'elmetto d'acciaio ascoltavano gli ufficiali che davano loro le ultime istruzioni e le ultime esortazioni. L'aria era satura di una miscela di gas di scarico che faceva quasi girare la testa e che i ventilatori posti sull'alto soffitto, a regolari intervalli di cinquanta metri, non riuscivano a eliminare.
Il corridoio centrale era lungo pi di tre chilometri e passava sotto la catena est-ovest che contrassegnava la parte nordcoreana della zona smilitarizzata. Quando termin all'improvviso in corrispondenza di un'altra massiccia porta blindata, la colonna si diresse a sinistra, in un passaggio laterale che portava a un altro tunnel, molto pi stretto, che continuava verso sud, sotto la ZS.
Il tunnel era in leggera pendenza e diventava sempre pi buio. Ora gli ufficiali accesero le lampade portatili per mostrare la direzione. L'aria divenne pi densa, e alle spalle della colonna i rumori si attutirono progressivamente, riducendosi a un basso mormorio di voci, di cingoli sferraglianti, di motori al minimo. Gli uomini delle prime file vedevano in fondo alla galleria altre luci che si alzavano e si abbassavano. Ufficiali che passavano lungo le colonne per ricordare la necessit di avanzare nel massimo silenzio.
Alla fine la colonna si ferm ai piedi di una lunga rampa che portava verso la superficie. Verso il nemico. Laggi un gruppo di uomini sudati, appartenenti al genio militare, installava porte anti-esplosione, e molto avanti, al termine della galleria, altri genieri si muovevano con precisione per posare contro il soffitto le cariche di tritolo.
Era quasi giunta l'ora.
L'ora della guerra.
20
 Decapitazione
25 dicembre. Residenza del comandante, base di Yongsan, Seul
Il soldato scelto Williams era stufo. Era stufo e arcistufo, aveva freddo ed era stanco morto. Sbadigli, e nella fredda aria notturna il suo fiato form una nuvoletta; poi cerc di mettere in una posizione pi comoda l'M16 che portava in spalla. Non che il fucile fosse molto pesante, ma dopo varie ore di ronda cominciava a battergli nella schiena tutte le volte che si voltava.
Il soldato si ferm all'angolo del muro di mattoni e guard con desiderio gli edifici del distretto di Itaewon che sorgevano a poca distanza dalla base. Gli giungeva dai bar l'eco dei canti natalizi mescolato a quello degli ultimi successi rock. Quando si dice la sfortuna. Essere di guardia la vigilia di Natale. E proprio ora che il quartier generale aveva di nuovo permesso ai soldati di allontanarsi dal presidio.
Spost di nuovo il fucile. Gente, era proprio una fesseria. Camminare avanti e indietro in quella maniera non aveva alcun senso. Al giorno d'oggi. Con tutti gli aggeggi elettronici che l'esercito poteva avere a disposizione. Perch non ficcavano un po' di telecamere a luce infrarossa che coprissero l'intero perimetro, e non lasciavano che a sorvegliare ci fosse qualcuno seduto comodo in una stanza?
Termin un altro giro e si volt, imprecando e lasciando nell'aria, alle proprie spalle, una sottile nebbia di fiato. Sent la tentazione di andarsene in qualche posto caldo, ma, con la fortuna che aveva lui, il sergente avrebbe certamente scelto quel minuto per fare il controllo. E lui sarebbe finito di guardia anche la notte di capodanno. Invece di allontanarsi dal suo posto, Williams giunse a una decisione: niente da fare, ragazzi, lui non intendeva "rimettere la firma". Se ne tornava a casa, a Seattle. Cominci a stendere un programma di quel che avrebbe fatto, una volta ritornato alla vita civile. Per prima cosa, avrebbe dormito per una settimana intera. Senza interruzioni. Senza la sveglia. Poi avrebbe trovato una ragazza e...
Williams non ud mai il debole rumore di qualcosa che grattava contro il muro, dietro di lui. L'ultima cosa che sent fu un braccio robusto che lo tirava indietro, e poi qualcosa di terribilmente freddo e affilato che gli tagliava la gola.
Il maggiore dei guastatori nordcoreani lasci scivolare a terra il corpo dell'americano, gli si inginocchi accanto e pul la lama sulla schiena del morto. Poi schiocc un paio di volte le dita, per segnalare ai suoi uomini di scavalcare il muro di cinta. Loro lo raggiunsero senza far scattare alcun allarme e si disposero a semicerchio, armando le mitragliette.
Il maggiore sorrise tra s. Sarebbe stato ancor pi facile che nelle esercitazioni. Gli strateghi della missione avevano visto bene. Gli americani dormivano, colti nel sonno perch avevano voluto festeggiare anche questa volta la loro ricorrenza borghese.
Il sergente si accoccol accanto a lui e mostr il pugno. L'intera squadra era arrivata. Aveva oltrepassato senza difficolt le difese del perimetro. Ora doveva solo cercare il bersaglio e colpire in fretta e duramente.
Il nordcoreano osserv la base avvolta nell'oscurit, cercando di ricordare le mappe e le foto che aveva studiato al quartier generale delle forze speciali di Kaesong. Eccola. Indic la costruzione al sergente, che annu.
Il maggiore torn a sorridere. Nei prossimi cinque minuti avrebbero vinto una guerra che non era ancora iniziata. E avrebbero ottenuto questo risultato con pochi, precisi colpi di pugnale e di fucile. La liquidazione del boia americano McLaren e del suo stato maggiore avrebbe gettato nella confusione gli avversari: una confusione che avrebbe fatto il gioco della grande forza per la liberazione della terra dei padri, che in quel momento si apprestava a dare inizio all'attacco.
Si alz in piedi e ordin ai suoi uomini di dirigersi verso la casa dalle luci spente, posta in cima a una piccola altura. Si alzarono, si rimisero in spalla le armi e lo seguirono al piccolo trotto. Ciascun uomo impugnava un coltello da commando affilato come un rasoio e pronto all'uso immediato. Dovevano uccidere in silenzio... in silenzio, a ogni buon conto, finch i primi americani non avessero dato l'allarme.
25 dicembre. Abitazione del comandante
McLaren era nel proprio studio e - a luci spente - guardava dalla finestra. Aspir una lunga boccata e osserv la base, senza vedere granch. Una volta tanto, gli bastava assaporare tranquillamente il fumo un po' acre del sigaro. "Jack, cerca di farlo durare" si disse. "Deve bastarti per tutto l'anno."
I dottori gli avevano detto di smetterla. Il cancro. L'enfisema. Queste parole non gli avevano fatto molta impressione, dopo che aveva visto i campi del Vietnam cosparsi di morti. E il cancro, be', gli aveva portato via la moglie, che non aveva mai fumato in vita sua. Ma lui aveva seguito i consigli dei medici: ci aveva pensato sua figlia a farglieli seguire. Nel corso degli anni aveva ridotto la quantit a un solo sigaro, che si teneva come una sorta di regalo di Natale a tutti i suoi vecchi vizi.
Aspir pensierosamente, trattenne per un attimo il fumo e poi lo soffi, formando un cerchio perfetto. L'anello sal in alto, sopra la finestra, e McLaren lo segu con lo sguardo. Una volta, con quel gioco, riusciva a tenere tranquilli i figli per ore. Il pensiero lo rattrist. Da tempo la famiglia non si era pi riunita. Dal funerale di Elly, in effetti. Allontan dalla mente questi ricordi.
Aveva pensato di invitare la figlia a passare con lui il Natale, ma in seguito gli eventi delle ultime settimane gli avevano sconsigliato di farla partire da Washington.
McLaren trasse una boccata e soffi un altro cerchio di fumo. Ma questa volta non lo segu fino a vederlo sparire. S'immobilizz. C'erano degli uomini che si muovevano: uomini vestiti di nero che scivolavano da una costruzione all'altra, e che venivano dal muro di cinta. Si dirigevano verso di lui.
Entr subito in allarme. Aveva gi visto degli uomini muoversi a quel modo. Passare da un'ombra all'altra, rapidamente e senza fare rumore. Le squadre d'assalto vietcong, che attraversavano i campi intorno alla base del suo battaglione, per colpire gli americani addormentati. E i ranger e le pattuglie avanzate che strisciavano nella giungla per restituire loro la visita. Gli uomini della SAS che insegnavano a difendersi dai terroristi. Ma laggi non si era nel Vietnam, e neppure a un corso di addestramento. Usc bruscamente dalle sue riflessioni. "Non startene qui seduto, stronzo" si disse. "Muoviti." Spense il sigaro e afferr il telefono.
- Signore? - Il telefonista aveva la voce assonnata.
- La sicurezza. - McLaren prese con s il telefono e mise un ginocchio a terra. Meglio non costituire un bersaglio troppo visibile. Si pent di non avere tenuto un'arma in quella stanza e di averle portate tutte al primo piano, in camera da letto.
Dalla cornetta, gli giunse l'eco del telefono dell'ufficio sicurezza della base, che squillava. Una volta. Due. Tre. Rispondi, maledetto.
- Sicurezza, capitano Miller. - L'uomo aveva il fiatone e pareva alquanto irritato.
- McLaren. - Miller divenne tutto orecchi. McLaren ne ebbe la netta impressione. - Voglio un pieno allarme. Subito. Totale illuminazione della base. Non  un'esercitazione, capitano. Nella base ci sono degli intrusi, e sono certo di essere il loro bersaglio.
Miller cominci a farfugliare qualcosa, ma lui lo interruppe.
- Non ho tempo di parlare, capitano. Sono in pericolo. Esegua i suoi maledetti ordini!
Sent che dall'altra parte della strada si stava radunando un piccolo gruppo di uomini. Ora distavano meno di cinquanta metri dalla sua abitazione. Naturalmente, dovevano avere circondato la casa, e tentare un'uscita sarebbe equivalso a un suicidio. Quella era solo una delle squadre. Lui avrebbe potuto uccidere un paio di nemici, sfruttando il fattore sorpresa, ma la sua sola speranza era una rapida risposta da parte del gruppo di sicurezza da lui costituito un paio d'anni prima, in vista di attacchi come quello.
McLaren cerc di pensare in fretta alla situazione. I suoi uomini non potevano rispondere all'allarme in meno di un paio di minuti. I nordcoreani, o quello che erano, avevano tutto il tempo di attaccarlo. Doveva trovare un nascondiglio. Un posto che gli desse un vantaggio in quei primi minuti di battaglia. Cristo, com' il mondo. Arrivi a comandare un'armata, ma poi ti tocca andare a tentoni nel buio per difenderti da uomini armati di coltello.
Senza perdere tempo a riagganciare il telefono, McLaren usc dalla stanza e corse verso le scale che portavano alla camera da letto. Le sal a due scalini alla volta, cercando di non fare rumore. Giunto sul pianerottolo si gett pancia a terra, sollev la mano per abbassare la maniglia, apr la porta quel tanto che gli bastava per passare, e poi la chiuse dietro di s. Strisciando in terra, e tenendosi sempre lontano dalla linea di tiro della finestra, raggiunse il vecchio baule dell'esercito che teneva sotto il letto.
Il tempo, maledizione. Gli sarebbe occorso pi tempo. Quei bastardi stavano arrivando. Dove diavolo erano finiti Miller e la sua squadra?
McLaren armeggi per un istante con la serratura, ma alla fine riusc ad aprirla. Cerc a tastoni all'interno del baule, lasciando perdere la pistola e l'M16. Era un combattimento corpo a corpo. Il genere pi sporco. Poi le sue mani riconobbero qualcosa di familiare - un fucile a pallettoni Mossberg 500 - e lo sfilarono con attenzione dalle cinghie. L'arma era carica. Una cosa strettamente contro il regolamento,  chiaro, e contro qualsiasi principio di sicurezza nel maneggiare le armi. Ma McLaren si era sempre detto che se mai avesse avuto bisogno di quell'arma, ne avrebbe avuto bisogno maledettamente in fretta. Sorrise. Be', perdio, in questo non si era sbagliato.
Ormai doveva essere passato quasi un minuto. Non c'era tempo da perdere. McLaren si alz con molta attenzione e and a prendere una sedia, tenendosi lontano dalla scarsa luce che entrava dalla finestra. Cerc l'anello sul soffitto e lo tir per abbassare la scaletta che dava accesso al sottotetto, poi spinse via la sedia e sal nella piccola mansarda senza finestre. Si allontan dall'apertura e rimase immobile per alcuni istanti, steso a terra, cercando di non ansimare. "Cristo" pens. "Comincio a essere un po' troppo vecchio per questo genere di sport."
Un attimo pi tardi sobbalz, nell'udire le sirene. Si sollev sulle ginocchia e tenne pronto il fucile. Il capitano Miller era finalmente riuscito a dare l'allarme. Bene. Tra le luci abbaglianti che si accendevano in tutta la base e il suono lacerante delle sirene, i nordcoreani sarebbero rimasti un po' confusi. Per, avrebbero anche raddoppiato i loro sforzi per ammazzarlo prima di essere colpiti. E non avrebbero perso tempo in convenevoli.
Non si sbagliava. Sent infrangersi i vetri della finestra, in camera da letto, e vide volare un oggetto tondo. Si gett a terra, allontanandosi il pi possibile dall'apertura, mentre la granata esplodeva con un fragoroso whump. L'urto lo sollev di un paio di centimetri. L'aria si riemp di fumo e di polvere.
Torn ad accostarsi alla botola proprio mentre un nordcoreano entrava di corsa dalla porta, si gettava a terra e apriva il fuoco con la mitraglietta, lacerando con una sventagliata di proiettili a punta cava i frammenti anneriti e fumanti del letto. Quando l'uomo cess di sparare e si accost per controllare il bersaglio, McLaren sollev il fucile, prese la mira e premette il grilletto. Il colpo scagli a terra il nordcoreano in una pozza di sangue, uccidendolo all'istante.
McLaren si affrett ad allontanarsi dalla botola mentre un nugolo di proiettili sparati alla cieca colpiva il soffitto. Merda, ce n'erano degli altri. Si sedette accanto a una delle pareti, e tenne il fucile puntato contro l'apertura. Avrebbe mandato all'inferno il primo nordcoreano che si fosse affacciato. Avrebbe venduto cara la pelle. A meno che...
McLaren non perse tempo a terminare il pensiero. La granata entr dall'apertura e rotol verso di lui mentre spostava i piedi in quella direzione. Sferr un calcio disperato e la colp, rilanciandola in direzione della botola. Prima che esplodesse, sent ancora un grido, e cerc di ritrarsi ancor di pi nello stretto vano tra il tetto e il pavimento della mansarda.
Da lontano si cominciavano a sentire i primi spari.
25 dicembre. Base di Yongsan, Seul
Il maggiore nordcoreano si nascose dietro una Hyundai parcheggiata e infil nella mitraglietta un nuovo caricatore. Alcuni proiettili colpirono lo chassis di metallo e si allontanarono nell'aria, fischiando. Termin di caricare, guard l'uomo accanto a lui e mosse la testa in direzione del fuoco. Entrambi balzarono in piedi e spararono salve precise, di tre colpi, nelle finestre del dormitorio, a dieci metri di distanza. Sul prato coperto di neve cadde una pioggia di frammenti di vetro.
Alcuni gemiti provenienti da un gruppo di corpi semisvestiti che erano stesi a terra sulla soglia di una porta spalancata richiamarono l'attenzione del maggiore, che spar un'altra scarica in quella direzione. I gemiti cessarono.
Sent un'esplosione attutita, alle proprie spalle, e sorrise con esultanza. Doveva essere la sua squadra d'assalto che liquidava il generale americano. Qualcuno aveva dato l'allarme, ma la cosa non aveva avuto importanza. Semmai, aveva semplificato il loro lavoro. In tutta la base, americani assonnati e mezzo brilli erano usciti di corsa per vedere che cosa succedeva, ed erano incappati nel mortale fuoco incrociato dei suoi uomini.
Il maggiore si tolse dalla cintura un altro caricatore e rimpianse di non averne potuti portare di pi. Avrebbe voluto uccidere altri americani. Era come macellare le pecore.
All'improvviso, l'uomo accoccolato vicino a lui emise un gemito e gli cadde addosso, mentre i proiettili falciavano la portiera dell'auto. Il maggiore rotol sul terreno per togliersi da sotto il corpo del compagno e guard nella direzione da cui erano giunti i colpi. Vide soldati con in testa l'elmetto giungere dal fondo della strada, avanzare verso di lui passando da un'auto parcheggiata all'altra. Americani che erano sfuggiti alla sua retroguardia.
Il maggiore si ritrasse dal paraurti posteriore dell'auto dietro cui si era nascosto. Sollev l'arma e spar una breve raffica prima di indietreggiare. Gli americani si gettarono a terra, immobilizzati dal suo fuoco. Sorrise. Ora, una breve corsa per allontanarsi dall'auto e per sparire nell'oscurit. Era il tipo di lotta tra il gatto e il topo che gli avevano insegnato. Si alz, preparandosi a correre.
Il caporale Hughes scorse il movimento e si port alla spalla il tubo di cartone del LAW. Schiacci il grilletto e chiuse gli occhi per proteggerli dalla vampata del missile.
Per qualche misterioso istinto, il capo della squadra di guastatori nordcoreani volt la testa in quella direzione mentre il razzo anticarro da 66 mm colpiva il lato passeggeri della Hyundai ed esplodeva. Venne avvolto da una coltre di fiamme, ma i frammenti ad alta velocit di acciaio e vetroresina lo uccisero prima che avesse la possibilit di gridare.
Gli americani si alzarono a loro volta e continuarono ad avanzare, ignorando il cadavere fumante che era stato scagliato in mezzo alla strada.
25 dicembre. Abitazione del comandante
Aveva gli occhi e la bocca pieni di polvere.
McLaren non avrebbe saputo dire quanto tempo fosse passato dall'esplosione dell'ultima granata, ma la cosa non aveva importanza. Lo preoccupava il fatto che da qualche tempo non cercavano pi di colpirlo, e la cosa lo innervosiva.
Adesso le sirene dell'allarme tacevano e a distanza si sentivano ancora gli spari. Poi giunse una serie di esplosioni attutite. Le esplosioni parvero avvicinarsi. Senza parlare, McLaren continu a tenere d'occhio l'apertura della botola.
Altre fucilate sotto di lui. Armi di calibro maggiore di quello delle mitragliette che avevano colpito il letto e la botola.
Qualcuno saliva le scale.
- Generale? - Una voce che pareva americana. Ma poteva essere un trucco per costringerlo a rivelare la sua posizione. Torn a sollevare il fucile.
- Generale, sono il sergente Corey. La casa  al sicuro, signore. Mackerel Six.
McLaren torn a respirare. Corey era uno degli uomini della squadra di sicurezza e aveva usato la giusta parola d'ordine. - Scendo, sergente. Shark Seven.
Scese dalla mansarda, e vide Corey e due dei suoi uomini, in tenuta da battaglia, con le armi in pugno, pallidi e tesi. Uno di loro tremava in modo quasi incontrollabile. McLaren non bad alla cosa. Si guard attorno. Laggi l'odore acre della carne bruciata era ancora pi forte, e le pareti erano sporche di sangue. Sul pavimento c'erano i cadaveri di due coreani in tuta mimetica nera: uno vicino alla porta dove l'aveva scagliato la fucilata di McLaren e l'altro riverso sul letto fumante, ucciso dalla sua stessa granata.
Si gir verso il sergente. - Qual  la situazione?
Corey dovette fare uno sforzo per fissarlo. - Pensiamo di averli fatti fuori quasi tutti, signore. Ce ne sono tre altri, morti, al piano di sotto, dove li abbiamo beccati al nostro arrivo. E altri fuori. - S'interruppe, come se non trovasse le parole.
- Continua, sergente. - McLaren cerc di parlare con la massima gentilezza. Corey non era mai stato in combattimento, prima di allora.
- Ho perso un mucchio dei miei ragazzi, generale. Il capitano Miller  morto. S' preso un colpo in testa mentre partivamo. E poi altri. Kip. Mike Andrews. Tanti. - McLaren gli scorse le lacrime.
Gli pos la mano sulla spalla. - Vi siete comportati molto bene, sergente. Voglio che tu lo sappia. - Si guard attorno, nella stanza semi distrutta. - Ora, togliamoci dalle palle e andiamo in sala operativa. La cosa non  certo finita qui. Niente affatto.
La base illuminata dai proiettori pareva uscita da una battaglia in piena regola. McLaren scorgeva i corpi dei caduti sui marciapiedi coperti di neve e sulle piazze d'armi. Alcuni erano circondati da sciami di medici e di portantini, ma altri - troppi altri - erano stati semplicemente coperti con un lenzuolo. McLaren scosse stancamente la testa. Erano stati presi alla sprovvista, e un mucchio di suoi uomini aveva gi pagato cara quella disattenzione. Spinto dal vento di tramontana, il fumo di un edificio che bruciava veniva verso di loro.
Quando McLaren fece il suo ingresso, la sala operativa era in un caos completo. Ufficiali del suo stato maggiore semisvestiti affollavano l'ambiente, e ciascuno di loro cercava di fare tre cose per volta. Alcuni fissavano rapidamente sulle pareti le cartine con la situazione aggiornata e altrettanto rapidamente le toglievano e le sostituivano. Altri, in piccoli capannelli, chiedevano ad alta voce che cosa stesse succedendo. McLaren aggrott la fronte. Quegli idioti avrebbero imparato presto ad agire con calma nei momenti di crisi. Si guard attorno, per cercare il suo aiutante di campo, e lo scorse in un angolo, intento a procurarsi informazioni sull'emergenza.
Hansen pos il telefono. - Lieto di vederla sano e salvo, generale.
- Gi. Anch'io. - Cominciava a tremare per la reazione nervosa. Gli capitava sempre, dopo una battaglia. - Hanno colpito altri obiettivi?
Hansen annu. -  arrivata adesso la notizia. Sono entrati in sala comunicazioni prima che suonasse l'allarme. Hanno ucciso tutti i presenti, con i coltelli o con le mani nude. E poi hanno fatto saltare l'impianto. Il maggiore Gunderson dice che le nostre comunicazioni saranno inoltrate attraverso la marina finch non avremo installato gli apparecchi di riserva.
- Nient'altro?
- S, generale. - Hansen indic una piantina che veniva attaccata in quel momento alla parete. Era una carta di Seul, piena di cerchietti rossi tracciati in fretta. - Ciascuno dei cerchi rappresenta un attacco di terroristi o di guastatori. Tutti eseguiti nella scorsa mezz'ora.
- Cristo - imprec McLaren, a bassa voce. Fece un passo avanti, per guardare meglio. - Dammi i particolari.
Hansen abbass lo sguardo sui suoi appunti vergati in fretta. Ecco, per prima cosa, un attacco alla nostra ambasciata. - Aggrott la fronte. - Hanno abbattuto i marine di guardia e hanno ucciso l'ambasciatore, la sua famiglia e molti alti funzionari. Il combattimento non  ancora finito, ma ormai si tratta solo di eliminare gli ultimi centri di resistenza.
McLaren impallid mentre Hansen continuava l'elenco. Un'incursione al ministero della Difesa. Una bomba nella principale centrale telefonica di Seul. Alti funzionari governativi uccisi nelle loro case, tra cui un comandante di corpo d'armata sudcoreano e vari generali dell'aviazione. Una sola era la conclusione che si poteva trarre da queste notizie.
Lasci Hansen e si port nel centro della sala operativa, per cercare Gunderson, il suo ufficiale addetto alle comunicazioni. - Sam! Molla quello che fai e trasmetti l'allarme a tutti i comandi!
L'alto e magro ufficiale del Tennessee stava leggendo l'elenco delle apparecchiature di scorta. Sollev la testa e chiese: - Signore?
- Mi hai sentito, maggiore! Muovi quelle chiappe e... - McLaren venne interrotto da una successione di forti esplosioni che scosse la stanza. Alcuni ufficiali si nascosero sotto la scrivania, ma altri corsero con lui alla finestra. Verso ovest, nel cielo notturno ruggiva una palla di fuoco color arancione, alta un centinaio di metri.
Poi, all'improvviso, le lampade si spensero e la base piomb nell'oscurit. McLaren vide che in tutta Seul si spegnevano le luci. Un'interruzione dell'energia elettrica o un blackout ordinato dal governo? Si levarono le sirene dell'allarme aereo.
McLaren annu e si volt verso il maggiore Gunderson, che era rimasto a bocca aperta.
- La cosa  sufficientemente chiara, adesso? Passa la parola a tutti i comandi e poi a Washington. Di' loro che siamo in guerra. Se non se ne sono gi accorti da soli. E poi andiamo nel maledetto rifugio.
McLaren prese Hansen e lo port via dal gruppo di ufficiali che correvano a ripararsi. - Doug, passa l'ordine. Voglio che sia attivato il quartier generale sul campo e che il mio elicottero sia pronto a partire. Non voglio rimanere bloccato qui mentre  in corso una guerra.
Hansen annu e fece per allontanarsi, ma McLaren lo ferm. - Ah, Doug, ancora una cosa.
- S?
- Buon Natale. - Poi si gettarono a terra mentre la base tremava a causa di una serie di esplosioni.
21
 Prima ondata
25 dicembre. Sul Mar Giallo
Chun Pak-Lee era stanco. Il volo era stato lungo, e lui era in ritardo all'appuntamento con la nave. Aveva aumentato la velocit, ma con quell'aeroplano la cosa serviva a poco.
Il velivolo in questione era un An-2. La Nato gli aveva attribuito il nome "Puledro", Colt, ma avrebbe fatto meglio a chiamarlo "Barile". Era un biplano, e se a Lee la cosa non pareva strana in un'epoca di jet da combattimento, era solo perch si era addestrato a lungo a pilotarlo. Sapeva quel che l'aereo era in grado di fare, e il velivolo era perfetto per la sua missione.
Il Colt aveva eccellenti prestazioni a bassa velocit e a bassa quota, poteva portare un notevole carico ed era economico e facile da pilotare. Era un aereo sovietico, ma la Repubblica democratico-popolare di Corea ne aveva ricevuti in dono molti. Uno dei suoi punti di forza non era per la velocit. Centine e longheroni erano di acciaio, ma le ali erano coperte di tela.
E lui doveva fare qualcosa per compensare la perdita. Il tempo era tutto. I suoi compagni si affidavano a lui per giungere nel posto giusto al momento giusto, con uno scarto di pochi secondi. L'acqua scorreva sotto di lui, a meno di trenta metri dall'aereo. Doveva tenersi basso per evitare di essere avvistato dal radar. Era una notte chiara, ma c'era solo una minima falce lunare, e l'acqua era una massa scura, anzich una distesa di onde illuminate dalla luna. L'aria era piena di correnti ascensionali, soprattutto cos vicino alla superficie, e la tensione di volare per pi di due ore a una quota cos bassa era tremenda.
Ecco! Una luce all'orizzonte. Effettu una piccola correzione di rotta, poi schiacci il pulsante che accendeva una luce direzionale posta sotto la fusoliera. Ottenne subito la risposta. Bene. Era la nave da lui cercata.
La luce all'orizzonte era un peschereccio nordcoreano, carico di strumenti di rilevazione. Era troppo complesso per il normale impiego, ma gli avrebbe permesso di fare il punto. Per arrivare al momento giusto aveva bisogno di conoscere la posizione esatta, e la bussola dell'aereo non era abbastanza precisa.
Controll quanto tempo gli restasse e fece un rapido calcolo mentale. Poi, mentre accelerava, fece oscillare le ali per salutare la nave e vir verso la sua destinazione finale.
Bene. Nove minuti all'obiettivo. Avvert i compagni ed effettu gli ultimi preparativi. Infil le cartine e i documenti in una borsa appositamente appesantita e li gett dal finestrino. Controll il fucile e le granate, strinse le cinghie dello zaino.
La costa era esattamente come se l'aspettava. Dopo avere studiato le cartine e le fotografie, ne conosceva ogni punto e ogni luce. Perse ancora quota, fino a sfiorare la superficie. - Cinque minuti! - comunic.
Quando scorse la costa, Lee inizi le ultime manovre. Salire a trenta metri. Spegnere il motore, aprire i bocchettoni del carburante. Questo serviva a evitare il rischio di un incendio. L'improvviso silenzio era quasi riposante, dopo le ore di rumore. Ma sarebbe stato un riposo assai breve.
Base aerea di Kunsan
Tony sent urlare. Si gir dall'altra parte e riflett. La festa era davvero un po' rumorosa, ma nessuno dovrebbe urlare a quel modo. Tuttavia, lui non era a una festa. Lui dormiva. Nella sua stanza c'era qualcuno che gridava. Apr gli occhi. Nella stanza non c'era nessuno, e di conseguenza gli urli dovevano venire da fuori. Ma non erano urli. Era la sirena dell'allarme. Se pensavano di essere spiritosi...
Il telefono squill e Tony lo alz immediatamente. - Capitano Christopher.
- Signore, qui  Luther della sala operativa. Chiamata generale. Non  un'esercitazione.
- E sar bene che non lo sia, maledizione, la notte di Natale. - Solo allora Tony cap che cosa significava.
In pochi secondi s'infil la tuta di volo e gli stivali. Le sirene continuavano a dare l'allarme: lo spingevano a fare ancora pi in fretta. Quando raggiunse la porta, sent una debole vibrazione, seguita da uno scoppio. E da un altro. Poi una serie di esplosioni.
La stanza di Hooter era la seconda dopo la sua. Lui e Tony uscirono nel corridoio quasi allo stesso istante, e come loro anche gli altri residenti nell'edificio. In gran parte erano piloti e meccanici, e si erano infilati i primi indumenti che avevano trovato. Nessuno si ferm a chiudere a chiave la porta. Tony raggiunse in pochi istanti le scale: solo un idiota avrebbe preso l'ascensore con il rischio che si bloccasse, e con le scale si faceva prima.
Quella corsa non era la cura migliore per il suo mal di testa. La tensione copriva un poco lo stordimento, ma alla festa aveva bevuto molto, ed era andato a dormire all'una. Non si sentiva certo in forma smagliante.
- Saint! - grid qualcuno, dalle scale. Riconobbe la voce di Hooter.
- Ci vediamo fuori - rispose.
Giunti al piano terreno, i piloti corsero verso le auto e le jeep. Mentre Tony usciva sul marciapiede, un'esplosione fece tremare il BOQ. "Sicuro come Cristo, questa non  un'esercitazione!" pens Tony. L'esplosione proveniva dalla base dell'aeronautica coreana, forse dalla torre. Fu seguita da una rapida serie di scoppi, come se avessero sganciato un gruppo di bombe. All'improvviso il suono venne moltiplicato per cinquanta: altre bombe, e le difese SAM della base entrarono in azione, lanciando grandi scie bianche sull'orizzonte. Tony guard in alto e scorse alcune sagome a forma di freccia, accese in coda: le fiamme dei postbruciatori. Furono seguite dai proiettili traccianti dei cannoni Vulcan, installati nei pressi della base. Al rumore dei jet si un un suono diverso, simile a quello del metallo lacerato.
Dalla porta uscirono altri uomini. Tony ne scorse uno del suo stormo e lo chiam: - Boomer! Vieni sulla mia auto. - Intanto arriv anche Hooter, e mentre montava nell'auto, altri piloti si aggiunsero: sul sedile posteriore finirono per pigiarsi in tre, pi un quarto sulle ginocchia dei compagni.
Pericolosamente sovraccarico, Tony suon due volte il clacson e part in retromarcia. Usc dal parcheggio con un grande stridore di gomme e all'improvviso comprese che in tutta la base le luci erano spente. Sulla strada si scorgevano soltanto i fari delle auto. L'idea che quelli della sua fossero una delle poche luci di una base sotto attacco gli dava i brividi, ma non c'erano alternative.
Si avvi lungo la via maestra del campo, diretto verso il comando della squadriglia. A destra c'era la base coreana, e al di l di essa l'oceano. Al di sopra della strada, da entrambi i lati, scie e traccianti indicavano la posizione degli aerei nemici, vera o presunta. I jet venivano all'attacco a bassa quota; alcuni avevano azionato il postbruciatore, ma anche gli ugelli di scarico di quelli che non l'avevano acceso erano roventi. Gli aerei sparavano con i cannoncini, lanciavano missili, sganciavano razzi per confondere i SAM agli infrarossi.
Con un sobbalzo, l'auto di Tony mont su una pista di cemento e arriv all'area di rullaggio dello stormo. Gli hangar nascondevano gran parte della scena, ma si scorgevano fiamme e due alte colonne di fumo, illuminate da scintille e da bagliori rossastri. Si vedevano i fari di numerosi veicoli in movimento, in apparenza a casaccio. Girarono a destra per raggiungere il parcheggio. Quando Tony fren e accost al marciapiede, un uomo corse verso di loro, brandendo una lampada portatile. - Tutti in sala riunione! Shadow vi fornir le istruzioni tra due minuti!
Entrarono nell'edificio del comando, dove regnava un'attivit frenetica. Tutto il personale di terra della squadriglia era impegnato in qualche lavoro urgente. Molti erano ancora in borghese. Tony guard uno degli addetti, Vance, e gli vide una benda bianca attorno al braccio. Si chiese se qualcun altro fosse stato colpito.
La sala riunione era un piccolo anfiteatro con un palco montato su predelle. Il tenente colonnello Robins, detto "Shadow", era il comandate della squadriglia. Era un uomo robusto con i capelli grigi. Fermo sul palco, leggeva alcuni documenti e di tanto in tanto guardava l'orologio. Allo scoccare del minuto alz il braccio; nella sala, tutte le conversazioni cessarono immediatamente.
- Ascoltatemi con attenzione. Non ho il tempo di ripetere. La Corea del Nord ha attaccato lungo tutta la ZS. La base  stata colpita da un numero imprecisato di aerei, e anche da guastatori. Pensiamo che tutti i guastatori siano stati eliminati, ma abbiamo perso due hangar e tre aerei sono stati distrutti. La 35a si dedicher unicamente alla difesa della base finch non conosceremo meglio la situazione. I capi squadriglia copriranno la zona, a scaglioni distanziati di 1500 metri, a partire da quota tremila. Mettiamo in volo tutto quello che abbiamo.
"Tutti gli aerei - prosegu - hanno il cannoncino e almeno due 9L. Alcuni possono avere anche altre armi. Attenzione al decollo. A un terzo della pista abbiamo un relitto: il biplano Colt utilizzato dai guastatori. Ma portiamo un carico leggero e la cosa non dovrebbe costituire un problema. Decollo da battaglia. Non scendete sotto quota 1500 senza autorizzazione, le squadre dei SAM possono..."
Venne interrotto da un forte scoppio, e le sirene tornarono in funzione. I piloti corsero verso la porta d'uscita, mentre Robbins gridava dietro di loro: - Attenti agli amici! Sono decollati anche i sudcoreani!
Tony e John corsero verso lo spogliatoio. C'erano piloti che entravano di corsa e che poi uscivano con l'equipaggiamento di volo. L'edificio doveva essere stato colpito da qualche colpo di mitraglia, a giudicare dai fori sulle pareti e dalle finestre in frantumi. "Boomer", ossia il tenente Carlson, era con loro, ma non si vedeva traccia del loro capo gruppo, capitano Owens. Meglio partire con un aereo in meno, anzich perdere tempo a cercarlo, si disse Tony. Aprirono in fretta gli armadietti e indossarono la tuta a pressione. A parte l'elmetto, lasciarono nell'armadio il resto dell'equipaggiamento.
I tre piloti corsero verso gli hangar, pensando di prendere i primi aerei armati e riforniti di carburante che avessero trovato. Fortunatamente, le cose erano organizzate meglio del previsto.
Kenneth Beam, l'ufficiale di picchetto, li raggiunse di corsa. - Saint, hai il 579, Hooter il 492, Boomer il 494. Sono negli hangar F, I e J. Sono stati riforniti di carburante e di proiettili, e hanno due 9L ciascuno. Dov' Viceroy?
Tony scosse la testa. - Non lo so. Non  dentro?
- Non l'ho visto. Lo mander a raggiungervi, quando arriver. Voi siete il volo Showtime. Pancake vi dar i vettori sulla banda due.
A quel punto, le sparatorie erano quasi del tutto terminate. Il raid iniziale aveva cercato di eliminare le difese dalla base e le reti di comando e di controllo: radar, radio e torre. Neanche le piste di volo erano state trascurate. I nordcoreani avevano usato per il primo assalto i MiG-23: aerei veloci, ma in grado di portare un carico relativamente ridotto. Tutti sapevano che il grosso dell'attacco doveva venire entro pochi minuti.
Nel passare davanti all'hangar D, Tony e Hooter videro che era crollato, distruggendo il suo F-16. Sul cemento era steso un corpo umano, coperto da una giacca. Hooter aggrott la fronte e fiss Tony con aria truce. - Dopo quello che ci hanno fatto, dovremo spaccare un bel po' di culi, Saint.
Tony cerc di calmarlo. - Sta' tranquillo, John. Sar una guerra lunga. - Per tutti e due era il primo volo di combattimento. Tony si era sempre augurato un'iniziazione pi tranquilla.
Si accost a Bob Carlson e lo guard attentamente. "Boomer" aveva relativamente poche ore di addestramento, e Tony temeva che non fosse in grado di volare con una coppia affiatata come la loro. Alla fine decise di scegliere il sistema pi semplice. - Boomer, stammi dietro, a sinistra, un po' pi indietro del normale. Se c' troppo pericolo, vieni sulla mia scia. Tieni d'occhio il fianco sinistro. Hooter ti coprir da dietro. Andiamo.
Ciascuno si diresse al proprio hangar. Il capo meccanico dell'aereo 579 aveva un'aria strana, vestito in borghese e con la giubba antischegge. Tony sal sulla scaletta. - Qualcosa che devo sapere? - chiese.
Il sergente Kawamoto scosse la testa. - No, signore,  un bravo uccellino. L'ho preparato io stesso.
- Bene. - Tony entr nell'abitacolo. Schiacci il pulsante dell'avviamento e attiv l'SNI.
Non appena inserita la spina radio dell'elmetto, sent una confusione di voci. Tutti avevano qualcosa da dire contemporaneamente. E questo solo per la frequenza di terra!
Termin una serie di controlli - molto abbreviata - e attese un'interruzione nel flusso delle chiacchiere.
- Volo uno, pronto a rullare. - Tolse il freno e spinse in avanti la cloche.
Hooter stava spuntando in quell'istante dall'hangar; Tony si avvi verso la pista di decollo. Gir la testa per scorgere Boomer, e alla fine lo vide uscire e avviarsi sulla pista di rullaggio. Attorno a loro si sentiva un continuo ruggito di motori, proveniente dalla pista di decollo.
Tony pass alla frequenza della torre. La banda non era affollata come quella di terra. Lass doveva esserci un ottimo operatore, pens. Attese un istante, poi chiam: - Torre, qui Showtime con tre Falcon.
- Ricevuto, Showtime, precedenza sulla pista per tutti i Falcon in uscita. Siete il numero uno per il decollo.
Quando giunsero alla fine della pista di rullaggio e si immisero in quella di decollo, videro una massa in fiamme, a un centinaio di metri di distanza. Pareva lo scheletro di un biplano, accartocciato dal calore. Accanto c'erano dei corpi, alcuni dei quali semicarbonizzati, morti mentre stavano correndo in direzione della pista. Tony disse: - Aspettate un momento - e fren.
Lo spazio era piuttosto limitato. Mentre stava per ripartire, scorse un aviere con una lampada portatile, che gli fece segno di procedere. L'uomo abbass il raggio della lampada e Tony vide che a fianco della pista erano state posate alcune lastre di ferro.
Passarono attentamente sulle lastre e si allinearono per il decollo. Tony chiam gli altri due aerei. - Decollo da battaglia. Via.
Grazie a Dio, non erano carichi. Anche con il postbruciatore, avevano superato di poco la velocit del decollo quando giunsero alla fine della pista. La virata da battaglia fu un po' pi ampia del solito, ma non ci furono altre difficolt.
Nel prendere quota, Tony osserv attentamente il cielo. Non si era fermato a farsi dare le condizioni del vento. Ad alta quota c'erano nubi sparse: forse a 9000 metri. Nessun problema per il suo volo, ma si augur che non ci fossero in serbo sorprese.
Tony guidava la Prima squadra, e perci doveva orbitare a 3000 metri. La seconda squadra sarebbe salita a 4500 e cos via. Tony si sent quasi onorato. I nemici sarebbero giunti da bassa quota, e lui sarebbe stato probabilmente l'unico in grado di colpirli prima che attaccassero. Naturalmente, era anche il pi vicino a tutti quei SAM e Vulcan. Cosa da ricordare, se si fossero trovati in un duello ravvicinato. Gli torn in mente qualcosa. - Volo Showtime, controllare che sia inserita l'IFF. - Guardando gli altri due aerei, vide che, in risposta, facevano oscillare le ali.
A questo punto, inserita l'identificazione radar, se fossero stati abbattuti da aerei alleati non sarebbe stata colpa loro.
Raggiunsero i 3000 metri e si disposero in orizzontale, riducendo quasi al minimo il flusso di carburante. Dato che non dovevano andare da nessuna parte, tanto valeva limitare il consumo e aumentare il pi possibile la durata del volo. Inizi a descrivere un largo, lento cerchio posando alternativamente gli occhi sull'orizzonte e sullo schermo radar. I compagni mantennero la posizione dietro di lui.
Quando iniziarono il terzo giro, Tony e i suoi compagni di volo si sentirono chiamare: - Showtime, qui Pancake. Rotta 299. - Tony immediatamente fece rotta nella direzione indicata, portandosi a velocit di crociera. Pancake non aveva precisato perch si dovessero dirigere a ovest, ma la ragione non poteva che essere una: nemici.
"Pancake" era la stazione di controllo a terra. Il suo personale analizzava le immagini radar e cercava di prevedere dove gli aerei in avvicinamento avrebbero attaccato. Non era un compito semplice. Non solo c'erano le montagne a coprire la visuale di molti radar, ma il nemico cercava di confondere la situazione con falsi segnali e frequenze di disturbo.
Pancake disponeva probabilmente di informazioni sufficienti a indirizzare verso est i tre Falcon del volo Showtime, pens Tony. Cerc di immaginare come si sentisse John. Era sempre stato molto amico dei meccanici. Ma sapeva che Hooter non si sarebbe lasciato prendere le mani dall'ira.
Boomer era abbastanza aggressivo, ma non aveva molta esperienza nel combattimento notturno. Con a disposizione solo il radar e qualche riflesso dell'aereo nemico, il duello diventava pi difficile. Era meglio tentare un rapido attacco e poi allontanarsi prima che qualcuno riuscisse a fare centro con un tiro fortunato.
- Penguin, Cadillac, Universe, Showtime, Castle, qui Pancake. Nemici multipli tra 1500 e 3000 metri, totale trenta, velocit quattrocento a ottanta chilometri. Fate rotta 287, buster.
Cristo, pens Tony, hanno mandato l'intera banda! Trenta aeroplani, un quarto dei quali era probabilmente di scorta. E loro erano solo una quindicina.
"Buster" significava a tutta potenza, ma senza postbruciatore. Aument la velocit, e la pressione che sent contro la schiena gli parve quasi rassicurante. All'improvviso, il suo schermo radar si riemp di contatti. Il computer li analizz e agganci l'aereo pi vicino. Distanza 60 chilometri, velocit di avvicinamento 900 miglia. - Pancake, Showtime ha agganciato.
- Ricevuto, Saint. Autorizzazione a fare fuoco. Cerca di beccarne qualcuno.
Un simbolo a forma di losanga, comparso sul suo HUD, gli mostr dove cercare il bersaglio. Era a una quota inferiore di quasi 600 metri alla sua, dunque al di sotto dell'orizzonte e difficile da vedere. Il bersaglio era di fronte a loro, leggermente spostato a destra. Accanto all'aereo agganciato da Tony ce n'erano altri tre: probabilmente, i quattro costituivano una squadra come la loro (se la loro fosse stata al completo). - Hooter, prendi quello di destra, Boomer quello di sinistra. Lanciate i 9L non appena a portata.
Automaticamente, i tre aerei del volo Showtime si affiancarono. Avrebbero lanciato i Sidewinder non appena giunti alla massima gittata dei razzi, una quindicina di chilometri. "Non  la posizione migliore" pens Tony. "Sarebbe meglio colpirli da dietro, ma non possiamo arrivarci. Trenta chilometri."
Diede un'occhiata ai compagni di volo, poi all'orizzonte. Erano appena visibili nel buio, e conservavano la posizione rispetto al suo aereo. Non si vedevano altri velivoli. Mancavano ancora cinque ore all'alba.
Giunto a venti chilometri, cominci a sentire un ronzio. Il sensore aveva visto" il bersaglio, anche se il motore del missile non sarebbe riuscito a fargli percorrere l'intera distanza. Aspett ancora qualche istante a lanciare, per portarsi pi vicino. Mentre il ronzio proseguiva senza interrompersi, ud per un altro suono: beep-beep-beep.
Merda! - Premette il pulsante di lancio, mentre l'HUD indicava 19,6 km. Contemporaneamente grid: - Showtime, virare a sinistra! - e spinse con forza la cloche. Contrasse i muscoli e trattenne il respiro per resistere all'accelerazione.
Nella parte sinistra dell'abitacolo, vicino alla cloche, c'era un pulsante che sganciava stagnola: pezzetti di plastica metallizzata che servivano a confondere i missili a guida radar. Tony lo schiacci due volte. All'improvviso sent un woosh! e, una cinquantina di metri da lui, scorse una scia di fiamma. Il beep cess.
Sent un urto, ed ebbe l'impressione che il cuore gli si fermasse. Automaticamente, si guard a sinistra. C'era una sfera di fuoco, proprio nel posto di Boomer.
- Saint, Boomer  esploso!
Missili a guida radar significavano intercettori. Dove si trovavano? Guard sullo schermo. - Hooter, i nemici a 230 sono probabilmente i responsabili dell'attacco.
- Ricevuto. Va' tu per primo.
Accesero i postbruciatori. Era troppo buio per un riconoscimento visivo, ma Tony si era agganciato bene. C'erano tre aerei, tutti piccoli. La distanza era di 25 chilometri, con una velocit di avvicinamento di pi di mille nodi.
Entrambi armarono i Sidewinder e li lanciarono alcuni secondi pi tardi. Tony sal in verticale, e Hooter lo segu. Il suo piano era di scendere sugli avversari dopo avere visto i risultati dell'attacco con i missili. Guard dietro di s, in basso, cercando un aereo in manovra o l'esplosione di un missile, ma non vide niente. Poi esamin freneticamente il cielo... e vide un riflesso di ali alla sua quota!
Era troppo buio per distinguere il tipo di aereo, ma scorse due derive sullo sfondo del cielo pi chiaro. L'aereo seguiva i suoi movimenti, e questo significava che si trattava di un ottimo velivolo e di un ottimo pilota. Tony continu nella sua manovra, cercando di conservare l'energia e di portarsi in posizione di tiro. Nel frattempo, la sua quota saliva.
L'aereo nemico aveva due motori, e in entrambi era innestato il postbruciatore. Tony ridusse l'alimentazione e vide che l'aereo nemico lo superava. "Mi deve avere perduto" pens.
Selezionato il cannoncino tra le armi di bordo, si alline per sparare. Da un momento all'altro, il pilota si sarebbe accorto dell'errore.
- Saint, ne hai uno dietro.
- Ricevuto. - La coda dell'aereo entr nel mirino dell'HUD; Tony spar. Non ci furono esplosioni, ma l'aereo nemico vir in modo incontrollabile verso destra. Tony fece per seguirlo...
- Uno dietro, ore sette, vira a sinistra! - Tony spinse la cloche a sinistra, per effettuare una stretta virata. Hooter gli venne dietro, alla sua destra.
- Puoi prenderlo? - chiese Tony.
- Cercher, con il cannoncino. Vira di pi, si sta allineando!
Tony stava gi sopportando sette gravit. Pi stretta la virata, maggiore era la velocit che si perdeva. Il suo aereo stava rallentando troppo, con il rischio di divenire un facile bersaglio. Per riprendere un po' di velocit, scese di quota e pot fare una virata ancora pi stretta. Si sent tirare la testa da una forza nove volte superiore al normale. - Beccalo, Hooter!
- Ricevuto.
Anche nel corso della stretta virata, Tony continu a spostarsi bruscamente da un lato e dall'altro, per impedire al pilota nemico di prendere la mira. Si guard alle spalle e vide che il maledetto seguiva agilmente le sue manovre. - Sbrigati, Hooter.
- Ricevuto.
Tony continu a volare a zigzag, e not con preoccupazione che aveva perso quota. Il duello era iniziato a circa 2400 metri. Adesso lui era sceso a 1950 e aveva solo due alternative: scendere nello scudo dei SAM a 1500 metri o salire e perdere...
- Fuoco. - Blam! Tony si guard alle spalle e scorse una bellissima esplosione. Ne usc una sagoma nera che ruotava su se stessa. Il giovane capitano raddrizz il suo aereo e chiam John: - Hooter, passa davanti. Torniamo alla base, e sali a tremila. - Descrivendo un'ampia curva, si port alla destra del suo compagno. Anche se non "guidava" lui il loro volo, Hooter era perfettamente in grado di assumere la posizione di guida, e aveva l'ultimo missile rimasto. Pareva il momento pi adatto a farlo passare davanti.
Tony cominci a esaminare il cielo, cercando altri nemici. Ma i loro aerei erano soli. Cambi frequenza. - Pancake, qui Showtime. Abbattuti due MiG. Vettore, passo.
- Ricevuto. Showtime, rotta 055, nemici in uscita dall'area dello scontro. Buster, passo.
- Qui Showtime. Ricevuto. Chiudo. - Quando portarono l'alimentazione al massimo, la coda dell'aereo di Hooter si illumin. Tony guard con preoccupazione l'indicatore del carburante. Pancake li mandava da una parte all'altra del cielo, ma loro non avevano una scorta infinita di kerosene.
Fino a quel momento, Tony era stato troppo impegnato per ascoltare le comunicazioni radio. Ma tutti gli aerei della squadriglia erano sulla stessa frequenza, e ora cerc di farsi un'idea del combattimento che si svolgeva attorno a lui.
Owl, va' a destra!
Attento al Fishbed,  a ore nove. Riconoscendo la voce di Sanchez, evit di guardare alla propria sinistra.
Autorizzazione a fare fuoco.
Due abbattimenti!
E poi, da Hooter: - Saint, ho agganciato. IFF negativo, 062 a 16 chilometri.
Tony guard il proprio schermo. Il contatto era a nordest, ed era facile riconoscerlo in mezzo alle altre macchie dello schermo. Probabilmente un aereo che stava risalendo dopo avere attaccato. S, la quota aumentava. E loro si trovavano alle ore cinque dell'aereo nemico: quasi dietro di lui.
Dal circuito gli giunse la voce di Hooter. - Vado.
Scorse un lampo, sulla punta dell'ala sinistra del Falcon, quando si accese il motore del missile. Tony si apprest a coprire il lato cieco di Hooter, cercando eventuali nemici mentre John si guadagnava la giornata.
Erano abbastanza vicini al bersaglio da veder volare pezzi di fusoliera quando la testata del Sidewinder esplose. L'aereo colpito era un Fitter, un vecchio modello. Mentre si allontanava lentamente a sinistra, ci fu un lampo: il pilota si era catapultato fuori del relitto per affidarsi alla dubbia sicurezza di una prigione sudcoreana.
Tony ordin di ritornare alla base. Si misero in contatto con la torre e venne detto loro di rimanere in orbita attorno al campo. - Pista ingombra. ETR dieci minuti.
- Ricevuto. - Era lieto di fare ritorno. Guard l'indicatore del carburante. - Hooter, quanto kerosene hai?
- Quattrocento.
Ne aveva pi di lui. - Torre. Capo Showtime denuncia livello critico di carburante, 220 litri, passo.
- Ricevuto. Showtime secondo in ordine di atterraggio. ETR cinque minuti.
Si chiese chi fosse il numero uno, e che cosa provasse a dover aspettare. Comunque, non poteva fare altro. Nel minuscolo abitacolo di un aereo da combattimento non si poteva camminare nervosamente avanti e indietro, ma Tony fece del suo meglio per trovare qualcosa di analogo. Riesamin lo scontro, la perdita di Boomer, la sua fuga per il rotto della cuffia, il centro di Hooter. Quella guerra era partita davvero male.
- Showtime autorizzato ad atterrare, rotta 152. Frenate al massimo dopo avere toccato terra. Passo.
- Ricevuto. - Tony e Hooter fecero rotta per la base, cercando di seguire attentamente le istruzioni della torre. Dovevano entrare in una stretta "corsia di sicurezza", dove le batterie della contraerea avevano l'ordine di non sparare. In teoria, cio. All'esterno della corsia, la caccia era aperta.
Tony guard l'indicatore del livello del carburante. Cento litri.
Sotto di loro comparvero le luci della pista; gli aerei si allinearono per l'atterraggio. Quando furono pi vicini, Tony vide una forma scura che nascondeva alcune delle lampade. Un relitto a forma di Falcon, per met sulla pista, per met oltre il bordo.
Sollevarono immediatamente i flap, di scatto e in anticipo. Secondo Tony, fu uno dei migliori atterraggi da lui effettuati. Chiuse la valvola dell'alimentazione, spinse il comando dei freni. Hooter era alla sua destra, e Tony vide che il suo carrello era quasi sull'erba. Tony si scost leggermente dal centro pista, lieto di avere lo spazio sufficiente.
Il relitto si avvicin. Sembrava che il carrello di destra non fosse sceso; l'ala aveva toccato terra e l'aereo aveva ruotato su se stesso. Il tettuccio mancava, segno che il pilota si era espulso piuttosto di rimanere su una potenziale palla di fuoco.
All'improvviso, l'atteggiamento di Tony cambi nettamente. Fino al giorno prima, l'accaduto avrebbe comportato una commissione d'inchiesta e una nota di biasimo alla squadra dei meccanici. Adesso significava che un utile aereo da combattimento sarebbe stato fuori uso per vari giorni.
Imboccarono rapidamente la pista di rullaggio. Ai margini si scorgevano mucchi di calcinacci. Tony non aveva mai visto un'attivit cos frenetica. In tutti gli hangar erano accese le luci di lavoro. Altro cambiamento: tutti portavano la pistola.
Kawamoto lo stava aspettando. Indic le guide vuote, sulla punta delle ali dell'F-16, si strinse le mani e le sollev al di sopra della testa in segno di vittoria. Tony spense il motore e si ferm. All'improvviso si sent stanchissimo: troppo esausto per togliersi l'elmetto.
Il sergente corse verso di lui con la scaletta, poi sal e buss sul tettuccio. Tony fece scattare la chiusura e lo apr. A muovere le braccia, si sentiva come se avesse dovuto sollevare una cassaforte.
- Bel colpo, signore! Prenda questo. - Porse a Tony un bicchiere di plastica.
Tony lo accett con piacere e bevve. Si aspettava del caff, e rimase leggermente sorpreso. Era brodo di pollo.
John arriv di corsa, con in mano una videocassetta. - Saint, siamo fortissimi! Tre centri per uno! Li abbiamo messi a posto, quei bastardi. Almeno la prima rata.
Tony lo guard senza capire. - Cosa dici? Tu ne hai abbattuti due, io uno.
- Negativo, signor capo. I nostri primi colpi hanno fatto centro. Ho visto tre esplosioni, quando abbiamo virato. Anche il tuo secondo colpo contro i caccia ne ha centrato uno. Venivo dietro di te e l'ho visto esplodere.
Accidenti. Tony riflett. Avevano perso Boomer, ma la loro squadra aveva abbattuto in complesso sette aerei nemici, se Hooter aveva ragione. E Hooter aveva la vista acuta. Che fosse merito del brodo di pollo o delle vittorie, Tony si sent ritornare le forze.
- Hooter, hai appena dimostrato il vero valore del compagno di volo. - Usc dalla carlinga e scese lungo la scaletta. Hooter inclinava la testa per osservargli il fondo della schiena.
- Che cerchi?
- Guardavo se eri pieno.
- Ah ah, che ridere. Be', ne hai il diritto. Non ci sarebbe pi niente da guardare, se non mi avessi levato di torno quel bastardo. - Si diressero verso l'edificio di comando.
- Saint, quelli erano MiG-29 Fulcrum.
-  possibile. Russi, due code, due motori.
- Puoi contarci. L'ho visto di profilo. Era proprio lui.
- Merda.
- Mi associo. Secondo te, quanti ne hanno?
- Tre in meno, grazie a noi.
Il comando operazioni era indaffarato, ma ben organizzato. Beamer prese le loro cassette e disse di seguirlo. Si recarono in una saletta riunioni. Era buia e piena di piloti che guardavano la videoregistrazione di una missione. Tony riconobbe Ninja, un tenente del secondo gruppo. Descriveva l'abbattimento di due ignari MiG-23.
Beamer indic un tavolino accanto a lui. Era pieno di sandwich, brodo caldo, dolci e caff. Ebbero il tempo di bere e di mangiare qualche boccone in attesa del loro turno.
Tony spieg il volo, mentre le immagini scorrevano, e Hooter forn alcuni particolari. Fecero passare con l'avanzamento veloce tutta la prima fase del volo e rallentarono solo quando giunsero ai duelli.
- Ecco, qui gli sono passato dietro. - Tony inser il fermo immagine. Nel grosso videoproiettore si scorse una sagoma scura, spigolosa. Si vedevano nettamente due derive e due motori.
Pistol era l'addetto alle informazioni della squadriglia. - Guardate la distanza tra i motori. Quello, signori,  il didietro di un MiG-29 Fulcrum.
Beamer lo guard aggrottando la fronte. - George, nelle tue istruzioni non ci hai mai parlato di questo aereo.
- Signore, secondo lo stato attuale delle informazioni, i Fulcrum dei nordcoreani non sono ancora operativi.
- Lo stato attuale delle informazioni ha preso un granchio - sospir Beamer. - Va bene. Fa' una copia di questo nastro e mandalo al quartier generale. Prepara un rapporto informativo sui Fulcrum e sulle contromisure suggerite, e distribuiscilo entro un'ora. - Guard Tony. - Saint, mancano tre ore all'alba. Dobbiamo dare appoggio aereo al settore occidentale della prima linea, a nord di Seul. Decollo ore sei e trenta. Tu comandi un gruppo di quattro aerei. Il Centro programmazione operativa ti dar gli altri particolari.
Fu la loro prima missione.
22
 Fenice rossa
25 dicembre. Nei pressi della ZS, Corea del Nord
Le squadre di artiglieri nordcoreani erano accoccolate in silenzio accanto ai pezzi dalla lunga canna e ai tozzi mortai. Altre erano ferme in piedi, a fianco dei lanciarazzi a canne multiple montati su autocarri. Dall'esterno dei loro rifugi fortificati giungeva fino a loro il rumore dei jet diretti verso sud, ma agli artiglieri l'attesa non pesava. Il loro momento sarebbe giunto molto presto.
All'interno di un bunker di comando, il generale dell'artiglieria studi l'orologio e poi rivolse un cenno d'assenso a un aiutante di campo fermo accanto al telefono. - Passare in posizione di fuoco.
L'aiutante si colleg con il circuito generale e gir l'ordine alle centinaia di comandanti delle batterie che, lungo la ZS, attendevano a loro volta al telefono.
L'ordine mise subito in attivit le squadre. Alcuni uomini corsero ad aprire le pesanti porte blindate che proteggevano i loro rifugi, mentre altri spingevano avanti i cannoni, fino alla posizione di tiro. I camion Ural-375 che portavano i lanciarazzi di fabbricazione sovietica uscirono all'aperto e si fermarono, spostando lateralmente i tubi di lancio per proteggere il veicolo dalla fiammata dei razzi. Le squadre addette ai mortai scesero nelle trincee contenenti le loro armi e si misero sull'attenti attorno a esse.
Nessuno degli artiglieri era in grado di vedere il bersaglio. I monti coperti di neve che li proteggevano dall'osservazione nemica impedivano anche di vedere l'area su cui si sarebbero concentrati i loro colpi. Una volta iniziata la battaglia, per, si sarebbero affidati alle informazioni provenienti dagli osservatori avanzati di prima linea e trasmesse lungo la catena di comando dell'artiglieria.
Al sicuro nel suo bunker, a quaranta chilometri di distanza dalla ZS, il generale dell'artiglieria sorrise, immaginando il caos che i suoi cannoni avrebbero creato. Aveva organizzato il pi grande fuoco di sbarramento che si fosse visto dalla Seconda guerra mondiale in poi, concentrando pi di 6000 pezzi di artiglieria, 1800 lanciarazzi multipli, 11.000 mortai contro gli americani. Con una media di 500 bocche da fuoco per chilometro del fronte di sfondamento, avrebbe abbattuto con un'onda d'urto di fuoco esplosivo le fortificazioni del nemico. Nel suo complesso, la sola prima salva avrebbe scagliato sui bunker, sui posti di comando, sulle batterie di artiglieria e sui depositi del nemico quasi 2000 tonnellate di esplosivo ad alto potenziale. E i suoi uomini erano in grado di sparare da quattro a sei salve al minuto. Gli imperialisti sarebbero stati distrutti.
Distrutti. Assapor la parola, mentre la lancetta dei minuti si avvicinava all'ora fissata. Il momento era giunto. Il generale si volt verso il suo aiutante di campo e latr: - A tutte le batterie. Aprire il fuoco!
Con un lungo rombo di tuono, migliaia di pezzi d'artiglieria spararono nello stesso momento. E mentre la prima ondata di proiettili descriveva ancora la sua parabola nel cielo notturno, i cannonieri gi correvano a ricaricare i pezzi. Le salve successive sarebbero gi state in volo prima che quella iniziale esplodesse sui bersagli.
Avamposto Malibu West, lungo la ZS
Il sottotenente Kevin Little sognava la pioggia. Ma non una pioggerellina di primavera, dolce e bisbigliarne. Sognava un rovescio invernale, forte e gelido, accompagnato da tuoni e fulmini.
Il tuono lo scagli gi dalla brandina. Si ritrov sul pavimento in terra battuta del posto di comando.
Si dest del tutto: faticava ad alzarsi e l'aria piena di polvere lo costringeva a tossire. L'intera collina pareva sobbalzare. Un minuscolo albero di Natale che gli avevano regalato i suoi uomini cadde a terra, tra un rovinio di stagnola e di decorazioni spezzate. Si afferr al tavolino su cui poggiavano le mappe e i telefoni, e la piccola lampada a pila cadde a terra. Cristo, che cosa stava succedendo? C'era il terremoto?
La vera risposta gli si affacci alla mente quando riusc a distinguere le varie componenti del frastuono. Un rombo sordo, proveniente dal nord; sibili acuti che giungevano dall'alto, e una serie continua, assordante, di esplosioni da sud. Era l'artiglieria nemica.
Kevin cerc l'elmetto e la giubba antischegge. Doveva uscire. Prima che il bunker gli crollasse sulla testa. Si guard attorno, e vide che Rhee cercava il suo equipaggiamento. Il tenente sudcoreano aveva un'espressione sorpresa e incredula... probabilmente, pens Kevin, la stessa espressione che aveva lui. Oh, Dio, questo deve essere un sogno. Fa' che sia un sogno.
La porta si spalanc e il sergente Pierce entr nel PC, seguito dal caporale Jones, l'addetto alle comunicazioni del plotone. Pierce e il caporale erano in tenuta da combattimento e indossavano sull'uniforme la tuta mimetica bianca. Dalla porta aperta, Kevin vide che il cielo sbiadiva verso il grigio che precede l'alba.
Pierce spinse Jones verso i vari telefoni e si volt verso Kevin. - Andiamo, tenente! Grossi guai a River City. L'artiglieria bersaglia la linea dietro di noi.
Kevin era incerto. Aveva riflettuto sulla sua decisione di prima. Ora gli pareva molto stupido correre all'aperto, sotto il fuoco di sbarramento dell'artiglieria. Meglio rimanere nel PC: i bunker erano fatti apposta per proteggere la gente da quel tipo di attacco.
Pierce not la sua perplessit. - Non sparano a noi, maledizione. Chi si becca tutti i colpi, sono quei poveri stronzi della seconda linea. Ma i nordcoreani arrivano da tutte le parti come dannate formiche. Se non prenderemo qualche provvedimento, finiremo per mangiare kimchee nordcoreano per il resto della fottutissima guerra. Andiamo!
Il sergente non attese la risposta. Si gir e si avvi lungo la trincea che portava al versante anteriore della collina.
Rhee, con la tuta bianca in una mano e il fucile nell'altra, corse verso la sua posizione sul versante posteriore, insieme con la Seconda squadra. Kevin si chin a prendere la sua tuta sotto la brandina. Poi usc, per trovarsi in un turbine di polvere, neve e fumo portati dal vento.
L'aria era gelida, e Kevin sent il freddo entrargli nei polmoni, mentre correva lungo la trincea. All'esterno del PC, il rumore del bombardamento era ancor pi forte. Una serie di sorde esplosioni che gli rimbombava in tutto il corpo, non solo negli orecchi. La vibrazione gli faceva battere i denti. Ma quest'ultima era solo una parte della verit.
Kevin aveva paura. Non aveva mai avuto cos paura nella sua vita. Qualcosa nella sua mente gli diceva di voltarsi, di correre a nascondersi finch ne aveva il tempo. Ma un'altra parte si opponeva, ricordando lo sguardo di Pierce. Continu a correre.
La trincea era affollata di uomini del plotone. Pierce passava dall'uno all'altro, controllando l'equipaggiamento e spingendoli verso le posizioni loro assegnate. Ma non li fece salire sui gradini di tiro.
Nel vedere Kevin, gli rivolse un cenno. - Dia un'occhiata con il periscopio. Vedr che abbiamo compagnia. - Fu costretto a gridare, per farsi sentire in mezzo al frastuono.
Kevin mise in posizione il periscopio della trincea. Mio Dio. A nord, l'intero orizzonte era un mare intermittente di luce, un'alba artificiale prodotta dell'artiglieria, che sparava da dietro i rilievi.
Poi abbass il periscopio per osservare il terreno al di sotto dell'avamposto. Gli occorse qualche istante per interpretare quel che vedeva. Poi comprese. Stava guardando il suo peggiore incubo, divenuto improvvisamente realt.
Il terreno accidentato sotto la piccola collina di Malibu West brulicava di fanteria, carri e APC nordcoreani. Con una parte della mente, Kevin cominci a contarli, sovrappensiero. Cinquanta, no, almeno sessanta carri. A causa del fumo e della polvere non riusc a distinguere il tipo esatto, ma tutti avevano il cannone. Uno era fermo, e ne usciva una nube di fumo nero e oleoso. Deve essere salito su una mina, pens Kevin. Continu a guardare con stupore la scena che si svolgeva ai piedi di Malibu West. Fila dopo fila, i soldati di fanteria, simili a formiche nere a causa della distanza, marciavano ordinatamente verso sud, seguiti da ondate di trasporti truppe cingolati o su ruote. Solo all'estremo limite della scena le linee ordinate del nemico si spezzavano sotto quelli che dovevano essere i tiri dell'artiglieria americana: lampi molto luminosi, color arancio, che si aprivano come fiori di breve durata. Proiettili con spoletta a tempo che esplodevano in aria. Gradualmente, Kevin cap che sotto di lui c'era la punta avanzata di una divisione di fanteria motorizzata nordcoreana. Nel notare la direzione del periscopio, Pierce gli tocc la spalla.
- Ci sono guai anche a casa nostra, tenente. Vicino ai reticolati.
Kevin spost il periscopio e per poco non se lo lasci sfuggire di mano. Alcuni nordcoreani in tuta mimetica bianca strisciavano sotto le matasse di filo spinato, ai piedi della collina, a meno di 150 metri di distanza. Dietro di loro c'erano altri soldati a terra, in attesa. Almeno una compagnia di fanteria: un centinaio, tra fucilieri e addetti alle mitragliatrici.
Cristo. Dov'era l'artiglieria americana? Perch non eliminava quei bastardi con le bombe ad alto esplosivo e con quelle al fosforo? Poi si ricord che chiamare l'artiglieria era compito suo. L'osservatore avanzato assegnato al plotone era stato sostituito, e il rimpiazzo non era arrivato a causa del piano di ritiro dalla Corea.
Kevin stacc gli occhi dal periscopio e cerc il suo addetto alle comunicazioni. Il piano operativo, nel caso di un improvviso attacco nordcoreano, gli assicurava l'appoggio di almeno una batteria di cannoni, e la possibilit di intervento dell'intero battaglione. Inoltre, si potevano concordare anche le missioni degli aerei. Una notevole potenza di fuoco, e a Kevin pareva che gli sarebbe occorsa tutta, per tenere a distanza i nordcoreani.
- Jones! - L'addetto radio sollev la testa. Era pallido e teso.
- Passami l'artiglieria. Abbiamo una missione di fuoco per loro. Jones annu e sollev uno dei telefoni. - Charlie Victor Due Sette.
Charlie Victor Due Sette. Qui Alpha Echo Cinque Due.
Kevin attese, guardando il massiccio sergente dai capelli grigi che passava lungo la trincea per incoraggiare i suoi uomini. - Da un momento all'altro interverr l'artiglieria, ragazzi. Non vi agitate. Aspettate l'ordine. Non sparate.
- Signore! - Era Jones. - Non riesco a mettermi in contatto. Nessuna linea risponde. Quella roba... - indic alle proprie spalle, le esplosioni che ancora giungevano dalla linea di difesa americana - ... deve avere rotto i fili.
Oh, merda. - Allora, passa alla maledetta radio. - Dentro di s, Kevin sentiva gorgogliare il panico. Oh, Dio. Aveva bisogno di vomitare.
Jones si curv sulla radio, ma perfino Kevin sent gli squittii e i fischi che ne uscivano. Il nemico disturbava le trasmissioni. Jones cerc freneticamente di cambiare frequenza, ma non ne trov nessuna libera.
- Tenente, qui sotto stanno arrivando dannatamente vicini. Dov' l'artiglieria che dovrebbe difenderci?
- Siamo isolati. I telefoni non funzionano e la radio  disturbata. - Kevin parl a bassa voce, cercando di nascondere la paura.
Pierce si limit a un cenno d'assenso. - Va bene. Allora lo faremo alla vecchia maniera. Da soli. - Si volt e si avvicin agli uomini.
- D'accordo, ragazzi. Ci siamo. Quando vi do l'ordine,  il momento di fare fuoco. Scegliete bene il bersaglio. Per primi, colpite gli addetti alle armi pesanti, se non volete trovarvi in culo una granata anticarro. - Un paio di uomini rise nervosamente. Gli altri si limitarono ad annuire.
Kevin torn a osservare con il periscopio. I nordcoreani pi vicini erano a una quarantina di metri e si avvicinavano in fretta, anche se dovevano curvare la schiena sotto il peso dello zaino. Kevin comprese che non prevedevano di fare ritorno alle proprie linee per rifornirsi di cibo o di colpi. Quei bastardi dovevano essere sicuri di sconfiggere il suo plotone, nella loro avanzata verso il Sud. E, per qualche motivo, l'idea lo fece montare in una tale rabbia da vincere il panico che si accumulava in lui.
Guard Pierce, e il sergente sollev il pollice per indicargli che gli uomini erano pronti. Kevin strinse il pugno e grid: - Facciamoli fuori!
Il ruggito di Pierce super perfino quello del fuoco di sbarramento nordcoreano. - Fuoco! Fuoco!
Lungo tutta la trincea, i soldati della Prima e della Terza squadra salirono sui gradini di tiro e aprirono il fuoco con l'M16. Molti spararono a tiro automatico, sprecando proiettili perch il rinculo sollevava la canna e i proiettili passavano sopra il bersaglio. Due delle mitragliatrici M60 del plotone si unirono al fuoco dei fucili, innaffiando di proiettili, con raffiche regolari, il versante della collina. Il fuoco concentrato fece a pezzi la prima fila della compagnia d'assalto nordcoreana. Gli uomini che cercavano di salire sul ripido fianco della collina si afflosciarono come mucchi di stracci quando i proiettili li colpirono. Altri si buttarono a terra, per trovare riparo. Solo alcuni cercarono di rispondere con gli AK47 e gli AKM, ma presto furono uccisi, feriti, o costretti a battere in ritirata a causa del volume di fuoco che giungeva dalla trincea americana.
Soddisfatto, ora che i suoi uomini avevano sconfitto la prima ondata, Pierce ordin di sparare contro i nordcoreani che ancora cercavano di superare il filo spinato e i campi di mine. Colti mentre camminavano a schiena curva, vennero massacrati. Osservandoli al periscopio, Kevin li vide cadere. Coloro che erano ancora vivi cercarono di ritirarsi. Un ufficiale nordcoreano corse verso di loro per radunarli, ma poi croll a terra con un proiettile nella fronte.
Dalla direzione del filo spinato giunsero alcuni trilli di fischietto, e i nordcoreani superstiti indietreggiarono, abbandonando sul terreno i corpi insanguinati e sussultanti dei compagni. Pierce lasci che i suoi uomini continuassero a sparare finch il nemico non fu uscito dalla portata utile di tiro - 250 metri - e poi rugg: - Cessate il fuoco! Cessate il fuoco! Risparmiate le munizioni. Ne avrete bisogno pi tardi.
Kevin era al settimo cielo. Le sue iniziali paure si erano dileguate non appena avevano vinto l'attacco nordcoreano. Guard i suoi uomini. Non uno di loro era stato colpito. Avevano distrutto un'intera compagnia di fanteria nordcoreana senza perdere un solo uomo.
Sorrise a Pierce che si era avvicinato a lui. - Ben fatto, sergente.
Pierce annu, cercando di mantenersi impassibile.
Kevin sent i gemiti dei nordcoreani feriti. Era il momento di mostrarsi umanitari con il nemico. - Dica al medico di vedere se si pu fare qualcosa per quei poveri bastardi.
Pierce rimase a bocca aperta. -  impazzito, tenente? La cosa non  certo finita. - Indic genericamente la direzione da cui era giunto l'attacco. - Finora  stato solo un assaggio. Adesso che si sono assicurati della nostra presenza, ci faranno pentire di esserci. - Si sporse verso Kevin, accostando la faccia alla sua. - E la prossima volta ci faranno assaggiare un po' della loro artiglieria.
Sotto Malibu West
Dal punto in cui si trovava, il tenente Park Sung-Hi dell'esercito nordcoreano non riusciva a vedere il corpo del suo comandante di compagnia. Anzi, da laggi non riusciva a vedere quasi niente.
Park e i resti del suo plotone si erano ritirati dall'avamposto americano e si erano nascosti dietro un piccolo avvallamento del terreno, che offriva protezione dal fuoco micidiale dei nemici. Uno dei suoi uomini non era riuscito a mettersi in salvo e il suo corpo giaceva ora per met dentro e per met fuori del fossato. Park serr le dita sull'AKM e cerc di affondare maggiormente nella neve ghiacciata.
Tecnicamente, con la morte del capitano, il comando della compagnia era passato a lui, ma non gli era rimasto molto da comandare. Solo i quattro, no, cinque uomini raggomitolati l accanto. Indubbiamente ce n'erano degli altri, vivi e illesi, ma avevano trovato qualche altro riparo o avevano continuato a correre. Per il loro bene, Park si augur che si fossero fermati prima di arrivare al punto di partenza della loro compagnia. I commissari politici avevano detto pi volte che i tentativi di diserzione sarebbero stati severamente puniti.
Disteso sulla neve, il tenente nordcoreano valut le strade che gli rimanevano aperte, ma non ne trov nessuna che fosse di suo gradimento. Poteva cercare di conquistare la collina con le forze rimaste. E questa era una follia e un suicidio, naturalmente. Gli americani erano trincerati troppo bene. O poteva strisciare fino al radiotelefono della sua compagnia, riferire il fallimento dell'attacco e chiedere aiuto. Era la soluzione pi sensata, dal punto di vista militare, ma poteva essere considerata una codardia, da parte di qualche commissario politico poco comprensivo.
Mentre era ancora in dubbio sulla decisione da prendere, si morse dolorosamente il labbro e sput il sangue sulla neve. Stranamente, il dolore lo aiut a chiarirsi le idee. Meglio essere fucilato per avere cercato di fare la cosa giusta che farsi ammazzare nel tentativo di compiere un gesto assurdo e antieconomico. Decise di chiedere aiuto.
QG, 3a Divisione motorizzata, nei pressi della ZS
Il comandante della divisione nordcoreana continu a sorridere dall'inizio alla fine, nell'ascoltare il rapporto sulla situazione dell'attacco. La manovra stava andando molto bene, pi di quanto non avesse creduto possibile. I carri armati e i fanti di prima linea avevano gi rotto il fronte nemico in tre punti diversi. In alcune unit le perdite si erano rivelate superiori al previsto, ma in altre unit erano state minime. E, secondo i rapporti, intere unit nemiche erano crollate sotto il peso dell'attacco inatteso. Le forze speciali e l'artiglieria avevano fatto un buon lavoro.
Si curv sulla mappa per vedere meglio. Le frecce tracciate con la matita venivano cancellate e ridisegnate al giungere di nuove informazioni. L'armata stava avanzando verso gli obiettivi del primo giorno. Eccellente. Ma poi non sorrise pi. Una delle postazioni americane resisteva ancora.
Batt il dito sulla mappa. - Compagno colonnello, qual  il problema in questa posizione?
Il suo vicecomandante si avvicin. Dietro le spesse lenti, i suoi occhi sembravano giganteschi. - Abbiamo appena ricevuto un rapporto da un capo plotone che si trova sotto l'avamposto, signore. Doveva essere conquistato con un attacco di sorpresa da parte di una compagnia, prima che iniziasse il fuoco di sbarramento, ma ci sono stati dei ritardi nell'attraversare le nostre linee. Di conseguenza, l'attacco e tallito. Il capo plotone chiede adesso rinforzi e l'intervento dell'artiglieria.
- Perdite?
Estremamente elevate, signore.
- Mmm. - Il generale si strofin distrattamente la mascella. Era contrario a distogliere dall'attacco principale una parte delle forze per andare in aiuto di altre che avevano incontrato l'insuccesso. Lo vietava la dottrina. Ma, d'altra parte, la postazione americana era una spina nel fianco. Da lass, i suoi difensori erano in grado di dirigere il tiro dell'artiglieria sulle sue unit di rifornimento e sulle sue linee di comunicazione, e questo rischiava di condurre a ritardi che lui non poteva permettersi. Prese dunque la decisione.
- Bene. - Studi la mappa. - Ordina al Ventesimo fucilieri di avanzare verso la collina. Lass gli americani hanno sconfitto una compagnia. Vediamo ora cosa riescono a fare contro un battaglione. E di' all'artiglieria che, come preparazione, voglio un uragano di fuoco contro quell'avamposto. Le loro fortificazioni devono venire polverizzate, chiaro?
Il suo vice gli rivolse un secco inchino e corse a dare ordini per il secondo attacco contro Malibu West.
Postazione Malibu West, nei pressi della ZS
Kevin Little cominciava a pentirsi di avere ordinato agli uomini di ripararsi nei bunker. Sentiva ancora le esplosione dei colpi di artiglieria che giungevano da sud, ma tutto taceva intorno a Malibu West. E se i nordcoreani avessero ripreso ad arrampicarsi sulla collina mentre loro stavano chiusi nel rifugio? Kevin sapeva che Pierce aveva messo un PO - un posto di osservazione - sul versante nord della collina. Ma se i suoi due osservatori erano stati sorpresi dal nemico? O se guardavano nella direzione sbagliata? Era passata un'ora dall'ultimo attacco. Che diavolo stava succedendo?
Sent Jones dire qualcosa per radio. - Sei riuscito a fare qualcosa, caporale?
L'addetto radio si gir verso di lui senza togliersi la cuffia. - Niente, signore. Ogni volta che trovo una frequenza sgombra e comincio a parlare, arrivano i maledetti musi gialli e me la disturbano.
Kevin imprec tra s. Che inculata. Starsene seduto alla cieca, in quel buco sulla collina, senza poter chiedere aiuto a nessuno e senza sapere che cazzo stava succedendo. Al corso ufficiali, nessuno gli aveva detto che sarebbe stato cos difficile comunicare sul campo di battaglia.
Si alz. Era stufo di quella maledetta attesa. - Di' a Pierce che vado a controllare personalmente il PO. - Intendeva andare a vedere i suoi due osservatori e poi tornare.
- Ma, signore! - Jones fece per dire qualcosa, mentre Kevin apriva la porta del bunker. Poi sent il rumore.
Un enorme sibilo che calava dal cielo. Verso di lui. Kevin s'immobilizz, con una mano sulla porta, nell'altra l'M16.
Jones lo spinse a terra sulla soglia del PC mentre il proiettile da 152 mm esplodeva all'esterno.
L'urto gli tolse tutto il fiato che aveva nei polmoni e lo seppell sotto un'ondata di polvere e di fumo. Perse conoscenza.
Riprese i sensi qualche istante pi tardi, e per prima cosa si accorse di avere la faccia coperta di polvere, e per seconda di essere bloccato da un forte peso che premeva su di lui. Il terreno sobbalz, colpito da altri proiettili che centravano la collina, ma lui non sent le esplosioni. Era stato assordato dal primo scoppio.
Il peso del caporale premeva su di lui. Perch Jones non si toglieva? Poi sent sul collo qualcosa di caldo e denso. E not uno strano odore, come di rame, insieme a quello acuto, di acetone, lasciato dalle esplosioni.
Kevin si allontan freneticamente dal corpo del suo addetto radio e lo spinse via. Jones era morto.
Un frammento del proiettile nordcoreano, viaggiando a molte centinaia di metri al secondo, aveva colpito il caporale sotto l'occhio e gli era penetrato nel cervello. Kevin guard per un momento il mucchietto che era quanto rimaneva dell'uomo che gli aveva salvato la vita, poi si allontan, con il voltastomaco. Neppure nei suoi peggiori incubi aveva mai immaginato che potesse essere cos brutta. Jones era morto perch lui aveva fatto una fesseria.
Dopo un momento, Kevin raggiunse la porta e la chiuse, con le mani che gli tremavano. S appoggi a essa per un attimo, scosso dalle vibrazioni dei colpi che continuavano a cadere sulla collina. Poi raggiunse la radio, cercando di non guardare il corpo di Jones. Il bunker trem per un colpo finito a poca distanza, e dal soffitto cadde una pioggia di polvere e terra. Serviva aiuto. Il plotone aveva bisogno di rinforzi.
Intanto, gli stava ritornando l'udito. Sentiva le esplosioni su Malibu West. Gir il commutatore della radio, per riportarla sulla frequenza tattica principale.
- Charlie Victor Due Sette, Charlie Victor Due Sette, qui Alpha Echo Cinque Due. Passo. - Si accorse di parlare con voce stridula.
Niente. Pass a un'altra frequenza e prov di nuovo, pregando con tutte le sue forze di avere una risposta.
- Alpha Echo Cinque Due, qui Charlie Victor Due Sette. Passo.
Grazie a Dio. - Victor Due Sette, ho un'immediata missione di fuoco. Schema Hotel. Ripeto, schema Hotel. - Hotel serviva a creare una cortina di proiettili, a forma di ferro di cavallo, attorno a Malibu West. Essa avrebbe impedito ai nordcoreani di avvicinarsi sotto la protezione del loro tiro di sbarramento.
La risposta di Victor Due Sette giunse immediatamente, e fu spaventosa. - Negativo, Echo Cinque Due. Met dei miei cannoni sono inservibili, e noi stiamo per andarcene. I nordcoreani hanno circondato il... - La voce dell'ufficiale di artiglieria venne soffocata da un forte sibilo; la stazione di disturbo nordcoreana aveva trovato la frequenza.
Kevin fiss la radio per un momento. Poi sent giungere un fischio da uno dei tubi di comunicazione che lo collegavano con il PO. Afferr la cornetta.
- Little.
- Qui Donnelly, tenente! - Era uno degli uomini del PO. - Ci siamo dentro fino al collo, signore. Io e Smith abbiamo visto due compagnie nordcoreane radunarsi davanti a noi. E un minuto fa ce n' passata di fianco un'altra. Cosa dobbiamo fare, tenente?
Kevin sent la paura nella voce di Donnelly: una paura uguale alla sua. Tre compagnie nordcoreane. Dio, almeno trecento uomini che venivano all'attacco dei suoi quaranta soldati. Non era il modo giusto di fare la guerra. Dov'erano l'artiglieria e le altre forme di appoggio che quei bastardi delle retrovie avevano promesso a Malibu West?
- Tenente?
Con un sobbalzo, si accorse di non avere ancora risposto alla domanda di Donnelly.
- Tenente? Sembra che l'artiglieria stia per smettere. Che cosa facciamo?
Anche Kevin si accorse che le esplosioni si diradavano. Ormai non rimaneva molto tempo. - Va bene. Rientrate nel perimetro. Ritornate nella trincea.
Cambi collegamento, per mettersi in contatto con il bunker di Pierce. Doveva far sapere al sergente quel che stava succedendo. Doveva chiedergli cosa fare. Non ebbe risposta. Cristo, lass non funzionava proprio niente?
Kevin pos lentamente la cornetta. Presto sarebbe morto. E questo non era giusto. Non lo era affatto.
Scese un profondo silenzio. Il bombardamento era cessato. Poi sent i colpi di fischietto echeggiare da tutte le direzioni. "Ci siamo" si disse. Afferr l''M16 e usc dal PC.
Adesso Malibu West sembrava un paesaggio lunare, pieno di crateri fumanti, di trincee in parte crollate, di bunker sfondati. Kevin sent giungere da tutte le parti i gemiti: - Medico! Medico!
Dal pendio della collina cominciarono a levarsi i colpi di fucile: dapprima qualche colpo isolato, poi un crepitio ininterrotto. I nordcoreani attaccavano. Corse lungo i resti della trincea di comunicazione e raggiunse la linea di tiro.
I suoi uomini erano sui gradini e sparavano verso il basso, il pi in fretta possibile. Ma questa volta rispondeva loro il secco crepitio dei fucili nordcoreani e delle armi pesanti. E sul fondo della trincea c'erano gi dei soldati morti o feriti.
- Tenente! - Pierce lo tocc sulla spalla. - Sta bene?
Kevin comprese all'improvviso di essere coperto del sangue di Jones. Doveva sembrare un cadavere ambulante. Si sporse a gridare al sergente: - Non sono stato colpito. Jones...
Pierce annu. - Gi. Siamo in un bel casino, tenente. - Abbass meccanicamente la testa quando una granata esplose a poca distanza dalla trincea, schizzando neve e terriccio su di loro.
- Per ora, riusciamo ancora a tenerli. Ma Kostowitz e Ramos sono caduti. Loro e molti altri. La squadra dei Dragon si  beccata un colpo sul bunker, in pieno. E noi stiamo consumando i proiettili maledettamente in fretta.
Un soldato accanto a loro lanci un grido e cadde dal gradino di tiro. Il colpo gli aveva portato via gran parte del braccio destro. In preda allo choc, Kevin fiss il morto.
- Tenente, si scuota! I vivi hanno bisogno di lei! - Pierce lo allontan dal corpo del soldato. - Senta, ci serve aiuto.
Kevin scosse la testa. Non avrebbero ricevuto alcun aiuto. Allontanando Pierce, sal sul gradino di tiro del morto per osservare il nemico.
La prima ondata dell'assalto nordcoreano era arrivata a venti metri dalle trincee prima di essere fermata. Ma invece di ritirarsi in fondo al pendio, i superstiti si erano rifugiati nei crateri delle bombe, e coprivano con il loro fuoco la seconda ondata, che si stava adesso formando all'interno della fascia di filo spinato.
Una raffica di mitragliatrice leggera nordcoreana colp il terreno davanti a lui; Kevin si affrett ad abbassarsi. Un uomo della Prima squadra gemette e cadde a terra, imprecando e tenendosi lo stomaco. Kevin non riusc a ricordare il suo nome. Distolse lo sguardo mentre il fuoco saliva a un nuovo picco d'intensit.
Sotto Malibu West
Il maggiore nordcoreano fece una smorfia quando il medico gli serr la benda attorno al braccio lacerato. Era davvero ridicolo che la sua prima ferita di quella campagna militare fosse dovuta al fuoco dell'artiglieria del suo paese. Ma ne era valsa la pena, pens il maggiore. Aveva spinto i suoi uomini fino al limite del fuoco di sbarramento dei cannoni, accettando il rischio di qualche perdita pur di avvicinarsi agli americani prima che riuscissero a riprendersi dal bombardamento.
Il medico termin la medicazione e il maggiore lo scost, sollevandosi sull'altro braccio per guardare al di l del fosso occupato dal suo gruppo di comando. Il pendio roccioso era coperto di corpi, ma un numero sufficiente di uomini era sopravvissuto al primo attacco Per inchiodare gli americani all'interno delle loro trincee. Bene.
Si guard attorno, cercando il comandante della Seconda compagnia. - Capitano Han?
L'uomo lo raggiunse. Sotto l'elmetto di foggia sovietica si scorgevano i suoi occhi sbarrati.
- Al mio segnale, porterai avanti la tua compagnia. Ma prima aspetteremo l'attacco di Koh, che dovrebbe richiamare l'attenzione del nemico e tu dovresti riuscire a raggiungere le loro trincee. Chiaro?
Han annu. - S, compagno maggiore. - Ritorn nel canale per passare gli ordini ai suoi capi plotone.
Il maggiore lo osserv mentre si allontanava, poi guard l'orologio. Da un momento all'altro, la Terza compagnia del capitano Koh avrebbe raggiunto la sua posizione dietro la collina. Presto avrebbe visto come gli americani sopportavano un attacco su due fronti.
Avamposto Malibu West
Kevin stava riprendendo un po' di ottimismo quando si cominciarono a udire, dietro di loro, spari di fucile e scoppi di granate. Quella maledetta Terza compagnia nordcoreana! Adesso erano attaccati contemporaneamente da due fronti. E non gli pareva che dalla posizione del tenente Rhee si rispondesse molto al fuoco.
Poi un movimento richiam la sua attenzione, in fondo alla collina. Una seconda ondata di nordcoreani in tuta mimetica bianca si faceva strada lentamente in mezzo al filo spinato, preparandosi ad attaccare. Kevin si guard attorno, freneticamente. I suoi uomini erano appena sufficienti a tenere a bada i nordcoreani che si apprestavano a salire. Non poteva mandare rinforzi a Rhee. Il tenente sudcoreano sarebbe riuscito a tenere la posizione con gli uomini che aveva?
Afferr Pierce. - Vada a controllare Rhee. Veda come se la cavano laggi.
Con un cenno d'assenso, il sergente chin la schiena e si avvi lungo la trincea, verso la posizione di Rhee. Kevin torn a guardare in fondo al pendio.
Percorse avanti e indietro la trincea, cercando di incoraggiare gli uomini. - Continuate a sparare, ragazzi. Stiamo massacrando quei figli di puttana. - Come no? Nel dirlo, si sent un bugiardo.
Il fuoco dei suoi uomini diminu d'intensit, a mano a mano che gli uomini erano colpiti o finivano le munizioni. E i nordcoreani ne approfittavano, passando con brevi tratti di corsa da una copertura all'altra... avvicinandosi sempre di pi.
Una granata fin su una delle postazioni di mitragliatrici e la fece tacere. Kevin si affrett a raggiungerla, per rimettere in funzione l'arma, ma vide che non poteva fare niente. La canna si era piegata sotto la forza dell'esplosione. Il puntatore e il suo aiutante erano mortalmente feriti.
Perse la cognizione del tempo. La battaglia parve prolungarsi eternamente, anche se una parte di lui sapeva che non era vero. Cerc di deglutire e non riusc a farlo. Dove si trovava Pierce? Aveva bisogno dei consigli del sergente e della sua calma. I suoi uomini non sarebbero riusciti a resistere ancora per molto.
Kevin si guard attorno. La forza del plotone era dimezzata, e i nordcoreani continuavano a salire. Che cosa doveva fare?
Dall'altro versante di Malibu West giunse uno squillo di tromba. Kevin gir su se stesso e vide il sergente Pierce arrivare di corsa lungo la trincea di collegamento, scivolando sul fondo coperto di fango. Gli tese la mano per aiutarlo a fermarsi. Pierce lo ringrazi con un cenno del capo e comunic il suo messaggio. - Nordcoreani nel perimetro. Dobbiamo ricacciar...
All'improvviso, la testa di Pierce esplose, spruzzando di sangue e di materia cerebrale l'uniforme di Kevin. Il sergente gli si afflosci tra le braccia. Oh, Cristo. Gli avevano sparato da dietro. Con le lacrime agli occhi, Kevin vide che i nordcoreani correvano verso di lui, lungo la trincea di comunicazione. Non riusc n a muoversi n a parlare. Gli uomini vicino a Kevin guardavano traumatizzati il corpo del loro sergente. Alcuni lasciarono cadere a terra l'M16.
Il tempo riprese a scorrere normalmente. Senza lasciare il corpo di Pierce, Kevin alz gli occhi e vide una granata volare verso la trincea. Si gett a terra mentre esplodeva. A causa dello spostamento d'aria, il corpo di Pierce fin sopra di lui, e un altro cadavere gli fin sulle gambe.
Da entrambi i lati della trincea comparvero i nordcoreani, che presero a sparare all'interno con il tiro automatico. Kevin sent che i suoi uomini urlavano e cercavano di arrendersi. Rimase immobile nel fango, cercando di non respirare.
Il fuoco cess. Tutto rimase tranquillo per un momento, e poi Kevin sent il coro di gemiti che proveniva da quello che fino a poco tempo prima era il suo plotone: - Medico! Medico! Sono ferito.
Ci fu uno scoppio di risate, secche e gutturali. Qualcuno grid un ordine in coreano e i fucili spararono. I gemiti divennero urli, e poi scese il silenzio.
Kevin cerc di fermare le lacrime che scendevano nel terreno sporco di sangue, sotto la sua faccia. I morti non piangono. Sent altre voci, e alcuni uomini balzarono nella trincea; ud un risucchio, quando i loro stivali si mossero nel fango. Trattenne il respiro.
I nordcoreani si accertavano di avere terminato il lavoro. Kevin non si mosse, ma sent che si avvicinavano a lui. Di tanto in tanto si fermavano e sparavano a un americano che era rimasto solo ferito o che si fingeva morto. Si ud qualche nuovo urlo.
Gli stivali erano ormai vicini. "Oh, Dio, fagli credere che sono morto" preg Kevin, senza muovere le labbra. Gli stivali si fermarono. "Resta immobile. Qualunque cosa facciano, resta immobile" si disse Kevin. Sent un urto sordo, alla sua sinistra, e poi qualcosa di freddo e affilato gli graffi le costole. Una baionetta. Strinse i denti per sopportare il dolore e rimase immobile, in attesa del proiettile che avrebbe concluso tutto.
Ma l'uomo ritir la baionetta e prosegu lungo la trincea. L'aveva creduto morto.
Ud ancora giungere qualche sparo dalle varie parti del perimetro, quando i nordcoreani uccidevano i superstiti dell'attacco, ma nessuno dei nemici torn indietro. Kevin giaceva tra i corpi dei suoi uomini, solo con il pensiero del suo fallimento.
Malibu West era caduta.
23
 Prima preda
25 dicembre. A bordo della nave americana John Young
Il capitano di fregata Michael Deveroux della marina degli Stati Uniti studi attentamente le carte nautiche. La sua nave, un cacciatorpediniere della classe Spruance, aveva lasciato gli ormeggi e si era allontanata dal porto militare sudcoreano di Chinhae un'ora prima. Adesso era a dieci miglia di distanza, diretta a sud a una velocit di quindici nodi, e attraversava lo stretto fra le isole di Kadck-do e Koje-do.
A Chinhae lo scoppio della guerra aveva colto quasi tutti di sorpresa. Ossia, tutti tranne la squadra di guastatori nordcoreani che si era infiltrata nel porto. L'equipaggio della John Young, ancorata laggi per una delle sue regolari soste per fare rifornimento, era stato svegliato dal secco crepitio delle armi automatiche e poi dalle sorde esplosioni dei depositi di carburante che saltavano in aria come grandi torri di fiamma giallastra. Una fregata sudcoreana che faceva rifornimento era stata colpita dall'esplosione e si era rovesciata. I resti del suo ponte superiore erano finiti sott'acqua.
Deveroux cancell dalla mente quell'immagine. Ora doveva pensare alla propria nave.
Gli ordini della Settima flotta erano chiari e concisi: "Procedere a tutta velocit verso Yokosuka, Giappone". Giunto laggi, Deveroux pensava che gli sarebbe stato ordinato di scortare un convoglio o di entrare a far parte di una squadra da battaglia per andare ad attaccare i nordcoreani. Meglio cos. Non erano stati loro a volere la guerra ma, adesso che si era cominciato a sparare, la John Young avrebbe potuto mostrare di che stoffa era fatta.
Per il momento, comunque, doveva arrivare in Giappone. Era un viaggio di sole dieci ore attraverso lo Stretto di Corea, ma Deveroux sapeva che potevano essere dieci ore molto lunghe e molto solitarie. La Corea del Nord aveva una buona flotta di sommergibili dieselelettrici e decine di navigli portamissili: qualcuno di loro poteva essere nascosto sulla sua rotta, in attesa della nave.
Aveva chiesto un appoggio aereo, ma tutti i P-3 Orion antisommergibili della Settima flotta erano gi in missione e la squadriglia degli S-2F Tracker sudcoreani era stata duramente colpita da un'incursione aerea nordcoreana quella notte. Sostanzialmente, la nave doveva badare a se stessa.
All'esterno, il cielo era grigio all'approssimarsi dell'alba, ma nel centro informazioni di combattimento della nave, illuminato da poche luci rosse, era sempre buio. Deveroux pass in rassegna la situazione. Sonar passivi della chiglia attivati. Sonar attivo in posizione di attesa. Radar di superficie e di media quota in funzione, alla ricerca di contatti nemici sul mare e nel cielo. Si rivolse all'ufficiale responsabile delle operazioni antisommergibili. - Come sono le condizioni dell'acqua?
- Brutte, signore. Conosce anche lei la zona. Correnti forti, fondali bassi, salinit variabile. E sul fondo ci sono decine di relitti. Navi giapponesi che abbiamo affondato nella Seconda guerra mondiale. Il rilevamento passivo  scarso, ma non possiamo accendere il sonar attivo senza venire coperti dalla nostra stessa eco. Difficile trovare qualcosa l sotto, signore.
Deveroux annu. - S, ma anche i nordcoreani avranno gli stessi problemi. I loro vecchi sommergibili della classe Romeo dovranno servirsi del periscopio invece che del sonar merdoso che hanno a bordo - Torn a studiare la carta. - Qualcosa dall'elicottero Lamps?
-  in aria da 45 minuti. Ci prepariamo a dargli il cambio tra un quarto d'ora.
- Be', si assicuri che non ci siano interruzioni finch non raggiungeremo acque pi profonde. Con i radar dei Lamps dovremmo riuscire a individuare in tempo un periscopio.
S, signore. - Ma l'ufficiale non pareva eccessivamente convinto.
- Comandante. - Era l'ufficiale esecutivo e ufficiale di rotta, che chiamava dalla plancia. - Siamo quasi allo scoglio che chiamano isola.
Nel passaggio che stavano percorrendo c'era una sola ostruzione. Un piccolo, brullo pezzo di terraferma che sporgeva dal mare a met strada tra le due isole maggiori che immettevano nello stretto di Corea propriamente detto.
Deveroux prese una decisione. - Va bene, passiamo a sinistra. - In questo modo si sarebbero lasciati l'isolotto a destra, allontanandosi dalla rotta che portava a Pusan. Deveroux aveva l'impressione che in quel momento fosse meglio tenersi lontani dal principale porto della Corea.
- Certo, signore. - La John Young vir leggermente per mettersi sulla nuova rotta.
A bordo del sommergibile nordcoreano Grande Guida
- Ho un contatto sonar passivo, compagno comandante - disse l'addetto sonar, in tono di trionfo. - Direzione 350.
Sulle labbra del capitano anziano Chun Chae-Yun si disegn lentamente un sorriso. La nave nemica aveva fatto esattamente come lui prevedeva: aveva cambiato rotta per allontanarsi da Pusan. E adesso gli veniva a tiro.
Si guard attorno, nell'affollata sala comando, meravigliandosi ancora una volta per i suoi strumenti eleganti, moderni. Procurarsi dai russi quel sommergibile di ultimo modello della classe Kilo era stato un altro colpo magistrale della Grande Guida da cui aveva preso il nome. I suoi sistemi di rilevazione erano assai superiori a quelli della classe Romeo, e il suo rivestimento anecoico non permetteva di scoprirlo in quelle acque basse.
Chun aveva approfittato di questo per nascondersi nei pressi della piccola isola posta in mezzo al passaggio che portava a Chinhae, la principale base navale sudcoreana. Poi era rimasto ad attendere per molte, lunghe ore, aspettando che la prima nave nemica cadesse nella trappola. Adesso l'attesa era quasi finita.
- Com' la carica delle batterie?
- Novanta per cento, comandante. - Bene. L'energia era pi che sufficiente per qualsiasi manovra richiesta dal contatto.
- Ottimo. Velocit standard. Rotta 270. - Il Grande Guida vir lentamente, avvicinandosi al suo contatto radar con una velocit di cinque nodi per ridurre il rischio di essere rilevato dal sonar nemico.
Trascorsero cinque interminabili minuti. Chun sent il proprio cuore accelerare i battiti mentre l'addetto al sonar continuava a descrivere il contatto. Il tecnico lavorava sul segnale, analizzandolo e paragonandolo ad altri segnali noti.
- Contatto identificato. Cacciatorpediniere della classe Spruance. Rotazione eliche per quindici nodi.
Il primo ufficiale chiese: - Saliamo a quota periscopica per un avvistamento visivo?
Chun scosse la testa. - No. Finora non ci hanno ancora sentito. Non diamo loro la possibilit di vederci.
Trascorse un altro minuto, mentre i vari ufficiali inserivano i rilevamenti e gli altri dati nel computer di tiro. Avrebbe determinato posizione, rotta e velocit del bersaglio, e avrebbe calcolato l'angolo di lancio dei siluri.
Ormai mancava poco, penso Chun.  un attacco a distanza ravvicinata. I siluri viaggeranno in fretta, e ci sar poco tempo per evitarli. Con la coda dell'occhio, scorse una luce verde sulla consolle del computer.
- Abbiamo una soluzione di tiro, compagno comandante. Posizione contatto 341. Rotta 180, quindici nodi. Distanza stimata 2300 metri, durata della corsa del siluro 90 secondi. Chun si volt verso il suo ufficiale di tiro. - Fuoco! Il Grande Guida sussult quando due ET-80 a guida a cavo ottico uscirono dai tubi di lancio e si avventarono a cinquanta nodi verso la nave americana.
A bordo della nave americana John Young
- Oh, merda! Signore, effetti idrofonici direzione 135... siluri diretti verso di noi!
Il grido dell'addetto al sonar per poco non procur a Deveroux un arresto cardiaco. Oh, mio Dio. Afferr il comunicatore della plancia.
- Signor Hall, siluri a 135! - Non c'era bisogno di dire all'ufficiale di rotta le misure da prendere.
Guard l'ufficiale antisommergibili. - Mettere in acqua e attivare i Nixie! - I falsi bersagli potevano ingannare qualcuno dei siluri in avvicinamento. L'acqua era un po' troppo bassa per usarli normalmente, ma in quel momento il rischio che urtassero contro il fondo non aveva importanza.
Nell'uscire dal CIC per salire in plancia, sent la nave virare a destra, per allontanarsi dalle torpedini. Una vibrazione del ponte gli rivel inoltre che la velocit era aumentata.
Deveroux giunse in plancia appena in tempo per sentire un thump quando da uno dei tubi di lancio di sinistra usc un Mark 46 diretto verso la posizione di partenza dei siluri nemici. I Mark 46 non si comportavano molto bene nei bassi fondali e, senza una soluzione di tiro a controllarli, era come sparare un colpo alla cieca nella direzione generica del nemico. Ma l'altro comandante non poteva sapere se la mira era accurata. Forse avrebbe fatto allontanare il sommergibile nemico. Forse.
Prese un telefono. - Messaggio flash alla Settima flotta e a Chinhae! - Sentiva che la nave accelerava, che solcava il mare sempre pi in fretta. Avanti, bella. Fa' vedere cosa sai fare. Non farti beccare da quei bastardi.
L'intercom del sonar torn a farsi sentire. - Comandante, vedo due siluri, direzione 125 e in avvicinamento. Tutti e due convergono su di noi. Uno piega a sinistra. L'altro si mantiene sulla rotta. Il Lamps sta calando una serie di boe sonar.
Deveroux non rispose. Non poteva fare pi di quello che aveva gi fatto.
A bordo del sommergibile nordcoreano Grande Guida
- Compagno comandante! Gli americani hanno fatto fuoco contro di noi. Siluro a 331 gradi.
Chun assent, con filosofia. C'era da aspettarselo. - I nostri sono agganciati sul bersaglio?
- S, signore.
- Bene, tagliate i cavi. - L'ufficiale di lancio obbed, tagliando i sottili cavi che gli permettevano di controllare i movimenti dei siluri diretti verso la nave americana. Adesso quei siluri erano lasciati a se stessi, e dovevano raggiungere il bersaglio con i dati raccolti dai loro sonar attivi.
- Barra a destra. Portare la velocit a quindici nodi. Sganciare un bersaglio. - Chun cominci a dare gli ordini che dovevano permettere al suo sottomarino di sfuggire al pericolo. Avrebbero certamente evitato quel siluro americano. E in caso diverso? Chun alz le spalle, mentre guardava lo schermo che mostrava i suoi siluri diretti verso il nemico. In caso diverso, pens, non sarebbero colati a picco da soli.
A bordo della nave americana John Young
Era una corsa. Una corsa tra la vita e la morte. Una corsa che il cacciatorpediniere americano stava perdendo. La nave cercava di uscire dal cono di rilevamento dei siluri nemici, virando e accelerando per degradare la soluzione di controllo di tiro del sommergibile nordcoreano. Ma le leggi della geometria e della fisica erano inesorabili, il tempo troppo scarso, e la sorpresa era stata completa.
Furono necessari due minuti e quasi due miglia nautiche, ma i siluri nordcoreani si portarono all'altezza del bersaglio. Uno lo manc: gli pass dietro e colp il Nixie rimorchiato dalla nave, a cento metri di distanza dalla poppa. L'altro era agganciato sulla chiglia della John Young e la centr.
Il siluro colp la nave a proravia delle eliche, e la forza esplosiva della sua testata da 270 kg sollev letteralmente la John Young, facendola uscire dal mare in una nube di fumo e di schiuma. Una colonna d'acqua alta quindici metri annunci la presenza del sommergibile ai porti di Chinhae e di Pusan.
La testata apr una falla di sei metri sul fianco sinistro della nave, scagli in tutte le direzioni schegge che forarono le sottili paratie di acciaio, allag il quartiere poppiero dell'equipaggio. A poca distanza dal punto d'impatto, il lanciamissili Sea Sparrow installato sulla John Young venne scalzato dalla sede e scagliato in aria, per poi finire in mare a tribordo.
In frazioni di secondo, l'onda d'urto squass la nave da un'estremit all'altra, strappando le attrezzature dalle sedi dove erano imbullonate e scagliando gli uomini contro le paratie e quant'altro conteneva la nave.
Sfortunatamente per il cacciatorpediniere americano, il suo secondo Lamps era stato rifornito di carburante e portava a bordo un siluro perch si apprestava a dare il cambio al compagno gi in volo. La forza dell'esplosione fece rimbalzare il piccolo elicottero nella sua rimessa come un fagiolo dentro una bottiglia, danneggiando la fragile macchina e schizzando kerosene per l'intera area. Una scintilla gli appicc poi il fuoco, che avvolse nelle fiamme la parte prodiera del ponte superiore della John Young.
In gran parte, gli uomini che riposavano nei quartieri dell'equipaggio vennero uccisi istantaneamente dall'esplosione del siluro, dalle schegge scagliate dallo scoppio, dall'urto. I pochi sopravvissuti annegarono pochi istanti pi tardi, quando il mare si rivers dall'enorme falla prodotta dall'esplosivo ad alto potenziale.
Il cacciatorpediniere colpito ricadde nell'acqua e cominci ad affondare a poppa. Ogni misura tendente a limitare il danno and incontro a un insuccesso, ma la nave rimase a galla per il tempo sufficiente a permettere un disciplinato salvataggio da parte delle altre navi presenti nella zona.
A bordo del sommergibile nordcoreano Grande Guida
Soddisfatto, il capitano anziano Chun si stacc dal periscopio. Lo strumento si abbass e rientr nel ponte.
Le immagini del cacciatorpediniere americano colpito erano eloquenti. Giaceva immobile nell'acqua, con la poppa quasi completamente sommersa, e accanto a esso si scorgevano tante figurine galleggiare sulle onde, con indosso i giubbotti di salvataggio di colore giallo. Il cacciatorpediniere non costituiva pi un pericolo per lui e per la sua nazione.
Viceversa, il Grande Guida era sfuggito senza difficolt al siluro nemico. Chun era convinto che l'arma americana non fosse neppure riuscita ad agganciare il suo sommergibile.
Quando il Mark 46 americano si era fermato, lui aveva ordinato ai suoi uomini di salire a quota periscopica. Era la sua prima preda; voleva darle una buona occhiata.
Adesso, per, era il momento di andarsene. Gli americani avevano certamente informato la flotta dell'attacco, e Chun era sicuro che la rappresaglia non si sarebbe fatta attendere. E lui, prima di allora, voleva essere lontano.
- Velocit di crociera. Direzione 150. Facciamo rotta per Pusan. - Aveva altri bersagli a cui dare la caccia.
24
 Attivazione
25 dicembre. Dispaccio flash dell'agenzia Reuter di Tokyo
Il primo comunicato flash trasmesso istantaneamente a pi di mille giornali, stazioni radio e reti televisive in ogni parte del mondo poteva solo ritrarre a grandi linee la portata del disastro.
BOLLETTINO DI GUERRA! INVASIONE - COREA DEL SUD! La pace e la serenit di questa giornata natalizia sono state bruscamente interrotte da una massiccia invasione nordcoreana sferrata senza preavviso e senza provocazione. Dopo le prime incursioni aeree e i primi attacchi di squadre di guastatori svoltisi nella notte con obiettivo le principali citt sudcoreane, decine di migliaia di soldati nordcoreani sono penetrati nella zona smilitarizzata che separa i due paesi. Radio Corea riferisce di aspri combattimenti lungo tutti i 900 chilometri del confine, e a Tokyo portavoce ministeriali confermano che le postazioni d'ascolto giapponesi hanno intercettato trasmissioni che indicano che grandi scontri aerei, navali e terrestri sono ora in corso lungo tutta la penisola coreana.
Seul ha proclamato la legge marziale, e tutte le comunicazioni da e per la nazione sono ora sotto strettissimo controllo militare. Non  ancora giunta alcuna conferma dai giornalisti indipendenti che si trovano nella capitale sudcoreana. Un portavoce del Pentagono si  rifiutato di fornire precisazioni, ma ha confermato che le forze terrestri e aeree americane sono totalmente impegnate nella battaglia. Tutte le basi americane in Giappone sono in pieno allarme.
Finora non c' stata ancora una reazione ufficiale di Washington agli avvenimenti del mattino.
Nel frattempo, in una trasmissione di propaganda che  stata raccolta anche dalle stazioni giapponesi, la nordcoreana Radio Pyongyang ha proclamato che il suo "eroico esercito del popolo" ha respinto un'invasione del Sud ed  ora impegnato a inseguirne i resti al di l della zona smilitarizzata.
Seguiranno nuove informazioni non appena disponibili.
RIPETIAMO. BOLLETTINO DI GUERRA! INVASIONE - COREA DEL SUD! La pace e la serenit di questa...
24 dicembre. Sala situazione della Casa Bianca
Fowler s'infil dietro il segretario alla Difesa e si sedette accanto all'ammiraglio Simpson, a dispetto delle occhiatacce di Putnam. Non aveva mai visto la Sala situazione cos affollata. I capi di stato maggiore, gran parte dei ministri, i direttori delle agenzie d'informazione, i loro principali consiglieri e i pi alti funzionari del seguito personale del presidente erano stipati in quella stanza sotterranea gi satura di fumo di sigaretta.
Su una parete, un proiettore mostrava una cartina della penisola coreana. Frecce e cerchi rossi indicavano gli attacchi aerei, terrestri e navali nordcoreani di cui si era a conoscenza. Blake conosceva bene quella situazione perch aveva passato le precedenti due ore a leggere tutti i rapporti frammentari che erano arrivati e a metterli insieme per ricostruire il quadro complessivo.
Signori, il presidente degli Stati Uniti.
Alle parole del capo del personale, tutti si alzarono in piedi, e il brusio di una decina di animate conversazioni a bassa voce lasci il posto al silenzio mentre il presidente si sedeva al posto d'onore del tavolo di riunione.
- Bene. Passiamo subito all'ordine del giorno. Abbiamo molte cose da esaminare e poco tempo per farlo. - Il presidente invit i membri del consiglio di sicurezza nazionale ad accomodarsi, si ravvi i capelli radi e poi si slacci il colletto della camicia.
Il suo abbigliamento pareva dare alla crisi un ulteriore tocco di assurdit. Il fuso di Washington era in ritardo di quattordici ore su quello della Corea, e le notizie dell'attacco nordcoreano erano giunte quando si stavano aprendo le danze al ballo natalizio della Casa Bianca. Il presidente aveva lasciato la festa per raggiungere la seduta di emergenza del Consiglio di sicurezza non appena ottenuta la conferma attraverso canali a prova di interferenza. Portava ancora il frac.
Gran parte dei ministri e degli alti funzionari era vestita come lui, e i capi di stato maggiore erano in alta uniforme. Blake, nell'abbassare lo sguardo sulla sua camicia stazzonata e sulla cravatta annodata in fretta, prov una punta di vergogna. Era a casa sua, in mezzo alla carta dei pacchetti natalizi e ai giocattoli nuovi della figlia, quando il telefono si era messo a squillare. Non aveva avuto tempo d infilarsi qualcosa di pi elegante prima che un'autopattuglia del Servizio federale di protezione venisse a prenderlo nel suo appartamento cittadino per condurlo a sirene spiegate al di l del Memorial Bridge, nelle strade di Washington sporche di neve.
Riport la sua attenzione sulle parole del presidente.
- Ammiraglio, tutti abbiamo visto i primi messaggi del generale McLaren, ma non molto altro. Allora, perch non iniziare con un riassunto dell'attuale situazione militare?
Simpson annu e si alz subito. - Certo, signor presidente.
Si port a fianco della cartina e prese una penna luminosa. - I particolari esatti continuano ad arrivare con difficolt, ma  chiaro che siamo stati colpiti da una massiccia offensiva nordcoreana in questi punti della zona smilitarizzata. - Con la macchiolina di luce della penna luminosa indic alcune aree lungo la parte occidentale della ZS.
- Questi attacchi di fanteria sono stati preceduti da una serie di operazioni di guastatori ben architettate, e da incursioni aeree su basi, comandi, centri di comunicazione e depositi. - Simpson rivolse un cenno all'addetto al proiettore; si illuminarono di luce rossa decine di punti sparsi in tutta la Corea del Sud.
Nella Sala situazione si lev un mormorio di sorpresa, e l'ammiraglio annu, con una smorfia. - Proprio cos. Ci siamo sempre preoccupati delle infiltrazioni dei nordcoreani, ma ci siamo sempre basati sul rigore delle forze di sicurezza sudcoreane per fare fronte alla minaccia. Ovviamente, nessuno immaginava che le forze di sicurezza sudcoreane fossero troppo occupate a dare un giro di vite al loro esercito per badare al Nord. - Simpson torn a guardare lo schermo. - Dunque. L'attuale situazione  questa. Il generale McLaren si  trasferito nel suo quartier generale sul campo, ma le comunicazioni sono ancora irregolari. Sappiamo che alcune forze d'urto corazzate nordcoreane hanno oltrepassato la nostra MLR in questi punti. - Sulla cartina comparvero alcune macchie di luce. - Le perdite sono state pesanti, e alcune delle nostre posizioni avanzate sono state circondate o travolte. - Scosse la testa. - Non si sa ancora quale delle due ipotesi sia quella giusta. Inoltre, i primi rapporti indicavano che alcune unit sudcoreane sono state messe in rotta dal primo attacco e non combattono pi. Ma neanche questi rapporti sono stati confermati. - Simpson fiss il presidente. - Questo  tutto quel che sappiamo, signor presidente. Mi spiace di non poter riferire di pi, ma stiamo ancora cercando di chiarirci la situazione.
Il presidente annu e si rivolse al segretario di stato. - Dai tuoi, Paul, qualche altra notizia?
Il segretario era pallido. L'ambasciatore a Seul era stato un suo caro amico. - Temo di no, signor presidente. I superstiti della nostra ambasciata stanno ancora cercando di chiarire la situazione, ma tutto  assai confuso. Anche molti esponenti del governo sudcoreano sono stati uccisi nella prima ondata di questi attacchi terroristici. - Fece un visibile sforzo per riprendere la padronanza di s. - Raccomanderei di metterci in comunicazione diretta con il presidente sudcoreano non appena possibile. Per fargli sapere che siamo al suo fianco in questa crisi.
Il presidente annu. - D'accordo. E poi parler con il primo ministro giapponese. Ma dopo che avremo un'idea abbastanza chiara delle misure da prendere. - Guard i suoi addetti alle comunicazioni. - Preparate una linea a massima sicurezza.
Si gir verso gli altri membri del Consiglio di sicurezza e fece un gesto all'addetto al proiettore. La carta si allarg immediatamente fino a mostrare l'Unione Sovietica. - Va bene.  chiaro che la situazione  abbastanza grave in Corea. Ora, voglio sapere una cosa. Che diavolo combinano i russi? Prendono parte a questa invasione nordcoreana? L'invasione  solo la premessa di qualcosa di pi grande?
Silenzio. Tutti aspettavano che qualcun altro rispondesse alla domanda del presidente.
Alla fine, Blake si schiar la gola. Era giunto il momento di tirare fuori la testa.
- S, dottor Fowler?
Fowler alz gli occhi dai suoi appunti. - Ecco, signor presidente, l'ipotesi pi attendibile  che i sovietici siano rimasti altrettanto stupiti dell'attacco quanto noi. - Sent che Putnam sbuffava in segno di disprezzo, ma non gli bad. Da vari mesi il consigliere per la sicurezza nazionale era escluso dalle decisioni politiche riguardanti il Pacifico, sapeva di esserlo e provava fastidio per la cosa.
-  solo una supposizione o c' qualche prova?
- Signor presidente, non possiamo dire di avere delle vere prove, ma mi pare la logica interpretazione dei fatti, almeno a basarsi sui segnali raccolti dall'NSA.
Blake torn a infilarsi gli occhiali. - Circa un'ora dopo l'inizio delle incursioni aeree e delle missioni di sabotaggio nordcoreane, l'NSA ha intercettato un segnale di emergenza, proveniente dal quartier generale del distretto militare sovietico per l'Estremo oriente, a Khabarovsk, e diretto a Mosca. Da allora sono stati quasi sempre in comunicazione. Ma le trasmissioni sono tutte dello stesso genere. Brevi comunicazioni da Mosca, seguite, dopo un breve intervallo, da lunghe trasmissioni da Khabarovsk. Dato il tipo di trasmissioni, penso che Mosca faccia pressappoco lo stesso tipo di domande che facciamo noi, e che il suo distretto per l'Estremo oriente cerchi di rispondere come pu.
Il presidente riflett per qualche istante, osservando la cartina. Gi. Mi sembra logico. E c' altro?
Blake annu. - S, signore. I nostri satelliti e i nostri aerei da ricognizione hanno rilevato che alcune squadriglie di difesa aerea della loro Voyska PVO per l'Estremo oriente sono passate a uno stato di allarme superiore, ma non i bombardieri a lungo raggio della loro aviazione. Anche questo testimonierebbe una reazione difensiva pi che offensiva, almeno per ora.
- Perci, non ci sono prove dirette che i sovietici si preparino a partecipare all'attacco?
- Le cose stanno pressappoco cos, signor presidente. - Blake gir la pagina del suo bloc-notes. - Inoltre, abbiamo rilevato lo stesso genere di segnali da parte dei cinesi. La loro regione militare dello Shenyang, confinante con la Corea del Nord,  entrata in stato di allarme difensivo, ma niente di pi.
Il presidente appoggi la schiena alla spalliera della sedia. - Bene. Allora, forse siamo di fronte a una semplice crisi locale.
Blake annu. - Per il momento, signor presidente. Ma se i sovietici e i cinesi dovessero fiutare una vera possibilit di successo dell'offensiva nordcoreana... - Alz le spalle. - A quel punto, tutto sarebbe possibile.
- Bene, per ora non pensiamoci. Resta solo il problema di come impedire la vittoria di quei nordcoreani bastardi. Ammiraglio?
Simpson sollev lo sguardo. - Il mio reparto studi e gli altri capi di stato maggiore hanno preparato un elenco di possibilit. A breve scadenza, ritengo essenziale portare sul luogo della battaglia aerea le nostre squadriglie di F-15 con base in Giappone e a Okinawa. Nelle prime incursioni l'aeronautica sudcoreana  stata pesantemente colpita, e lo stormo di F-16 di Kunsan sar stato quasi certamente usurato dalla superiorit numerica avversaria. E penserei di far partire per quella zona una task force della Settima flotta. Sottomarini e navi portamissili nordcoreani stanno gi cercando di bloccare le rotte verso la Corea del Sud.
- Approvato. Invii gli F-15 e la Settima flotta non appena possibile. - Prima di continuare, il presidente attese che Simpson passasse un appunto a uno dei suoi aiutanti. - Va bene, Phil. Quali sono le altre possibilit militari?
- Be', penso che l'esercito dovrebbe mandare a McLaren qualche rinforzo. Laggi, al momento, ha solo la Seconda divisione, e la fanteria tende a consumarsi molto in fretta, in questo tipo di combattimenti.
Blake era d'accordo con l'ammiraglio. I sudcoreani erano in grado di mobilitare molti pi uomini di quanti ne avrebbero potuti inviare per nave gli Usa, ma ogni uomo in pi era importante. Inoltre avrebbe mandato a Pyongyang, Mosca e Pechino i giusti segnali, mostrando loro la decisione degli americani.
Simpson continu: - Con il suo permesso, signor presidente, avvertirei i comandanti della Sesta leggera in Alaska, della Settima leggera di Fort Ord, e della Nona motorizzata di Fort Lewis di prepararsi a un trasferimento nella Corea del Sud. Nelle Hawaii, la Brigata di pronto intervento della 25a si sta gi preparando. - Indic il generale a quattro stelle dei marine che gli stava alla sinistra. - Il comandante dice che la Terza divisione dei marine di Okinawa sta gi preparandosi a partire e che le navi posizionate a Tinian partiranno entro sei ore. Hanno a bordo tutto il materiale di una brigata pesante. Inoltre ha gi messo in stato di all'erta la Prima divisione dei marine di Camp Pendleton e parte delle forze del Pacifico a Palms 29.
Il presidente si gingillo per un istante con una penna, prima di chiedere: - E avete i mezzi aerei e navali necessari per trasferire tutti questi uomini?
Simpson scosse la testa. - Non ne abbiamo neppure la met. Ma sono certo di avere l'assistenza della flotta mercantile coreana e delle loro linee aeree nazionali. Chiederei anche il permesso di iniziare la mobilitazione degli elementi della Costa occidentale della Flotta di riserva della difesa nazionale e di una parte limitata della Riserva civile aeronautica. Le linee aeree strilleranno per alcuni giorni, ma noi abbiamo bisogno di vettori.
Anche ora il presidente riflett per qualche istante prima di rispondere: - Va bene. Facciamo cos. Lei prepari gli ordini, io li firmer.
- Mi scusi, signor presidente. - Putnam si sporse in avanti, con la faccia arrossata e la voce leggermente stridula, ovviamente irritato perch nessuno aveva badato a lui nel corso della discussione. - Non si dovrebbe consultare con i nostri alleati e con i leader del Congresso prima di adottare queste misure? Intendo dire, non vogliamo prendere queste decisioni da soli.
Blake aggrott la fronte. Il presidente se ne accorse e gli fece cenno di rispondere.
- Sarebbe bene consultarsi con i nostri alleati non appena possibile, signor presidente - disse il giovane. - Ma non occorre dare loro la possibilit di porre il veto sulle nostre decisioni odierne. Le misure che lei sta ora prendendo ricadono entro le deliberazioni approvate nel giugno e luglio 1950 dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, in cui si chiede agli stati membri di far fronte con la forza all'aggressione nordcoreana. Quelle deliberazioni non sono mai state annullate. Perci, tecnicamente, i nostri alleati hanno gli stessi nostri obblighi nei riguardi della Corea del Sud. - Blake indic la carta geografica.
Ma nessuno di loro ha la possibilit di trasportare nella regione del Pacifico gli uomini e il materiale bellico occorrente. Praticamente, dunque, in qualsiasi caso dovremmo agire da soli.
Putnam arross ancor di pi. - Forse  vero. Ma il Congresso? Per la legge sui poteri di guerra...
- Oh, piantala, George! - lo interruppe il presidente. - Nessuna amministrazione ha mai ammesso la costituzionalit della legge sui poteri di guerra, e non intendo farlo io adesso. Cristo! Vuoi che faccia credere ai nordcoreani di dover andare dal Congresso con il cappello in mano, se intendo tenere laggi le nostre forze pi di novanta schifosi giorni? - Picchi la mano su tavolo. - Neanche per idea, signor Putnam! Questo  un problema di sicurezza nazionale, e io agisco nella mia veste di comandante in capo. Con i leader del Congresso, mi vedr in seguito. - Il presidente rivolse al suo consigliere per la sicurezza nazionale uno sguardo gelido. - Qualche problema, George?
Putnam, imbarazzato, tacque, mentre gli altri membri del Consiglio di sicurezza distoglievano accuratamente lo sguardo. Blake abbass gli occhi sul tavolo per non sorridere. Il presidente si era ovviamente stancato di fingere rispetto per le opinioni di Putnam.
- D'accordo. Qualcuno ha altri temi di cui dovremmo discutere ora? Tra poco dovr fare un discorso alla TV e vorrei poterci lavorare sopra. - Il presidente si guard attorno.
Simpson annu. - S, signor presidente. Un'ultima cosa. Vorrei aumentare il livello Defcon delle nostre forze nel Pacifico. Non c' ragione di credere che gli attacchi della Corea del Nord si limitino alle nostre basi e ai nostri uomini della Corea del Sud.
Il presidente scosse la testa. - Lei ha tutte le ragioni di preoccuparsi, Phil. Ma per ora non voglio un allarme generale del Comando del Pacifico. Potrebbe causare un'inutile reazione sovietica. Per ora, si limiti ad allertare le nostre forze della Corea e del Giappone. Voglio tenere questa crisi confinata laggi il pi possibile, chiaro? - Si alz, e gli altri lo imitarono. - Benissimo, per ora interrompiamo la riunione, ma voglio che in questa sala ci sia sempre un gruppo di crisi. E ognuno di voi dovr essere pronto a riprendere la riunione in qualsiasi momento,  chiaro? - Tutti annuirono. - Bene. Questi bastardi nordcoreani ci hanno sorpreso con le brache calate. Ma adesso tiriamocele su e prendiamoli a calci nei denti. - La voce e l'espressione del viso del presidente erano quanto mai decise, e da ogni parte della Sala situazione giunsero i mormorii d'assenso dei membri del Consiglio di sicurezza.
Blake si augur che fossero sufficienti.
25 dicembre. Studio Ovale, la Casa Bianca
Il truccatore aveva fatto un ottimo lavoro, pens Blake Fowler, osservando il presidente da una posizione laterale, dietro il mucchio di cavi e le telecamere che ora ingombravano lo Studio Ovale.
L'aria stanca, nervosa e preoccupata del capo dell'esecutivo era scomparsa e al suo posto si scorgeva soltanto un'espressione calma e sicura di s, mentre rivolgeva il suo discorso alla nazione.
- Fratelli americani, ormai molti di voi saranno a conoscenza delle voci di combattimenti in corso nella penisola coreana. Devo dirvi che queste voci sono veritiere e che siamo ancora una volta impegnati in una lotta disperata per la libert del nostro mondo.
"Dall'alba di oggi... di questo giorno reso sacro in tutto il mondo dalla nascita del Principe della Pace... forze comuniste provenienti dalla Corea del Nord hanno assalito brutalmente e senza preavviso una vasta serie di obiettivi civili e militari all'interno della Repubblica di Corea. I loro assalti si sono indirizzati anche contro nostri diplomatici e contro soldati americani che erano laggi per servire la causa della libert e della pace sotto gli auspici delle Nazioni Unite. Molti nostri fratelli hanno gi dato la vita opponendosi eroicamente a questa aggressione vigliacca e assolutamente immotivata."
Il presidente fiss la telecamera; la sua voce si indur.
- Ma il loro sacrificio non sar vano. La Corea del Nord pagher duramente lo scotto della sua vile aggressione. I nordcoreani hanno sparato il primo colpo di questo conflitto, ma vi assicuro che saremo noi a sparare l'ultimo.
"E con l'aiuto di Dio e con la nostra decisione e il nostro coraggio la causa della libert torner a trionfare nella Repubblica di Corea. Insieme con gli altri membri delle Nazioni Unite e con la coraggiosa popolazione sudcoreana, gli Stati Uniti d'America resisteranno a questo folle attacco comunista con tutti i mezzi proporzionati all'attacco di cui dispone.
"Non desisteremo finch non avremo ridato ancora una volta la benedizione della pace e della libert al popolo della Repubblica di Corea.
"Di conseguenza ho proclamato una condizione di emergenza nazionale per la durata del conflitto. Con effetto immediato, tutte le navi e gli aerei registrati sotto..."
Blake si volt per allontanarsi. Le parole cruciali erano state pronunciate. L'America era entrata in guerra.
25 dicembre. Il Cremlino, Mosca
Il segretario del Partito comunista chin gravemente la testa verso il generale fermo accanto alla grande cartina del Pacifico settentrionale. - Grazie, compagno. Lei ci ha informato in modo conciso e illuminante.
Il segretario si guard attorno, nella stanza lussuosa, dalle pareti coperte di pannelli di legno e arredata con lampade di lucido ottone, tappeti spessi e dipinti di valore inestimabile. Non proprio la stanza in asettico stile moderno che molti avrebbero ritenuto adatta a ospitare i leader del pi potente stato marxista. Questo pensiero destava sempre in lui un lieve sorriso.
Guard un uomo massiccio, dal collo taurino, seduto all'estremit opposta del tavolo. Il direttore del KGB sembrava pi un macellaio o un agricoltore che una grande spia, pens. E, a giudicare dai suoi pi recenti sforzi, forse quei ruoli sarebbero stati pi adatti a lui. Espresse sotto forma di parole questa considerazione: - Bene, Viktor Mikhailovic, siamo lieti di aver potuto disporre dei rapporti della sua meravigliosa organizzazione per prepararci alla notizia di questa guerra.
Il pesante sarcasmo fece arrossire il direttore del KGB. - Le azioni del regime nordcoreano sono sempre state difficili da prevedere, compagno segretario. L'ho fatto rilevare ogni volta, nei rapporti che ho presentato sulla situazione.
- Oh, verissimo, Viktor. Naturalmente,  stata solo la nostra leggerezza... - il segretario indic gli altri membri del Politburo -... a farci leggere frasi come "la probabilit di vere e proprie azioni di guerra  trascurabile" e a ritenere che fossero giuste. Devo citare altre parti del suo ultimo rapporto, Viktor?
Il direttore del KGB non rispose.
- Bene. - Il segretario si infil gli occhiali. - Ah, ecco qui... "Invece di azioni offensive, la Repubblica democratico-popolare di Corea opter quasi certamente per una sempre pi intensa campagna terroristica e sovversiva tendente ad accrescere la destabilizzazione del Sud." - Guard il direttore del KGB. - Un rapporto quanto mai accurato, eh, Viktor? Naturalmente, a patto di considerare un'invasione di pi di seicentomila uomini come una "campagna terroristica" molto "intensa". - Sorrise a denti stretti. Ora vedeva gonfiarsi le vene sul collo taurino dell'uomo.
Poi lasci perdere. Far venire prematuramente un attacco cardiaco al direttore del KGB sarebbe stato un piacere, ma non sarebbe servito a niente. - Bene, compagni. Come avete visto,  sorto un problema. I nostri amici nordcoreani si sono assunti la responsabilit di fare guerra agli Stati Uniti. Il nostro problema, perci,  di decidere quale dovr essere la nostra risposta. - Indic la carta, per dare inizio al dibattito.
Il primo a parlare fu il ministro della Difesa. - Con tutto il rispetto, compagno segretario, credo che dovremmo considerarla un'occasione da non perdere. Come ci  stato mostrato dal rapporto del generale, finora l'offensiva nordcoreana ha incontrato uno straordinario successo. Con una giudiziosa assistenza da parte nostra, la Corea del Nord potrebbe vincere questa guerra. - Si alz e si avvicin alla carta geografica. - I benefici strategici di una simile vittoria sono chiari, e potrebbero perfino superare quelli che abbiamo ottenuto dopo il Vietnam. - Pass le mani sulla carta, indicando il Giappone, le Filippine, Formosa e Singapore, dove infine si ferm. - Distruggendo ancora una volta l'immagine dell'America come alleato affidabile, una vittoria nordcoreana spingerebbe il Giappone e le altre potenze economiche asiatiche emergenti ad adottare una posizione di maggiore neutralit. Questa posizione ci permetterebbe di estendere pi facilmente la nostra presenza nella regione e di procurarci importanti tecnologie strategiche progredite. - Alla prospettiva, gli occhi scuri del ministro brillarono, sotto le folte sopracciglia. Prosegui: - Cacciando gli americani dalla Corea, compagni, potremmo farli ritirare anche da buona parte del Pacifico. Allontanarli dalle loro basi d'attacco in Giappone e nelle Filippine. I vantaggi per la difesa della madrepatria e per una nostra maggiore penetrazione nel Pacifico sarebbero incalcolabili.
Il ministro degli Esteri, un uomo magro e vestito in modo impeccabile, obiett: - Via, compagno. Non proporr un intervento diretto contro gli americani? Sarebbe una follia.
- No, no - rispose con irritazione il ministro della Difesa. - Una guerra globale contro gli Stati Uniti  fuori questione. So meglio di lei che il rapporto strategico tra le rispettive forze non  ancora decisamente a nostro favore. Quando sar a punto il nostro sistema antimissili balistici, forse allora... ma non adesso.
Il segretario giudic che fosse giunto il momento di intervenire nella discussione. - Allora, che cosa propone, Andrei? - Lo disse in tono amichevole, perfino ansioso.
- Di continuare a fornire alla Corea del Nord le armi progredite che le stiamo gi fornendo, di inviare pezzi di ricambio e di sostituire gli armamenti persi in battaglia.
- Perch continuare ad aiutare quel paese? - obiett uno dei membri. - Non ci ha mai avvertito delle sue intenzioni.
Il ministro della Difesa lo fiss. - Dobbiamo continuare ad aiutare i nordcoreani per gli stessi motivi che ci hanno consigliato di aiutarli fin dall'inizio. Se non ci compreremo la fiducia del regime di Kim con le nostre armi e il nostro aiuto, correr a farsi aiutare dai cinesi. La Corea del Nord finir entro la sfera d'influenza cinese, e, compagni, un alleato della Cina ai nostri confini  proprio l'ultima cosa che possiamo augurarci. - S'interruppe per dare loro il tempo di riflettere su questa affermazione; poi continu: - Compagni, non credo che i nordcoreani possano vincere una guerra tecnologica moderna senza il nostro aiuto. Lo sanno anche loro, e quando dipenderanno in tutto e per tutto dai nostri rifornimenti di armi, potremo dettare le condizioni. Saremo noi a controllarli. E oltre ad aumentare i nostri aiuti a Kim, possiamo ridurre il flusso di rifornimenti al regime sudcoreano.
Il ministro degli Esteri sollev un sopracciglio. - E come pensa di farlo?
- Esercitando pressioni sui giapponesi. Gli americani hanno bisogno del loro spazio aereo, dei loro porti e dei loro campi di volo per inviare rinforzi e rifornimenti in Corea del Sud. Una severa nota diplomatica a Tokyo, in cui si protesta per il loro intervento in questa lotta interna" tra coreani, potrebbe indurre i giapponesi ad assumere una piena neutralit. E questo soffocherebbe i tentativi americani di portare laggi rifornimenti.
Il segretario chiese: - Crede che basti una nota diplomatica per avere un simile effetto sui giapponesi?
- S. - Sulle labbra del ministro della Difesa comparve un sorriso antipatico. - Se accompagnata da intense manovre aeronavali al largo delle loro coste. - Alz le spalle. - Chi lo pu dire? Forse potremmo perfino parlare loro di restituzione delle Isole Kurili. - Tutti sorrisero. I sovietici si erano impadroniti di quelle isole alla fine della Seconda guerra mondiale e se le erano tenute. Non avevano alcuna intenzione di lasciarle pacificamente.
- Prosegua, Andrei. La ascoltiamo. - Il segretario si accost maggiormente al tavolo.
- Be', potremmo fornire al Nord utili informazioni militari sui movimenti americani nel Pacifico. I dati Rorsat. Quel genere di cose. - Il ministro della Difesa guard un modellino di aereo fissato alla carta geografica, nei pressi di Pyongyang. - E infine, compagno segretario, potremmo "permettere" ai nostri istruttori dei MiG-29 gi presenti nella Corea del Nord di offrirsi "volontari" per partecipare ai duelli aerei. Questo genere di appoggio concreto sar molto importante per i piccoli compagni gialli. E fornir ai nostri equipaggi un'utile esperienza di combattimento.
Il ministro degli Esteri aggrott la fronte. - Compagni, con tutto il rispetto per il ministro della Difesa, ho detto prima che  una follia e adesso lo ripeto! Stiamo per firmare con gli americani un accordo sulle armi a lungo raggio... un accordo che ci favorisce. Non  proprio il momento di riprendere la Guerra fredda! - Senza accorgersene, si raddrizz la cravatta. - E, cosa ancor pi importante, le banche occidentali cominciano solo ora a darci i finanziamenti che ci occorrono. Ci vorranno nove anni per ritornare a casa delle perdite subite con il nostro intervento in Afghanistan. Non dobbiamo ripetere oggi la stessa follia.
Attorno al tavolo, molte teste annuirono gravemente. Tra cui quella del direttore del KGB.
Il segretario si rivolse al ministro della Difesa. - Allora, Andrei? Come rispondi a questa accusa?
- Rispondo che il mio amico, il ministro degli Esteri, si sbaglia. Che ha paura delle ombre. - Il ministro della Difesa picchi il pugno sul tavolo, facendo trasalire alcuni dei pi vecchi membri del Politburo. La battuta sull'Afghanistan doveva avere stuzzicato una ferita ancora aperta, pens il segretario.
- Gli americani sono sciocchi e deboli di mente, e tendono a dimenticare. Non oseranno portare la questione della Corea del Sud sul tavolo dei loro amati colloqui sugli armamenti. E del resto, anche se interrompessero le trattative, presto tornerebbero a negoziare. A spingerli a farlo, ci penserebbe la loro politica interna.
Questo era vero, pens il segretario. La capacit di illudersi degli americani non mancava mai di stupirlo. Riflett sulla cosa mentre il dibattito infuriava attorno a lui.
Non tutte le affermazioni del ministro della Difesa erano convincenti, ma il segretario era allettato dalla possibilit di maggiori commerci e di pi corposi trasferimenti di tecnologie dalle nuove potenze economiche asiatiche. Commercio e tecnologie che gli avrebbero permesso di rivitalizzare pi in fretta l'economia sovietica.
Si port la mano al mento. I paesi asiatici, pur essendo dei giganti dal punto di vista dell'economia, erano dei pigmei da quello militare. Una volta privi della protezione americana, sarebbe stato facile tenerli in riga con una giudiziosa combinazione di pressioni dirette, sovversione interna e fantasiosi balletti diplomatici.
L'idea non gli dispiacque; cominci a studiare gli uomini attorno a lui, socchiudendo gli occhi.
Nella questione della Corea del Nord, le fazioni interne del Politburo erano altrettanto importanti quanto i fatti stessi. Vista la cosa sotto questa luce, il realismo politico imponeva di decidere a favore del ministro della Difesa. Nonostante tutti i suoi sforzi, la posizione del segretario rimaneva alquanto esile: dipendeva da una coalizione di voti sempre fluttuante. Le forze armate erano una parte cruciale di quella coalizione. Fino a quel momento avevano sostenuto le sue riforme, pensando che in futuro avrebbero portato a una maggiore forza militare. Se ora lui si fosse opposto alla loro volont, per quanto tempo avrebbero continuato ad appoggiarlo?
Non per molto, si disse. Il segretario annu tra s. Mettendo insieme i loro voti, lui e il ministro della Difesa potevano ottenere l'approvazione del Politburo, nonostante le obiezioni del ministro degli Esteri.
L'Unione Sovietica avrebbe continuato ad aiutare gli "amici fraterni socialisti" della Corea del Nord.
Ma qualcosa continuava a preoccuparlo. Un altro fattore che richiedeva di essere valutato. Ah, s. La Cina.
Si prese un appunto mentale di chiedere al KGB e al GRU di accelerare la raccolta di informazioni in Manciuria. Forse era il caso di tentare un altro sforzo diplomatico per ridurre la tensione tra loro e Pechino. Era poco probabile che i cinesi riuscissero a cambiare la situazione nordcoreana, ma era meglio evitare sgradevoli sorprese.
Il segretario torn a interessarsi del dibattito. Anche se ormai aveva deciso la futura linea di condotta, le forme andavano rispettate.
26 dicembre. Pechino, Repubblica popolare cinese
Profondamente assorto nei suoi pensieri, il primo ministro della Repubblica popolare cinese camminava lungo le strade battute dal vento della Citt Proibita. Un gruppo di guardie del corpo lo seguiva, rabbrividendo al gelo dell'inverno.
Il primo ministro sapeva che i suoi accompagnatori odiavano cordialmente quelle lunghe, lente passeggiate di mezzogiorno nelle piazze e nei palazzi della vecchia residenza imperiale. Ma lui le trovava utili. Gli permettevano di riflettere.
Naturalmente, servivano anche a un altro scopo. Dovevano dimostrare la sua relativa giovent e le sue buone condizioni fisiche. Molti membri del Politburo avevano gi passato da tempo l'et della giovinezza. Alcuni, tra cui i suoi due principali colleghi - il presidente e il segretario del partito - avevano gi superato gli ottant'anni o stavano per superarli.
Di per se stessa, la sua aria giovanile non gli dava un grande vantaggio. Nonostante quarant'anni di governo marxista, il popolo cinese nutriva ancora la tradizionale venerazione nei riguardi dei vecchi e attribuiva loro automaticamente la virt della saggezza. In effetti, quell'atteggiamento nei riguardi della vecchiaia si era insinuato perfino nel partito. E lo stesso primo ministro doveva ammettere di condividere almeno in parte l'antico rispetto per gli anziani, nonostante gli anni da lui trascorsi in Unione Sovietica come ingegnere e come amministratore.
Comunque, la quotidiana prova di buona salute ricordava ai colleghi e ai giovani membri del governo che dovevano aspettarsi di averlo con loro ancora per molti anni: per molto tempo, dopo che la prima generazione della rivoluzione fosse morta e sepolta. E questo era utile. Gli dava un vantaggio nelle feroci lotte intestine che spesso agitavano il partito per questioni di politica interna ed estera.
Anche se quel vantaggio non era certamente comparso durante il dibattito mattutino sulla politica coreana, pens il primo ministro, nel girare dietro un angolo e nell'incamminarsi sui gradini che portavano a uno dei magnifici cortili interni della Citt Proibita. Dietro di lui, una delle guardie scivol su uno strato di ghiaccio nascosto fra i ciottoli del passaggio. Il primo ministro non si volt: n per l'imprecazione sfuggita all'uomo, n per le sue scuse.
No, pens. Quella mattina, la riunione del Consiglio della Difesa - convocata per decidere la posizione da adottare in merito al pazzo colpo di testa nordcoreano - era stata ancor pi del solito un incontro sotterraneo di lotta libera... con tutti i partecipanti che giravano attentamente l'uno intorno all'altro, in attesa della mossa falsa dell'avversario che poteva portare alla vittoria.
Ma nessuno l'aveva trovata. E la riunione, di conseguenza, era giunta solo a un compromesso poco soddisfacente. Un compromesso che non piaceva neanche a lui, nonostante fosse stato proposto dallo stesso primo ministro.
Si trattava per dell'unica politica realistica che la Cina potesse seguire in quella fase del nuovo conflitto coreano. Il Politburo era suddiviso troppo esattamente fra conservatori, moderati e progressisti per poter adottare una posizione meno equivoca.
Il primo ministro annu tra s, mentre usciva da un monumentale portone sormontato da un drago imperiale in pietra. La politica da lui suggerita - quella che infine era risultata vincente - era la migliore tra le due alternative immediate disponibili alla Cina. Ed era la migliore perch era facilmente adattabile a qualsiasi rivolgimento del complesso gioco politico e militare che aveva luogo in Corea.
Da diversi anni la Cina stava perdendo la gara con i sovietici per esercitare la propria influenza sulla Corea del Nord. Semplicemente, non possedeva le armi ad alta tecnologia ardentemente desiderate da Kim Il-Sung e da suo figlio. E il primo ministro sapeva che il fallito tentativo di assassinio, opera del suo predecessore, era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso. Esso aveva dato al giovane Kim il potere che gli occorreva per far gravitare decisamente la Corea del Nord entro il campo sovietico.
Dato questo, alcuni dei membri moderati e di quelli progressisti del Politburo avevano chiesto di opporsi apertamente all'aggressione nordcoreana. Parlavano con disprezzo dell'antiquato stalinismo del vecchio Kim e del suo "culto della personalit". Ma il primo ministro si era affrettato a far tacere quel genere di discorsi. I conservatori del partito erano ancora in grado di opporsi a un'azione che sarebbe stata da loro interpretata come un tradimento nei riguardi dei fratelli comunisti di Pyongyang. Soprattutto ora che l'offensiva nordcoreana pareva procedere cos bene. E la Cina non poteva rischiare un'altra lotta intestina per il potere, in un momento di grave crisi internazionale.
Nello stesso tempo, la sua nazione non poteva permettersi di sostenere apertamente l'azione della Corea del Nord. Per prima cosa, da Pyongyang c'era poco da ricavare: i sovietici vi si erano radicati troppo saldamente. Inoltre, prestando apertamente il proprio aiuto alla Corea del Nord mentre questa uccideva in battaglia i soldati americani, la Cina avrebbe quasi certamente perso i legami commerciali con gli Usa, ottenuti con grande difficolt e indispensabili per la crescita economica del paese. La perdita era troppo grave, perfino per i conservatori del partito.
Ma neppure l'alternativa di un'aperta, conclamata neutralit era accettabile. Anzi, forse era la scelta peggiore. Una dichiarazione di disinteresse verso una guerra combattuta entro la propria sfera di influenza avrebbe smentito le aspirazioni della Cina al rango di grande potenza mondiale.
Ecco perch il Politburo aveva infine accolto il suo suggerimento di non adottare una posizione netta. La Cina avrebbe inviato a Kim Il-Sung le armi e i rifornimenti richiesti, e avrebbe ufficialmente definito la guerra "una questione interna che doveva essere risolta dal popolo coreano". E il primo ministro si riprometteva una tranquilla conversazione con l'ambasciatore americano per far capire agli Usa la sua posizione. Questa diplomazia dietro le quinte poteva evitare che l'America reagisse in modo esagerato all'appoggio logistico fornito dalla Cina all'invasione di Kim. Almeno, cos si augurava.
Pur essendo tutt'altro che soddisfacente, il compromesso poteva subire ogni tipo di alterazione, se fosse cambiata la situazione sul campo di battaglia. E per la mentalit del primo ministro, abituata a guardare le cose con l'occhio dell'ingegnere, la flessibilit era in se stessa una virt.
Guard l'orologio. Doveva ritornare in ufficio per l'incontro con il Comitato per l'elettrificazione rurale. Allontan dalla mente, a fatica, il pensiero della guerra e della politica internazionale, e pens alle piccole centrali idroelettriche e a quelle a carbone.
La Cina aveva deciso. Avrebbe atteso i prossimi sviluppi della situazione sui monti coperti di neve e sulle risaie ghiacciate della Corea.
26 dicembre. QG, 3a Divisione marine, Okinawa
Il maggiore generale Andrew Pittman del corpo dei marine mostr al suo ufficiale operativo il fax di Washington. Aggrott le sopracciglia folte e scure che erano il suo connotato pi appariscente. Dopo una notte senza toccare il letto, il suo accento texano era pi forte che mai. - Allora, cosa ne pensi, Brad? Quanto c' ancora da aspettare, prima che tutto sia a bordo e pronto a partire per Pohang?
Alto e magrissimo, il colonnello Owen Bradley Strang lesse il comunicato ad alta priorit proveniente dal capo degli stati maggiori; poi lo restitu al suo superiore. Distrattamente, si pass una mano sulla pelle del cranio, ravviando dei capelli da tempo assenti. - Andando contro tutte le regole e abbreviando le procedure come abbiamo fatto da quando abbiamo ricevuto la prima chiamata?
Pittman annu.
Il colonnello alz le spalle. - I due reggimenti di fanteria, il Primo battaglione anfibio, il battaglione del quartier generale, e il Terzo ricognitori possono essere a bordo con tutto il materiale nelle prossime ventiquattr'ore. Per l'artiglieria, la sussistenza e il Settimo comunicazioni occorrer di pi. La Peleliu deve arrivare da Subic Bay; una volta che sar qui, avremo pi spazio per il materiale pesante.
- Tempo previsto, Brad?
Strang abbass lo sguardo sulla strada del porto, stipata di autocarri. Verso mezzanotte, il cielo si era coperto di nuvole, accompagnate da forte vento e scrosci di pioggia. Anche dopo il sorgere del sole, a causa della scarsa visibilit, la capitaneria di porto aveva lasciato accesi i riflettori lungo i moli. Alla loro luce abbagliante, venti e pi battelli anfibi della marina, dipinti di grigio, erano sballottati dalle onde alte, grigioverdastre.
A mano a mano che gli autocarri carichi di uomini e di materiale raggiungevano il cancello principale del porto, ufficiali della marina e dei marine che indossavano impermeabili di plastica e tute mimetiche assegnavano il carico a una delle navi. La divisione sarebbe partita da Okinawa pronta per la battaglia: attrezzature e riserve indispensabili erano distribuite sulle varie navi, in modo che la perdita di qualche unit a causa di un attacco nemico non impedisse ai marine di raggiungere il campo di battaglia.
Strang rispose al suo comandante: - Con il tempo che ci gioca questi scherzi, occorreranno almeno settantadue ore per caricare tutto. - Anche questo era una sorta di piccolo miracolo, reso possibile unicamente dal costante allenamento e dall'accurata pianificazione studiata negli anni precedenti. Strang ringrazi Dio per le annuali esercitazioni che si tenevano in Corea per rafforzare lo spirito di squadra.
I due uomini tacquero mentre la finestra era colpita da una raffica di vento carico di pioggia.
Poi Strang si schiar la gola. - Naturalmente, potremmo sempre spezzare in due parti la divisione. Partire ora con la maggioranza degli uomini e farci seguire poi dai mezzi pesanti.
Ma Pittman scosse la testa. - No, Brad. Poco fa ho parlato con l'ammiraglio. La marina ha classificato come area ad alto rischio l'intero Stretto di Corea, e non ci sono abbastanza scorte per proteggere due convogli. - Tamburell con le dita sul ripiano della scrivania, scandendo un ritmo dall'aspetto marziale. Poi sollev la testa. - Va bene. Settantadue ore.
Scrisse in fretta una risposta al messaggio del capo degli stati maggiori e lo pass a Strang per la codifica e la trasmissione.
Il colonnello stava per uscire, quando Pittman lo chiam: - Ancora una cosa, Brad.
Strang si gir. - S, generale?
- Niente casini, eh? Quel che non  a bordo tra settantadue ore, resta sulla spiaggia. E non voglio lasciare niente sulla spiaggia, chiaro?
Il colonnello annu. - S, s, signore. Ho sentito, forte e chiaro. - I marine andavano alla guerra e Pittman voleva che tutti i fucili, tutte le granate, tutto il materiale partissero con loro.
Base aerea di Travis, Fairfield, California
Anche i bassi e ondulati rilievi del nord della California erano bagnati dalla fredda pioggia invernale: pioggia portata da un fronte di perturbazione proveniente dal Pacifico, che avanzava verso la terraferma per andare poi a coprire di neve la Sierra.
La pioggia riempiva di basse pozzanghere le piste rinforzate, extra-lunghe della base di Travis, e alla luce dei riflettori assumeva un aspetto oleoso.
Una pozzanghera della pista principale scomparve in un attimo, trasformata in milioni di goccioline infinitesimali dallo scarico dei quattro enormi jet di un aereo da trasporto C-5 del Comando aereo militare. Con un ruggito assordante, il C-5 cominci a prendere la rincorsa quando i suoi motori raggiunsero la piena potenza; poi acquist velocit, sal pesantemente nell'aria e con un'ampia virata fece rotta verso ovest.
Il rombo dei motori si allontan, per essere immediatamente sostituito da quello di altri C-5 e C-141 che rullavano sulle piste per portarsi al decollo o che attendevano immobili che gli uomini della Settima divisione di fanteria leggera e il loro equipaggiamento salissero a bordo. Un flusso ininterrotto di autobus e di camion provenienti da Fort Ord - base americana della Settima - usciva dall'autostrada 80, oltrepassava il cancello del campo e si univa alle lunghe file di soldati in tenuta da combattimento che attendevano il loro turno per salire su un trasporto truppe.
Il ponte aereo per la Corea si era messo in moto non appena si era riusciti a radunare una parte degli effettivi della divisione e degli equipaggi del comando aereo, che in quel momento erano in licenza natalizia. Molti uomini si trovavano ancora in viaggio, sorpresi dalla crisi mentre erano a casa propria, in tutte le parti degli Stati Uniti. Quando arrivavano alla base, con l'aria stanca e smarrita, gi logorati dal cambiamento di fuso orario e dalle preoccupazioni familiari, il ciclo ininterrotto di salite, partenze e atterraggi proseguiva. Sarebbe continuato per altre novantasei ore.
25
 Il quadro complessivo
25 gennaio. QG sul campo, 8a Armata, a nord di Seul
McLaren entr nella tenda senza farsi annunciare. Alcuni uomini, accanto alla porta, si accorsero del suo arrivo e fecero per mettersi sull'attenti, ma lui li ferm con un gesto. Tutti erano troppo stanchi e indaffarati per perdere tempo con il regolamento.
Anche McLaren era stanco, ma non esausto come in precedenza. Una volta rimesso in funzione il QG sul campo, era andato a dormire per quattro ore nella roulotte del comando. Molto tempo addietro aveva imparato la vecchia lezione del soldato: dormire dovunque fosse possibile, in qualsiasi momento. Gliela avevano inculcata quando era comandante di compagnia e di battaglione nel Vietnam.
Guard le facce stanche del suo stato maggiore. Era ovvio che avrebbe dovuto imporre anche a loro lo stesso tipo di disciplina del sonno. Non voleva collaboratori talmente stanchi da non riuscire a ragionare correttamente nel risolvere i problemi logistici dell'armata e nello scrivere ordini operativi.
McLaren scorse Hansen, nell'angolo in fondo, e lo guard con aria interrogativa. Il suo aiutante di campo annu e attravers la grande tenda dal pavimento di legno utilizzata come centro operativo del quartier generale. Hansen sal su una bassa piattaforma, posta davanti ad alcune grandi carte geografiche verticali.
- Signori, il generale vuole iniziare la seduta di istruzioni di questo pomeriggio. - Nell'udire le parole di Hansen, gli ufficiali sollevarono la testa e cercarono una sedia.
McLaren sedette in prima fila.
Normalmente, le sedute di istruzione erano riunioni alquanto formali: chi si presentava a parlare indossava l'uniforme pi bella e seguiva un cerimoniale molto pi vecchio di lui. Tutti avevano paura di commettere un errore davanti al grande capo, ma cercavano di fare del loro meglio. La stanza era sempre silenziosa come una chiesa, tranne la voce dell'oratore e il ronzio del proiettore che mostrava diapositive accuratamente scelte.
Quel genere di protocollo era stato gettato via dalla finestra quando erano cominciate a cadere le bombe vere. Adesso c'era gente che correva avanti e indietro con in mano messaggi e altri fogli di carta. Tutti erano in divisa da fatica invernale e indossavano la tuta mimetica a forma di sacco che si portava in battaglia. Tutti avevano un'arma al fianco. E adesso la possibilit di sedere era anche quella di mangiare.
Di fronte a McLaren comparve un piatto di carta. Sandwich di carne in scatola, patate fritte, sottaceti. Lo stomaco del generale brontol, come per ricordargli che non mangiava dalla sera prima. Prese il sandwich e lo addent, masticandolo come un lupo. Al primo boccone, parte della stanchezza scomparve.
Senza smettere di masticare, guard l'ufficiale massiccio e di bassa statura che attendeva di fare il primo rapporto: il colonnello Logan, il suo secondo in comando.
L'espressione di Logan non prometteva niente di buono. Era preoccupato e aveva gli occhi leggermente sbarrati. "Bene" si disse McLaren vediamo qual  la preoccupazione di oggi".
Buon giorno, signore. Inizier con un breve rapporto sull'avanzata dei nordcoreani e sul loro ordine di battaglia. - Logan guard gli appunti, trasse un profondo respiro e disse: - Infine, cercher di indicare il probabile corso d'azione del nemico nei prossimi giorni.
"In altre parole" pens McLaren "cercherai di prevedere le mosse di quei bastardi. Buona fortuna, Charlie."
Logan si accost alla carta geografica che era stata fissata alla tenda. Mostrava tutta la ZS e la parte superiore della Corea del Sud. McLaren si sporse in avanti, ansioso di conoscere il quadro complessivo. Era rimasto fuori circolazione per quattro ore.
- Le forze nordcoreane attaccano lungo l'intera ZS. Hanno incontrato il massimo successo a ovest e laggi hanno guadagnato pi terreno. - Logan si serv di una bacchetta per indicare le zone sulla carta geografica: un'area che andava da Tongjang, a ovest, fino a Ch'orwon a est. - Qui il terreno' piano, ed  la zona pi facile da attaccare, soprattutto ora che le risaie sono coperte di ghiaccio. I loro attacchi lungo la porzione orientale della ZS non hanno ricevuto lo stesso tipo di appoggio dall'artiglieria e dalle forze speciali. Riteniamo che questi attacchi cerchino unicamente di tenere impegnate le nostre forze nella parte est.
McLaren annu. Era prevedibile. La geografia della Corea del Sud limitava notevolmente i possibili tipi di attacco da parte del Nord. Le catene di monti, affilate come coltelli, che coprivano la parte orientale della penisola coreana erano una barriera naturale che dissuadeva ogni aggressore.
Logan prosegu nella sua esposizione dei dati disponibili. - A ovest dobbiamo affrontare due attacchi. Il primo  stato scagliato lungo l'Autostrada 1 dal Secondo corpo d'armata nordcoreano, e l'altro s muove lungo l'Autostrada 3 nel corridoio Uijongbu. Questo  sferrato dal Quinto corpo d'armata nemico. Tutt'e due i corpi d'armata sono stati fortemente rinforzati. Negli attacchi abbiamo riconosciuto elementi di almeno due divisioni corazzate, quattro meccanizzate e otto di fanteria.
Nella tenda, molti rimasero a bocca aperta per la sorpresa. Nei documenti dell'Ottava armata si era sempre attribuito a quelle forze nemiche un numero di effettivi inferiore a met di quello impiegato nell'attacco. I nordcoreani dovevano essere riusciti a raddoppiare il numero dei loro soldati lungo determinati settori della ZS senza farsi notare dai servizi informazioni americano e sudcoreano.
- Nella sua avanzata, il Quinto corpo d'armata nemico ha gi catturato Yonch'on. A ovest sono arrivati alla periferia di Munsan. - Logan guard tristemente gli altri ufficiali. - In altre parole, i nordcoreani hanno gi oltrepassato il fiume Imjin.
McLaren aggrott la fronte. Questa era una brutta notizia. L'Imjin era sempre stato considerato come la principale linea di resistenza di un'eventuale ritirata delle forze alleate schierate lungo la ZS. Negli studi degli stati maggiori si era sempre pensato che ai nordcoreani occorressero almeno due giorni per spingersi cos a sud. Invece erano riusciti a farlo in meno di sedici ore.
E Munsan era a un quarto della distanza tra la ZS e Seul. Seul era il centro di tutto. Aveva una popolazione di undici milioni di abitanti in un paese di quaranta milioni. Maledette condizioni geografiche, che avevano collocato il centro politico, culturale ed economico del paese a meno di quaranta chilometri di distanza dalla frontiera nemica.
Logan fin di descrivere la posizione e la forza delle armate attaccanti. Avanzavano rapidamente, usando la tattica sovietica del "rullo compressore": attaccavano dappertutto finch non trovavano un punto debole, e poi si concentravano su quel punto. McLaren dedicava al suo vicecomandante solo met dell'attenzione. Con l'altra met esaminava le strade che gli restavano. I nordcoreani dimostravano di avere imparato bene la lezione dei sovietici, sapevano usare la velocit e la potenza di fuoco. Ma avevano anche dei punti deboli, e lui e i suoi uomini dovevano essere pronti a sfruttarli. La tattica sovietica era poco flessibile. Se gli americani avessero trovato il modo di prendere l'iniziativa, di impedire il regolare svolgimento del piano nordcoreano, i comandanti nemici si sarebbero trovati in difficolt.
McLaren archivi questa idea, per utilizzarla in futuro, e ritorn ad ascoltare Logan. Adesso il suo vice cercava di analizzare i nuovi armamenti nordcoreani. Uno dei suoi assistenti port uno schermo da proiezione e un altro port un proiettore. La prima immagine era sfocata, in bianco e nero, e si riconosceva solo una serie di spigoli. Un aeroplano.
- Questa proviene dalla videoregistrazione di un nostro aereo da caccia che ha combattuto la notte scorsa.  un MiG-29 Fulcrum, un aereo sovietico che solo recentemente  entrato nel repertorio del nemico. E un aereo molto progredito, pari ai nostri F-16. Ma non  tutto. I sovietici hanno fornito altre armi ai nordcoreani.
Proiett una nuova diapositiva. A colori, si vedevano alcuni carri armati sullo sfondo di un tipico paesaggio invernale coreano. - Questi sono carri T-72, appartenenti alla generazione successiva a quella dei T-62 che dovevano essere i loro modelli pi recenti. Hanno un cannone di calibro pi elevato, una corazza pi robusta e sono molto pi veloci dei T-62. La loro presenza  stata una completa sorpresa per noi.
Tra gli ufficiali si lev un animato brusio e Logan, dopo avere atteso che si spegnesse, comment: - Certo, lo sapevo. - Guard il generale. - Signore, devo ammettere con molto imbarazzo che ignoravamo la presenza di queste armi negli arsenali del nemico. Il servizio informazioni militare sudcoreano ci aveva comunicato la presenza di questi carri, ma non avevamo dato peso all'informazione perch non eravamo in grado di confermarla con le nostre fonti. Adesso stiamo riesaminando i vecchi dati, ma non sappiamo quali altre sorprese attenderci.
"Tuttavia - prosegu - non possono averne molti, e ci aspettiamo di vederli usare solo per gli attacchi importanti: la loro comparsa ci pu dunque indicare le intenzioni del nemico." McLaren vide che molti ufficiali si annotavano queste parole di Logan.
La luce si riaccese.
- Va bene, Charlie; adesso tira fuori la sfera di cristallo - disse il generale, cercando di dare un tono ironico alle parole. Gli avevano sempre dato fastidio gli ufficiali di grado elevato che infettavano con il loro pessimismo i subalterni. Non voleva commettere lo stesso errore.
- Generale, non c' dubbio che i nordcoreani intendano arrivare fino in fondo alla loro offensiva. Hanno destinato a questa operazione un'alta percentuale delle loro risorse militari: tutte le loro forze speciali e buona parte dell'esercito, dell'aviazione e della marina. I satelliti ci mostrano che dai campi di seconda linea di Pyongyang, Wonsan e Hamhung sono in corso massicci trasferimenti su rotaia, in direzione sud. Chiaramente, cercano di ottenere una vittoria risolutiva prima dell'arrivo dei nostri rinforzi dagli Stati Uniti e prima che la mobilitazione delle riserve coreane sia completa. - Logan indic sulla carta geografica la grande area della capitale sudcoreana. - Ora, la meta dei nordcoreani  Seul, e hanno due possibilit: o dirigersi sulla citt o usare le loro due colonne d'assalto per circondarla. - McLaren era d'accordo con lui. Non era un'eccelsa intuizione militare, ma probabilmente era giusta. I nordcoreani non avrebbero tentato niente di particolarmente sottile. Non ne avevano bisogno. Avevano dalla loro parte la superiorit numerica e l'impeto dell'assalto.
Il generale di brigata Shin, assistente del terzo ufficiale in comando delle forze combinate, prese il posto di Logan sulla piattaforma. Il suo capo, generale di brigata Barret Smith, non era ancora ritornato in Corea da una licenza in Giappone. L'inglese di Shin, colto e perfetto, forn un quadro poco ottimistico della situazione delle truppe americane e sudcoreane.
Nelle unit di prima linea, le perdite erano state molto pesanti: in taluni battaglioni, pi del trenta per cento. E i guastatori nordcoreani avevano inflitto gravi danni a molte unit delle retrovie. Le forze che cercavano di contenere il nemico lungo le autostrade 1 e 3 avevano urgente bisogno di uomini e di rifornimenti.
Per esempio, la brigata sudcoreana che difendeva Munsan, un importante nodo stradale, era attaccata da almeno due divisioni nemiche con forte appoggio da parte dell'aviazione e dell'artiglieria. Dopo quasi un giorno di combattimento continuo, i suoi tre battaglioni di fanteria erano ridotti a met degli effettivi. Il comandante della brigata e molti dei suoi ufficiali superiori erano morti. I razzi anticarro e le munizioni cominciavano a scarseggiare. Senza un'assistenza immediata, Munsan sarebbe caduta entro sei ore.
- Purtroppo, signori - disse Shin con espressione impassibile - non abbiamo rinforzi da mandare. Almeno, non in tempo. Le forze disponibili sono gi impegnate.
Lungo tutta la linea del fronte si riscontravano situazioni analoghe. Fino a quel momento non erano stati riferiti veri e propri sfondamenti nordcoreani, ma entro breve tempo i loro carri armati sarebbero riusciti ad aprirsi dei varchi nella rete, sempre pi sottile, delle difese alleate.
I rinforzi americani stavano arrivando, ma prima che ne potesse giungere in Corea una quantit significativa sarebbero passati alcuni giorni. Lo stesso discorso valeva per le riserve sudcoreane, bench fossero gi in mobilitazione.
McLaren si mise pi comodo sulla sedia e allontan da s il piatto di carta, vuoto. Chiese: - E l'aviazione? Ci occorreranno anche aerei e piloti, e non solo soldati di fanteria.
- Presto arriveranno gli F-15 della base giapponese di Kadena. Washington ci ha comunicato che altre squadriglie provenienti da basi americane decolleranno in giornata. Potranno iniziare a combattere entro ventiquattr'ore. La marina americana riferisce che due portaerei, la Constellation e la Nimitz, sono gi partite. La Nimitz  la pi vicina, ma i suoi aerei non saranno qui prima di due giorni.
McLaren appoggi la schiena alla spalliera e riflett. Non era un quadro molto allegro, ma non era neppure la disfatta di Fort Apache. - Va bene, stanno arrivando molti soccorsi, ma per i prossimi giorni dovremo fare da noi. Dobbiamo rallentare l'avanzata dei nordcoreani con quanto abbiamo in mano. - Si alz e si avvicin alla carta geografica. - Generale Shin, dia gi per scontato che Munsan cada in mano al nemico. Cominci a preparare la successiva linea di difesa qui. - Punt il dito sulla cittadina di Pyokche, quindici chilometri a nord di Seul. - La rinforzi con tutti i rimasugli che riesce a trovare. - McLaren si volt verso i suoi ufficiali. - Quel nodo stradale  la chiave di tutto, signori. Se la colonna d'assalto nemica superer Pyokche lungo la Grande strada dei rifornimenti, i nordcoreani tenteranno di impadronirsi di Seul. Se piegher a sudest, verso Wondang, cercheranno di circondare la citt e noi ci regoleremo di conseguenza. - Si port le mani dietro la schiena. - D'accordo, allora. Abbiamo gi ordinato l'evacuazione di tutti gli americani non combattenti e dei civili che non hanno compiti militari.  ora di fare il passo successivo. Comunicate a tutte le installazioni americane a Seul di prepararsi all'evacuazione. Quartier generale e alti comandi saranno trasferiti a Taegu, e il resto in Giappone. - Guard L'ufficiale di collegamento con l'aeronautica. - Jim, i tuoi ragazzi si sono comportati magnificamente, ma ci occorrer tutto quello che hanno.
Il colonnello annu. - S, signore. In questo momento abbiamo trenta aerei che fanno la spola tra il Giappone e Kimpo. Entro otto ore il numero raddoppier, e si quadruplicher entro sedici. Stiamo anche richiamando i C-130 della riserva.
- Bene, ma cercate di accelerare anche questo. All'attuale velocit dell'avanzata nordcoreana, non posso garantire la sicurezza dell'aeroporto per pi di due o tre giorni, e ci sono molte persone da trasferire. - Sent giungere alcuni elicotteri e vide che Hansen gli faceva dei segni, dal fondo della tenda. I suoi "ospiti" erano arrivati. Era il momento di chiudere il discorso con qualche parola di incitamento. - Bene, signori. Questo  tutto, per ora. Ma tenete in mente una cosa. Ci hanno preso di contropiede, ma siamo ancora in grado di fermare quei bastardi. Ogni ora che porteremo via all'avanzata nemica ci far guadagnare del tempo prezioso in attesa dell'arrivo dei rinforzi. E quando saranno arrivati, ricacceremo oltre frontiera quei figli di puttana, con la coda tra le gambe.
McLaren si guard attorno. Tutti erano intenti a scrivere, a controllare la mappa o a guardare lui. Parevano un po' pi sicuri di s, e in quel momento non si poteva pretendere di pi. - Qualcuno ha altro da dire?
Nessuno parl.
- Allora,  tutto.
Gli ufficiali ritornarono al loro posto. McLaren si diresse verso Hansen.
- Il generale Park e il suo stato maggiore sono arrivati, signore.
- Benissimo. Doug, prendi tutti i leccaculi e portali qui con te, per far loro un rapporto sulla situazione complessiva. In questo modo crederanno di svolgere un lavoro utile.
Hansen sorrise e chiese: - E il generale?
- Nella mia roulotte. Io e Park dobbiamo dirci alcune cose in privato.
Hansen sorrise ancor di pi, gli rivolse rapidamente un saluto e usc dalla tenda. McLaren lo segu e si diresse verso la roulotte. Non sarebbe stata una cosa facile.
Il capo degli stati maggiori sudcoreani si present sulla soglia pochi minuti pi tardi. Park indossava una tuta da combattimento dal taglio impeccabile, l'eskimo, la fondina con la .45 e l'elmetto, che si tolse non appena entr nella piccola roulotte.
McLaren lo accolse con una ferma stretta di mano e lo fece sedere su una sedia di tela, da regista cinematografico. Ne prese una anche lui e si impose di rimanere tranquillo nel corso dei successivi minuti di convenevoli inutili, mentre Park gli trasmetteva la gratitudine del suo governo per gli aiuti in arrivo dagli Stati Uniti e confermava la sua approvazione della struttura del comando combinato.
Frano le parole che McLaren attendeva; se ne serv per affrontare un argomento cruciale: il rilascio degli ufficiali sudcoreani detenuti per avere preso parte al tentativo di putsch del generale Chang. Voleva che ritornassero al comando delle loro unit.
Nell'udire la richiesta, Park s'inalber. - Quel che mi chiede  impossibile! Quegli uomini sono dei traditori, dei cospiratori.
McLaren non alz la voce, ma scand le parole per far capire a Park la propria decisione. - Non le chiedo niente, generale. La situazione  critica. Per affrontarla, occorre l'impegno di ogni uomo di questo paese, coreano o americano che sia. E senza gli ufficiali che avete spedito a marcire in quei campi di detenzione, molte delle mie unit coreane lavorano al di sotto delle loro possibilit. Non voglio altri episodi come quello di Kangso.
La notizia era giunta poco prima della riunione dei suoi ufficiali. Un battaglione sudcoreano di fanteria comandato da un maggiore la cui esperienza militare si limitava a un'indiscussa fedelt verso il governo era caduta in un'imboscata mentre cercava di raggiungere il fronte. Il maggiore era stato colto dal panico ed era fuggito, lasciando che i suoi soldati cercassero di uscire dalla trappola da soli, senza coordinamento e senza contatti con il comando. Trecento di loro erano stati uccisi da un'unit di sabotatori nordcoreani che probabilmente non era composta di pi di un centinaio di uomini. Nel punto dell'imboscata erano stati recuperati soltanto 23 nordcoreani uccisi.
- Non possiamo accettare questo rapporto, generale Park. Diavolo, non possiamo lasciare che qualche piccolo politicante giochi a fare il soldato nel corso di un combattimento vero. Non parlo degli ufficiali che hanno davvero preso parte al complotto di Chang. Che s'impicchino. - McLaren si sporse verso Park. - Ma sappiamo tutt'e due che il Comando sicurezza ha fatto una retata un po' troppo larga, dopo il tentativo di putsch. Lei stesso conosce personalmente molti degli ufficiali imprigionati. Un attento riesame delle prove che hanno portato al loro arresto mostrerebbe che sono sempre stati fedeli al governo.
Park aggrott la fronte. Sapeva anche lui che McLaren aveva ragione. Aveva combattuto in Vietnam, e conosceva l'importanza degli ufficiali con esperienza di combattimento. Sedette per qualche istante senza parlare, riflettendo sulla sua risposta. McLaren attese, sicuro di averlo in pugno.
Trascorse un minuto, in un silenzio carico di tensione, e infine Park disse: - Benissimo, generale McLaren. Parler al presidente per comunicargli queste sue considerazioni. Credo di riuscire a farli rimettere in libert. - Il coreano sollev gli occhi. - Ma devo avvertirla, generale, che il mio governo la riterr responsabile delle loro azioni, se dovessero di nuovo tradire.
McLaren annu, con calma. - Non mi aspetterei altro. - Si alz all'improvviso. - Ora che questo problema  stato risolto, lasci che le illustri la situazione.
Si avvi verso il centro operativo.
Centro logistico, Base di Yongsan, Seul
Anne Larson era nel cuore del caos. A volte, la Divisione programmi e sistemi poteva impazzire, specialmente se il computer si guastava, ma adesso si superava ogni limite.
Per prima cosa, i telefoni. Tra i loro bersagli, i nordcoreani avevano anche incluso i centri di comunicazione e le centrali automatiche, e ora il servizio telefonico era un groviglio indescrivibile. Gli impiegati del suo ufficio perdevano fino a cinque minuti per mettersi in contatto con qualcuno in citt. E molti numeri telefonici delle unit di combattimento e di quelle logistiche erano inutilizzabili perch i soldati erano sul campo e non c'era modo di raggiungerli.
Inoltre, e nonostante le difficolt di comunicazione, pareva che ogni addetto ai servizi logistici della Corea del Sud volesse una lista completa di tutto quel che lei aveva in archivio. Aggrott la fronte. Se fossero stati capaci di fare il loro lavoro, non avrebbero avuto bisogno di rivolgersi a lei. Uno sciocco subordinato le aveva addirittura chiesto l'elenco completo dei rifornimenti presenti in Corea! Lei gli aveva sbattuto il telefono sul muso.
Anne premette un pulsante del terminale, inviando alla stampante gi sovraccarica l'ordine di stendere per il Primo della 72a Corazzati l'elenco delle canne di ricambio per il cannoncino dei loro carri. Spost la sedia e si stir; poi fece una smorfia nel sentire male alle reni.
Erano stati una lunga notte e un giorno ancor pi lungo. A Kunsan, Tony non era riuscito a ottenere una licenza; perci lei si era dovuta recare da sola al party natalizio della base. Un'ora trascorsa in mezzo agli ufficialetti dello stato maggiore, brilli e desiderosi di conquiste, le era parsa un'eternit. Si era fermata quel minimo che le permetteva di sottrarsi alle critiche e poi era andata via, offesa con Tony perch non era venuto e con se stessa perch si sentiva sola. Tre mesi prima, la solitudine le avrebbe fatto piacere.
Le era occorso molto tempo, per addormentarsi. Era irritata per non avere trascorso la serata con Tony. Sentiva la sua mancanza. Non era neppure riuscita dargli il regalo di Natale. Quando infine aveva preso sonno, il suo ultimo pensiero era stato per lui.
Le sirene dell'allarme l'aveva svegliata un'ora pi tardi.
Dapprima aveva pensato che i sibili acuti che salivano e scendevano d'intensit su Seul avessero qualcosa a che vedere con il Natale: forse era un'abitudine coreana che lei non conosceva.
Ma le sirene avevano continuato a suonare ininterrottamente, per poi essere coperte da una lunga, tremenda esplosione che le aveva fatto cadere i libri dagli scaffali e che aveva illuminato brevemente la stanza di una luce strana, giallastra. Poi Anne aveva sentito volare i jet, a bassa quota, sopra di lei. Tony le aveva detto che gli aerei non avevano il permesso di sorvolare Seul.
Era ancora seduta sul letto, semiaddormentata, quando al rumore dei jet si era sommato all'improvviso un secco crepitio. Gli shrapnel della contraerea che scoppiavano sulla citt avevano preso a cadere nelle strade intorno a lei, come una secca grandinata di frammenti metallici. E mentre la ragione cercava di analizzare questi indizi ovvi il subconscio aveva gi messo Anne in movimento. Automaticamente, era uscita dal letto e aveva cominciato a infilarsi gli abiti. Era completamente vestita quando si era concessa di pensare alla spiegazione di tutto. Erano in guerra.
E adesso, solo a pensare alla parola "guerra", Anne sent un nodo allo stomaco. Cerc di cancellare l'immagine mentale di lei stessa dilaniata dalle bombe. Pens a Tony, intrappolato nel suo abitacolo in fiamme... Piantala! Non serviva a niente. Anne torn alla sua tastiera, e le sue dita, senza che lei lo pensasse consciamente, compilarono una nuova richiesta. La sua attenzione ritorn ai fatti della sera prima.
Almeno, lei non si era precipitata per strada in preda al panico, come molti dei suoi vicini. Invece, si era seduta al telefono e aveva cercato di mettersi in contatto con l'ufficio informazioni della base. Senza alcun successo. Ogni volta che chiamava, la linea diventava muta, o dava il segnale di occupato.
Dopo quasi un'ora trascorsa a comporre freneticamente il numero, Anne aveva rinunciato e si era ritirata nella minuscola cucina dell'appartamento per riflettere sulle sue prossime mosse. La stazione radio delle forze armate americane era muta, e lei non capiva le trasmissioni in coreano che continuavano a giungere dalle stazioni del governo. Non disponendo di informazioni sicure, una parte di lei voleva restare nell'appartamento. Ma un'altra parte le diceva che al Centro logistico avrebbero avuto bisogno di lei.
Stava ancora dibattendo tra s, quando era squillato il telefono. Anne aveva afferrato il ricevitore, aveva cominciato a parlare, e poi si era fermata a met frase nel comprendere che era una chiamata effettuata dal computer e che quello che lei stava ascoltando era un messaggio registrato.
Questo  il Centro informazioni dell'Ottava armata con un messaggio urgente per tutto il personale civile impiegato alla base di Yongsan. Alle ore zero due doppio zero di oggi, forze nordcoreane hanno aperto le ostilit contro le truppe americane e sudcoreane stazionate lungo la Zona Smilitarizzata. Allora,  ufficiale, aveva pensato lei. La registrazione era proseguita: Di conseguenza, il comandante della base ha decretato lo stato di allarme generale e ha ordinato a tutti gli impiegati della base di presentarsi ai loro posti di lavoro.
Tuttavia il messaggio aveva proseguito gli impiegati civili sono avvertiti di non servirsi n delle proprie auto n dei mezzi pubblici. Speciali autobus sono gi partiti per venirvi a prendere nel vostro luogo di residenza. Aspettate l'arrivo dell'autobus. Tutti gli impiegati con persone dipendenti devono portare con s queste persone. Assicuratevi di avere con voi i seguenti oggetti: tesserino militare di riconoscimento, passaporto, particolari informazioni e prescrizioni mediche eventualmente necessarie, e un minimo di bagaglio con abiti di ricambio e oggetti personali di valore di piccolo ingombro. Nel salire sull'autobus, a ogni persona sar permesso di portare con s una sola, ripeto, una sola valigia. Anne era rimasta immobile mentre il messaggio registrato ripartiva dall'inizio.
Dopo avere posato il telefono, per qualche tempo non aveva capito se doveva essere contenta, adesso che sapeva che cosa stava succedendo, o se doveva esser ancor pi spaventata. Alla fine aveva rinunciato a rispondere a questa domanda e aveva cominciato a fare la valigia, pensando che in seguito avrebbe avuto tutto il tempo di analizzare quel che provava.
Beep. Anne usc dalle sue fantasticherie e guard lo schermo del computer. Maledizione, aveva sbagliato a chiamare i dati. Rifletti, donna. Scosse la testa e riscrisse le istruzioni dall'inizio.
Il viaggio fino alla base, pens, era stato davvero spaventoso. Poco prima dell'alba, era venuto a prenderla un autobus verde dell'esercito, accompagnato da uno spazzaneve che spostava dalla strada i frammenti degli shrapnel e da una camionetta piena di uomini della polizia militare che imbracciavano l'M16. Per raggiungere Yongsan avevano impiegato un'ora, serpeggiando tra le strade di Seul. Ogni momento si erano fermati a raccogliere altri impiegati e le loro famiglie.
I viali della citt avevano uno strano aspetto, senza il normale traffico dell'ora di punta, e Anne aveva visto ai principali incroci soldati sudcoreani in tenuta di combattimento. In tutte le strade, le saracinesche dei negozi erano ancora abbassate.
All'arrivo al cancello principale di Yongsan, la sua inquietudine era ulteriormente aumentata. PM con ingombranti giubbotti antischegge erano montati sull'autobus e avevano esaminato attentamente i documenti dei passeggeri. Altri erano rimasti di guardia accanto all'autobus, con le armi spianate. E altri ancora, attorno al perimetro della base, portavano sacchi di sabbia per preparare nidi di mitragliatrici.
Anne scosse lentamente la testa, ripensando agli edifici anneriti e sventrati, alle strade cosparse di macerie, alle finestre rotte che aveva visto durante il tragitto dal cancello al Centro logistico. La base dava l'impressione di essere stata colpita da un tornado.
Non era occorso molto tempo, comunque, perch la notizia dell'attacco della squadra di guastatori nordcoreani si diffondesse tra il personale civile della base. Passando di bocca in bocca, erano aumentati a dismisura sia il numero degli assalitori sia quello delle vittime.
Come se questo filo di pensieri fosse stato una premonizione, qualcuno grid: - Guastatori! C' una squadra di guastatori comunisti davanti alla porta!
Oh Dio. Anne schiaccio il pulsante SAVE sulla tastiera del computer balz gi dalla sedia e corse alla finestra, come gi stava facendo gran parte dei suoi impiegati. Ed Cumber, uno dei suoi programmatori, indicava con mano tremante un camion parcheggiato davanti all'edificio. Soldati coreani in tenuta di combattimento saltavano a terra e prendevano posizione lungo la strada.
Anne stava gi per allontanarsi dalla finestra, ma si ferm a guardare meglio. Insieme ai coreani c'erano anche dei soldati americani: parlavano tra loro e si accendevano le sigarette.
Scosse la testa e fiss con disgusto Cumber.
Confuso, l'allampanato programmatore si ritrasse dal suo sguardo e tent di difendersi. - Be', pensavo... li ho visti saltare gi dal camion e...
- Non voglio sentire nemmeno una parola, Ed. Se gli altri si lasciano prendere dal panico, non  il caso che lo facciamo anche noi - disse Anne, severamente, pensando che anche lei era scattata prima del segnale, come gli altri.
Mentre tutti guardavano i soldati coreani, nell'ufficio si mise a suonare il telefono.
- Tornate al lavoro! - Tutti si allontanarono dalla finestra.
Anne stava per fare ritorno al terminale dove lavorava fin dal mattino, ma cambi strada nel vedere che la sua segretaria le faceva segno di avvicinarsi. Gloria era al telefono, e ascoltava con attenzione e prendeva appunti. - S, va bene. Ho capito. Certo. Riferir.
Pos il telefono mentre Anne arrivava a lei.
- E ufficiale, Anne. Dobbiamo prepararci a una possibile evacuazione. Cominceranno a trasferire in Giappone gli impiegati civili nelle prossime quarantott'ore.
Anne rimase immobile per alcuni secondi. Il Giappone. Lei stava per lasciare quel grande pasticcio. Poi la sua mente le mormor: "Ma Tony?"
26
 Evasione
25 dicembre. Avamposto Malibu West
Kevin Little non aveva mai avuto cos freddo in vita sua. Dapprima la gelida aria dell'inverno coreano era stata solo un piccolo fastidio, mentre rimaneva immobile a fare il morto. Ma adesso era un dolore netto, acuto, che dal foro della baionetta gli si estendeva a tutto il corpo. A ciascuno dei suoi respiri brevi e controllati, l'aria gelida gli si insinuava nella schiena e gli sottraeva calore e vita.
Kevin aveva sempre sentito dire che a morire per congelamento non si provava dolore, ma ora stava scoprendo che non era affatto vero.
Doveva alzarsi e muoversi. Il movimento era calore, e il calore era vita. Ma il movimento poteva anche essere la morte, se i nordcoreani avevano lasciato qualche sentinella sulla collina.
Kevin continu a mantenersi immobile, tendendo l'orecchio. Aveva sentito i nordcoreani quando avevano portato via i loro feriti e si erano incamminati verso il Sud, lontano dalle trincee e dai bunker distrutti di Malibu West. Ma non era stato in grado di rispondere alla domanda cruciale: se n'erano andati tutti?
Kevin non aveva neanche la nozione del tempo trascorso da quando aveva iniziato a fare il morto, sotto il corpo del suo sergente. Il tempo aveva perso gran parte del suo significato. Quanto tempo era passato da quando il suo plotone era stato massacrato? Un'ora? Due? Tre? Non poteva guardare l'orologio senza muovere il braccio.
Torn a rabbrividire. Strinse i denti. Doveva alzarsi. Subito. Prima che il freddo riducesse a tal punto le sue forze da fargli credere di avere caldo. Prima che si addormentasse in quel gelido abbraccio.
A fatica, usc da sotto il corpo di Pierce, procedendo a quattro zampe e poi accoccolandosi a terra, con la schiena appoggiata alla parete della trincea. I denti gli battevano; fiss i miseri resti del suo plotone.
Per l'intera lunghezza della trincea si scorgevano mucchi di corpi che giacevano accartocciati su se stessi, contorti, dove li avevano scagliati i proiettili che li avevano uccisi. Facce bianche, esangui, fissavano il cielo senza vederlo.
Kevin chiuse gli occhi e si pul le lacrime che cominciavano a congelargli sulla faccia, come se potesse cancellare le immagini che aveva davanti a s. Aveva tradito i suoi uomini. Li aveva condotti alla morte. E ora provava una terribile, sconvolgente vergogna di essere sopravvissuto.
Tutto era successo cos in fretta. Erano passati solo alcuni secondi, tra la morte di Pierce e la caduta di Malibu West. Ma in quei pochi, caotici istanti Kevin era stato sopraffatto da un'ondata di paura che l'aveva paralizzato, gli aveva tolto ogni capacit di pensare. Fingersi morto durante il massacro era stata una reazione istintiva, un ultimo tentativo di sopravvivenza.
Kevin strinse i pugni e gemette. Adesso era nuovamente in grado di pensare, e avrebbe preferito non esserlo. Continuava a ripassare mentalmente gli ultimi, orribili istanti. Pierce che cadeva al rallentatore coperto di sangue, morto. Le bombe a mano che esplodevano, gli uomini che urlavano e che morivano. Uomini affidati alla sua responsabilit.
Scosse la testa, disperato. Si era lasciato prendere dal panico ed era sopravvissuto, mentre i suoi uomini erano morti. Ora, l'unica cosa che poteva fare era salvare se stesso. E forse neppure quella. Si morse le labbra e si rimise lentamente in piedi.
Tornava a prestare attenzione ai rumori, e sent ancora il sordo ruggito dell'artiglieria nordcoreana, dall'altra parte della ZS. Ma non era pi un fuoco di sbarramento continuo, assordante. Adesso, per lunghi istanti i cannoni tacevano, mentre cercavano nuovi bersagli da distruggere. Poi riprendevano a tuonare, scagliando verso il Sud i loro sciami di proiettili ad alto esplosivo.
All'improvviso, Kevin si immobilizz. Aveva sentito giungere un rumore di passi, dalla trincea di comunicazione alla sua sinistra. I nordcoreani avevano lasciato delle sentinelle. Cerc con la sinistra la 9 mm d'ordinanza che portava alla cintola. Non la trov. Si guard attorno, freneticamente, e la scorse nel fango, accanto al corpo di Pierce. Oh, merda.
Sent di nuovo rumore di passi. Adesso erano pi vicini. Kevin s'irrigid. Non c'era il tempo di allontanarsi. Avrebbe dovuto uccidere il nordcoreano a mani nude. Dovette fare uno sforzo per non ridere. Al corso allievi ufficiali aveva passato con il minimo dei voti l'esame di combattimento senz'armi. Che possibilit aveva?
Si schiacci ancor di pi contro i sacchi di sabbia della trincea, cercando di non farsi scorgere, ma con la convinzione di non riuscirci.
Rumore di passi sulla sottile crosta di ghiaccio al fondo della trincea. Con le palpebre socchiuse, Kevin vide spuntare dalla trincea trasversale un uomo che si dirigeva verso di lui. Adesso!
Si gett in avanti, con un grido soffocato, sicuro di non farcela. L'uomo s stava gi voltando, con il fucile sollevato. Poi Kevin lo vide in faccia e s'immobilizz.
Era Rhee; un Rhee coperto di sangue e alquanto a mal partito, ma sempre lui. Il suo ufficiale di collegamento sudcoreano.
Nello stesso istante si accorse che il coreano l'aveva riconosciuto. Rhee si lasci sfuggire di mano il fucile.
Lei  vivo? - chiese con voce roca, e Kevin gli scorse un lungo taglio a zigzag sulla tempia sinistra. La sua tuta mimetica bianca era lacera e sporca di sangue rappreso.
Kevin annu con un cenno del capo; in quel momento temeva di non riuscire a parlare.
Tutt'e due continuarono a guardarsi senza parole, ansimando per la tensione di poco prima.
- Che cosa  successo? - chiese infine l'americano, indicando la direzione da cui era giunto Rhee.
Il coreano scosse la testa, con una smorfia. - Mi spiace, ma non lo so. - S'interruppe, cercando di ricordare, e prosegu con voce bassa e roca: - Ero nel mio bunker. Un lampo. Un'esplosione... - Guard lentamente i corpi stesi sul fondo della trincea. - Quando ho ripreso i sensi, tutto era come qui... tutti erano morti. - Fiss Kevin. - E lei, come si  salvato?
L'americano rise con profonda amarezza. - Io? Ho avuto paura. Ho fatto il morto mentre uccidevano i miei uomini.
Rhee scosse la testa. - Non deve farsene una colpa, tenente. Siamo stati sopraffatti da un attacco lampo, condotto con forze notevolmente superiori. Nessuno avrebbe potuto fare di pi, contro una simile disparit.
- Io avrei dovuto fare qualcosa - disse Kevin, con voce rotta.
- Dio, ci doveva pur essere qualcosa da fare.
- No, non si poteva fare niente - ripet Rhee. - C'erano pi di dieci comunisti per ciascuno di noi. Avevano la superiorit assoluta nell'artiglieria. Noi eravamo a corto di munizioni ed eravamo circondati completamente. L'esito era scontato. Una nostra vittoria era impossibile.
Kevin si volt dall'altra parte. Provava un'ostinazione irrazionale ed era irritato dai tentativi di Rhee di trovargli qualche scusante.
- Grazie dello sforzo, tenente, ma io sono stato preso dal panico. Fine della storia, eh? Quaranta uomini sono morti per colpa mia. Perch ho avuto paura.
Il sudcoreano torn a mettersi davanti a lui. - Non deve continuare a rimuginarci sopra, tenente.  stata una reazione normale. Sarebbe successo a chiunque. - Si batt la mano sul petto. - Sarebbe successo anche a me. - Gli si accost. - Su, tenente Little. Abbiamo molte cose da fare, se vogliamo uscire di qui. Possiamo essere stati sconfitti, ma siamo ancora in grado di combattere. E vendicheremo cento volte la morte dei nostri uomini.
Kevin chiuse gli occhi e torn ad appoggiarsi alla parete della trincea. Vendicare i loro uomini? Sarebbero stati fortunati se fossero riusciti a sopravvivere ancora per un paio d'ore. In quel momento, lui aveva soltanto voglia di dormire. Strano, l'aria sembrava gi pi calda.
Rhee lo prese per le braccia e lo scosse. Kevin riapr gli occhi e vide la faccia del coreano a pochi centimetri dalla sua. - La smetta, tenente! Non  il momento di compatirsi.  vivo. Adesso cerchi di rimanerlo! - In tono di voce pi duro, aggiunse: - Dovremo darci da fare tutti e due per uscire di qui. Se vuole lasciarsi prendere dallo sconforto, lo faccia un'altra volta, quando saremo ritornati dietro le nostre linee.
Kevin fu preso dall'ira; dimentic il freddo e la tristezza. - Maledetto lei, Rhee, mi lasci andare! - Allontan le mani del coreano e rizz la schiena.
Con rabbia, afferr un M16 che era caduto in fondo alla trincea. Non si accorse che per un istante, sulla faccia di Rhee, era comparso un sorriso.
Si volt verso di lui. - D'accordo, signor Rhee - disse. - Che cazzo suggerisce di fare, per toglierci da questo casino?
Rhee lo guard senza alcuna espressione particolare. - Per prima cosa dovremmo lasciare la collina. I comunisti si sono allontanati, ma ritorneranno. Questo  certo.
Kevin annu. Anche se a malincuore, doveva ammettere la fondatezza dell'osservazione di Rhee. - D'accordo. Ma di giorno non possiamo fare molta strada. Ci scoprirebbero entro pochi minuti.
- Vero. Ma possiamo nasconderci in un fosso o dietro qualche cespuglio. Lontano dalla strada. E poi? - Cos dicendo, il coreano sal su uno dei gradini di tiro per studiare il terreno intorno alla collinetta rocciosa di Malibu West.
Kevin lo imit.
Carri armati e trasporti truppe nordcoreani sciamavano verso sud nei campi aperti sotto di loro, fra un rombo di motori e uno sferragliare di cingoli. Dietro i cingolati venivano i camion coperti di teloni, che sobbalzavano sul terreno accidentato.
All'improvviso, i raggi del sole brillarono sul tettuccio lucido di un jet che veniva verso di loro, sempre pi basso, e che puntava a ovest, verso la pi vicina colonna nordcoreana. L'aereo acceler bruscamente e s'impenn per sganciare le bombe. Un paio di carri armati scomparve in uno scoppio di colore arancione.
Il jet si rifugi nuovamente al sicuro dietro le colline e svan, inseguito dalle scie di traccianti e dalle esplosioni dei proiettili di grosso calibro della contraerea. Il fumo denso dei carri armati in fiamme s'innalz nel cielo al di sopra della colonna nordcoreana, ma gli altri carri e trasporti stavano gi deviando per aggirare i veicoli colpiti... e continuavano a spingersi verso sud.
Kevin e Rhee scesero nuovamente in fondo alla trincea. L'americano rivolse al compagno un'occhiata interrogativa. Da che parte dovevano andare?
Rhee indic una direzione: sudest. Kevin annu. Da quella parte, il numero dei nordcoreani pareva decisamente inferiore.
I due uomini presero le armi e si issarono in cima alla trincea, tenendosi bassi. Poi scesero lentamente dalla collina e si diressero a sudest, cercando qualche nascondiglio per il giorno.
Si lasciarono alle spalle Malibu West, ora abbandonata da tutti.
26 dicembre. A sudest di Malibu West, ZS
Kevin strinse l'M16 e cerc di scrutare attorno nel buio, dal fondo del canale coperto di neve. Dov'era Rhee?
Il sudcoreano era andato in avanscoperta dieci minuti prima, per controllare il piccolo villaggio e la strada secondaria indicate dalle loro cartine, oltre l'altura dinanzi a cui si erano fermati. Perch ci metteva tanto?
Kevin ammetteva che lui e Rhee avevano avuto fortuna, fino a quel momento. Per tutto il giorno precedente si erano nascosti dietro una macchia di cespugli secchi, mentre una colonna d'assalto nordcoreana passava a poche centinaia di metri da loro. Al cadere della notte erano usciti dal riparo e si erano diretti a sudest, guidati dalla bussola di Rhee e dai lampi dell'artiglieria nordcoreana che ancora sparava da dietro la ZS.
Nel corso della notte, dal Nord era giunta una cappa di nubi che avevano coperto il cielo e avevano fatto salire leggermente la temperatura; sull'intero fronte di battaglia era cominciata a cadere la neve. Tutt'e due avevano accolto con piacere sia l'aumento di temperatura, sia la nevicata che li nascondeva agli occhi del nemico.
Ora, per, la neve cominciava a dare fastidio. Non s vedeva a pi di dieci metri. Kevin torn a guardarsi attorno, alla ricerca di qualche movimento.
Da destra, giunse uno scricchiolio: qualcuno che passava sul ghiaccio. Kevin si gir in quella direzione, mentre la mano gli correva alla sicura dell'M16.
- Little? - La voce di Rhee era ancor pi tesa e roca di prima.
- Qui.
Il sudcoreano si lasci cadere sulla neve, accanto a lui.
- Allora?
- Possiamo attraversare il villaggio; senza pericolo. Non c' pi ness... - Rhee s'interruppe per un istante. Poi prosegu: - Venga, lo vedr con i suoi occhi, e non abbiamo tempo da perdere.
Il tenente nordcoreano si rimise in piedi e si avvi nella notte. Kevin lo segu.
Cap le parole di Rhee non appena raggiunsero i limiti del villaggio senza vita. Una colonna di carri armati nordcoreani doveva averlo attraversato sparando senza interruzione con le mitragliatrici. Un massacro indiscriminato, per il puro piacere di uccidere.
Vecchi, donne e bambini giacevano nei pressi delle loro case distrutte, ed erano stati falciati senza piet, senza ragione. Pietosamente, la neve copriva gran parte dei corpi straziati e nascondeva un po' dell'orrore.
Ma non tutto. Kevin strinse i denti nel vedere le figure accartocciate di una madre e dei suoi tre bambini, accanto alla parete del tempio del villaggio, forata dai colpi. Bastardi. Avrebbero pagato per quello. E per i suoi uomini.
Prese per il braccio l'attonito Rhee, trascinandolo via da quell'incubo. Avevano pensato di cercare del cibo, ma ora desiderava soltanto allontanarsi da quel luogo. Rhee si asciug le lacrime e usc con lui dal villaggio. Si diressero verso le risaie e i frutteti circostanti.
Dovevano trovare un nascondiglio prima del mattino. Da nord si levava ancora il rombo dell'artiglieria.
Nei pressi di Tuil, Corea del Sud
Il comandante della compagnia nordcoreana attese con impazienza che i suoi uomini togliessero dai T-55 i teli mimetici. Si stava perdendo troppo tempo. Entro pochi minuti sarebbe sorto il sole, e lui voleva essere in marcia prima che facesse chiaro.
Il capitano nordcoreano aggrott la fronte. Se avesse potuto fare come voleva, non si sarebbero fermati per la notte. I suoi T-55 avevano il visore agli infrarossi, accanto al cannoncino da 100 mm. Potevano continuare l'attacco anche con il buio e con la neve. E sapeva che una pressione cos continua sarebbe riuscita a sfondare le difese avversarie.
Il capitano storse le labbra. No, aveva detto il suo comandante di battaglione. Le unit di fanteria che li accompagnavano erano esauste. Dovevano riposare. Sarebbero ripartiti tutti insieme l'indomani all'alba.
Be', che la fanteria andasse a farsi fottere. Quei maledetti piedi molli avevano dato ai nemici quattro ore di tregua. Quattro ore per rafforzare le difese, per rifornirsi e per riposare. Ora lui e i suoi uomini avrebbero dovuto pagare un alto prezzo - sotto forma di morti e di carri bruciati - per raggiungere gli stessi obiettivi che sarebbero riusciti facilmente a conquistare nella notte.
Come se non bastasse, il comandante del battaglione aveva proibito di fermarsi nel piccolo villaggio da loro ripulito. L'idiota temeva che l'artiglieria americana colpisse quell'area. Perci, invece di riscaldarsi nelle case catturate, avevano dovuto battere i denti all'interno dei carri.
Per la frustrazione, picchi la mano contro la torretta. - Avanti, porci fannulloni. Muovetevi!
I suoi uomini cercarono di togliere e di ripiegare ancor pi in fretta i teloni bianchi. La collera del loro comandante, al risveglio, era famosa. Ma neppure i suoi insulti potevano ridurre il tempo occorrente per avviare i potenti motori diesel, raffreddati ad acqua, dei T-55.
E quando il sole rossiccio si lev in cielo, solo cinque degli otto carri armati rimasti alla compagnia erano riusciti a portare a piena potenza il diesel.
Il capitano brontol rabbiosamente, mentre attendeva che anche gli altri carri si mettessero in moto. Il suo fiato form bianche nuvole nell'aria gelida. La temperatura scendeva di nuovo.
Con la coda dell'occhio, scorse un piccolo guizzo. Volt la testa, socchiudendo gli occhi per proteggerli dalla luce diretta del sole. Niente. Niente. Eccoli!
Per un attimo rimase immobile, ipnotizzato dalle forme in avvicinamento. Poi afferr le manopole della mitragliatrice pesante DShK-38 e grid: - Incursione aerea... da est!
Volo Drago Azzurro, 25a Squadriglia, aviazione sudcoreana
Il maggiore Chon dell'aviazione sudcoreana sorrise sotto la maschera a ossigeno mentre il suo A-10 Thunderbolt II di fabbricazione americana usciva da dietro i monti e scendeva verso le risaie coperte di ghiaccio.
Si guard rapidamente a destra e a sinistra. I rimanenti tre aeroplani del suo volo erano affiancati a lui per aumentare le probabilit di individuare qualche buon bersaglio sul terreno.
Chon torn a sorridere. Cos andava bene. Non come ieri.
Il primo giorno di guerra era stato un disastro per l'unica squadriglia di A-10 sudcoreana per l'attacco di bersagli a terra. Per prima cosa, guastatori del Nord avevano fatto schiantare sulla pista il proprio aereo e si erano sparsi per tutto il campo di Yanggu, colpendo con le bombe e i mitragliatori le caserme, le officine, una contraerea Vulcan e la pi vicina batteria SAM I-Hawk. Avevano inflitto gravi danni prima di essere uccisi dalle forze di sicurezza dell'aeronautica.
L'incursione aerea venuta poco pi tardi era stata ancor peggio. Gli A-10 della 25a erano ancora in rullaggio quando una squadriglia di MiG-23 era comparsa da dietro le montagne e aveva lanciato una serie di bombe perforanti sulla base e sugli hangar, ora privi di difesa. Le bombe avevano distrutto tre dei dodici aerei della squadriglia e avevano costretto gli altri a rimanere a terra in attesa che le piste venissero riparate.
Come se non bastasse, i soloni dello stato maggiore di Seul avevano dato la priorit alle squadriglie della difesa aerea. Di conseguenza, perch le squadre specializzate nella riparazione delle piste arrivassero a Yanggu si era dovuto attendere il cader della notte. E a quell'ora le squadre erano talmente stanche da dover impiegare quasi sei ore per riempire i buchi e riportare all'operativit le piste.
Tutto questo, comunque, apparteneva ormai al passato, e Chon si aspettava che la missione di quel giorno - distruggere carri armati cancellasse la macchia che disonorava la sua squadriglia.
Era stato loro ordinato di partire nell'ora grigia che precede l'alba e di dare la caccia alle unit corazzate nemiche avvistate la sera prima e dirette verso uno dei pochi punti che ancora resistevano all'avanzata nordcoreana.
Chon esamin il terreno ondulato che correva verso di lui. Piccole macchie di alberi, una strada coperta di neve, risaie, e, all'orizzonte, le case di un piccolo villaggio. Eccoli. Scorse alcune nuvolette di fumo nei pressi dell'abitato, dove un gruppo di T-55 e di altri veicoli corazzati riscaldava i motori bloccati dal gelo della notte.
Interruppe il silenzio radio. - Volo Drago Azzurro, qui Capo. Bersaglio a ore due. Attacco in sequenza.
Chon vir a sinistra e si abbass, preparandosi a un attacco radente Gli altri A-10 lo imitarono. Fece scattare una leva posta sulla cloche che metteva su AUTOMATICO il sistema di lancio dei razzi illuminanti. Per tutta la durata dell'attacco, l'A-10 avrebbe sganciato ogni due secondi un bengala agli infrarossi. Con un po' di fortuna, ogni SAM guidato dal calore e lanciato verso di lui sarebbe stato attirato dal forte lampo al magnesio.
Il maggiore sudcoreano pos il pollice sul pulsante del cannoncino rotante GAU-8 da 30 mm e vide ingrandirsi nel reticolo di puntamento dell'HUD il gruppo di carri e di APC. Contrasse il pollice, nell'attesa.
Nei pressi di Tuil, Corea del Sud
Stesi in un fosso, Kevin Little e Rhee guardavano con stupore e soddisfazione il primo A-10 verde e dalle ali piatte scendere dal cielo verso i carri nordcoreani, lasciando dietro di s una scia di razzi illuminanti che scendevano lentamente a terra.
Si erano rifugiati in quel fosso poco prima dell'alba, troppo stanchi per accorgersi della compagnia di T-55 mimetizzati accampata a soli cento metri da loro. Quando i motori si erano avviati con un basso ruggito, tutt'e due si erano dati per spacciati. Il loro nascondiglio improvvisato era sulla linea di marcia dei carri, e i nordcoreani li avrebbero certamente visti non appena i carri si fossero messi in moto.
LA-10 fece fuoco: la sua parte anteriore scomparve in mezzo alle fiamme, mentre lanciava una grandinata di proiettili ultra-pesanti, di uranio impoverito, contro il bersaglio.
I proiettili sciolsero la neve, schizzando verso l'alto spruzzi di fango lungo una linea retta che puntava verso i T-55 fermi. Poi la scia colpi la sottile corazza superiore del primo carro, perfor l'acciaio e fece esplodere il veicolo, scagliando nell'aria carburante diesel incendiato e frammenti di corazza. Un secondo carro esplose, e un terzo non si mosse pi, lacerato da cima a fondo.
LA-10 rugg sulle loro teste, accelerando sotto la piena spinta dei due motori. I rimanenti aerei del gruppo lo seguirono a breve distanza, per completare il massacro. Altri carri armati e APC nordcoreani vennero messi fuori combattimento.
Kevin segu con lo sguardo il primo aeroplano che riprendeva quota dopo il passaggio radente. Mentre superava un frutteto coperto di neve, una scia di fiamma arancione scatur dagli alberi e rincorse il Thunderbolt. Cristo, la fanteria nordcoreana si doveva essere accampata fra gli alberi, pens Kevin, e qualcuno aveva lanciato un SAM dal suo tubo a spalla per vendicare i compagni dei carri armati.
Accortosi del missile in avvicinamento, l'A-10 vir bruscamente a sinistra, sal per evitare una bassa collina e lanci un'altra serie di razzi illuminanti. Il SAM prosegu sulla sua rotta, attirato da uno dei razzi.
Gli altri Thunderbolt della squadra videro partire il missile e virarono a destra per colpire la macchia di alberi da cui era uscito. Con poche raffiche di mitragliatrice, il frutteto si trasform in una massa di rami spezzati e di uomini morti.
Kevin sent una nuova serie di esplosioni e, inorridito, distolse lo sguardo dal massacro fra gli alberi. Torn a guardare il primo degli A-10, che all'improvviso scomparve in una parete di fumo e di fiamme.
45a Batteria contraerea, nei pressi di Tuil
Avvertiti dall'ultimo grido del comandante della compagnia di carri armati, i cannonieri della 45a Batteria girarono freneticamente i loro sei S-60 in direzione dell'A-10 del maggiore Chon. Il jet volava troppo basso e troppo veloce perch si potesse prendere la mira con precisione. Potevano soltanto fare un fuoco di sbarramento davanti all'aereo che stava accelerando e augurarsi che entrasse nella nube mortale di esplosioni e di frammenti.
Ogni cannoncino ebbe solo il tempo di sparare tre colpi verso il bersaglio prescelto, prima che il compagno di volo di Chan scorgesse il bagliore e facesse tacere la batteria.
In gran parte, i cannonieri nordcoreani non vissero abbastanza a lungo per saperlo, ma ebbero fortuna.
Uno dei diciotto proiettili da 57 mm scoppi al di sopra dell'A-10 di Chon. L'esplosione gli port via il motore di destra e alcune schegge entrarono nella fusoliera, strappando cavi elettrici, tubi del sistema idraulico e tubi del carburante. Le schegge non causarono fiamme o esplosioni interne capaci di distruggere immediatamente l'aereo, ma troppi sistemi vitali erano rimasti danneggiati perch potesse rimanere in volo ancora a lungo.
Capo volo Drago Azzurro
Chon imprec, cercando di riprendere il controllo dell'aereo. L'imprevisto fuoco della contraerea gli aveva strappato di mano la cloche e aveva fatto perdere quota all'A-10. Ora, privo del motore di destra, l'aereo sobbalzava nell'aria come un'oca epilettica.
I sistemi elettronici dell'HUD erano fuori uso, sventrati da una scheggia, ma la terra si avvicinava e l'altimetro indicava una quota sempre pi bassa.
Grugnendo per la fatica, Chon raddrizz l'aereo quando era a meno di cento metri dal terreno e diede una rapida occhiata al quadro degli strumenti. Su quasi tutti gli indicatori pi importanti ammiccavano le luci rosse di GUASTO. Male. A ogni istante, l'aereo perdeva sempre pi la capacit di manovrare. Era il momento di andarsene.
Tir la cloche per prendere maggiore quota e la sent tremare perch le vibrazioni si erano accentuate.
- Cane Nero Nove, qui Capo Drago Azzurro. Passo. - Attese la risposta e vide l'altimetro salire a 700 metri mentre la velocit diminuiva: in pochi secondi era passato da 300 nodi a meno di 200.
- Capo Drago Azzurro, qui Cane Nero Nove. Passo. - La voce dell'uomo, proveniente dall'aereo radar, era calma e imparziale, quasi tranquillizzante.
- Cane Nero Nove, Capo Drago Azzurro comunica un'emergenza. Triplo A a est di Tuil. Mi lancio. Chiudo. - Chon afferr il comando dell'espulsione.
- Ricevuto l'ultima comunicazione, Capo Drago Azzurro. Inviamo SAR. Buona fortuna. - La voce pareva meno distaccata, pi umana.
Mentre l'A-10, scosso dalle vibrazioni, si metteva in orizzontale, Chon dedic una frazione di secondo a ringraziare l'ignota divinit che l'aveva protetto. Con un elicottero SAR - ricerca e recupero - diretto verso di lui, gli bastava sopravvivere all'espulsione e al comitato di ricevimento nordcoreano che forse lo aspettava a terra.
Si tocc una sola volta la 9 mm che teneva sotto l'ascella e schiacci il pulsante.
Nei pressi di Tuil, Corea del Sud
Kevin vide aprirsi sopra il villaggio il paracadute del pilota dell'A-10 pochi istanti prima che il fumo nero e denso che s'era alzato dalla compagnia di carri armati in fiamme coprisse la scena. Scosse la testa: quel pilota non aveva alcuna possibilit di salvarsi. I nordcoreani l'avrebbero probabilmente raggiunto prima ancora che riuscisse a districarsi dalle cinghie del paracadute. Anche Rhee vide scendere il pilota e usc di corsa dal fosso. Kevin segu, pronto a sfruttare la copertura di fumo per allontanarsi dal tragitto dei carri.
Ma Rhee aveva un'altra idea. Invece di dirigersi a sud, verso la sicurezza, si diresse verso nord, sulla neve intatta, impugnando l'M16.
Kevin corse dietro al tenente sudcoreano. - Cosa diavolo intende fare?
Rhee gir la testa verso di lui e tolse la sicura all'M16. - Aiutare l'uomo che ci ha aiutati.
Oh, Cristo, pens Kevin, andiamo a infilare il collo nel cappio per salvare un tizio dell'aviazione che non conosciamo neppure. Ma segu Rhee e, mentre correva, si tolse il fucile di spalla. Era troppo stanco e aveva troppo freddo per discutere... era troppo esausto per provare paura all'idea della morte. Riflett sulla cosa, mentre superavano una leggera altura e uscivano dalla cortina di fumo. Si chiese: "I soldati che si comportano da eroi, lo fanno perch sono troppo stanchi per ragionare?"
Ma non c'era tempo di rifletterci seriamente. Il paracadute scendeva in fretta verso il piccolo villaggio che avevano attraversato nella notte. Poi il vento cambi leggermente direzione, sospingendo il pilota verso di loro. L'uomo tocc terra a duecento metri di distanza, in mezzo a una massa di seta gonfiata dal vento.
Kevin vide che il pilota rotolava su se stesso, si rialzava subito e tirava le cinghie del paracadute per liberarsi. Acceler la corsa, ma Rhee allung il braccio per fermarlo. Il sudcoreano indic alla loro destra, alcune sagome che uscivano dal fumo: quattro soldati nordcoreani che erano sopravvissuti al massacro fra gli alberi.
Maledizione. E adesso? Rhee gli si accost per dirgli: - Continui a correre. Possiamo prenderli di fianco. Fingiamo di arrivare da quella parte. - Indic l'altura, dietro cui i carri armati continuavano a bruciare.
Kevin annu. Corsero nella neve alta fino alla caviglia, piegando leggermente a destra per congiungersi con i quattro soldati diretti verso il pilota dell'A-10, impegnato con l'ingombrante paracadute.
Kevin sorvegli attentamente i nordcoreani, in attesa che qualcuno di loro lanciasse l'allarme perch li aveva riconosciuti.
Nessuno grid, ma Kevin si accorse di essere madido di sudore. Adesso, ogni momento era buono. Avevano lasciato la collinetta e si trovavano su un terreno basso e piatto, coperto di risaie gelate e di canali pieni di neve, alti fino alla vita. I nordcoreani correvano ancora sul terreno aperto quando Kevin e Rhee s'infilarono nel primo canale che incontrarono.
I quattro nordcoreani erano a meno di trenta metri. Rhee si inginocchi e si port alla spalla l'M16. Kevin lo imit. Il loro movimento richiam l'attenzione di uno dei nemici. L'uomo fiss Kevin con grande stupore, grid qualcosa ai compagni e fece per sollevare l'AK47.
Rhee spar contro il nordcoreano una raffica di tre colpi. Uno dei proiettili lo colp allo stomaco; l'uomo grid e cadde a terra, contorcendosi. Dal villaggio e dalle basse colline giunse l'eco degli spari di Rhee.
Gli altri nordcoreani si stavano voltando, in preda allo choc, quando Kevin spar: una raffica lunga, incontrollata, che gli svuot il caricatore e fece schizzare in aria la neve intorno ai tre uomini. Due vennero scagliati all'indietro, morti, ma il terzo si gett a terra bocconi per ripararsi. Mentre Kevin cercava freneticamente di infilare un nuovo caricatore nell'M16, vide il fucile del nordcoreano girare verso di lui e scorse un lampo.
Un proiettile a velocit supersonica fischi a poca distanza dalla sua testa. Merda! Kevin infil il caricatore e cerc di puntare l'M16. Era sicuro di non farcela. Con il prossimo colpo, il nordcoreano non poteva certamente mancarlo.
Poi Rhee fece fuoco, martellando con  suoi proiettili il terreno attorno al nordcoreano. La neve si sporc di sangue rosso. Kevin e in sudcoreano rimasero a lungo immobili nel canale, in attesa di qualche mossa. Non ce ne furono. L'intero scontro era durato non pi di dieci secondi.
Da dietro di loro giunse un rumore di passi. Era il pilota dell'A-10, con la pistola in pugno e un largo sorriso sulla faccia piatta. Kevin gli scorse sulla tempia sinistra un brutto livido che cominciava gi a gonfiarsi.
- Vi devo i miei ringraziamenti, signori! Non star a chiedere perch siete qui. Il saggio non rivolge mai domande ai doni del Cielo.
Rhee si alz, si infil in spalla il fucile e gli rivolse il saluto. - Il piacere  stato nostro, maggiore.
Kevin era senza parole. Avevano appena ucciso quattro uomini, quattro esseri umani con padre e madre e persone che le amavano, e ora quei due si salutavano come se si fossero incontrati in un ristorante alla moda di Seul. Kevin tremava e faticava a trattenere il vomito. Poi gli parve di sentir rimbombare la voce di Pierce. "Non faccia lo stronzo, tenente" diceva la voce. "Avrebbero fatto lo stesso servizio a lei. Pensi al suo plotone. Quale preferisce essere? Quello innocente e morto, o quello vivo e in grado di provare un senso di colpa?"
Kevin si drizz. Gli tremavano ancora le mani, ma non sentiva pi la terribile nausea di prima. Se quel proiettile nordcoreano fosse passato qualche centimetro pi in l...
Da sud giunse il rumore di un elicottero, in mezzo allo scoppiettio delle fiamme che distruggevano i carri armati nordcoreani. Nell'udirlo, il pilota s'inginocchi e si sfil dalla spalla una piccola radio. Allung l'antenna e spinse una leva.
Capo Drago Azzurro, qui Echo Due Nove. Abbiamo il suo segnale. Si faccia riconoscere, passo.
- Chon Sang-Du, maggiore. Quattro, cinque, quattro, nove, due, tre.
Silenzio. Poi la radio riprese a gracchiare. - Confermato, Capo Drago Azzurro. Si prepari al recupero.
Chon guard Kevin e Rhee e si curv verso la radio. - Ricevuto, Echo Due Nove. Nella stessa localit ci sono anche due dei nostri.
- Idem, Capo Drago Azzurro. - Il rumore delle pale si avvicin.
Chon guard Kevin e Rhee: - Posso offrire a lorsignori un passaggio?
Rhee sorrise al maggiore dell'aviazione e sollev il pollice.
Tutt'e tre si voltarono verso l'elicottero UH-IH Huey che superava in quell'istante la collinetta, si librava per un attimo sulla sua sommit e poi si posava in mezzo alla tempesta di neve sollevata dalle sue pale.
Mentre correvano verso l'elicottero che li attendeva, Kevin sent sparire la tensione. Ne erano usciti sani e salvi. Ora tornavano alle loro linee. Erano al sicuro.
Ma si sbagliava.
...
.
...
27. Bersaglio difficile.
.
27 dicembre. Sopra il FAAC.
.
Tony Christopher abbass lo sguardo sul paesaggio bianco, grigiastro e marrone che si stendeva seimila metri al di sotto del suo Falcon. Stavano attraversando il "fronte avanzato dell'area di combattimento " - il FAAC - in un settore relativamente tranquillo, e la cosa si vedeva. Non c'erano esplosioni. N scie di missili. Solo qualche relitto annerito di carro armato e di autocarro sparso sul terreno. I soldati delle due parti erano ben nascosti, per riscaldarsi o per proteggersi.
Sollev in alto lo sguardo, verso uno strato di nubi bianche, poco al di sopra del suo tettuccio. Il grigio mimetico di cui era dipinta la parte superiore del Falcon si fondeva bene con il tetto di nuvole. L'aria era immobile, e l'F-16 la solcava come una tigre che scivola in silenzio fra l'erba alta.
Per un istante, l'occhio gli corse all'indicatore HUD; poi riprese l'esame dello spazio aereo attorno al suo velivolo, alla ricerca di qualche luccichio che poteva rivelare la presenza di un aeroplano nemico. Per quella missione dovevano affidarsi al rilevatore Bulbo Oculare Vecchio Modello, almeno per il momento. Lui e gli altri Falcon della formazione tenevano i radar spenti per non informare i nordcoreani del loro arrivo. Tony poteva solo augurarsi che gli F-15 Eagle che volavano a quota superiore e l'Awacs E-3 che orbitava molto a sud controllassero attentamente la parte alta di quelle nubi.
Tony continu a volare, augurandosi che il suo istinto e la sua esperienza lo avvertissero in tempo, se qualcosa fosse andato storto. Una parte della sua attenzione si allontan dal compito puramente meccanico di pilotare l'aereo e ripass la missione. Da qualsiasi parte la si guardasse, sarebbe stata dura.
"Riassunto della missione: Eliminare la protezione contraerea e fornire copertura agli F-4 sudcoreani assegnati alla distruzione dell'artiglieria divisionale, 2 km a ovest di Kuwha." Qualche ora prima, sulla carta, era sembrata una cosa abbastanza semplice. Semplice, cio, finch non ci fermava a pensare al vero significato di quelle parole.
E Tony lo conosceva perfettamente. Significava di dover coordinare i movimenti di quasi cinquanta aerei provenienti da unit diverse. I ricognitori che dovevano scattare le foto prima dell'attacco. Gli F-16 di Tony che dovevano eliminare le batterie contraeree. I bombardieri sudcoreani F-4D che dovevano effettuare l'attacco sull'obiettivo principale. Gli americani F-15 Eagle che dovevano coprirli dall'alto. Un insostituibile E-3 Awacs per il controllo e la sorveglianza radar a lungo raggio. E infine altri ricognitori per fotografare i risultati dell'incursione. Le loro foto avrebbero detto se era necessario ripetere l'attacco.
Il tutto costituiva un balletto assai complesso, e Tony conosceva il suo ruolo all'interno di esso. Si era esercitato molte volte a farlo in tempo di pace, e finora, in guerra, quel tipo di attacco aveva dato ottimi risultati.
L'attuale bersaglio, per, era particolarmente difficile. "Artiglieria divisionale" per i nordcoreani significava mortai da 152 mm chiusi in fortini di cemento chiamati Harts, postazioni fortificate di artiglieria. I cannoni erano sempre protetti da batterie multiple di armi automatiche e a volte anche da SAM. E non appena i radar nemici li avessero avvistati, alle normali difese si sarebbero aggiunti anche gli aerei da combattimento. Tutto sommato, niente di divertente.
Non invidiava il compito degli F-4 Phantom sudcoreani. Le foto scattate dai ricognitori, che erano state mostrate loro durante le istruzioni del mattino, dall'ufficiale addetto alle informazioni, George Michaels - codice di volo "Pistol" - avevano fatto vedere bene quel che dovevano aspettarsi.
C erano tre batterie di mortai da 152 mm, ciascuna con quattro pezzi. Ogni pezzo era chiuso al sicuro nella sua piazzaforte di cemento, protetta da una copertura alta quasi due metri e, sul davanti, da porte blindate. Le aree dei cannoni erano inoltre difese da spessi argini di terra. Ogni Harts era collegata mediante tunnel a quelle vicine e a depositi sotterranei ben riforniti. Per colpire le minifortezze occorreva essere precisi alla frazione di secondo: una precisione non facile da raggiungere quando si era circondati da proiettili traccianti e da SAM.
Tony scosse lentamente la testa. L'eliminazione delle difese contraeree era essenziale per il successo della missione. Guard gli aerei accanto al suo. Ciascuno aveva sotto le ali sei bombe a grappolo Rockeye. Quel tipo di arma serviva a spargere piccole bombe capaci di danneggiare i cannoncini della contraerea e i veicoli dei SAM, ucciderne le squadre ed eliminare i controlli radar del tiro. E anche se gli otto F-16 assegnati alla missione non potevano sperare di distruggere tutte le postazioni della contraerea, sarebbero riusciti a eliminarne a sufficienza per dare agli F-4 la "tranquillit" di cui avevano bisogno.
E probabilmente il compito degli F-16 non si sarebbe limitato a quello. Oltre alle armi aria-terra, gli aeroplani di Tony portavano anche un serbatoio soprannumerario e due Sidewinder in punta alle ali. Dopo la loro incursione dovevano fermarsi sulla zona per intercettare gli aerei da combattimento nordcoreani che avessero cercato di interrompere il balletto tra Phantom e Harts. "Stingray", l'aereo Awacs, era in grado di avvertirli dell'arrivo di aerei nemici.
Della squadra faceva parte anche un altro aereo. Un aereo commerciale convertito, nome in codice "Rivet". Tony non conosceva bene le sue caratteristiche, ma correva voce che fosse coperto di antenne e che gran parte dell'equipaggio parlasse coreano. A lui e ai suoi piloti era stato detto di prendere come vangelo ogni parola di Rivet. Tony diede un'occhiata allo schermo dell'SNI. Era essenziale giungere nel luogo previsto e trovarsi alla giusta quota entro trenta secondi dall'istante stabilito. Il rispetto del tempo era tutto, in una missione come quella. Meglio non commettere errori nella sua prima missione con il nuovo grado.
Una promozione. Tony non riusciva ancora a crederlo. Il comandante della squadriglia, tenente colonnello "Shadow" Robbins, l'aveva chiamato nell'ufficio studio missioni, quella mattina, prima delle istruzioni. Tony aveva pensato che dovesse comunicargli qualche particolare sull'incursione del giorno. Ma si sbagliava.
Robbins si era alzato per accogliere Tony e lo aveva guardato con attenzione. Come ti senti, Saint?
Tony aveva soffocato uno sbadiglio. Sei ore di sonno non erano sufficienti per rigenerare l'energia nervosa consumata nel volo e nel combattimento ad alta velocit, quando da ogni decisione dipendevano molte vite umane. Ma aveva risposto alla domanda del suo ufficiale comandante nell'unico modo possibile. Dopotutto, nessuno dei piloti aveva dormito molto. Benissimo, signore. Cosa posso fare per lei?
Le parole di Shadow l'avevano destato del tutto. Puoi fare molto. Per prima cosa, metterti sull'attenti!
Lui si era irrigidito, chiedendosi che cosa fosse successo e notando che il Gruppo studio missioni aveva interrotto la sua attivit. Inoltre, con la coda dell'occhio, aveva visto affacciarsi alcune persone alla porta.
La risposta ai suoi interrogativi era giunta qualche istante pi tardi quando Robbins aveva preso dalla scrivania un telex e si era messo a leggere: In accordo con le istruzioni alle forze aeronautiche in data 27 aprile 1986, il personale combattente assegnato ai campi pu essere promosso al grado richiesto per la corretta esecuzione dei propri compiti. Pertanto, per ordine del generale G.F. Taylor, comandante dell'Ottava forza aerea, ti promuovo al grado di maggiore, con tutti i privilegi e le responsabilit relative. E a partire da questo momento sei l'ufficiale operativo.
Maggiore Christopher. Tony mormor tra s queste parole, dopo essersi accertato che la radio non trasmettesse. Suonavano bene, ma lui non aveva realmente desiderato la promozione... almeno, non in quel modo. Gli pareva che far carriera alle spalle del povero Kenneth Beam che era morto rischiasse di portargli sfortuna. E gli applausi degli altri membri della squadriglia raccolti attorno alla porta della sala istruzioni l'avevano messo ancor pi a disagio. Eppure, lui sapeva che i suoi compagni avevano bisogno di una scusa per rallegrarsi, di qualcosa per fare festa. Serviva a non pensare alle tante sedie vuote nella mensa piloti.
E Hooter... be', Hooter era sempre lui, pens Tony, sorridendo. Per far ritornare con i piedi sulla terra una persona, nessuno era meglio del suo compagno di volo. Quella canaglia l'aveva atteso in ginocchio nello spogliatoio dei piloti e, al suo arrivo, si era prosternato davanti a lui, portando a terra le mani e la fronte.
Tony non aveva potuto fare altro che ridere. Hooter, tu sei qui da troppo tempo.
Mostravo solo il dovuto rispetto per il sublime grado del mio capo volo. Si era alzato, spolverandosi i calzoni, e gli aveva stretto la mano. Congratulazioni, Saint.
Grazie, ma ci creder solo dopo avere visto il primo foglio paga.
Cosa? Vuoi dire che ci pagano per questo?
Si guard attorno. Il Falcon di Hooter era accanto al suo, in posizione perfetta. Poi guard di nuovo l'SNI. Sei minuti all'obiettivo. Era il momento di iniziare a concentrarsi.
Tony tocc una leva sul cruscotto per inserire sulla frequenza della missione la sua seconda radio. La prima doveva stare per l'intera durata dell'incursione sulla frequenza della base, ma Tony voleva assicurarsi di poter udire Bookmark, il capo squadriglia degli F-4 Phantom che erano dietro di lui, con il gruppo.
Cinque minuti all'obiettivo. Tony fece oscillare le ali e ridusse l'alimentazione. Quando inclin il Falcon verso il basso, scorse l'incrocio stradale che contrassegnava l'inizio della sua picchiata verso l'area del bersaglio. Si guard dietro. Bene. I quattro F-16 del volo Garnet, comandato dal capitano Gunther - codice di chiamata "Dish" - si stavano allontanando, perch dovevano giungere sull'obiettivo da un'altra direzione. Il volo Diamond, comandato da Tony, doveva giungere esattamente da sud.
Tony li segu con lo sguardo per un secondo, mentre la sua quota diminuiva, e poi si guard alle spalle. La seconda coppia di aerei del suo volo si era separata da loro e rimaneva indietro di tre chilometri. Viceroy e il suo nuovo compagno di volo, Saber, avrebbero coperto il passaggio dei due primi Falcon, e a loro volta Tony e Hooter gli avrebbero restituito il favore. Ogni aereo doveva fare un solo passaggio, scaricare sul bersaglio sei bombe a grappolo, e poi allontanarsi. Un secondo passaggio su un nemico gi in allarme era il modo migliore per farsi abbattere.
Erano giunti alla quota dell'attacco. Attraversavano a trenta metri dal terreno una valle rocciosa, e Tony controll il tempo. Erano in anticipo di un minuto. Tony fece lampeggiare le luci e vir a sinistra, per compiere un cerchio che avrebbe fatto loro perdere quei sessanta secondi. Si guard alle spalle per controllare che tutti avessero capito la sua manovra. Abbassandosi ancor di pi, tenne d'occhio le istruzioni del sistema di navigazione e la rotta prevista di avvicinamento. Quando l'indicatore del tempo sull'SNI raggiunse lo zero, Tony port l'alimentazione a piena velocit militare. Gli altri lo imitarono.
Anche a pieno carico, il Falcon era in grado di accelerare in pochi secondi da trecento nodi a seicento. Quando raggiunsero la massima velocit, la valle termin, lasciando il posto a una pianura ondulata e coperta di alberi.
Le Harts erano davanti a loro; i cannoncini antiaerei erano in cima ai bunker e alle collinette vicine. E non appena lasciata la valle che lo aveva protetto fino a quel momento, il ricevitore radar di Tony si accese. Il cielo era pieno di traccianti e di nuvolette di fumo nero. La contraerea sparava ai ricognitori passati poco prima. Tony vide le macchioline a forma di aeroplano allontanarsi in fretta; poi dedic tutta la sua attenzione al bersaglio.
Le foto dell'area avevano mostrato che era protetta da mitragliatrici a doppia canna da 23 mm, cannoncini da 37 mm e una batteria da 57 mm. Quest'ultima era il bersaglio del volo Diamond. Tony si port in rotta per il passaggio, mentre le batterie, a pochi chilometri di distanza, continuavano a sparare.
Tony prov la tentazione di tenersi basso, ma cerc di vincerla. I Rockeye avevano una quota minima di lancio, e lui avrebbe rischiato di essere colpito da qualche frammento. Guard alla propria destra e vide che Hooter si era portato al suo fianco, a poche decine di metri.
L'F-16 sobbalz, e Tony si congratul con se stesso per non essere sceso troppo. C'erano molte correnti ascensionali, cos vicino al terreno. Tenendo d'occhio l'altimetro, controll il comando di sgancio dei Rockeye. Il computer li avrebbe liberati in sequenza, regolarmente distanziati tra loro, perch formassero una fila sul bersaglio e le bombe si spargessero in modo uniforme sull'intera area.
I 57 mm nordcoreani erano disposti in cerchio, con in centro un'antenna radar. Tony si port sulla parte sinistra del cerchio. Concentr la propria attenzione sul pi vicino cannone antiaereo, centrandolo con il reticolo dell'HUD. Il segnale della bomba era un piccolo cerchio, posto in basso, che saliva lentamente. Tony mosse il pollice verso il comando delle armi. Quella non era un'esercitazione. Era un vero bombardamento.
Tre chilometri all'obiettivo; un chilometro e mezzo. Alla velocit di seicento nodi, il terreno era una successione di macchie confuse. Tutto come previsto, a parte la turbolenza dell'aria che cercava di fargli perdere la rotta. A sinistra apparve una nuvoletta nera. La batteria si era accorta dell'attacco, ma troppo tardi. Il cerchietto della bomba entr nel centro del reticolo, Tony premette il pulsante di sgancio. Ci furono sei piccole scosse quando le bombe lasciarono l'aereo. Si guard a destra e vide staccarsi dall'aereo di Hooter gli ultimi due Rockeye.
Mentre i due aeroplani si allontanavano, i contenitori si spalancarono e ne uscirono le piccole bombe da mezzo chilogrammo. Ogni Rockeye era in grado di coprire un'area larga cinquanta metri e lunga il doppio. Con il lancio pre-programmato e con due aeroplani che volavano a cos breve distanza, le zone si sovrapponevano. Ogni contenitore portava 250 piccole bombe.
Guardandosi alle spalle, Tony vide il terreno sollevarsi per le migliaia di piccole esplosioni. Come petardi mortali, le bombe esplodevano all'urto con il terreno, danneggiando le attrezzature e uccidendo gli uomini che riuscivano a colpire. Inoltre, scagliavano schegge in grado di perforare la corazza di un APC e, ancor pi facilmente, gli addetti ai cannoni. Il bersaglio era adesso coperto di fumo. Be', ecco una batteria antiaerea che non avrebbe pi dato fastidio ai Phantom.
Tony si allontan dall'obbiettivo. Sentiva il desiderio di salire, di allontanarsi dal terreno sotto di lui, dai suoi pericoli. Non cedette alla tentazione, perch il primo aereo che fosse salito in quota avrebbe richiamato su di s ogni cannone della zona. Il piano dell'attacco prevedeva di colpire l'obiettivo da varie direzioni e di confondere i difensori rimanendo bassi.
Vir a sinistra e ridusse leggermente la velocit, seguito da Hooter che si mise sulla sua scia. In quel modo, Tony poteva manovrare rapidamente senza dover controllare la posizione del compagno. Cerc Viceroy e Saber e vide che iniziavano in quel momento il passaggio.
Si dirigevano verso un gruppo di ZU-23, mitragliatrici pesanti a doppia canna. Le ZU-23 non avevano il radar, e di solito ce n'erano talmente tante che non valeva la pena di sprecare munizioni per neutralizzarle. Quelle ZU-23, per, erano sulla via dei Phantom.
I due jet passarono a breve distanza dal terreno; Tony vide le bombe a grappolo uscire dalle loro ali, pochi istanti prima che l'intera zona scomparisse in una nuvola di fumo e di polvere. Quando gli F-16 si allontanarono, dalla destra di Tony si lev una scia di fumo diretta verso l'aereo di Saber.
- Saber, SAM! Vira a destra! - lo avvert Tony, e vir anche lui in quella direzione. Lottando contro il peso che sentiva sul petto, si sporse a cercare l'origine dei missili. La scorse immediatamente. Un veicolo a ruote con in cima una sorta di cassone... doveva essere il lanciarazzi. Fece scattare un pulsante sulla cloche e sull'HUD del Falcon comparve la scritta CANNONCINO.
- Hooter, vado sul lanciarazzi.
- Ricevuto.
Cristo, un'unit mobile SAM. Nelle foto scattate prima della missione non compariva. Forse ce n'erano altre. Hooter l'avrebbe seguito nell'attacco e si sarebbe assicurato che non ci fossero altre sorprese.
Tony agganci il radar sul veicolo e subito comparve sul suo Hud un piccolo quadrato, centrato sul lanciarazzi. Comparve anche un cerchio, che indicava il punto dove, secondo il computer, sarebbero finiti i suoi proiettili. Tony si spost leggermente a sinistra e sollev l'aereo.
Quando si avvicin, vide che l'aspetto del lanciarazzi in cima al veicolo cambiava, e che lo stava prendendo di mira.
Il cerchio del mirino giunse sopra il lanciarazzi e Tony fece fuoco, nel momento in cui sul veicolo compariva uno sbuffo di fumo, seguito da una scia di fiamma che puntava contro di lui. L'F-16 fremette quando il cannoncino inizi a sparare, e Tony vide il veicolo scomparire in una nuvola di polvere. Vir strettamente, scagliando dietro di s una scia di razzi illuminanti, senza staccare gli occhi dal terreno.
Si guard alle spalle e non vide pi Hooter.
Poi lo scorse, alla sua destra. Hooter aveva individuato un altro lanciarazzi e si era diretto verso di esso. Stava sparando: i proiettili di Hooter non sollevarono polvere e fumo. Invece, il veicolo esplose in una palla di fuoco. Tony si port alle spalle del suo compagno di volo e gli disse di precederlo.
- A tutte le unit, qui Bookmark. Ritornare indietro, passo - disse una voce, all'interno del casco.
Il momento cruciale era arrivato. Il gruppo principale stava per bombardare le Harts. Tony chiam: - Diamond, unitevi a me. Dovevano prendere posizione ai bordi dell'area e difenderla da aerei nemici finch il gruppo dei bombardieri non si fosse allontanato. Si inser sulla frequenza dei Phantom per seguire l'incursione. Terminata la missione dei Phantom, i suoi Falcon avrebbero potuto ritirarsi.
- A tutte le unit, qui Stingray. Nemici multipli direzione 300, Bull's-Eye trenta chilometri, quota quindici, passo.
Maledizione. L'Awacs aveva avvistato aerei nordcoreani in avvicinamento. Il volo Diamond non avrebbe avuto il tempo di entrare in formazione con loro. "Bull's-Eye" era un riferimento convenuto, che permetteva di trasmettere informazioni per radio senza rivelare la loro posizione. "Multipli" significava pi di quattro, e "quota quindici" significava 1500 metri. Trenta chilometri significava che dovevano fare un fretta.
Tony diede un nuovo ordine. - Diamond, in formazione a coppie, passo. - Attiv il radar e scelse uno dei missili. Il primo lavoro consisteva nell'individuare i caccia nemici: trovarli, scoprire quanti fossero e che tattica seguissero.
Quando Tony e Hooter si furono portati sulla rotta degli aerei in avvicinamento, il loro schermo radar si illumin. Tony cont in fretta e poi chiam: - Bookmark, qui capo Diamond. Dodici aerei in avvicinamento. Li terr lontano da voi.
- Qui Bookmark. Ricevuto. - Il sudcoreano non pareva preoccupato. Un duro.
L'HUD aveva scelto un bersaglio che si stava avvicinando rapidamente. Tony si spost leggermente di lato, ma continu a rimanere alle spalle di Hooter per proteggerlo.
In attesa di entrare in contatto con il nemico, ascolt le comunicazioni dei Phantom. Tutti i piloti sudcoreani parlavano l'inglese e se ne servivano nelle trasmissioni. C'erano sedici F-4, che attaccavano il bersaglio a coppie.
- Bookmark, qui capo Dragon. Bersagli a ore dieci.
- Ricevuto. Attenzione al Triplo-A a destra.
Tony controll il cruscotto. Le spie radar non si erano accese: probabilmente dovevano affrontare soltanto missili con guida a infrarossi. Meglio cos. I missili a infrarossi puntano automaticamente sul calore del bersaglio. Ma i missili russi usati dai nordcoreani dovevano "vedere" l'ugello caldo dello scarico di un jet, per colpire. Invece, gli AIM-9L Sidewinder portati dal suo Falcon erano pi sensibili e potevano attaccare da tutti gli angoli, compreso quello frontale. Il vantaggio era suo, pens.
Sullo schermo si accese il suggerimento FUOCO e Tony lanci il missile; nello stesso istante part anche uno dei missili di Hooter. I caccia nemici erano abbastanza vicini per un rilevamento a vista: corpi tondi e ali sottili. MiG-21 Fishbed. Il bersaglio di Tony vide avvicinarsi il missile e inizi a virare a sinistra, cercando disperatamente di evitarlo. Dapprima il Sidewinder parve proseguire per la propria strada, ma dopo qualche istante fece una stretta curva, pass sull'aereo nemico ed esplose. Il MiG-21 si spezz in due tronconi.
Anche il missile di Hooter fece centro. Il bersaglio pareva intatto, ma Tony lo vide allontanarsi con l'abitacolo vuoto. Il pilota si era catapultato.
Tony bad a seguire Hooter. Ormai i Mig e i Falcon si erano mescolati, formando una "palla di pelo" di aerei in manovra, larga otto chilometri e alta tre. L'aria era piena di scie di missili e di esplosioni grigio-nere; si scorgeva anche qualche paracadute.
L'attacco dei Phantom non era ancora terminato. Ma Tony non riusciva a capire se avesse avuto successo. Sentiva frasi come Tre e quattro in avvicinamento e Sganciarsi a sinistra! ma questo non gli permetteva di capire se le bombe avevano colpito il bersaglio. Una cosa, per. Nella zona c'erano altre batterie SAM mobili. Le due che erano state eliminate da lui e da Hooter erano quelle che avevano sparato prima del segnale d'inizio. Molte altre avevano atteso l'arrivo dei Phantom per fare fuoco.
Tony cominci a provare una certa frustrazione. Lui doveva essere il comandante della missione, e occuparsi della situazione complessiva, e non limitarsi a fare il cowboy dell'aria contro un gruppo di MiG. Decise di lasciare a Hooter la ricerca dei bersagli. Chiam sulla frequenza del volo: - Volo Garnet, chi  libero?
La risposta gli giunse subito. - Garnet Uno e Due liberi. - Riconobbe la voce di Dish.
- Ricevuto, Dish. Difendete i Phantom. Attaccate chi si disimpegna.
Due scatti del microfono gli diedero il "Ricevuto". Tony si sent un po' meglio. Otto Falcon potevano dare del filo da torcere a una squadriglia di MiG, ma alcuni aerei nemici sarebbero riusciti a superare la loro formazione. Dish e Ivan si sarebbero andati a collocare tra la "palla di pelo" e il gruppo dei bombardieri.
Tony segu Hooter che usciva dal mucchio di aerei. - Saint - gli disse il compagno - vado a destra e cerco di piazzare un 9L.
Tony fece scattare il microfono e si allontan. Se Hooter intendeva fare delle manovre complesse, era meglio non stargli troppo vicino. Presero lentamente quota e tornarono indietro. Hooter lo chiam: - Ne ho uno sopra di me. Tento adesso.
Mentre diceva questo, dalla sua ala part il missile, che si diresse verso un luccichio a circa un chilometro e mezzo di distanza, a una quota di mezzo chilometro pi alta. Tony vide la scia dei gas di scarico del Sidewinder fondersi con il bagliore ed esplodere. Il contatto scomparve dal suo schermo radar.
- A tutte le unit, Rivet. Flogger in rotta verso la vostra area. Passo.
Ottimo, pens Tony. Guard la zona dove gli aerei combattevano, vide che i duelli erano quasi finiti. Aveva seguito i discorsi radio, senza stare ad ascoltarli, e gli americani dovevano avere eliminato sei forse sette nemici, ma almeno uno degli F-16 doveva essere stato colpito. Questo era gi brutto, ma inoltre avevano quasi finito i 9L, e i MiG-23 Flogger portavano missili a lungo raggio, guidati dal radar. Non era il momento di affrontarli. - Stingray, qui capo Diamond. Siamo impegnati, chiediamo a Topaze di attaccare i nuovi arrivi, passo. - Topaze erano gli F-15 Eagle che volavano ad alta quota.
La voce di Stingray fu tutt'altro che comprensiva. - Anche Topaze  impegnato. Dovete occuparvene voi, Diamond. - Terribile.
Tony continu a seguire Hooter che volava a zigzag. Doveva fare del suo meglio per rimanere dietro il compagno, per coprirgli le spalle e per ascoltare sulla frequenza del volo. Il cielo era ancora pieno di aerei, e buona parte delle brusche manovre di Hooter servivano a evitare delle collisioni.
Tony sent un appello particolarmente urgente. - Viceroy, attento a sinistra! - Gir di scatto la testa e scorse un missile in volo, una scia rossa che all'improvviso colp un F-16. Il Falcon esplose, e dalla nube nera e rossa piovvero pezzi di aeroplano. Non si vide alcun paracadute. Oh, Dio. Un'immagine della moglie di Viceroy gli si affacci per un istante alla mente, mentre lui si affrettava ad allontanarsi dalla nuvola di fumo. Cerca di concentrarti.
- Capo Diamond. Il vostro IFF  spento? Passo. - Pareva la voce di Stingray. Tony sapeva che il suo IFF non era in funzione. L'IFF (identificazione amico/nemico) era uno strumento che trasmetteva impulsi radar in codice, che per potevano essere individuati. Di solito lo si accendeva nei pressi di una base amica, ma UFF era sempre spento in territorio nemico per non trasmettere impulsi radar che avrebbero indicato la propria presenza.
Il controllo ripet il messaggio: - Capo Diamond, qui Stingray. Assicuratevi che il vostro volo abbia in funzione IFF. Autentificazione Echo Sierra. Passo.
- Capo Diamond, ricevuto. Chiudo. - Tony scosse la testa e azion una leva sul cruscotto. - A tutti i Diamond e Garnet, qui  capo Diamond. Accendete IFF. Chiudo.
Fece nuovamente scattare l'interruttore del microfono. - Volo Diamond, unitevi a me. Facciamo rotta a nord. - Si staccarono dalla zona dei duelli e Hooter fece oscillare le ali e pass alla sua sinistra. Tony si port avanti. Controll alla propria destra e vide che Saber si metteva nella posizione numero tre. A Tony e Saber era rimasto un solo missile ciascuno. La loro unica speranza era di tenersi bassi e di nascondersi finch non avessero raggiunto i Flogger in arrivo.
Il MiG-23 era tutt'altra cosa, rispetto al fratello pi anziano, MiG-21. Non era molto maneggevole, ma aveva un buon radar, e i suoi missili gli davano un buon vantaggio sulle lunghe distanze. Era anche veloce, soprattutto alla massima potenza.
Tony decise di controllare l'altra met del suo gruppo. - Capo Garnet, come sono le vostre condizioni?
- Scontro con alcuni nemici, un aereo danneggiato. Carburante quasi finito. Passo.
Gi. Anche il carburante del suo gruppo era agli sgoccioli. Cerca di pensare in modo costruttivo. - Ricevuto, Garnet. Portatevi a nord. Prendete quelli che scappano a noi. Chiudo.
Tony regol il radar sulla massima potenza e vide gli avversari. Cont dieci aerei, a 45 chilometri di distanza e a quota superiore: 3000 metri. Anche il ricevitore radar passivo era acceso perch aveva intercettato gli impulsi radar dei caccia in avvicinamento.
Un'ultima cosa, prima dello scontro. - Stingray, qui Capo Diamond. Chiedo rifornimento carburante. Passo. - E probabilmente anche qualcuno che ci rimorchi fino a casa, aggiunse tra s.
- Stingray, ricevuto, chiudo.
La distanza era scesa a trenta chilometri e Tony si abbass ancora. Era abbastanza vicino ai MiG-23 perch i loro radar lo individuassero, ma si augurava che mantenendosi basso, in mezzo a una regione accidentata...
Davanti ai suoi aerei comparve tutt'a un tratto una scia bianca, uscita improvvisamente dalle nubi sopra di loro. Era molto lontana, pressappoco nella posizione dei nemici. Ne comparve una seconda, e poi ne comparvero altre, troppo in fretta perch riuscisse a contarle. Che diavolo stava succedendo? Guard lo schermo radar. Erano rimasti solo quattro MiG-23. Dovevano essere scie di missili, ma da dove arrivavano? Sullo schermo radar non si vedeva altro. Le scie parevano giungere da est.
I Flogger virarono a sinistra, verso il misterioso luogo di partenza dei missili. Tony cap che non si erano accorti della sua presenza e ordin: - Diamond, tutta velocit!
Anche lui acceler a piena potenza militare. Al diavolo il carburante. Scelse un bersaglio e chiam sulla frequenza della missione: - Stingray, il conto dei nemici in avvicinamento  quattro. Diamond li intercetta.
- Ricevuto, Diamond, qui volo Thunder della marina. Attenzione ai nostri missili. Passo.
Una voce sconosciuta aveva risposto alla sua chiamata. La marina? Ges, dovevano essere i Tomcat di qualche portaerei. Con i loro missili Phoenix, potevano colpire un bersaglio a 150 chilometri di distanza. Ecco perch non aveva visto gli aerei che avevano lanciato i missili.
La loro imprevista comparsa permise a Tony di compiere una bellissima imboscata. Era certo che i piloti nordcoreani fossero curvi sul cruscotto, per cercare di scoprire sul loro schermo radar gli aerei che li avevano attaccati.
- Saber, prendi quello di sinistra. Io prendo l'ultimo a destra. - Senza attendere la risposta, Tony lanci il suo ultimo razzo. Il Sidewinder si diresse con precisione verso lo scarico del MiG-23 e distrusse la coda dell'aereo. Il resto vol via, roteando senza controllo. Non si apr nessun paracadute. Uno sul conto di Viceroy.
Anche il missile di Saber era partito, e rimanevano due soli nemici. Si erano separati e acceleravano a tutta velocit, con i postbruciatori in funzione. Si dirigevano a nord. Tony guard i puntini brillanti che si allontanavano. Le sue riserve di carburante non gli permettevano un inseguimento ad alta velocit.
Inoltre, i Phantom avevano terminato il loro lavoro. Stavano passando in quel momento sull'obiettivo gli ultimi F-4. Ordin al volo Diamond di tornare indietro, e, accompagnati dal volo Garnet, seguirono i Phantom che si allontanavano dalla zona. Il carburante rimasto non era sufficiente a permettere voli di ricognizione. La gente del servizio informazioni si sarebbe dovuta arrangiare.
La rotta di allontanamento passava a ovest dell'obiettivo, ma abbastanza vicino a esso perch Tony vedesse la nube grigia che gravava sull'area. Alla sua destra, sul fianco di una collina, c'era un'altra colonna di fumo. Quando fu pi vicino, scorse il relitto di un Phantom precipitato. Non riusc a vedere se il tettuccio era al suo posto.
Quando Tony pass accanto al relitto. Bookmark chiam: - Capo Diamond, abbiamo due aerei danneggiati. Chiediamo scorta, chiudo. - Pareva che la missione non fosse ancora finita.
Gli F-16 fecero rifornimento in volo a sud della ZS, e Tony ne approfitt per contare gli aerei. Owl mancava; il suo compagno di volo l'aveva perso di vista durante il combattimento con i Fishbed. Il compagno di Dish, Ivan, era stato colpito da una scheggia sull'ala sinistra. Era ancora in grado di volare, ma aveva dovuto ridurre la velocit per non subire danni pi gravi a causa delle vibrazioni. E Viceroy era morto.
Due contro quindici. Probabilmente era un rapporto di perdite accettabile, ma non gli sembrava affatto che lo fosse. In silenzio gli F-16 si unirono ai pi lenti Phantom e fecero rotta per la base.
Base di Kunsan, Corea del Sud
L'ufficio operativo era tranquillo, ora. L'ultima missione del giorno era finita. Quattordici ore di faticosa progettazione, preparazione e di volo, oltre ai pochi minuti di disperato combattimento ad alta accelerazione. A quel punto, Tony avrebbe dovuto dormire, stanco per le responsabilit e la fatica. Ma non riusciva a prendere sonno.
Era troppo preoccupato per Anne. Durante il volo era riuscito a non pensare a lei, ma i suoi timori si erano riaffacciati non appena sceso a terra. Lei era ancora a Seul, e i nordcoreani avanzavano rapidamente verso la citt. Il quartier generale delle forze combinate sosteneva che il nemico era ancora a due giorni dalla capitale, ma fin dal primo giorno i grossi calibri dei nordcoreani avevano continuato a bombardare la metropoli. E, quel che era peggio, lui non poteva fare niente per Anne.
Il telefono, all'altro capo del filo, squillava. Qualcuno risponda, Anne o altri. Era la prima volta che riusciva a prendere la linea in tre giorni di tentativi.
Dio, fa' che qualcuno risponda.
- Centro logistico. - Sembrava lei. Doveva essere lei.
- Anne? - Sent che la voce gli tremava.
- Tony! Oh Tony. - Sent che Anne traeva un profondo respiro. - Stai bene?
Il cuore gli balz in petto. Anne si preoccupava di lui. - S. Oh, s. Senti, Anne, sto bene. Nessun problema. - E, con agitazione: - Ma tu? Voglio dire, la citt  bombardata...
Anne parve pi tranquilla. - Non sparano nella nostra zona. Tony. Qui siamo abbastanza al sicuro.
- Solo "abbastanza"? Dio mio, Anne, il nemico si dirige verso Seul.
Una pausa. Poi lei disse: - Lo so. Ma non preoccuparti, Tony. Ci portano via, trasferiscono tutti i servizi in Giappone. Hanno gi cominciato con i documenti. Dobbiamo partire da un momento all'altro. Una valigia per uno, solo l'essenziale. Sai anche tu le regole.
Tony riprese a respirare. Evacuazione. Grazie a Dio, qualcuno degli alti comandi aveva ancora un po' di cervello. - Hai la sciarpa che ti ho regalato?
Gli parve di vederla sorridere. - S. Senti, Tony, io qui sono a posto. Ma sono preoccupata per te. Dimmi, sinceramente, come stai?
- Volo, Anne. Non posso dirti altro. Ma va tutto bene.
Sent giungere delle voci. Anne disse: - Tony, devo interrompere. Lavoro urgente. Ti far sapere dove sono, quando sar arrivata in Giappone.
- Va bene... - Cerc le parole, ma non ebbe il coraggio di dirle.
- Sentir la tua mancanza, Tony. Ti telefoner non appena possibile.
Ud uno scatto, e poi la linea rimase muta. Tony pos il telefono con grande riluttanza.
28
 Evacuazione
28 dicembre. Base logistica di Seul
L'ordine giunse nel tardo pomeriggio. Anne non aveva dormito molto negli ultimi giorni, e faticava a tenere gli occhi aperti. Dovette leggere due volte il foglio per capirlo.
Sollev un braccio per chiamare gli altri e disse: - Tutti! Sentite,  arrivato l'ordine. Partiamo alle sei. - Vide la loro aria allarmata e guard l'orologio. Erano le 4,10 o, alla moda militare, le 1610.
Tutti si erano fermati e lei non vide motivo di rimetterli in movimento. - D'accordo. Se non potete finire il lavoro in cinque minuti, sospendetelo. I camion arriveranno alle sei esatte per portarci a Kimpo. Ci trasferiamo a Misawa, in Giappone, e ci fermiamo l.
"Gloria - prosegu - continua pure a prendere i messaggi. Di' che non possiamo avvertire tutti che stiamo evacuando, e che ci vorr del tempo per fornire loro i dati richiesti."
Nei quattro giorni precedenti, l'ufficio era molto cambiato. Tutti vi avevano portato le loro propriet, una valigia ciascuno. Il nemico si stava avvicinando progressivamente, e da nord giungeva un costante rumore di esplosioni.
La sera precedente, lei aveva detto a Tony che non erano stati bombardati, che i nordcoreani avevano bersagli pi importanti. Da allora, la base era stata colpita due volte. Colpi di cannone erano giunti a poche centinaia di metri dal suo centro di calcolo. Non c'erano stati danni, nessuno era rimasto colpito, ma lei aveva avuto l'impressione che la guerra li avesse raggiunti. Dal punto di vista di un soldato, il fronte era ancora lontano. Ma lei non era un soldato, n lo erano i suoi impiegati. Si chiese come si sentisse Tony, che fin dall'inizio della guerra era stato in mezzo al fuoco.
Alle finestre erano appese le pesanti tende dell'oscuramento, e la cantina era divenuta un dormitorio e un rifugio antiaereo. Avevano lavorato sodo per seguire la situazione logistica, che adesso era l'inverso della precedente. Il flusso di materiali entrava in Corea invece di lasciarla, i rifornimenti dovevano raggiungere le zone di guerra, si doveva cercare nelle basi di tutto il mondo il materiale indispensabile.
Da giorni erano pronti a partire con preavviso di dodici ore per trasferire ai computer di Misawa l'intera operazione nel modo pi rapido e sicuro.
Lei aveva pianificato attentamente il trasferimento. Tutti i dati dovevano essere trasportati su nastro, in due copie. Questo avrebbe richiesto gran parte dell'ora e cinquanta minuti a disposizione. Dodici ore di preavviso. C'era da ridere.
In un certo senso, per, la cosa era positiva. L'ufficio sarebbe rimasto fermo per poco tempo. L'esercito aveva gi preparato un nuovo centro nella base aerea giapponese, e grazie a Dio usava lo stesso tipo di computer. Un'ora per raggiungere l'aeroporto, un'altra per salire a bordo, poi due ore di volo fino a Misawa. Un'altra ora per raggiungere i computer della base, e un'ora per caricare i dati e i programmi. Con un po' di fortuna, l'indomani mattina avrebbero ripreso il lavoro. Sarebbe stata una notte molto lunga, per.
I camion giunsero in anticipo, con una scorta mista, di americani e di sudcoreani. Oltre ai veicoli per il personale, ce n'erano altri due, pieni di soldati, e un autoblindo in testa al convoglio. Il tenente che comandava la colonna li fece salire di corsa, come se all'aeroporto di Kimpo l'aereo fosse gi in attesa, con i motori accesi.
Salirono sui camion al buio e al freddo, senza luci e senza organizzazione, a quanto pareva. Anne e gli altri supervisori cercarono di tenere uniti i loro impiegati, ma per esserne certa avrebbe dovuto aspettare fino all'arrivo all'aeroporto. Alla fine, un soldato la spinse sull'autocarro come se fosse stata un sacco. Prov l'impressione di essere un pezzo di carne ficcato nel freezer.
L'autocarro era buio, e la poca luce scomparve quando abbassarono il telone posteriore. Anne fu colta di sorpresa e sarebbe inciampata se qualcuno non le avesse dato una mano. A tentoni, trov un posto, e si mise a sedere proprio mentre il camion partiva.
Segu mentalmente le svolte del veicolo finch non gir a destra dopo essere uscito dal cancello. L'unica cosa a cui riusciva a pensare era che il suo seggiolino era molto freddo. Non si riscald.
Il camion si fermava di tanto in tanto, e una volta si udirono delle sirene. Alla fine, vinti dalla curiosit, lei e i suoi compagni scostarono leggermente il telone di copertura e guardarono fuori.
L'apertura era sottile, e il camion procedeva lentamente; l'aria fredda non riusc a entrare all'interno. Dopo essere stati per tanto tempo al buio, la citt oscurata pareva quasi luminosa.
Anne vide molti edifici danneggiati da bombe o da colpi di artiglieria. Una volta, scorse un intero isolato di negozi raso al suolo, ma in America uno qualsiasi di quei danni avrebbe avuto l'onore della prima pagina.
Nessuno si era preoccupato di portare via le macerie. Dal loro aspetto, pareva che ci si fosse limitati a spingerle via dalla strada. Certi mucchi fumavano ancora.
Su Seul c'era il coprifuoco dal tramonto all'alba. All'interno dell'indaffaratissima base di Yongsan non era in vigore, ma all'esterno era fatto rispettare con severit. A tutti gli incroci principali c'era un posto di guardia, e le strade erano percorse da pattuglie armate. Inoltre, dalla finestra di qualche edificio spuntavano i fucili. Anne sapeva che gran parte degli edifici di Seul costruiti dopo il 1950 erari rinforzati in modo da poter divenire dei piccoli bunker. La citt si stava trasformando in un'unica grande fortezza.
Sotto l'oscuramento quasi totale, la citt pareva morta. Vi abitavano dieci milioni di persone, ma l'unico segno di vita erano i soldati e di tanto in tanto qualche colonna come la loro.
Si fermarono a un incrocio dove era stato allestito un posto di blocco. Anne non riusciva a vedere fino alla prima auto della colonna, ma ai lati della strada c'erano due postazioni di mitragliatrici, protette da sacchetti di sabbia, e le vie laterali erano bloccate.
A un lato c'erano due coreani vestiti in borghese. Entrambi maschi. Tenevano le mani alzate, e un soldato li frugava senza molto riguardo, mentre l'altro li teneva sotto il tiro di un fucile M16. Il camion ripart, e l'ultima cosa notata da Anne fu che i due uomini venivano percossi e gettati a terra.
Procedendo lungo una strada, vide qualcosa che si muoveva: soldati al lavoro all'esterno di un edificio. Osservando con maggiore attenzione i loro movimenti, si accorse che si preparavano a farlo saltare con l'esplosivo.
Occorse quasi un'ora per raggiungere l'aeroporto. A quel punto, Anne non era pi in grado di dire se il camion si stesse davvero riscaldando o se lei avesse perso la sensibilit.
All'aeroporto c'erano altri soldati, con carri armati e cannoni contraerei. Raggiunsero il terminal principale e si rifugiarono con gioia nel suo tepore. Anne non sapeva che cosa aspettarsi, ma vide con sorpresa un impiegato con la divisa delle linee aeree coreane fare loro segno di avvicinarsi.
L'agente chiese il documento d'identit a tutti i membri del gruppo, e lo studi con attenzione prima di restituirlo al proprietario. Una delle ragazze non trovava il suo, e Anne dovette firmare per lei, assumendosene la responsabilit.
Una volta che tutti i suoi compagni furono controllati, Anne chiese: - Quanto dovremo aspettare, perch l'aereo parta?
L'impiegato rispose: - Non possiamo dirlo, signora. Non prima di domani, comunque.
Tutti protestarono, e alcune persone ripeterono la domanda di Anne: - Ma i nostri ordini? Dovevano darci un preavviso di dodici ore per una partenza immediata...
- Signorina Larson, questo significa che l'aeronautica vi vuole qui dodici ore prima del volo, nel caso si riesca a trovare qualche aereo in pi. Sono qui da quattro giorni, e le assicuro che a meno di qualche miracolo, non sarete su un aereo prima di domani all'alba.
Anne avrebbe dovuto pensarci. Sapeva come funzionava la logistica. Il carico da spedire deve essere presente sul punto d'imbarco molto prima della partenza del volo. E chi se ne frega se il carico deve attendere nell'aeroporto per tutta la notte? Non potevano fare altro che aspettare. Lei non si era neppure portata un libro da leggere durante il volo; solo un manuale sulle misure di sicurezza durante i viaggi in aereo.
Uno alla volta, varcarono il posto di controllo. I metal detector, ovviamente, erano in funzione, ma invece delle solite forze di polizia c'erano dei soldati sudcoreani, dall'aria truce, sospettosi e armati di mitragliatore.
Oltrepassato il metal detector, Anne osserv il lungo corridoio che portava al cancello di partenza. Era pieno di gente, con barriere di corda per regolarne i movimenti. Imbronciati, i membri del suo gruppo presero posto alla fine della fila. Sarebbe stata una notte molto lunga.
Era impossibile dormire. Ogni mezz'ora, tutti dovevano spostarsi di un metro, o arrivava qualche nuovo gruppo di evacuati che facevano domande e si lamentavano del proprio destino. E anche se avessero trovato un posto dove fermarsi, il rumore dei jet che proveniva dall'esterno era incredibile. Le pareti del corridoio erano di vetro, e si scorgevano bene le piste.
Continuavano ad atterrare aerei da trasporto. Ogni tre minuti, un quadrimotore C-130 o C-141 giungeva rombando. Dopo qualche tempo, Anne not che a volte l'intervallo era pi lungo, e che infine compariva un mostruoso C-5. Non appena uno di essi lasciava la pista, ne atterrava un altro. Sulla pista adiacente, altri aerei da carico decollavano.
Ogni mezz'ora circa, un aereo rullava fino al loro corridoio d'imbarco. Anne, da dietro il vetro, vedeva uscirne soldati o scaricare materiale leggero, mentre i camion cisterna rifornivano di carburante l'aereo. Poi vi saliva un gruppo di evacuati, spronato dal personale dell'aviazione. La rampa si sollevava, le autocisterne si allontanavano e l'aereo si avviava verso la pista di decollo. Tempo complessivo richiesto dall'operazione, da un quarto d'ora a venti minuti, a seconda della rapidit con cui gli evacuati salivano a bordo.
Nella sua veste di esperta di logistica, Anne conosceva i problemi organizzativi comportati da un simile trasferimento. C'erano dei contrattempi, naturalmente. Un paio di volte i meccanici avevano dovuto riparare qualche parte di un aereo, ma erano giunti di corsa e avevano lavorato freneticamente per eliminare il guasto. Erano sempre riusciti a farlo, comunque, e gli aeroplani avevano continuato ad atterrare e a decollare.
Una volta, lei si era quasi addormentata, ed era stata ridestata dalle sirene che si erano messe a suonare in tutto l'aeroporto. Le poche luci rimaste si erano spente, e si era levato il rombo degli aerei da caccia. Non era successo altro, e dopo una decina di minuti le luci si erano riaccese.
Si limit a sonnecchiare, osservando le persone che lavoravano con lei. Era interessante vedere chi si lamentava, chi accettava il proprio destino, chi cercava di dare una mano. Sapeva di non appartenere a quest'ultima categoria. Pochi vi appartenevano, e si ridussero ancor pi nel corso della notte.
Infine giunse l'alba, e il gruppo di Anne arriv pian piano a quella che in condizioni normali sarebbe stata la sala di attesa. Cercarono di organizzarsi un poco e il gruppo prima del loro usc dalla porta. Erano i prossimi.
Un altro aereo da carico arriv fino a loro e ripart; giunse un sergente dell'aeronautica che disse: - Il personale del centro logistico dell'esercito. Seguitemi per l'imbarco.
Con un sorriso di sollievo, si affrettarono a seguirlo, pensando di vedere davanti a loro il portello di carico di un aereo. Invece, si trovarono in uno stanzone dalle pareti di lamiera, con il pavimento macchiato di grasso. Dalle scritte sulle pareti, Anne cap che era un magazzino che normalmente conteneva attrezzature del servizio manutenzione. C'era un forte rumore, ma quando Anne ne vide l'origine, rinunci a lamentarsi. Qualcuno aveva portato due radiatori a gas in quell'ambiente privo di riscaldamento.
Lo stanzone era stato svuotato delle attrezzature, e il pavimento era stato suddiviso con grandi strisce di vernice in alcune zone rettangolari. Il sergente cominci a chiamare dei nomi, in ordine alfabetico. La persona rispondeva a lui, e il sergente controllava il documento d'identit, poi le dava un cartoncino spiegazzato. Indicava una delle zone tracciate sul pavimento e diceva: - Vada laggi e non ne esca.
Giunse il turno di Anne. La ragazza esamin il suo cartoncino. Era scritto a mano e diceva: "C-141, 50". Quindi lei doveva essere la cinquantesima persona a salire e il loro aereo era un C-141 Starlifter. Davanti a loro c'era un solo gruppo: presto si sarebbero imbarcati.
Il loro rettangolo cominci riempirsi: prima il suo gruppo, poi altri civili che lavoravano per l'aeronautica come addetti alla manutenzione. Il rettangolo pareva pieno, ma il sergente controll i suoi elenchi e grid ancora: - Diciassette!
Si apr una porta e giunse un altro gruppo di civili. Erano chiaramente i familiari del personale delle forze armate: madri con bambini in braccio o attaccati alle gonne.
Gli ultimi arrivati cercavano faticosamente di farsi posto, quando e sirene ripresero a suonare. Anne era vicino a una finestra: scorse gente che correva al riparo. All'improvviso comparvero nel suo campo visivo due aerei da caccia, che subito si allontanarono.
Dovevano essere dei MiG, pens, perch sparavano. Uno, prima di compiere una stretta virata, sganci una bomba. Mentre la bomba colpiva, Anne sent che qualcuno la spingeva a terra. L'onda d'urto infranse il vetro e copr di frammenti tutti coloro che erano nelle vicinanze.
Una seconda esplosione, molto pi vicina. Le pareti tremarono, e gli uomini dell'aeronautica cominciarono a gridare Fuori! Fuori tutti! Su entrambi i lati del magazzino c'era una doppia porta che dava sul campo, e la gente corse in quella direzione.
Anne si mosse con gli altri e fu fuori in pochi secondi. Quando usc dall'edificio, sent una vampata di calore e vide un aereo da carico in fiamme. Un'ala toccava terra, e la parte anteriore era ridotta a un rottame.
Il portellone di carico era aperto, e ne uscivano di corsa soldati in tuta mimetica. Alcuni aiutavano i compagni feriti, e sul terreno erano distese alcune forme inerti.
Anne si guard attorno. La contraerea sparava, con un rumore simile a metallo squarciato. Segu una scia di proiettili traccianti e vide che cercavano di colpire un caccia dalle ali a "delta" che procedeva a zigzag. Un'altra scia di traccianti si un alla prima, ma il caccia la evit.
Guardando nella direzione in cui si muoveva il caccia, Anne vide il suo bersaglio. Un quadrimotore cercava di abbassarsi e di virare per allontanarsi dalla traiettoria del MiG, ma l'aereo da caccia non aveva difficolt a seguirlo. Davanti all'aereo attaccante comparve una scia di fumo, subito seguita da una seconda.
L'aereo da carico vir, cercando di effettuare una manovra che un caccia avrebbe eseguito in una frazione di secondo. Ma era troppo lento, ed entrambi i missili lo colpirono sull'ala destra. L'ala si stacc, ruotando follemente su se stessa, e l'aereo cadde, seguito da una scia di fumo.
Anne non riusc a vedere se il MiG fosse riuscito a fuggire. Posando lo sguardo sull'aeroporto, scorse fiamme, colonne di fumo e crateri sulla pista; almeno due aerei erano stati distrutti, con il loro carico umano.
Un tenente dell'aviazione le si avvicin. - Signorina Larson? Lei e il suo gruppo dovete ritornare al terminal principale. Chiudiamo l'aeroporto.
Avrebbero dovuto trovare qualche altro sistema per lasciare Seul.
29 dicembre. Base aerea di Kunsan
Tony entr stancamente nell'edificio del comando: si sentiva come un vecchio di novecento anni. L'ultima missione era stata un completo successo: un volo di appoggio a un'incursione che si era trasformato in uno scontro aereo, con altri due abbattimenti da parte sua e nessuna perdita. Se non fosse stato cos stanco, avrebbe sorriso.
Nella sala situazione, tutti parevano assai agitati. L'avanzata dell'offensiva nordcoreana era segnata su una larga cartina, aggiornata dall'ufficiale addetto alle informazioni. Pistol stava appendendo un messaggio, che veniva letto con grande interesse dagli altri piloti e dagli ufficiali dei servizi di terra.
- Pistol, che cosa  successo? - Tony non era cos stanco da non provare curiosit. Inoltre, se era qualcosa di relativo alla guerra, era suo dovere informarsi.
- Una massiccia incursione a Kimpo, Saint. I comunisti sono riusciti ad ammassare tanti aerei da superare le nostre difese e da attaccare il campo.
Tony sent un tuffo al cuore. Anne doveva partire da Kimpo. - Quanti danni hanno fatto?
- Gravi. Hanno bombardato la pista e il terminal, che era pieno di civili da evacuare. Peggio ancora, hanno colpito quattro trasporti a terra e ne hanno abbattuto uno che era appena decollato. Il totale delle perdite supera i cinquecento. Hanno chiuso l'aeroporto fino a nuovo ordine. Credo che manderanno qui da noi almeno una parte del traffico...
Tony si allontan. C'erano molti altri, ad ascoltare Pistol, e nessuno not che se n'era andato via, bruscamente.
Il suo ufficio era chiuso, per fortuna. Lasci perdere vari foglietti contenenti dei messaggi e prese il telefono per fare due numeri. Il primo era quello dell'appartamento di Anne, il secondo quello dell'ufficio dove lavorava. Nessuno dei due numeri rispose.
29
 Rullo compressore
29 dicembre. Nei pressi di Munsan, Corea del Sud
Il tenente generale Cho era fermo al fianco della carreggiata e osservava i suoi soldati marciare verso sud, lungo la via che gli americani chiamavano Autostrada 1, o Grande strada dei rifornimenti. Era fermo all'ombra del relitto di un carro armato M-48 sudcoreano.
Il carro armato e il suo equipaggio erano stati uccisi il primo giorno di guerra, mentre cercavano inutilmente di arginare l'offensiva. La canna contorta del cannone indicava ancora il Nord. I tre T-62 che aveva distrutto prima di morire erano gi stati portati via dal campo di battaglia e si trovavano in un'officina riparazione delle retrovie. I T-62 avrebbero ripreso a combattere. L'M-48 no.
Il vento pieg leggermente, e Cho arricci le narici nel cogliere l'odore di morte che giungeva dall'interno del carro armato. Fortunatamente, pens, il gelo aveva ritardato l'inizio della decomposizione. Per sottrarsi al cattivo odore, si spost dall'M-48 e si ferm a qualche passo di distanza, illuminato alle spalle dal sole che si stava levando in quel momento.
Cho si port le mani dietro la schiena e sorrise. Tutte le corsie dell'autostrada erano piene di carri armati, di camion che trascinavano pezzi d'artiglieria, di APC e di altri veicoli, che si dirigevano senza sosta verso il fronte, venti chilometri pi avanti. Ai due lati marciavano colonne di fanteria, che procedevano sulla neve per lasciare la strada ai compagni sui veicoli.
Il piano Fenice Rossa era un pieno successo. Le risaie congelate conferivano ai soldati una mobilit inimmaginabile nei mesi primaverili ed estivi. E il rigido clima invernale coreano impediva gli attacchi aerei sulle sue colonne: gli F-16 e gli F-5 rimasti alla Corea del Sud non riuscivano a trovare facilmente il bersaglio.
Cho sapeva che quel clima intralciava ancor di pi le missioni dell'aviazione nordcoreana, ma lui non aveva mai contato sul suo appoggio per vincere la guerra. Una situazione di stallo nella battaglia aerea gli andava a genio, anzi, perch lasciava il risultato finale nelle mani dei suoi carri armati e della sua fanteria.
Sollev il binocolo e osserv le basse colline che sorgevano a intervalli irregolari ai due lati della strada. Tutte le alture visibili erano occupate da una batteria contraerea mimetizzata ZSU-23-4 da 57 mm e dalle relative installazioni radar: le sue difese arretrate nel caso che qualche aereo nemico superasse gli intercettori MiG-29, MiG-23 e MiG-21 in quota. Ulteriore protezione era data dai cannoncini contraerei di maggiore calibro e dalle batterie SAM ancor pi arretrati.
Cho sapeva che alcune delle sue unit erano state colpite duramente dall'aria, ma i comandanti della contraerea gli avevano assicurato che gli americani pagavano un duro prezzo, sotto forma di aerei perduti, per ogni attacco. Le loro vanterie erano quasi certamente un'esagerazione, ma anche cos la continua perdita di aeroplani avrebbe finito per usurare le squadriglie americane e sudcoreane: perdita dopo perdita, non sarebbero pi state in grado di operare.
Soddisfatto per il momento nel constatare che le sue difese aeree erano pronte, si volt verso il sud, per osservare la nube di fumo nero che s'innalzava all'orizzonte. Una nube formata dai villaggi bruciati e dalle centinaia di veicoli distrutti. E da quella parte giungeva anche il rumore sordo, di colpi pesanti, della sua artiglieria che continuava a martellare il nemico in ritirata e che sollevava altra polvere e altro fumo nell'aria.
Cho abbass lentamente il binocolo e osserv di nuovo il paesaggio attorno a lui. La cortina di fumo che macchiava il cielo gli ricordava che la guerra, per quanto necessaria e vittoriosa, comportava sempre un prezzo amaro. Lo constatava senza difficolt negli edifici in rovina lungo la strada e nei cadaveri contorti, nei veicoli bruciati e abbandonati, sparsi per tutta la pianura. Lo leggeva sugli occhi stanchi e vuoti dei soldati raccolti attorno a piccoli fuochi nei pressi dell'autostrada: quanto rimaneva delle sue due divisioni di fanteria di prima linea.
Secondo i rapporti, entrambe le divisioni avevano perso il settanta per cento degli effettivi in quattro giorni di combattimenti continui. Ma avevano inflitto perdite altrettanto gravi al nemico.
Cho si prese un appunto mentale di rifornire quelle due divisioni e di riportarle alla loro normale forza. Avrebbe avuto bisogno di ogni uomo disponibile.
- Compagno generale! Un messaggio del generale Chyong del quartier generale avanzato!
Si volt e prese il messaggio che gli porgeva il suo aiutante di campo. Aggrott la fronte. Quel giovane doveva imparare a lavorare con calma. La guerra era troppo importante per affrontarla con la voce stridula.
Ma torn a sorridere nel leggere il messaggio di Chyong. Le avanguardie del Secondo corpo d'armata si avvicinavano a Pyokche, a soli quindici chilometri dalla periferia di Seul. Presto i suoi soldati si sarebbero potuti dirigere a sudovest, per attraversare il fiume Han a Kimpo. Eccellente. In cinque soli giorni avevano sfondato le fortificazioni ed erano avanzati per pi di venticinque chilometri contro una forte opposizione nemica.
Il suo collega del Quinto corpo d'armata incontrava maggiori difficolt a percorrere il corridoio Uijongbu. Ma, nonostante questo, le sue colonne avevano conquistato Chon'gong, un villaggio a venti chilometri dalla ZS e posto all'imboccatura di una lunga valle che portava al cuore di Seul. Presto anche il Quinto corpo si sarebbe allontanato dalla capitale per attraversare a est il fiume Han.
L'offensiva procedeva bene. Con fortuna e abilit, l'esercito del popolo sarebbe presto riuscito ad accerchiare le forze imperialiste ammassate in Seul per difenderla dall'attacco che temevano da molti decenni. Un attacco che non ci sarebbe mai stato. Cho non aveva intenzione di consumare le sue truppe nella lotta casa per casa che sarebbe stata necessaria per prendere Seul con un attacco diretto. Invece, il piano di guerra studiato da lui e dagli altri generali dello stato maggiore prevedeva di usare la citt come esca, per attirare in una trappola le forze armate del nemico. Sarebbero rimaste chiuse nella citt mentre i suoi due corpi d'armata avrebbero aggirato Seul per ricongiungersi a Suwon, 27 chilometri a sud della capitale nemica.
Con il grosso delle sue forze isolato dai rifornimenti e circondato dall'esercito del popolo, il regime sudcoreano non avrebbe avuto scelta e si sarebbe dovuto arrendere.
Cho usc dalle sue fantasticherie e schiocc le dita, per chiamare i suoi aiutanti e l'autista. Aveva perso fin troppo tempo a guardare il panorama. Al quartier generale c'era del lavoro da compiere: rapporti da trasmettere a Pyongyang e piani da stendere per l'attacco del giorno seguente.
Le cose si sarebbero notevolmente complicate, quando i soldati di seconda linea, appartenenti al Terzo corpo d'armata, avessero attaccato in quel settore. Una volta iniziata la battaglia, Cho sarebbe passato a comandare il Secondo e il Terzo corpo d'armata con il grado di colonnello generale della nuova Prima forza d'urto. "Prima forza d'urto" ripet mentalmente Cho. Davvero, il figlio occhialuto di Kim Il-Sung aveva mantenuto la promessa.
E adesso Cho avrebbe mantenuto la sua. Il Sud sarebbe caduto.
A sud di Shindo, nei pressi della tomba reale di Soo, Corea del Sud
La Grande strada dei rifornimenti era piena di camion per il trasporto truppe, di autocarri da 25 quintali, di jeep, di autocisterne, di camion di munizioni e di veicoli militari di tutti i generi che viaggiavano quasi a contatto di paraurti: tutti diretti verso sud a passo di lumaca, e inframmezzati da carichi di civili frenetici che cercavano rifugio.
McLaren guard il caos che regnava sulla strada e cap che quello che aveva sotto gli occhi era un esercito in rotta.
Le sue unit di prima linea americane e sudcoreane non erano ancora sconfitte. Combattevano ancora, cedevano a fatica il terreno, un metro alla volta, e si facevano pagare dai nordcoreani un elevato tributo di sangue per ogni conquista. Ma venivano lentamente consumate, sommerse dalle superiori forze del Nord e dalla potenza della sua artiglieria, e McLaren non poteva fare molto per aiutarle.
I primi rinforzi giunti dagli Stati Uniti - battaglioni della Sesta e Settima divisione leggera - cominciavano ad arrivare con gli aerei, ma occorreva almeno un giorno per organizzarli e inviarli al fronte. E McLaren non sapeva bene che cosa avrebbero potuto fare, una volta che vi fossero giunti. La Sesta e la Settima divisione si prestavano a essere trasportate rapidamente, ma erano di fanteria leggera, e non disponevano delle armi anticarro occorrenti per fermare l'assalto della fanteria pesante dei nordcoreani.
Anche le riserve sudcoreane, che ammontavano a vari milioni di uomini, si stavano mobilitando, ma la mobilitazione era rallentata dalla confusione causata dall'attacco di sorpresa nordcoreano e dalle agitazioni politiche precedenti. E molte unit della riserva erano impegnate a dare la caccia ai guastatori del Nord infiltratisi dall'aria e dal mare per attaccare le retrovie americane e sudcoreane.
E adesso quello. McLaren serr i denti sul mozzicone di sigaro non acceso. Le cose erano gi brutte di per se stesse, al fronte, anche senza quell'intasamento delle retrovie. Non sapeva da che cosa dipendesse, ma pareva che ogni unit della sussistenza, officina di manutenzione, ospedale da campo e passacarte dell'esercito che aveva sentito parlare della guerra avesse deciso di ritirarsi nello stesso momento. Avevano preso tutto quel che avevano trovato con un motore e con quattro ruote e si erano riversati sulla Grande strada dei rifornimenti, a strombettare in preda al panico. Le unit sudcoreane che avrebbero dovuto controllare la strada ne erano state letteralmente sommerse.
E adesso bloccavano la maledetta strada! Ogni suo dannato centimetro. I soldati e i rifornimenti diretti al fronte, dove c'era bisogno di loro, dovevano compiere deviazioni lungo stradine tortuose o fare l'autocross sulla neve e il ghiaccio dei campi. Quell'ingorgo gli faceva perdere del tempo prezioso... e il tempo significava vite umane.
- Doug!
- S, generale? - Hansen comparve accanto a lui, con il notes in mano.
- Telefona a Frank Collier e digli di prendere subito provvedimenti! - Hansen si scrisse rapidamente alcuni appunti mentre McLaren spiegava che cosa volesse esattamente dal suo ufficiale subalterno, il quarto nell'ordine di comando. - Voglio almeno una compagnia di PM che metta questa gente in una sorta di ordine. Non riusciranno a fermarli prima dei ponti sull'Han, ma possono almeno liberare qualche carreggiata diretta verso il Nord. Chiaro?
Hansen annu.
- Bene, e dall'altra parte dei ponti voglio un'altra squadra di PM a dare loro un benvenuto. Devono fermare questi bastardi e rimandarli... - Qualcuno dietro di loro attacc a suonare il clacson e continu a tenerlo premuto, interrompendo McLaren.
A questo punto, il generale s'infuri davvero.
Con Hansen al seguito, McLaren si avvi verso il veicolo che l'aveva interrotto: una jeep occupata da un tenente colonnello americano, grasso e sudato, e da un soldato scelto, magro, con le efelidi e intimorito. L'ufficiale era in piedi, nel posto del passeggero, e cercava freneticamente di far muovere i veicoli davanti a lui.
Nel vedere McLaren che si avvicinava, l'autista, con un senso di colpa, stacc la mano dal clacson.
- Maledizione, Greene! Continua a suonare! - grid il tenente colonnello, rivolto al suo autista. Dalla bocca gli usc uno schizzo di saliva.
- Non far niente del genere, colonnello.
L'uomo sollev la testa, con ira, per dire a McLaren: - E chi diavolo si crede...
Solo allora not le quattro stelle di McLaren. Impallid.
Nel vedere i cannoni incrociati, sul colletto dell'uniforme dell'uomo, McLaren lo invest: - A che unit appartiene, colonnello? E perch non si trova con la sua unit?
La bocca del tenente colonnello si apr e si richiuse senza emettere alcun suono.
- Figliolo?
L'autista balbett la risposta: - Siamo del 236 Artiglieria, signore.
McLaren si volt verso il tenente colonnello, che si era afflosciato sul sedile. - I suoi cannoni sono in quella direzione, colonnello, a dare appoggio ai miei battaglioni avanzati. - McLaren indic il Nord. - Ora, mi spieghi perch diavolo non  con loro.
Con le labbra che gli tremavano, l'uomo cerc di fornire una risposta credibile. - Devo... devo riferire al quartier generale. Mi occorrono, uh, pi muni...
- Balle! Lei fuggiva, signore! - McLaren lo fece tacere con un'occhiataccia e si rivolse al proprio aiutante. - Capitano Hansen!
- S, signore.
- Metta quest'uomo agli arresti per diserzione davanti al nemico.  privato del suo comando, con effetto immediato.
Hansen prese per il braccio l'ufficiale tremante e piangente e lo port verso il veicolo del comando, fermo ad attenderli. McLaren si accost all'autista della jeep. In tono pi gentile, disse: - Ora, figliolo, voglio che tu porti via la jeep da questo casino e che faccia ritorno alla tua unit. L'ufficiale esecutivo del tuo battaglione  ancora laggi?
Il soldato annu. - S, signore. E il maggiore Benson.
- Bene. Allora, riferisci al maggiore Benson l'accaduto. E digli da parte mia che affido a lui il comando del battaglione. Chiaro?
Il soldato annu nuovamente, questa volta con maggiore vigore.
- Bene. Va bene, figliolo, va' pure. E buona fortuna. - McLaren fece un passo indietro mentre il soldato gli rivolgeva il saluto e poi dirigeva la jeep verso la scarpata, lasciando la strada.
Guard l'auto sparire verso il Nord, dopo essere risalita sulla carreggiata quando ebbe superato l'ingorgo. Fatto questo, McLaren ritorn ai suoi aiutanti che lo aspettavano. Aveva ancora molto da fare, per risolvere tutti i problemi dei suoi soldati.
A sud di Pyokche, Corea del Sud
Il capitano Lee guardava bruciare Pyokche.
Un battaglione sudcoreano di fanteria meccanizzata aveva difeso la citt per quasi due ore contro uno schiacciante numero di carri armati e di fanti nordcoreani. Nascosti fra le case e i negozi di Pyokche avevano respinto ogni nuova ondata di attaccanti, dando il tempo ai genieri di Lee di scavare le trincee a sud della citt.
Ora, per, la difesa all'interno della cittadina stava cedendo. I nordcoreani superstiti si erano ritirati dai campi che circondavano l'abitato e avevano chiamato in aiuto l'artiglieria perch finisse il lavoro. I grossi calibri avevano risposto, e dopo una breve tregua i proiettili avevano cominciato a cadere su Pyokche, distruggendo case e trincee, e riducendo in frammenti irriconoscibili perfino le macerie.
Lee aveva ascoltato per radio le grida frenetiche dei difensori, e aveva capito che la loro resistenza non sarebbe durata ancora per molto. Nessuno poteva resistere a lungo nell'inferno creato dal fuoco di sbarramento dei comunisti. Perci aveva lasciato la radio ed era andato a incitare i suoi genieri.
Alcuni di loro impiegavano le lame da bulldozer dei loro grandi CEV per scavare postazioni di tiro per il gruppo di carri armati sudcoreani e americani rimasti a fermare l'avanzata nordcoreana. Altri erano nei campi dietro la citt e posavano mine anticarro e antiuomo.
Vedendo che stavano lavorando con tutta la velocit umanamente possibile - e forse anche un po' di pi - Lee era ritornato all'M-113 che gli serviva da veicolo di comando. Accanto al suo trasporto, squadre di fanteria erano indaffarate a scavare. "Scavate in fretta" pens Lee. "Non vi resta molto tempo."
Una voce sulla banda tattica conferm questa sua impressione. Era il comandante del battaglione che si trovava all'interno della citt: si stava mettendo in contatto con il suo comandante di brigata. Sullo sfondo, Lee sentiva le esplosioni dei proiettili che cadevano su Pyokche, a cui facevano stranamente eco quelle che sentiva con le proprie orecchie. Alpha Foxtrot Quattro Quattro, qui Alpha Charlie Due Tre. Le colonne nemiche si preparano all'attacco. La mia forza  al trenta per cento. Chiedo il permesso di ritirarmi. Passo.
Lee attese che il comandante della brigata desse il permesso. Non dovette aspettare molto. Un battaglione che aveva perso pi di met delle proprie forze in cos poco tempo non poteva certamente resistere a un nuovo attacco. Pass alla frequenza della sua compagnia di genieri. - Bravo Quattro Uno a tutte le unit Bravo Quattro. Ritirarsi alla posizione principale. Ripeto. Ritirarsi alla posizione principale. Passo. - Non intendeva lasciare all'aperto i suoi uomini.
L'ufficiale del genio sudcoreano attese che gli giungesse la conferma dai suoi capi plotone e poi ritorn sulla banda tattica.
Alpha Foxtrot Quattro Quattro, qui Charlie Due Tre. Chiedo cortina fumogena per coprire la nostra ritirata. Passo. Lee annu tra s. Giusta richiesta. Sarebbe bastata un piccolo schermo di fumo per rendere pi sicura la ritirata dei difensori di Pyokche.
Charlie Due Tre, qui Alpha Foxtrot Quattro Quattro. Negativo. Ripeto, cortina fumogena non disponibile. Lee imprec tra s. Non c'era niente che andasse per il giusto verso. I consumi di munizioni erano stati assai superiori al previsto, e i rifornimenti non arrivavano come si pensava. Ora i resti del battaglione meccanizzato che aveva difeso Pyokche dovevano ritirarsi per un chilometro su terreno aperto, senza protezione.
Qualche minuto pi tardi, Lee guardava dall'M-113 i suoi genieri che facevano ritorno dalle piccole trincee del nuovo fronte. Scosse stancamente la testa. Su quel fronte non c'erano n uomini, n carri n armi pesanti a sufficienza per fermare per pi di mezz'ora un deciso attacco nordcoreano. I sacrifici dei difensori di Pyokche sembravano inutili.
Sollev il binocolo e osserv la citt. Fumo, polvere e macerie schizzavano verso l'alto, a getto, per il fuoco nemico. All'improvviso i cannoni tacquero. Sulla scena cadde uno strano silenzio, mentre il vento portava via il fumo e la polvere.
La radio gracchi: Charlie Due Tre a tutte le unit Charlie. Eseguire adesso la ritirata!
Lee continu a osservare le figure che uscivano dalle macerie e che si dirigevano verso i passaggi del campo minato. Altri si tenevano agli M-113 segnati dalla battaglia, che attraversavano alla massima velocit il terreno aperto.
Uno degli APC si ferm all'improvviso e fu avvolto dalle fiamme. Lee si gir e vide la torretta di un T-62 spuntare dalle rovine di una casa, alla periferia di Pyokche. I nordcoreani erano arrivati.
Anche un M-60 americano che si allontanava alla sua sinistra vide il carro nordcoreano. Il suo cannone da 105 ruot a destra e rincul nel lanciare un proiettile perforante Sabot contro il veicolo nemico. Il T-62 esplose.
La vendetta ebbe breve durata. Tra le rovine di Pyokche si scorsero le fiamme degli spari, quando i mitraglieri nordcoreani aprirono il fuoco. Decine di uomini in corsa verso la salvezza rotolarono su se stessi e caddero sulla neve. Altri sfuggirono al massacro. Infuriati, gli uomini di tutta la linea aprirono il fuoco contro le rovine, per proteggere i sopravvissuti.
Alla fine la sparatoria cess. I resti del battaglione meccanizzato giunsero alle linee alleate e al riparo, mentre i nordcoreani smettevano di sparare per non rivelare la propria posizione.
Lee attese, osservando il terreno cosparso di cadaveri davanti a Pyokche. I feriti si contorcevano per il dolore, o strisciavano verso la salvezza. Nel profondo silenzio si sentivano distintamente i loro gemiti.
 questione di minuti, pens Lee. Presto i nordcoreani sarebbero usciti dalla citt e i suoi uomini avrebbero fatto loro pagare caro il massacro. Per, la cosa sarebbe servita a poco. I rinforzi dalle altre parti del fronte arrivavano troppo lentamente. Il primo deciso attacco comunista si sarebbe facilmente aperto un varco nelle difese preparate dai suoi uomini.
Peggio ancora, i suoi genieri avrebbero dovuto prendere parte alla difesa. Il comandante della brigata aveva ordinato chiaramente di non lasciare il fronte per iniziare a lavorare su nuove fortificazioni a sud. I soldati ancora in grado di combattere erano cos pochi che c'era bisogno dei genieri per difendere le principali postazioni di combattimento. Lee e i suoi uomini avrebbero dovuto combattere e morire come soldati qualsiasi, nonostante possedessero conoscenze molto specializzate.
Pass del tempo. Dieci minuti. Mezz'ora. Un'ora. Lee cominci a fremere. Che cosa aspettavano i comunisti? Perch non avevano attaccato? Conoscevano la loro debolezza, pens. Perch non venivano a finirli? A ogni minuto che passava, il ritardo permetteva a lui e a i suoi compagni di rafforzarsi. Tese l'orecchio.
Qualche tempo prima, c'erano stati degli scontri a nordest, ma lui non aveva prestato attenzione. Ora, per, gli parve che si fossero intensificati: da pochi colpi di fucile si era passati a un'assordante cacofonia di artiglieria pesante, spari di carro armato, continue raffiche di mitraglia. Pareva che fosse in corso un massiccio attacco, ma nella direzione sbagliata. Lontano da Seul.
Prese il binocolo e cominci a osservare i campi, le risaie, le rovine fumanti di Pyokche. La luce del sole si rifletteva sulle vanghe che si alzavano e si abbassavano. Quando mise a fuoco la scena, vide soldati nordcoreani intenti a scavare nella neve e nel terreno trincee alte fino alla vita. Non c'era dubbio. I comunisti si stavano trincerando. Non intendevano attaccare.
L'ufficiale del genio prov un enorme sollievo. Lui e i suoi uomini non sarebbero morti... almeno per il momento. Il sollievo fu per seguito da un senso di inquietudine. Quali erano le intenzioni del nemico? Riflett a lungo sulla cosa senza trovare una risposta soddisfacente.
8a Armata, QG sul campo, nei pressi di Kuri, Corea del Sud
Era scesa la notte.
Da lontano giungeva il tuono dell'artiglieria, attutito dai monti che sorgevano tra il QG e il fronte di battaglia.
McLaren alz gli occhi dalla pianta e guard gli ufficiali del suo stato maggiore, raccolti attorno a lui. Tutti sembravano esausti, dopo cinque giorni e cinque notti di grande tensione e di sonno scarso. Non aveva certo contribuito al loro riposo il fatto di aver dovuto trasferire il QG in una localit diversa, a causa dell'avanzata nemica.
Guard l'ufficiale addetto alle operazioni, il suo terzo in comando: un alto e magro maggiore generale che dopo trent'anni di carriera in tutto il mondo conservava ancora l'accento piatto e nasale del New England. - Allora? Cosa ne pensi, Barney?
Barret Smith si tolse di bocca la pipa spenta. - Credo che la tua previsione dei giorni scorsi sia stata esatta, Jack.
L'ufficiale si avvicin alla carta geografica, indicando i movimenti del nemico. - Per cinque giorni i nordcoreani hanno seguito le Autostrade 1 e 3 in direzione di Seul. All'improvviso la pressione  cessata, e ora ci giunge la notizia di massicci attacchi qui... - indic un punto nei pressi di Pyokche - ... quasi a sudest, verso il fiume Han, e lontano da Seul.
"Inoltre - prosegu - riceviamo analoghi rapporti dal corridoio Uijongbu. Laggi, per, gli attacchi nordcoreani piegano a sudovest.
- S'interruppe e scosse la testa. - Direi che vogliono imbottigliarci all'interno di Seul."
Vari ufficiali dello stato maggiore assentirono.
- Proprio cos, signori - disse McLaren, facendo un passo avanti.
- Ora, io non intendo giocare secondo le regole fissate dal nemico, o fare quel che vuole costringerci a fare. Perci noi ora...
Deline il suo piano. A parte una sottile linea di resistenza, tutte le forze americane e sudcoreane a nord del fiume Han dovevano ritirarsi. I Corpi della Capitale sudcoreani e varie altre unit difensive dovevano rimanere a Seul per difenderla, ma McLaren voleva che tutti gli altri uscissero dall'imbottigliamento. Voleva che la trappola nordcoreana, nel momento in cui fosse scattata, non avesse niente da afferrare.
Picchi sul tavolo la punta del dito per sottolineare le proprie parole. - Se ne devono andare tutti, signori. Carri armati, artiglieria, fanteria, sussistenza, ospedali da campo. Tutti. Capito?
Gli ufficiali annuirono. Tutti tranne uno.
- S, generale Park? Ha qualche obiezione?
Il capo degli stati maggiori sudcoreani sembrava invecchiato di vent'anni. - S, generale McLaren. La sua proposta  inaccettabile per il governo della Repubblica di Corea. Seul  il centro nevralgico del nostro paese. Contiene un quarto della nostra popolazione. Non possiamo rischiare la sua conquista da parte dei comunisti.
McLaren si accese il sigaro per studiare la faccia degli altri ufficiali sudcoreani. Uno o due parevano dare ragione a Park. Gli altri non ne erano molto convinti.
Aspir una boccata del sigaro e poi se lo tolse dalle labbra. - Generale, con tutto il dovuto rispetto, la mia decisione  definitiva. Non balleremo alla musica dei nordcoreani. Vogliono che rischiamo di perdere tutto quel che abbiamo per difendere una sola citt. Noi non lo faremo.
- Ma il mio paese...
McLaren lo interruppe. - Generale, il suo paese esiste finch c' un esercito che difende la sua libert. Perda quell'esercito e perder la guerra.
Park non parve convinto.
Barret Smith intervenne. - Francamente, generale Park, non credo che i nordcoreani oseranno attaccare Seul finch ci sar in campo il grosso delle nostre forze. E se anche la attaccassero, le forze che lasciamo in citt saranno in grado di resistere all'assedio per molto tempo. Voi avete preparato la citt, facendo scorta di cibo, acqua, e munizioni. Suggerisco di avvantaggiarvi di questi preparativi.
Il coreano attese che terminasse, per poi dire rigidamente: - Non  una decisione che si possa prendere qui. Prima di dare l'assenso al suo piano, devo consultarmi con il mio presidente.
McLaren aspir per un istante il fumo del sigaro e osserv Park senza parlare. Poi disse: - Benissimo, generale. Ne ha certamente il diritto. Nel frattempo, per, i miei ordini sono questi. E lo saranno finch non mi sar detto il contrario dal mio presidente.  chiaro?
Park annu con un brusco cenno della testa.
- Bene. Il capitano Hansen si incaricher di portarla a Seul per farla parlare con il suo presidente. - McLaren si rivolse verso gli altri suoi ufficiali. - Be', signori, abbiamo molte cose da fare. Voglio vedere immediatamente i piani per il ritiro da Seul. Muoviamoci!
Gli ufficiali corsero via. McLaren ferm Smith. - Aspetta un istante, Barney.
- S, Jack?
- Sappiamo tutt'e due che ci vorr un casino di tempo per spostare i nostri soldati da Seul. Le strade sono ancora intasate di cacasotto delle retrovie e di sfollati. Dobbiamo fermare i nordcoreani sullo Han finch non saremo usciti tutti dalla capitale. Vero?
Smith annu.
- D'accordo. Allora, quel che voglio  questo. Mettiti d'accordo con il mio vicecomandante e rastrella tutte le unit non combattenti che ti capitano sotto mano. Voglio che ogni uomo non strettamente necessario, ma in grado di imbracciare un fucile, finisca in prima linea non appena possibile. Forma delle unit provvisorie e mandale al fiume. Inoltre, trova qualche ufficiale per comandarle.
Smith lo studi con attenzione. - Jack, sai che quegli uomini finiranno piuttosto male, vero? Voglio dire, intendi mandare cuochi e magazzinieri contro i T-62. Non  uno scontro alla pari.
S... - McLaren spense il sigaro sul tavolo. - Lo so.
Guard le frecce rosse che scendevano dal nord, puntate contro Seul. - Ma al momento non mi rimane altro. - Si volt a fissare il suo ufficiale. - Il tempo, Barney! Dobbiamo guadagnare tempo.
Porto di Naha, Okinawa
Le fregate uscirono per prime, salpando le ancore in una mattina fresca e chiara, poco prima dell'alba. Il loro compito era di "ripulire" il canale del porto di Naha, cercando sottomarini nemici. I sommergibili diesel nordcoreani della classe Romeo non si erano mai spinti cos lontano dai propri porti, ma non era il caso di correre rischi. Ogni ufficiale della marina americana si sente ribadire la lezione dei Pearl Harbor dal primo giorno di carriera all'ultimo.
L'ammiraglio Thomas Aldrige Brown osserv le sei fregate al suo comando mentre uscivano dal porto: quattro della classe Perry e due pi vecchie, della classe Knox. Lass, il fiato rimaneva sospeso nell'aria sotto forma di una nuvoletta gelida. Cristo, faceva davvero freddo. E avrebbe fatto ancor pi freddo quando la sua task force si fosse diretta a nord, e in pieno oceano. Per ora, sulla portaerei immobile soffiava solo un leggero vento, ma Brown sapeva che sarebbe stato difficile sopportare, una volta partiti, un vento di diciannove e pi nodi.
Rabbrivid e si strinse nell'eskimo che la moglie gli aveva messo in valigia. Aveva faticato a trovarne uno adatto alla sua corporatura alta e magra. Continu a seguire con lo sguardo le piccole fregate che si dirigevano verso il grigio dell'oceano, fuori del porto. Buon Dio, pens, erano assai lontani dall'afa del Golfo Persico, dove si era svolta la sua precedente missione. Aria gelida, mare gelido, gelido acciaio.
Brown lasci il ponte e di diresse verso l'oscurit e il tepore della Sala tattica della Constellation. La sala conteneva i computer, gli schermi e il personale occorrente per combattere una moderna battaglia navale. Una battaglia che Brown si era augurato di non dover mai combattere. Ma se avesse dovuto combatterne una, era lieto di farlo con la Constellation. Sorrise tra s, perch era un'affermazione che si sarebbe guardato bene dal fare in pubblico.
Brown si era fatto i muscoli al comando di fregate e cacciatorpediniere, che secondo lui erano la vera marina. Come ufficiale subalterno e poi come comandante, le pesanti portaerei che scortava su tutti i mari del mondo erano per lui solo degli obiettivi, dei preoccupanti bestioni da proteggere contro tutti i pericoli: aerei, missili, sottomarini e navi da guerra. Ma adesso che aveva anche lui la sua nave ammiraglia, il suo modo di pensare si era ampliato. Adesso provava una certa sicurezza all'idea di avere a disposizione un forte gruppo aereo capace di colpire il nemico a centinaia di chilometri di distanza. L'ammiraglio raggiunse la Sala tattica e scavalc il portello stagno, passando davanti a un paio di marine sull'attenti.
Brown si tolse l'eskimo e si avvicin a una mappa elettronica che copriva parte di una parete. La mappa mostrava il profilo irregolare del porto di Naha e la posizione di ogni sua nave. Una volta preso il mare, avrebbe mostrato anche la posizione di ogni aereo in volo e dei contatti neutrali o ostili rilevati dai radar e dai sonar della task force.
In quel momento, il porto era pieno di navi. Molte erano dei trasporti, compresa gran parte degli anfibi della flotta del Pacifico. Molte avevano viaggiato a tutta velocit per raggiungere Okinawa in tempo, poi avevano caricato per tutta la notte uomini e mezzi della Terza divisione dei marine. Era stato massacrante, ma adesso erano pronti a partire.
Brown sapeva che la task force da lui comandata era il pi grande concentramento di navi che si fosse visto in quelle acque dalla Guerra di Corea in poi. La Prima guerra di Corea, si corresse. I soldati a cui le sue navi dovevano fare da scorta erano una potente, mobile forza d'urto che poteva sbarcare dovunque ci fosse una costa. Con questo, non che si preparasse un immediato attacco anfibio. Non avevano un obiettivo da conquistare. Invece, lui aveva ordine di accompagnare i marine a Pohang, un porto nel sudest della Corea. Dai rapporti di guerra segreti che gli erano giunti, una cosa era chiara: il comando delle forze combinate aveva disperatamente bisogno di qualsiasi divisione di truppe fresche.
Eppure, poteva essere utile mettere un po' di paura al nemico. La nave comando anfibia Blue Ridge si sarebbe unita al resto del convoglio a sud del Giappone, per dare l'impressione che si preparasse uno sbarco, e se anche la Wisconsin fosse giunta in tempo all'appuntamento, questa corazzata avrebbe potuto mettere a disposizione una buona potenza di fuoco. Era la prima volta che la Wisconsin si recava su quei mari.
Un telefono squill. - Signore, il comandante dello schermo.
Brown prese la cornetta che gli porgeva il suo aiutante di campo. - S, Mitch?
Ammiraglio, lo schermo antisommergibili  stazionato attorno al porto. La zona interna  libera.
Brown diede un'occhiata alla mappa. Tutte le navi erano sotto pressione e pronte a partire. - D'accordo, salpiamo.
Pos il telefono e torn a osservare la mappa per vedere di seconda mano la partenza. A mano a mano che le altre navi fossero uscite dal porto, le navi dello schermo esterno si sarebbero spostate per formare un anello ininterrotto di sensori intorno al convoglio.
La Constellation usc per prima, seguita dagli anfibi dipinti di grigio e dai mercantili. La loro uscita era protetta dai caccia dei marine e dagli aerei di pattuglia delle locali basi della marina. Non appena la portaerei - nota nella flotta come Connie - fosse giunta in mare aperto e avesse preso velocit, i suoi elicotteri e i suoi aeroplani si sarebbero incaricati di quel compito, e avrebbero continuato a svolgerlo fino a destinazione.
Ogni nave neutrale presente in quelle acque era stata individuata, identificata a vista e poi segnata sulla mappa. Una non era neutrale, almeno nel senso che l'ammiraglio Brown dava a questa parola. Il peschereccio-spia russo Kavkaz descriveva grandi cerchi sul mare, a trenta chilometri da Okinawa. Il suo comandante intendeva senza dubbio seguire le navi americane, una volta che queste avessero preso il mare.
Oltre al suo ruolo di spia e di "ombra" a tempo pieno, il Kavkaz era pieno di strumenti elettronici destinati a rilevare e ad analizzare ogni emissione radio, radar e sonar effettuata dalla task force. Questo era normale, e previsto.
Normalmente, un gruppo come quello condotto dalla Constellation sarebbe partito di notte, sotto totale Emcon, controllo delle emissioni. Non avrebbe trasmesso alcun segnale che non fosse strettamente necessario: radar, radio e sonar attivo. Il comandante della task force avrebbe cercato di sottrarre al rilevamento nemico quante pi informazioni possibili. Poi, non appena allontanatosi dal porto, l'ammiraglio comandante avrebbe usato ogni trucco lecito e illecito per sbarazzarsi di indesiderati ospiti come il Kavkaz. Normalmente, pens Brown, si cercava di non far sapere la composizione del convoglio, la sua rotta e le sue intenzioni.
Ma non questa volta. Prima di lasciare il porto, Brown aveva ordinato di accendere ogni radar e sonar. Questo per vari motivi. Innanzitutto, per quanto riguardava il resto del mondo, si era in tempo di pace e non di guerra. Lui non poteva colpire o affondare nessuno senza un riconoscimento sicuro, non solo come potenzialmente ostile, ma come effettiva minaccia. E ci richiedeva informazioni che potevano giungere solo dai sensori attivi.
Secondo, l'Autorit comando nazionale - che nel gergo del Pentagono significava il presidente - voleva che tutti sapessero dov'era la sua task force e dove si stesse recando... entro certi limiti. Era una chiara indicazione delle intenzioni americane di sostenere l'alleato sudcoreano. E i limiti erano gi stati fissati. Con il permesso del presidente, Brown aveva proclamato una zona di esclusione di cento miglia nautiche intorno alla sua squadra. I cinesi e i sovietici, e in effetti tutte le navi e gli aerei, erano stati avvertiti di tenersi alla larga. Ogni nave o aereo che si fosse avvicinato troppo sarebbe stato convinto ad allontanarsi, e se si fosse ostinato ad avvicinarsi, sarebbe stato affondato o abbattuto. Certi missili sovietici avevano una gittata di 450 chilometri, ma non si pensava che i nordcoreani li possedessero. Cento miglia marine erano un buon margine di sicurezza.
Ma il Kavkaz sarebbe stato un problema.
Brown guard la mappa che scorreva leggermente, mostrando l'assortimento di navi da guerra, anfibi e mercantili che si disponevano in formazione al largo di Okinawa. La manovra richiedeva pi tempo del previsto e la nave spia sovietica non dava segno di volersi ritirare ai bordi della zona dichiarata di esclusione. Non era certo una sorpresa.
Brown voleva che i sovietici sapessero che taceva rotta per la Corea, ma non voleva che continuassero ad annusargli la coda per tutto il tragitto. L'ammiraglio lasci la mappa e chiam il suo aiutante. - Mi passi il comandante della Thach.
A bordo della nave americana Thach
Il comandante della Thach, una fregata della classe Perry, sorrise. - S, s, ammiraglio. Cacceremo via quei bastardi.
Pos il telefono e guard nella direzione in cui, a tre miglia di distanza, si trovava l'odioso peschereccio spia. - Signor Meadows, ci porti un quarto di miglio a babordo di quell'abominio dei mari.
Il suo ufficiale esecutivo sorrise doverosamente e diede gli ordini necessari. A volte pensava che il suo comandante si fosse montato la testa, a leggere troppe volte Moby Dick. La fregata vir su una nuova rotta, avvicinandosi alla velocit di quindici nodi al Kavkaz, pavesato di una selva di antenne. A poco meno di cinquecento metri di distanza, vir di nuovo e procedette parallelamente alla nave sovietica. Il comandante della Thach si appoggi con indifferenza alla gelida ringhiera di metallo e rivolse un cenno del capo a un marinaio che teneva in mano una lampada da segnalazione. - Avanti, Mahoney, fa' quello che devi fare.
Il marinaio dai capelli rossi sorrise e cominci a trasmettere il messaggio che gli aveva passato il comandante: "Questa  la nave da guerra della marina degli Stati Uniti Thach. Siete all'interno di una zona dichiarata di esclusione marittima. Cambiate immediatamente rotta per lasciare la zona".
Il comandante del Kavkaz si fece attendere un buon paio di minuti, prima di rispondere. Mahoney lesse a voce alta il messaggio mentre veniva trasmesso. "Questa  una nave sovietica in acque internazionali. Voi interferite con i nostri diritti di passaggio inoffensivo."
- Inoffensivo un cazzo! - mormor il comandante americano. Verg irosamente una risposta e attese che Mahoney la trasmettesse. Si augur che il ragazzo non cercasse di "bruciare" il suo equivalente dell'altra nave, trasmettendo talmente in fretta che il russo non potesse seguirlo. Era uno dei giochi favoriti dei segnalatori, ma voleva che i sovietici riflettessero sulle sue parole.
"Thach a nave sovietica. Ripeto, questa  una zona di esclusione marittima. Un'eventuale disobbedienza al mio ordine sar considerata come una violazione di questa zona. Allontanatevi immediatamente."
"Non ci risulta l'esistenza di una simile zona." Il comandante americano annu tra s e sorrise. Quel tipo di stronzate poteva andare avanti per ore, e l'ammiraglio Brown voleva risultati, non trattative. I sovietici erano stati regolarmente avvertiti. Era il momento di passare dalla notifica alla minaccia. Schiacci il pulsante del comunicatore. - Cannoniere. Si prepari a sparare un colpo davanti alla prua di quel figlio di puttana.
L'ufficiale di tiro della Thach non attendeva altro che quell'ordine, e tutti sul ponte sentirono la sirena e il ronzio metallico, quando la torretta della fregata punt contro il Kavkaz il suo cannone da 76 mm. Questa volta il messaggio fu compreso alla perfezione.
A bordo della portaerei Constellation
Brown guard allontanarsi il puntino che rappresentava il peschereccio spia sovietico. Il suo comandante aveva chiaramente detto che si allontanava in segno di protesta e a causa di una minaccia yankee di dare inizio a ostilit senza provocazione. L'ammiraglio sapeva che presto i sovietici avrebbero trasmesso immagini televisive di un vascello da guerra americano che "faceva il prepotente" con una nave disarmata, ma la cosa non destava certo le sue preoccupazioni. Anzi, per lui poteva essere il giusto segnale da inviare ai potenziali avversari, in tutto il mondo.
Il Kavkaz, comunque, la tirava un po' troppo per le lunghe: si allontanava cos lentamente che gli sarebbe occorso tutto il giorno per uscire dalla zona di esclusione.
Brown non stette a fargli fretta. Non appena si fu accertato che il peschereccio sovietico si stesse davvero allontanando, richiam la Thach. Per non far cadere in tentazione il Kavkaz, di tanto in tanto un paio di jet avrebbe sorvolato il peschereccio... a quota molto bassa. Finch non si fosse trovato a cento miglia esatte di distanza, voleva che quel distillato di spie sovietiche sotto forma di nave si rendesse conto che, se viveva ancora, era solo perch lui gliene dava il permesso.
Non appena la task force si avvi sulla rotta definitiva, Brown prese a studiare la mappa. La distanza da Okinawa alla costa orientale della Corea era di circa seicento miglia nautiche, e a una velocit media di dodici nodi, il tragitto avrebbe richiesto poco pi di due giorni. Si aspettava che la vera minaccia nordcoreana iniziasse non appena lasciato il Mar della Cina per entrare nel Mar Giallo nei pressi della costa della Corea. L'ammiraglio si strofin le palpebre e si chiese quanto sonno sarebbe riuscito a conquistare prima dell'arrivo.
Dal suo seggiolino, un operatore radar rizz improvvisamente la schiena. - Contatto aereo, distanza 180 miglia, IFF negativo.
Ben poco sonno, cominci a temere Brown, avvicinandosi al telefono del comando.
30
 Il ponte
30 dicembre. Nei pressi del castello di Hangjusan, Corea del Sud
Il vecchio camion da sette quintali si fece strada lungo ponte di Haengju sull'unica corsia riservata al traffico per il Nord. Le altre tre corsie erano piene di carri armati, camion, jeep e pezzi d'artiglieria diretti a sud, che facevano scricchiolare la sabbia sparsa sulla strada per non scivolare sul ghiaccio. Su tutta la Corea la temperatura stava scendendo, e sul fiume Han si scorgevano galleggiare grandi mucchi di neve ghiacciata, trasportati verso il Mar Giallo. Prometteva di essere uno degli inverni pi rigidi dagli ultimi tempi.
Una volta superato il ponte, il camion lasci la strada per dirigersi verso una piccola e tortuosa strada secondaria che andava a sudest, con il fiume da una parte, e dall'altra un bosco di altissime conifere spruzzate di neve. Le decine di altri veicoli che erano passate lungo la stessa strada avevano sciolto la neve e avevano creato una patina di fango scivoloso: per vari minuti, il guidatore continu a cambiare freneticamente la marcia, per fare salire il camion fino a destinazione.
- Capolinea, signori. QG del Primo del 39.
Il sottotenente Kevin Little fiss il gruppo male assortito di tende, annidato fra il verde degli alti alberi. Per un momento gli tornarono alla mente le immagini di lontane gite alle Washington Cascades. Si atterr a quei ricordi come a un salvagente, quando scese dalla cabina riscaldata del camion e fu colpito dall'aria gelida. Rhee si ferm accanto a lui. Kevin si tolse i guanti per tirare su fino alla gola la lampo della tuta mimetica bianca e cerc di infilarseli nuovamente sulle dita pressoch insensibili. Non serv a molto. Il tempo peggiorava e il vento gli penetrava senza difficolt nei vestiti.
Kevin aveva visto molti casi di congelamento, nell'ospedale da campo dove erano stati mandati dopo essere stati raccolti oltre le linee nemiche dall'elicottero del Servizio recupero piloti. I medici dicevano che in gran parte non si trattava di casi gravi, ma lui aveva visto diversi uomini che avevano perso le dita... e medici non avevano potuto fare niente per salvargliele.
Lui e Rhee erano stati fortunati. Tutt'e due se l'erano cavata con un principio di assideramento, qualche taglio e un po' di lividi. Niente che i cibi caldi e due giorni di degenza forzata non fossero in grado di guarire. Ma adesso rientravano nella mischia. Trem di nuovo, e questa volta non solo per il freddo. All'idea di vedere nuovi massacri sentiva un brivido lungo la schiena. Nella sua prima battaglia ne aveva gi visti a sufficienza per tutta la vita.
- Dovremmo presentarci a rapporto - disse Rhee. Il suo fiato form una nuvoletta di vapore.
- S. - Kevin fu colto da una profonda depressione, un manto grigio e disperato talmente tangibile da piegargli le spalle con il suo peso. A Malibu West aveva fallito. Che cosa potevano ancora farsene, di lui?
Ud il tenente sudcoreano chiedere a un soldato di passaggio dove si trovasse la tenda del comando. Kevin non si era mai sentito cos a terra; si lasci trascinare da Rhee fra le tende mimetizzate.
Il maggiore Donaldson li aspettava in una piccola tenda dal pavimento coperto di tela impermeabile, piena di mappe, radiotelefoni e con una stufetta da campo, a carbone. Il tozzo ufficiale dalla mascella quadrata comandava il battaglione fin dal primo giorno di guerra. Il vecchio comandante, colonnello Harriman, era in viaggio verso casa con una gamba in meno, a causa di un proiettile nordcoreano da 152 mm.
Donaldson li accolse con un sorriso tirato, stanco, che non riusciva neppure a illuminargli gli occhi, e indic loro le sedie attorno alla stufetta. Non perse tempo in convenevoli, ma cominci subito a chiedere che cos'era successo a Malibu West. Kevin aveva gi vergato un rapporto mentre era all'ospedale, ma il maggiore voleva sentirlo di persona.
Quando Kevin gli parl delle interferenze che non gli avevano permesso di chiedere l'appoggio dell'artiglieria, Donaldson fece una smorfia. - Maledizione, so bene quel che mi dice, tenente. I nordcoreani sono riusciti a farlo per l'intera ZS. - Il maggiore rizz la schiena, sul suo sgabello da campo. - Be', le assicuro che da allora prestiamo molta attenzione a quelle unit di disturbo. Rivolse loro un pallido sorriso. - Di solito, una piccola triangolazione radio e qualche rapida salva da duecento millimetri fanno miracoli, per risolvere il problema delle comunicazioni. - Indic a Kevin di proseguire con il suo rapporto.
Kevin gli rifer tutto, fino al momento in cui erano stati raccolti dall'elicottero SAR. Si accorgeva della tensione nella propria voce, ma si sentiva stranamente distaccato da tutto. Quasi come se fosse successo a un altro, molto tempo prima, lontano da l.
Quando ebbe terminato, Donaldson tacque per alcuni secondi, con gli occhi fissi in quelli di Kevin, come se volesse leggere qualcosa che vi era nascosto. Poi si sporse verso di lui e gli pos la mano sul ginocchio. - Senta, Kevin. Quel che  successo al suo plotone  successo anche in altri punti. E voglio assicurarle una cosa: sono convinto che lei ha fatto tutto il possibile, date le circostanze. Ha personalmente condotto i suoi uomini fino all'ultimo istante, in mezzo al peggiore incubo che un comandante possa immaginare. Nessuno pu chiederle di pi. Se non avesse fatto il morto, il risultato sarebbe stato lo stesso, ma io mi troverei con un capo plotone in meno. Invece, lei  qui ed  vivo e io posso utilizzarla. - MaDonaldson lo interruppe. - Niente "ma", Kevin. Non  stata colpa sua. Ne  convinto?
Kevin annu come se lo fosse.
- Bene. Allora, veniamo ai dettagli pratici. - Il maggiore ritir la mano e si alz. Attravers la tenda e raggiunse una carta geografica coperta di misteriosi segni tracciati con la matita grassa. I due tenenti lo seguirono.
Con frasi brevi, secche, Donaldson li aggiorn sulla situazione complessiva delle forze combinate americano-sudcoreane. In una parola sola, era brutta. Le punte d'assalto corazzate nordcoreane avanzavano in fretta, guadagnando terreno e infliggendo gravi perdite alle unit che cercavano senza risultato di fermarle. Occorrevano disperatamente altri uomini.
Le imponenti riserve della Corea del Sud erano in corso di mobilitazione, ma il loro trasferimento al fronte era notevolmente intralciato dall'attivit dei sabotatori nordcoreani e dalla necessit di proteggere da nuovi attacchi i centri logistici, i quartier generali e i centri di comunicazione. I rinforzi americani erano gi in viaggio, ma per il loro arrivo sarebbe ancora occorso del tempo. Anche requisendo ogni aeroplano da trasporto disponibile, il trasferimento di un'intera divisione poteva richiedere fino a dieci giorni. E le unit che arrivavano per mare ci avrebbero impiegato ancor di pi. Occorreva tempo per rimettere in grado di navigare la flotta di mercantili "in naftalina", altro tempo per imbarcare il carico e, anche facendo rotta a piena velocit, le navi avrebbero impiegato almeno dieci giorni per attraversare il Pacifico. Questo significava che la ritirata delle orze combinate era destinata a proseguire ancora per qualche tempo, spieg Donaldson.
Quando il maggiore giunse alla decisione dell'alto comando di ritirarsi a sud di Seul, Rhee serr la mascella e s'irrigid come una statua. Kevin si ricord all'improvviso che la famiglia di Rhee abitava in uno dei sobborghi, a nord della capitale.
Donaldson mostr il percorso della colonna nordcoreana che passava a ovest della citt. Si dirigeva verso di loro. Le cifre segnate sulla mappa indicavano il suo progresso costante. - Ecco il nostro compito. Dobbiamo fermare questa colonna. Le strade attorno a Seul sono ingombre di profughi e di unit militari, e sulla nostra sponda dello Han ci sono ancora molti dei nostri. E questo ponte... - Donaldson indic il ponte che Kevin e Rhee avevano attraversato poco prima - ...  l'unico rimasto, a ovest della citt. Per molti dei nostri  la sola via d'uscita. - Indic di nuovo la mappa. - Bene, questo  il primo motivo che mi impone di guadagnare tempo. Il secondo  altrettanto importante. - Mosse un dito lungo la linea del fiume. - Questa sar la nostra prossima linea principale di resistenza. Ma in questo momento  solo un guscio vuoto. Il genio sta lavorando in fretta, e spediamo laggi altri soldati con la massima rapidit possibile, ma il tempo non sar sufficiente, se non riusciremo a ostacolare l'avanzata dello zio Kim in questo punto. - Indic la punta d'attacco nemica, a Wondang... a soli sei chilometri da loro, lungo l'autostrada.
Kevin e Rhee annuirono. La situazione era brutta dappertutto.
- Ora, ecco la parte che vi riguarda. Mi occorrono due ufficiali per comandare una compagnia provvisoria che ho costituito con le unit di servizio del battaglione.
Kevin sent un tuffo al cuore, quando Donaldson gli descrisse le forze che avrebbe dovuto condurre in battaglia. Un totale di 74 uomini, tra furieri, meccanici e PM che avrebbero dovuto fare il lavoro dei fucilieri, e un piccolo plotone armi pesanti composto di sei squadre di mitragliatrici M60 e di quattro squadre di razzi anticarro Dragon. Anche con il plotone di carri M-48 sudcoreani che Donaldson promise di assegnare loro, la compagnia provvisoria pareva un aborto malformato che non avrebbe resistito per pi di dieci minuti contro i nordcoreani. Gli torn in mente l'immagine dei cadaveri accumulati sul fondo della trincea principale, a Malibu West. Una scena destinata a ripetersi.
Rivolse una rapida occhiata a Rhee. Il sudcoreano aveva leggermente inarcato un sopracciglio, ma non mostrava altri segni di turbamento. Come riusciva a rimanere tanto impassibile?
- Vi daremo tutto l'appoggio possibile, Kevin. Non sarete abbandonati a voi stessi, ve lo prometto.
Kevin riport lo sguardo su Donaldson e vide che il maggiore lo fissava. Annu e cerc di sorridere. Aveva gi sentito una volta quella promessa e sapeva quanto valesse. Poco.
Donaldson continu a fissarlo, con la faccia seria. - Non le chiederei di ritornare al fronte cos presto, Kevin, ma non ho altri. Matuchek  occupatissimo con quel che resta dell'Alpha, e mi manca un comandante di compagnia. Mi mancano anche vari tenenti. O'Farrell  morto, tre altri sono feriti e uno  disperso in combattimento. - Il maggiore si allontan dalla cartina. - Temo che tocchi proprio a lei. Il tenente Rhee continuer a essere il suo ufficiale di collegamento e secondo in comando. I sergenti Bryce, Geary e Caldwell saranno i suoi capi plotone. Qualche domanda? A Kevin non venne in mente nulla, e Rhee tacque.
- Bene. I camion arriveranno tra un'ora per portarvi al fronte, e quindi avete questo tempo a disposizione per mandare gi qualcosa, riunire i vostri uomini e fare la loro conoscenza. - Donaldson tese la mano. - Buona fortuna a tutt'e due. Ci rivedremo sull'altra sponda dell'Han.
Prima Rhee e poi Kevin gli strinsero la mano, salutarono e uscirono dalla tenda.
Strada per Kimpo, a sud di Wondang, Corea del Sud
Kevin era sdraiato sullo stomaco in mezzo alla neve, dietro un tronco, ai margini del boschetto di conifere che copriva una bassa collina da cui si dominava la strada. Montoya, il suo nuovo addetto radio, si rannicchiava accanto a lui, con i denti che gli battevano per il freddo. Gli uomini erano schierati lungo una linea approssimativa, fra i primi alberi, inginocchiati in posizione di tiro dentro trincee frettolosamente scavate nel terreno gelato. Avevano avuto solo il tempo di portare qualche tronco sulle trincee per ripararsi la schiena dai tiri dell'artiglieria. Alla sua sinistra, i due uomini di una squadra di Dragon si nascondevano dietro un largo cespuglio, ai limiti del suo campo visivo. A destra, la forma tozza di un carro M-48 era parzialmente nascosta dalla rete mimetica bianca. Rhee era accoccolato dietro il carro, pronto a trasmettere i suoi ordini ai carristi sudcoreani.
Kevin sollev il binocolo ed esamin il terreno davanti a loro. Con un leggero pendio, la collina scendeva fino all'autostrada che portava al ponte di Haengju. Al di l dell'autostrada si stendeva una scacchiera di risaie, interrotta solo dalla massicciata della linea ferroviaria che correva parallela alle sue corsie. Qualche testa coperta dall'elmetto sporgeva occasionalmente dal canale pi vicino alla strada - dove il secondo plotone doveva rimanere nascosto e perfettamente invisibile, in teoria - e poi tornava ad abbassarsi in fretta.
Senza staccare il binocolo dagli occhi, Kevin schiocc le dita e tese la mano per farsi dare il radiotelefono. Montoya glielo porse.
- Echo Cinque Due, qui Echo Cinque Sei. Tieni bassi gli uomini, tra poco arrivano i nostri clienti, e non voglio dargli niente gratis.
Rispose il sergente Geary, capo del Secondo plotone. - Ricevuto, Sei. Chiudo.
Kevin riconsegn il radiotelefono a Montoya. Cristo, che manica di pivellini. I nordcoreani li avrebbero fatti a pezzi. Non si ricordava neppure i loro nomi. Dopo un istante, lasci quel filo di pensieri e si chiese che cosa pensassero di lui. Niente di buono, era pronto a scommetterlo.
La storia del massacro di Malibu West era corsa per il battaglione come il fuoco su un campo di erba secca, e Kevin, durante il viaggio, aveva notato come lo guardavano gli uomini della sua compagnia. Sapeva che cosa vedevano in lui. Un relitto sbattuto sulla spiaggia dopo la burrasca. Prima di lasciare il QG del battaglione, si era guardato allo specchio ed era rimasto sconvolto. Aveva gli occhi cerchiati di nero e iniettati di sangue, la faccia pallida come quella di un morto, e gli era venuto un tic sulla guancia sinistra. Il muscolo scattava di tanto in tanto, tendendogli la pelle per un istante per poi rilassarsi subito. Chi poteva dare fiducia a un uomo con il suo aspetto?
Nessuno, si rispose, scuotendo la testa. Nessuno lo avrebbe ascoltato. Piantala, Kevin, si disse poi. Non puoi farci niente. O ti daranno retta, o non te la daranno. Ma tu devi comportarti come se te la dessero.
Sollev di nuovo il binocolo, controllando il resto delle posizioni di combattimento in cui aveva schierato i suoi uomini. Il Primo plotone difendeva quella collinetta alberata; il Secondo plotone era schierato oltre la strada. Aveva suddiviso tra i due plotoni le mitragliatrici e i lanciarazzi Dragon. I tre M-48 assegnati alla sua compagnia erano schierati approssimativamente ad arco sui margini del bosco: una disposizione che dava loro un buon angolo di tiro sulle risaie. I camion che avevano portato lass i suoi uomini attendevano dietro la collina, nascosti in una stretta strada laterale. Kevin aveva preso in forza anche i loro guidatori, come fucilieri extra. Non sapeva cosa fossero in grado di combinare in uno scontro, ma almeno non avrebbero abbandonato la compagnia all'arrivo delle prime cannonate.
Altre compagnie come quella di Kevin erano trincerate a est e a ovest della sua, per coprirgli il fianco se l'avanguardia nordcoreana avesse lasciato l'autostrada.
Esamin l'area a nord della loro posizione, dove una nube di fumo si allontanava pigramente da Wondang. Laggi una squadra di cavalleria corazzata americana e sudcoreana combatteva contro la fanteria e i carri armati nordcoreani in avanzata. Aveva dato tempo ai suoi uomini di arrivare e di infilarsi nelle postazioni frettolosamente preparate, ma il costo era stato alto. Ora si preparava a lasciare la zona della battaglia, ritornare velocemente a sud, oltrepassare la posizione di Kevin e riattraversare il ponte.
Kevin aggrott le sopracciglia e sent contrarsi il muscolo sulla guancia. Quando si fosse allontanata la cavalleria, i nordcoreani si sarebbero messi in moto, per isolare i ritardatari rimasti da quella parte del fiume Han.
Montoya gli tocc il gomito. -  il maggiore, tenente.
Kevin prese il radiotelefono. - India Uno Due, qui Echo Cinque Sei passo.
Gli giunse la voce del maggiore Donaldson. - La forza di copertura si sta ritirando. Pronti a respingere il nemico. Passo.
- Ricevuto, Due. Chiudo. - A Kevin tremavano le mani. I nordcoreani arrivavano. Sollev di nuovo la radio. - Qui Echo Cinque Sei. Contatto con il nemico imminente. Attenti a distinguere gli alleati dai nemici e non sparate prima dell'ordine. Confermate.
Kevin attese la conferma dei suoi capi plotone e si rizz sulle ginocchia per osservare meglio la strada. Ai margini del suo campo visivo cominciavano a esplodere i primi proiettili fumogeni: servivano a nascondere lo squadrone di cavalleria che, dopo il colpo, cercava di allontanarsi dal nemico.
Osserv i veicoli uscire dalla cortina grigia che copriva l'autostrada e dirigersi verso la sua posizione. Uno alla volta, gli passarono davanti. Un carro armato M-60 segnato dalla battaglia, vari APC M-l 13 pieni di soldati, un altro M-60 danneggiato, e poi un paio di ITV: M-l 13 modificati per portare lanciarazzi anticarro guidati TOW. Poi un ultimo M-60, con la torretta girata all'indietro, pronto a sparare ai primi veicoli nordcoreani che fossero usciti dal fumo.
La radio riprese a trasmettere. - Kilo Due Uno, qui Kilo Due Otto. November Charlie in vista. Tre Tango Sette Due, ripeto Tre Tango Sette Due. Attacco...
La trasmissione s'interruppe bruscamente e Kevin vide con orrore che l'M-60 si fermava ed era avvolto dalle fiamme. Il portello superiore venne "sparato" in alto quando esplosero le munizioni.
- Oh, merda - esclam Montoya, che pareva sul punto di rimettere. - Oh, Cristo.
Kevin spost il pulsante del radiotelefono. - Echo Cinque Sei a Cinque Due. Non sparate. Ripeto, non sparate. Non attaccate i November Charlie. Chiudo. - Voleva tenere nascosto il Secondo plotone, come asso nella manica.
Lasci la radio e si sollev leggermente. - Sergente Bryce!
Nella fila, uno degli elmetti si gir. - Tenente?
- Passa la parola ai Dragon. Di' loro di aprire il fuoco quando i nordcoreani sono a tiro. E di colpire per primi i carri armati. Chiaro?
Bryce annu e corse a dare gli ordini. Kevin guard Rhee. Il sud-coreano sorrise e sollev il pollice. Aveva gi dato istruzioni ai comandanti dei carri. Kevin gli rivolse un cenno d'assenso e ritorn dietro il suo tronco.
Ai bordi della cortina di fumo cominciavano a scorgersi alcune sagome pi scure, che divennero dei bassi carri armati con lunghi canoni da 125 mm puntati a sud, verso l'autostrada: T-72. Ce n'erano cinque. Erano veicoli moderni, da prima linea. Gli M-48 che si opponevano a loro avevano pi di vent'anni e portavano solo cannoni da 105 mm. Due girarono a sinistra, attorno alla carcassa dell'M-60, e gli altri tre scesero dalla strada sulla destra, per poi risalirvi tra uno sferragliare di cingoli.
Dal fumo comparvero altri veicoli. Trasporti truppe. BMP cingolati e BTR-60 a ruote. Kevin fece una smorfia. L'alto comando nordcoreano dava veramente molta importanza a quell'attacco. Laggi c'era il fior fiore.
I T-72 si avvicinarono tra loro, e la distanza scese rapidamente, 1200 metri, 1100, 1000. Cristo, erano a tiro, perch i Dragon non sparavano? Kevin fece per alzarsi in piedi.
Whoooosh! Dalla postazione Dragon alla sua destra scatur una fiammata quando il missile si lanci verso un T-72. Il carro armato cerc di sterzare per evitarlo, ma il puntatore del Dragon vide la manovra e corresse il volo dell'arma. Il razzo centr la corazza del T-72 ed esplose. Per un attimo il carro armato continu ad avanzare, con il fumo che gli usciva dalla parte posteriore. Poi si ferm e rimase immobile, avvolto dalle fiamme.
Crack! L'M-48 alla sua destra spar. Kevin si gir a cercare il bersaglio. Un altro T-72 si era fermato, colpito nel fondo non protetto, da lui mostrato nel salire su un argine.
Un altro Dragon spar, ma il suo bersaglio scomparve improvvisamente in una nube di fumo grigiastro. Doveva avere azionato i fumogeni, pens Kevin. Il missile entr nella massa di fumo e manc il bersaglio. Maledizione.
Crack! Un M-48 spar contro un T-72 che era giunto a meno di cinquecento metri. Whang! Il proiettile da 105 mm rimbalz sulla corazza anteriore del carro e vol in aria. Il T-72 prosegu la sua avanzata e rispose al fuoco.
L'M-48 esplose, spargendo fra gli alberi schegge di metallo e fiamme arancione. Dalle trincee poste a poca distanza si levarono varie grida: Sono colpito! Oh, Dio! Sono colpito!
Kevin si gett a terra, portandosi le mani alle orecchie per non sentire. Era successo di nuovo, proprio come a Malibu West.
- Tenente, tenente! - Era Montoya, che gli porgeva il radiotelefono. -  Echo Cinque Due.
Kevin gir la testa. L'addetto radio era accovacciato a terra, con la schiena al tronco, e lo guardava come un cagnolino perduto. In qualche modo, quella scena ridiede a Kevin un senso di responsabilit. Montoya aveva bisogno di lui. Forse tutti quegli uomini avevano bisogno di lui.
Prese la radio. - Due, qui Sei. Passo.
La voce di Geary tremava; era sconvolto da quel che aveva visto. - Dai trasporti di fronte a voi stanno uscendo dei soldati.
Kevin prese il binocolo e osserv il terreno aperto, sotto la collina. Inutile. Il fumo dei due T-72 in fiamme non gli permetteva di vedere. Gli altri tre carri armati nordcoreani erano scomparsi. Erano ritornati indietro?
Osserv tutt'attorno, cercando qualche movimento. Alla fine lo vide. C'erano delle figure che si muovevano in mezzo al fumo: uomini che portavano fucili AKM, mitragliatrici RPK e lanciarazzi RPG-7. In mezzo al crepitare delle fiamme si sentiva rumore di motori. Adesso li vide: trasporti truppe che coprivano l'avanzata della fanteria nordcoreana. Erano a soli quattrocento metri e si avvicinavano in fretta.
- Sierra Echo Due Uno, qui Juliet Echo Cinque Sei. Ho un Delta Tango per Yankee Delta 230675. Passo. - Kevin aveva chiesto un DT, una copertura difensiva dell'artiglieria. Voleva vedere come reagivano i nordcoreani a una dose massiccia della loro stessa medicina.
- Ricevuto, Echo Cinque Sei. Restate in linea. - I soldati nordcoreani avanzavano, curvi sotto il peso dello zaino. Dal fumo uscivano ora anche i BMP e i BTR.
I BMP e i BTR erano veicoli corazzati per il trasporto dei soldati di fanteria. Kevin si era scordato che cosa significassero quelle sigle, ma erano un'abbreviazione del loro nome russo. I sovietici non davano ai loro veicoli nomi sexy come "Patton" o "Bradley".
Il BTR era uno scatolone corazzato, con otto ruote e una mitragliatrice sul tetto. Era grosso, con quattordici uomini. Il BMP era una bestia ancor pi cattiva, ma portava solo nove soldati. In compenso per aveva un cannoncino da 73 mm, un lanciarazzi anticarro e una mitragliatrice. Aveva una corazza pi spessa di quella del compagno e, essendo cingolato, poteva passare dove il BTR non arrivava. Entrambi erano in grado di attraversare i fiumi.
La radio annunci: - Fuoco. Passo.
Kevin sent giungere dall'alto un sibilo acuto; dietro i nordcoreani in avanzata si sollev un geyser di terriccio. - Echo Due Uno, qui Sei. Abbassate di cinquanta.
Torn a ripararsi dietro il tronco quando i primi proiettili con spoletta a tempo fischiarono su di loro ed esplosero a mezz'aria, innaffiando di mortali schegge l'ondata di soldati nordcoreani che avanzava verso la collina. Dieci e pi uomini caddero sulla neve senza un grido, falciati come grano al tempo della mietitura. Altri caddero all'indietro, urlanti, lacerati dalle schegge.
Kevin sent tremare la terra. Un proiettile a duecento metri di distanza, che sollev una nuvola di polvere scura. Poi un altro, pi vicino. Santo Dio! Non erano cannonate americane. I nordcoreani rispondevano a tono, puntando sulla sua posizione la loro artiglieria.
- Al riparo! - Si gett in una piccola trincea, trascinando con s Montoya. Gli aghi di pino lo graffiarono in viso. Non avevano avuto il tempo di staccare i rami dai tronchi che coprivano le loro trincee.
Whamm! Whamm! Whamm! Whamm! I proiettili continuavano a colpire i margini del bosco che ospitava il suo Primo plotone. Le cime degli alberi esplosero quando i nordcoreani aggiustarono il tiro, e la collina si copr di schegge di legno e di metallo. Una trincea dove si riparavano due soldati scomparve all'improvviso in un'esplosione di luce bianchissima, e al suo posto rimase solo un cratere fumante.
Il rumore era insopportabile, faceva impazzire. Kevin e Montoya tossivano per la polvere gettata su di loro da un proiettile esploso a poca distanza.
- Echo Cinque Sei, qui Due. Passo. - Riusc a malapena a udire la chiamata.
Contorcendosi, afferr la radio appesa alla schiena di Montoya. Per farsi sentire, dovette gridare. - Due, qui Sei! Dite.
- La fanteria nordcoreana  stata fermata. Ma i BMP continuano ad avvicinarsi.
Era giunto il momento di tirare fuori il suo asso nella manica. - Due, qui Sei. Aprire il fuoco! Ripeto, aprire il fuoco!
- L'ha detto! - Geary pareva eccitato. Lui e i suoi uomini potevano colpire di fianco gran parte dei veicoli nordcoreani in avvicinamento. I BMP cominciarono a incendiarsi, a mano a mano che giungevano a tiro delle squadre con i Dragon, nascoste nella risaia.
Whamm! Whamm! Whamm! I proiettili di cannone nemici continuavano a colpire la collina, facendo tremare il terreno, abbattendo gli alberi, facendo saltare le trincee, uccidendo e ferendo gli uomini impotenti, nascosti dietro i tronchi. I razzi e le mitragliatrici del Secondo plotone stavano distruggendo i veicoli nordcoreani, ma il nemico continuava ad avanzare verso il Primo plotone, inchiodato dal fuoco dell'artiglieria. Kevin sapeva di dover sottrarre i suoi uomini a quel bombardamento, altrimenti sarebbero stati sconfitti. Ma come fare?
Batteria ricerca bersagli, 335 Artiglieria, a sud del fiume Han
- Bersaglio, signore! - Il grido del caporale spinse il capitano ad affacciarsi nell'interno oscurato della roulotte del radar.
- Dove?
Il caporale si accost allo schermo a fosfori verdi, schiacciando tasti mentre il computer analizzava le scie radar dei proiettili nordcoreani che colpivano la collinetta della compagnia Echo. In un microsecondo segu la loro traiettoria estrapolata, compens per i fattori noti di temperatura e velocit del vento e diede la posizione stimata della batteria nordcoreana. Era a portata di tiro.
Il capitano afferr il telefono del posto di comando. - Missione di fuoco! Controbatteria! - Si accoccol per guardare sul monitor del caporale. - Bersaglio Yankee Delta 658230!
Portando con s il telefono, si affacci dalla porta aperta della roulotte e guard in direzione della bassa vallata dove erano posizionati gli ultimi quattro mortai della batteria B.
- Bersaglio puntato. - La voce del comandante della batteria era piatta e priva di tono; qualsiasi emozione era ormai sparita, dopo pi di novantasei ore di combattimento pressoch ininterrotto e di gravi perdite.
- Fuoco a volont!
I 155 mm della batteria B fecero fuoco, lanciando quattro proiettili ad alto esplosivo contro la batteria nordcoreana, a sedici chilometri di distanza. Quattro altri proiettili li seguirono quindici secondi pi tardi.
3a Batteria, 2 Battaglione, 44 Artiglieria, Pyokche, Corea del Sud
Il capitano dell'artiglieria nordcoreana s'immobilizz per la sorpresa quando i primi proiettili americani esplosero sulle sue batterie.
Il suo vicecomandante aveva i riflessi pi pronti. Si gett in una trincea scavata a fianco del posto di comando e rimase laggi per pi di un minuto, mentre il terreno tremava per le esplosioni. Quando il fuoco di sbarramento fu terminato, sollev cautamente la testa sopra il bordo della trincea per valutare i danni.
Guard il posto di comando e distolse subito gli occhi dai rimasugli di carne insanguinata che fino a poco prima erano il suo capitano. Ma anche nel resto della postazione le cose non andavano meglio. Un obice D-30 aveva ricevuto un colpo diretto e giaceva distrutto sui suoi affusti; i suoi sette serventi erano a terra, morti. Dei rimanenti cinque cannoni della batteria, quattro erano fuori uso, e pi di met degli uomini erano morti o gravemente feriti. Dalle macerie si levavano i loro gemiti.
Il tenente nordcoreano guard ancora per un istante la carneficina e poi si rec ad assistere i feriti. La forza d'assalto che i suoi cannoni dovevano appoggiare avrebbe dovuto fare da sola. La batteria 3 era fuori combattimento.
Primo plotone, a sud di Wondang
Dapprima, Kevin riusc a notare solo il silenzio. Poi, quando torn a sentire, riconobbe vari suoni. Il crepitio delle mitragliatrici del Secondo plotone che si alzava dalla risaia, le secche esplosioni dei proiettili d'artiglieria americani che esplodevano in aria, sui campi ora cosparsi di cadaveri nordcoreani, lo sferragliare dei BMP che salivano sulla collina difesa da lui e dai suoi uomini.
Kevin lasci il suo riparo. Montoya lo segu.
Tutt'intorno alla loro posizione, il terreno era pieno di alberi caduti, abbattuti dalle cannonate nordcoreane. Il rifugio accanto al loro non esisteva pi; un albero l'aveva colpito in pieno. Kevin trangugi a vuoto e distolse lo sguardo dalla macchia rossa che si allargava sotto l'albero caduto.
Sul terreno, sotto la collina, erano sparsi molti veicoli in fiamme. Alcuni BMP, qualche BTR-60 e cinque carri T-72 erano immobili e ne usciva ancora il fumo. Ma tre BMP avanzavano ancora, sparando con la mitragliatrice e con il pezzo da 73 mm. Dalle posizioni del Primo plotone, not Kevin, nessuno rispondeva al fuoco.
Si guard attorno, cercando i tre carri M-48 assegnati al suo comando. Uno era in fiamme, fra gli alberi. Pi avanti, una colonna di fumo spesso e nero indicava la posizione della pira funeraria del secondo. Ma dov'era il terzo? Avevano bisogno dei carri armati per fermare i BMP.
Strisciando sul terreno, un uomo usc da dietro un tronco spezzato. Era Rhee.
Kevin lo aiut a mettersi al coperto. - Dov' quel maledetto carro?
Rhee fece una smorfia. - Se n' andato. - Indic un punto indeterminato, dietro le sue spalle. -  scappato e ci ha abbandonati.
- Cristo! - I BMP erano ormai vicini, e i loro proiettili arrivavano ai margini del bosco. Kevin riusciva ora a vedere i suoi uomini. Si stavano ritirando, si nascondevano dietro gli alberi. Le difese della compagnia Echo stavano crollando tutt'attorno a lui. Sent muoversi il muscolo, sulla guancia sinistra. Un altro insuccesso.
Tre uomini gli passarono davanti, di corsa. Uno era senza fucile.
Bastardi. Kevin si alz in piedi e grid: - Tornate in posizione! Dannazione, possiamo ancora fermarli! Tornate nelle trincee!
Si allontanarono senza rispondere. Altri li seguirono.
Kevin balz fuori della trincea. Sent che Rhee lo prendeva per la gamba, per farlo stare al coperto, ma gli allontan la mano. Corse verso i soldati che fuggivano dai BMP in arrivo.
Uno, che portava sulla schiena un LAW, correva verso di lui. Kevin gli si mise davanti e tese la mano per fermarlo. - Fermo, soldato. Ci serve la tua arma.
L'uomo lo spinse via, senza neppure guardare, e ringhi: - 'Ffanculo!
Per un istante, Kevin sent come un'esplosione nel cervello. Qualcosa di infinitamente freddo e di infinitamente caldo. Un'ira superiore a quanta ne avesse mai provata fino a quel momento. Si lasci prendere da quell'ira e si gett sul soldato, buttandolo pancia a terra sulla neve.
Kevin si rialz per primo e strapp via dalle spalle dell'uomo il razzo anticarro nel suo tubo di cartone. Nel toglierglielo, gli port via il casco e qualche pezzo di pelle.
Il primo BMP stava entrando in quel momento nel bosco, venti metri a destra di Kevin, e il suo motore saliva di giri per arrampicarsi sui tronchi caduti.
Ignorando il soldato che giaceva a terra, pallido, Kevin si alz e corse verso il trasporto truppe nordcoreano, infilandosi a tracolla il LAW e portandoselo alla spalla. Gridava qualcosa con tutto il fiato che aveva in gola, ma non riusciva a capire le parole.
Tutt'intorno a lui si alzarono sbuffi di neve; pezzi di corteccia si staccarono da un albero poco lontano. Un secondo BMP lo aveva visto e sparava con la mitragliatrice coassiale. Kevin non se ne cur. In mente aveva solo il suo bersaglio e la collera incandescente da lui provata.
Arriv a dieci metri dal primo BMP e si ferm, scivolando sulla neve e sul fango. Tese i muscoli e si prepar a fare fuoco, puntando il LAW verso il fianco massiccio e corazzato del trasporto.
Bastardi! grid Kevin, e schiacci il grilletto. Il razzo anticarro da 66 mm usc dal tubo di lancio e picchi contro il BMP. For sedici millimetri di lastra d'acciaio ed esplose all'interno. Il BMP si ferm con un ultimo sussulto. Dalle feritoie cominci a uscire il fumo.
Kevin fiss per un attimo il veicolo, poi sent che qualcuno lo gettava a terra. Sopra di lui, colpi di mitragliatrice strapparono i rami degli alberi e s'infilarono nel folto del bosco. Kevin rotol su se stesso e scorse la faccia sorridente di Rhee. Apr la bocca per parlare, ma non riusc a dire nulla.
Rhee scosse la testa e indic i boschi attorno a loro. I soldati americani stavano ritornando nelle trincee, impugnavano le armi e le puntavano. Uno di loro sollev un altro LAW, lo diresse verso il secondo BMP e spar. Lo colp, ma il veicolo non si ferm. Un secondo soldato, posto di fianco al BMP, spar a sua volta un razzo. Questo esplose vicino alla feritoia del guidatore e riemp di schegge l'interno del veicolo nordcoreano. Il BMP prosegu ancora per qualche metro.
A questo punto, l'ultimo trasporto nordcoreano accese all'improvviso i fumogeni e si allontan rapidamente dalla collina, procedendo a zigzag per evitare eventuali razzi diretti verso di lui.
Kevin si mise lentamente a sedere e poi si alz in piedi, guardando i veicoli distrutti e i corpi sparsi sul fianco della collina e in mezzo ai boschi. Sent degli Evviva! salire dalle risaie occupate dal Secondo plotone, ma gli uomini del Primo tacevano, soddisfatti di essere vivi. Tese la mano verso Rhee e lo aiut ad alzarsi, e pian piano si accorse di sorridere... una cosa che da tempo non gli era pi successa.
Si guard le mani e vide che erano ferme. Non tremavano pi. Avevano vinto, almeno per quella ripresa. Avevano fermato i nordcoreani.
Gir sui tacchi e si diresse verso i mucchi di rami spezzati, per cercare Montoya. Gli ordini da lui ricevuti erano tuttora in vigore. Avevano guadagnato un po' di tempo. Adesso era il momento di ritirarsi sulla successiva linea di resistenza e di ricominciare.
A nord del ponte di Haengju, vicino al castello di Hangjusan
- Abbassa di cento, a destra cinquanta.
Il tiro di aggiustamento fece volare pezzi di asfalto e scav un cratere sull'autostrada. Kevin spinse il pulsante del radiotelefono.
- Colpito. Sul bersaglio! Avanti!
Altri proiettili di artiglieria giunsero sibilando, per colpire la strada e il terreno aperto che la circondava. I soldati nordcoreani si dispersero in tutte le direzioni, cercando riparo dove non esisteva alcuna protezione. Terra e brani di carne volarono in aria.
Kevin cess di osservare il tiro di sbarramento e ritorn nella trincea per valutare la sua mossa successiva. La compagnia Echo e le unit che le coprivano i fianchi avevano combattuto con regolarit per tutto il giorno, ritirandosi gradualmente davanti ai ripetuti attacchi nordcoreani. Ogni volta lo schema era stato lo stesso. Colpire la colonna da posizioni nascoste. Costringerla a perdere tempo per prepararsi a un attacco in forze, e poi ritirarsi in fretta lungo l'autostrada, fino alla successiva posizione difensiva.
E la cosa aveva funzionato. Avevano guadagnato tempo prezioso alle altre unit che dovevano ritirarsi lungo il ponte di Haengju. Ma il prezzo era stato alto. Il sergente Caldwell, il capo del Plotone armi pesanti, era morto. Bryce, capo del Primo plotone, era stato portato all'ospedale due ore prima, con una decina di ferite di shrapnel. Nel complesso, circa trenta dei suoi uomini erano fuori combattimento: morti o feriti.
Kevin si pass stancamente la mano sulla faccia, e sent i peli duri della barba incrostati di fango. Per quanto tempo poteva ancora chiedere agli uomini di subire quel genere di perdite? L'ininterrotto combattimento li consumava. Per quanto tempo avrebbero dovuto ancora resistere? La collina su cui si trovavano era l'ultima barriera tra i nordcoreani e lo Han.
Guard a ovest, socchiudendo le palpebre per fissare il sole al tramonto. Non rimaneva pi di un'ora di luce. Si volt per osservare dietro di s. Il ponte era ancora pieno di autocarri, ma il traffico sembrava in diminuzione.
- Signore, il maggiore Donaldson. - Montoya gli tocc il braccio.
Kevin prese il radiotelefono e spinse il pulsante di trasmissione. - India Uno Due, qui Echo Cinque Sei, passo.
Anche Donaldson aveva la voce stanca. - Preparatevi alla ritirata. Ripeto, preparatevi alla ritirata.
Kevin scosse il capo, senza capire. Gli pareva di avere la testa piena di stoppa. Come? Ritirata? Dove? Quando? Schiacci di nuovo il pulsante di trasmissione. - Uno Due, qui Cinque Sei. Chiedo istruzioni.
- Va bene, Kevin. - Donaldson parl lentamente. - Foxtrot e Bravo si stanno muovendo adesso. Si sono sganciati dal contatto con i nordcoreani. Qual  la vostra situazione? Passo.
Kevin sollev la testa. Il bombardamento d'artiglieria da lui richiesto era terminato. L'area attorno alla strada brulicava di corpi, alcuni immobili, altri che si contorcevano. I superstiti della compagnia di fanteria nordcoreana su cui aveva indirizzato il tiro dei cannoni si ritiravano: correvano lungo la strada con tutta la velocit di cui erano capaci.
Sollev il binocolo e osserv la zona dell'autostrada nei pressi delle basse colline che lui e i suoi uomini si erano lasciati alle spalle un'ora prima. Vedeva alcune forme che si muovevano tra gli alberi. Carri armati e altri veicoli corazzati che si schieravano per un nuovo attacco.
Abbass il binocolo e riflett. - Due, qui Sei. Stima tre zero minuti prima del prossimo attacco nordcoreano. Passo.
- Ho capito, Kevin. Cominci a ritirare i suoi uomini tra cinque minuti, ma lasci una forza sufficiente a coprire gli accessi al ponte finch non saranno passati tutti. Chiaro?
Kevin diede il Ricevuto e chiuse la comunicazione. Pass la radio a Montoya e si guard attorno, cercando Rhee. La saldezza e l'affidabilit del sudcoreano lo rendevano quanto mai adatto al compito che Kevin aveva in mente. Il sudcoreano aveva dimostrato di essere un ottimo capo, in combattimento, capace di dare coraggio ai suoi uomini e di servirsene bene negli scontri a fuoco. E, cosa altrettanto importante, aveva dimostrato di avere del cervello, oltre che del fegato. Durante i combattimenti di quel giorno, l'impeccabile sudcoreano si era guadagnato cento volte il posto di braccio destro di Kevin.
Rhee era seduto accanto a uno dei tre Dragon superstiti. Vedendo che Kevin gli faceva segno, lo raggiunse.
Kevin gli descrisse la situazione e gli diede gli ordini, nel tono ufficiale che piaceva al sudcoreano. - Tenente Rhee, voglio che lei conduca sull'altra sponda gli uomini. Mi lasci una squadra di Dragon, una squadra di mitraglieri e una di fucilieri. Vi seguiremo quando avrete attraversato, Chiaro?
Il sudcoreano annu.
- Benissimo. Muovetevi. - Rhee fece per alzarsi, ma Kevin lo ferm. - Tenga fuori vista gli uomini, il pi possibile. I nordcoreani non devono accorgersi della nostra partenza finch non saremo lontano.
Rhee annu e and a organizzare gli uomini per farli salire sui camion.
Gli esausti appartenenti alla compagnia Echo non avevano bisogno di spinte, per lasciare le trincee e per salire sui camion. A uno a uno, gli autocarri scesero sulla strada e si diressero verso il ponte.
Kevin schier sulla cresta della collina gli undici uomini che gli erano rimasti. Montoya era insieme a lui nella trincea che gli serviva da PC, e ogni pochi secondi si voltava a controllare la posizione del resto della compagnia. Kevin teneva d'occhio i boschi a nord.
Non si faceva illusioni. Un attacco dei carri armati nordcoreani avrebbe spazzato via la sua squadra come se non fosse neppure esistita. Il massimo che potevano fare era di dare un segnale agli uomini che attendevano accanto al ponte per farlo saltare.
I minuti passavano. I segni di movimento che giungevano dai boschi erano sempre pi intensi. Da un momento all'alto, i nordcoreani sarebbero comparsi. Guard l'orologio. Muoviti, Rhee!
- Echo Cinque Sei, qui Echo Cinque Quattro. - Era Rhee. Kevin prese il radiotelefono. - Avanti, Quattro.
- Siamo sul ponte.
Kevin prov un grande sollievo. Si alz e si port le mani davanti alla bocca, a mo' di megafono. - Seconda squadra! Togliamoci subito dalle palle! Via di qui!
Continu a tenere d'occhio i boschi mentre i suoi uomini prendevano le armi e scendevano lungo il pendio, in direzione dell'ultimo camion. Il conducente aveva gi acceso il motore. I primi uomini salirono sull'autocarro e tesero la mano verso gli altri, per farli salire pi in fretta.
Oh, Dio. I carri armati uscivano dagli alberi e si schieravano per l'attacco. Dieci, undici, dodici... Kevin li cont rapidamente. Contro di lui c'erano almeno due compagnie di carri armati nordcoreani.
- Tenente! - Era Montoya, dal camion. - Signore, salga. Dobbiamo andarcene!
Giustissimo. Kevin gir le spalle ai carri armati nordcoreani e corse verso l'autocarro in attesa. Karrump. Karrump. Dietro di lui s'innalz una colonna di terriccio. I mortai nordcoreani bersagliavano la collina. Corse ancora pi in fretta.
Karrump. Schegge e frammenti di roccia fischiarono sopra di lui, scagliati da un'esplosione alla sua destra. Ansimante, Kevin si ferm dietro il camion. Alcune mani si tesero per aiutarlo a salire, mentre il guidatore ingranava la marcia e partiva per il ponte. Dietro di loro, la collina che avevano difeso fino a quel momento spar in un mare di lampi accecanti, colpita dall'artiglieria nordcoreana.
Whamm! L'autocarro sterz attorno alla buca di un proiettile e sal sul ponte deserto. Kevin si mise a sedere fra i suoi uomini, che venivano sbattuti da una parte all'altra sotto la copertura di tela. Sulla collina s'innalzava una massa di fumo grigiastro. I nordcoreani avevano creato una cortina fumogena per coprire il loro attacco. Sorrise tra s. Stavano sprecando un mucchio di munizioni contro uomini che non c'erano pi.
Il camion giunse sull'altra sponda dell'Han e rallent, per poi svoltare in una strada che correva parallela al fiume. Il guidatore fren bruscamente quando, girato un angolo, scorse una massa di cavi elettrici, posta di traverso sulla carreggiata.
Tutti a terra! Riparatevi qui! Un gruppo di soldati del genio, con la faccia dura, faceva segno a Kevin e ai suoi uomini di uscire dal camion. Si affrettarono a balzare a terra e a mettersi dietro un muretto. Alcuni, per la fretta, caddero in ginocchio nel fango.
Fuoco! Kevin guard nella direzione da cui era giunto l'ordine. Vide un ufficiale del genio, con il grado di colonnello, che osservava con attenzione il ponte. Segu lo sguardo dell'uomo.
Whummp. Whummp. Whummp. Whummp. Kevin si copr le orecchie mentre la serie delle esplosioni diventava sempre pi assordante e correva lungo il ponte da nord a sud. Intere sezioni di carreggiata si sollevarono e caddero nel fiume, rotolando su se stesse. Altre si limitarono a inclinarsi e a cadere, precipitando poi nell'acqua tra grandi schizzi di schiuma e di ghiaccio.
Quando il fumo si allontan, il ponte di Haengju era un mucchio di rovine, una massa di acciaio contorto e di cemento spezzato, che sporgeva qua e l dall'acqua. Sulle colline a nord del fiume si affacci per un istante qualche carro armato che poi si affrett a scomparire. I nordcoreani avrebbero dovuto trovare un altro punto, per attraversare il fiume.
Telegiornale della sera, rete ABC
Sullo schermo si scorgeva una cartina della Corea del Sud, creata dal computer, con frecce rosse che indicavano la posizione delle colonne degli attaccanti nordcoreani.
Fonti del dipartimento della Difesa ammettono che l'avanzata del nemico, pur essendo stata rallentata,  ancora in corso. Secondo queste fonti, i soldati americani e sudcoreani sono attualmente impegnati in un "voluto arretramento in battaglia". Altri ci hanno spiegato che  quella che una volta era chiamata ritirata.
Per le altre notizie di oggi, passiamo la linea a Karen Fuchida, dalla cittadina di Benicia, California.
Sullo schermo comparve una ripresa aerea di file su file di navi mercantili verniciate di grigio ferme all'ancora, in uno sfondo di acquitrini e di basse colline. Quando l'elicottero si avvicin e si abbass, si poterono scorgere le squadre al lavoro su molte di quelle navi.
Anche oggi gli operai hanno continuato a lavorare ventiquattr'ore su ventiquattro nei loro sforzi senza sosta per rimettere in condizione di navigare queste navi appartenenti alla "flotta in naftalina" della nostra nazione. Quando saranno pronte a partire, queste navi si uniranno alle altre che stanno gi portando gli attesi rifornimenti ai soldati che combattono in Corea del Sud.
L'immagine cambi ancora, e questa volta mostr la strada maestra di una piccola citt che sorgeva tra i campi di mais dello Iowa, coperti di neve. Uomini in uniforme di fatica, verde, entravano e uscivano da un edificio squadrato, di mattoni.
Nel frattempo, in tutta la nazione, le unit della Guardia nazionale e della Riserva hanno ricevuto l'ordine di prepararsi a un possibile trasferimento all'estero. Non ci sono state scene di entusiasmo e sventolii di bandiere, ma si  vista molta tranquillit e molta determinazione. John Peterson della ABC ha chiesto le sue opinioni a un soldato della Guardia nazionale.
Sullo schermo comparve un uomo di mezza et, in completo equipaggiamento.
Certo, spero che la mettano a posto senza di noi. Ho da provvedere a moglie e figli. Ma ritengo che ci pagano per questo. Allora, se il paese pensa di avere bisogno di noi, be', credo che dobbiamo andare. Sono convinto.
Nel dirlo, l'uomo sembr pi alto.
31
 La task force
30 dicembre. A bordo del Konstantin Dribinov, Mar della Cina
Il comandante Nikolai Mikhailovic Markov guard lo schermo sonar e sorrise. La sua posizione era perfetta: il suo sottomarino della classe Tango procedeva a tre nodi, direttamente sulla rotta della task force americana. Aveva le batterie cariche e il quartier generale della flotta gli aveva dato complete informazioni sulla composizione e sulla disposizione delle navi nemiche. Nel mondo di Markov, tutto andava a meraviglia.
Era un uomo magro e di bassa statura, quanto mai adatto alle piccole cabine di un sommergibile. Il suo volto largo, slavo, era pallido a causa dei mesi trascorsi in immersione. Aveva poco pi di quarant'anni ed era nella marina fin da quando era entrato da ragazzo alla scuola secondaria Nakhimov di Leningrado. Da quel momento in poi i suoi viaggi per mare si erano alternati con gli anni trascorsi a terra in altre scuole. Da diversi anni era a bordo del Dribinov, prima come ufficiale di navigazione, poi come starpom o primo ufficiale, e infine come comandante. Conosceva la sua nave e quel che poteva fare per lui.
Gli ordini del comando della flotta erano chiari. Il Konstantin Dribinov doveva avvicinarsi alla task force americana senza farsi scoprire, superare il suo schermo antisommergibili e simulare un attacco con siluri contro un bersaglio di grande valore: preferibilmente una portaerei o un anfibio contenente i comandi. La parola chiave era "simulare". Giunto al punto in cui avrebbe normalmente lanciato un siluro, Markov doveva invece lanciare un razzo illuminante visibile in superficie.
Era un gioco pericoloso. Gli americani avrebbero fatto del loro meglio per scoprire ogni sommergibile presente nella zona, per avvertirlo di allontanarsi e, se si fosse avvicinato a portata di attacco, per affondarlo.
In un certo senso, i suoi superiori di terraferma rischiavano il sottomarino, e varie altre navi, per mostrare agli Stati Uniti che la loro flotta non era invulnerabile. A Markov questo non importava. Era un gioco che gli americani amavano fare con le navi sovietiche. Forse era il momento di voltare pagina. E il Mar della Cina, con i suoi bassi fondali, era il posto adatto per farlo. Le armi e i sensori della marina americana avevano una spiccata preferenza per i mari profondi, dove i fondali superavano sempre i duecento metri e spesso i duemila. In effetti, il siluro americano Mark 46, la loro arma antisommergibili standard, non riusciva a funzionare bene in acque basse. Spesso il suo sonar attivo agganciava il fondo marino invece del bersaglio. Inoltre, Markov sapeva che le navi degli Stati Uniti usavano potenti sonar a bassa frequenza, con portata di centinaia di chilometri in acque libere. Ma nei mari bassi, accanto alle coste, quei sonar erano praticamente ciechi. I loro impulsi sonori venivano riflessi dal fondo e sugli schermi degli operatori sonar americani non si scorgeva alcuna immagine.
Viceversa, il suo sottomarino si trovava a proprio agio in quelle condizioni. Il Konstantin Dribinov apparteneva a una classe diesel-elettrica i cui primi esemplari erano stati costruiti negli anni Settanta. Quando procedeva con i motori elettrici, era uno dei pi silenziosi sommergibili del mondo: un silenzio a cui contribuiva la sua copertura anecoica di gomma che assorbiva le onde sonore. Inoltre, i suoi sensori erano assai moderni per la media sovietica, e certo molto pi perfezionati di quelli installati sui sommergibili della classe Romeo posseduti dai nordcoreani. E, diversamente dai grandi sommergibili nucleari, il Dribinov poteva manovrare facilmente nei bassi fondali. La sua chiglia era lunga solo 92 metri, e a quota periscopica gli bastavano venti metri d'acqua per rimanere in immersione.
Al momento gli uomini di macchina di Markov tenevano il Dribinov poco al di sotto della quota periscopica. Lui intendeva aspettare che si presentasse una buona apertura nello schermo americano, e poi avvicinarsi. Era sicuro di s. Dopotutto, si era allenato decine di volte a compiere lo stesso tipo di manovra contro navi sovietiche.
A bordo della Constellation, Mar della Cina
Come temeva, Brown non era riuscito a prendere pi di qualche occasionale mezz'ora di sonno. La mancanza di sonno probabilmente non migliorava le sue doti di raziocinio, e certo non alleggeriva la sua irritazione, ma l'abitudine al comando era ormai profondamente radicata in lui. Non avrebbe mai corso il rischio di trascurare qualche pericolo per le navi a lui affidate. Il loro primo contatto radar era risultato un Yun-8 Cub cinese. Il Cub era un quadrimotore da ricognizione: un semplice aereo da trasporto convertito, che portava un vecchio radar per la ricerca in superficie. Aveva agito con maggiore circospezione del Kavkaz e non era parso intenzionato a infrangere la zona di esclusione di cento miglia.
Il suo equivalente sovietico non era stato altrettanto educato. L'aereo sovietico, un Bear D che veniva dalla baia di Cam Ranh in Vietnam, era comparso ai limiti della portata dei radar e si era diretto verso il centro della task force. Brown non si era fatto sorprendere e il Bear era stato intercettato da due F-18 Hornet a 150 miglia di distanza. Uno si era piazzato dietro il ricognitore sovietico, mentre l'altro aveva preso a volargli accanto. I tre aerei avevano continuato a volare in formazione fino alla distanza di 110 miglia. Brown stava gi preparando un risposta pi pepata quando il Bear aveva improvvisamente cambiato rotta e si era messo a descrivere grandi cerchi sul limite della zona di esclusione.
Da quel momento in poi, il Bear e il Cub cinese non avevano pi perso i loro accompagnatori. C'era sempre almeno un Hornet accanto a uno dei lenti ricognitori, a scanso di equivoci. Se fossero apparsi altri ficcanaso, Brown pensava gi di mettersi a vendere i biglietti. Con occhi arrossati, l'ammiraglio guard per la millesima volta la mappa elettronica. Tutto pareva tranquillo, in quel momento. Forse avrebbe potuto dormire un'altra mezz'ora.
Whisky Tre, Mar della Cina
L'aeroplano di pattuglia S-3 Viking chiamato in codice "Whisky Tre" orbitava a bassa quota davanti alla task force. Non pareva minaccioso. L'S-3 era un massiccio bimotore che non sarebbe durato neppure per un secondo, in un duello con un caccia nemico. Era lento, aveva scarsa potenza, ed era poco maneggevole. Ma per i sottomarini significava la morte. Ogni Viking portava boe sonar, siluri e svariati altri tipi di sensori, appositamente concepiti per trovare i sottomarini ostili e per sistemarli prima che potessero fare danni. Il sottufficiale al radar di superficie di Whisky Tre si irrigid all'improvviso e si accost allo schermo. Aveva visto comparire un minuscolo puntino, davanti alla formazione. Ora ricomparve. Forse un'antenna radio. O un periscopio o un rilevatore radar. Qualunque cosa fosse, era ostile.
Attiv il microfono. - Riferisco contatto! Possibile sottomarino direzione 015. Venti miglia.
Davanti a lui, nella cabina di pilotaggio, il pilota dell'S-3 fece un fischio e vir, per dirigersi a 250 nodi verso la posizione del contatto.
Il gioco era iniziato.
A bordo della Constellation
Brown fiss con irritazione lo schermo della ricerca sommergibili. Il rapporto di Whisky Tre l'aveva colto mentre andava a dormire. Il sottomarino individuato dal radar dell'S-3 era a circa sessanta miglia dalla prima nave del convoglio, e si trovava direttamente sulla loro rotta. Finora non erano riusciti a determinarne il tipo e la nazionalit, ma certo non era un sommergibile degli Stati Uniti o di un paese amico.
Whisky Tre si era adesso portato sull'ultima posizione rilevata del sommergibile e descriveva a bassa quota uno schema di ricerca a quadrifoglio.
Brown si rivolse al suo ufficiale antisommergibili. - Da' qualche appoggio a Whisky Tre. Quando avranno localizzato il sommergibile, dovranno usare le bombe di profondit per farlo riemergere. Di' loro di iniziare con una bomba a mille metri di distanza e di ridurre l'intervallo di met, a ogni attacco successivo. Chiunque siano, l sotto capiranno in fretta il messaggio. - Il capitano di fregata dai capelli grigi rivolse un cenno di assenso al suo superiore e si avvi a eseguire l'ordine, ma, dopo un istante, si volt per chiedere: - E se il sommergibile non emerge, ammiraglio?
- Se si avvicina a meno di venti miglia, affonderemo quel bastardo!
A bordo del Konstantin Dribinov
Markov maledisse la propria impazienza. Aveva sollevato l'antenna radar per controllare la direzione della task force americana in avvicinamento. Be', era proprio l, a emettere segnali su tutte le bande, come uno spettacolo pirotecnico elettromagnetico. Ma c'era anche qualcosa d'altro. Una cosa da cui avrebbe dovuto guardarsi meglio. Il rilevatore radar del Dribinov si era immediatamente acceso a causa di un forte segnale proveniente da un aeroplano americano antisommergibili: un segnale talmente forte da convincerlo che aveva scoperto la sua antenna nei pochi secondi di permanenza fuori dell'acqua.
Adesso era costretto a consumare la carica delle sue preziose batterie per allontanarsi dalla posizione in cui lo avevano rilevato. E sperare che il Konstantin Dribinov riuscisse a sottrarsi all'imminente ricerca prima che gli americani cominciassero a fare sul serio.
Ma le speranze di Markov furono presto deluse. - Compagno comandante, il sonar riferisce contatti attivi a prua e ai lati. Distanza fra due e tremila metri. - Il tono del primo ufficiale era quasi di scusa.
Markov guard la carta nautica, mentre i suoi ufficiali segnavano la posizione dei contatti riferiti dal suo operatore sonar. La configurazione che veniva a rivelarsi era fin troppo chiara. L'aereo americano doveva avere messo in mare un cerchio di boe sonar attive, tutt'attorno al punto dove lui aveva sollevato l'antenna.
Markov ag nel pi classico dei modi insegnati dal manuale di tattica sommergibilistica della marina sovietica. Doveva cercare un varco fra le boe americane, e stare quanto pi possibile vicino al fondo, sperando che il rivestimento anecoico del Dribinov assorbisse una parte degli impulsi sonar nemici. Con un po' di fortuna, lui e il suo equipaggio sarebbero usciti dalla rete.
Con voce secca e sicura, diede una serie di ordini. - Timoniere, barra a sinistra. Gli altri calcolino la posizione delle rimanenti boe. Vediamo se ne hanno messe anche dietro di noi. Trovatemi la massima distanza tra due di quelle boe, e in fretta! - Si rivolse al tenente che controllava la profondit: - Vladimir, quant' il fondale?
- Ottantadue metri, compagno comandante.
- Bene. Portati a ottanta metri. - Il Dribinov vir, attentamente, come una tigre che misura la resistenza della sua gabbia. Markov sapeva di dover agire in fretta. Entro pochi minuti, l'aereo americano avrebbe cominciato a gettare boe nel centro del cerchio. Proprio sulla loro testa.
Studi con maggiore attenzione la mappa. Avevano rilevato le boe da due posizioni per determinare esattamente la loro distribuzione. Ecco. Indic un punto, lungo l'anello di boe americane. - Barra a destra. Rotta 193.
Ma non appena si misero sulla nuova rotta, l'operatore sonar grid: - Compagno comandante! Nuovi segnali sonar a sinistra, molto vicini! Probabilmente ci hanno scoperto.
Maledetti. I loro riflessi erano pi rapidi del previsto. - Barra a destra. Velocit dieci nodi. - Dovevano evadere nel modo pi pericoloso.
All'improvviso, un nuovo rumore proveniente dall'alto colp lo scafo metallico del sommergibile. In tutta la cabina di comando, facce pallide e tese si volsero a guardare la carena. Avevano riconosciuto il rumore: l'esplosione di una bomba di profondit. L'avevano sentita molte volte nelle esercitazioni. Questa volta era solo un cupo brontolio, un rumore non accompagnato da una scossa.
Markov non riusciva a capire. Se conoscevano la sua posizione, perch avevano fatto esplodere la bomba cos lontano? All'improvviso sorrise. Era un avviso. Be', lui avrebbe usato il tempo cos guadagnato per liberarsi dei loro sensori e riprendere l'avvicinamento. Il Dribinov e il suo comandante avevano ancora in serbo vari trucchi.
A bordo della Constellation
Alle spalle del controllore dello spazio aereo, anche Brown osservava l'evolversi della situazione. Due S-3 Viking stavano gi lavorando sul contatto, e altri due erano sul ponte, pronti a dare loro il cambio se avessero terminato le boe sonar o le bombe di profondit. Nelle rimesse della portaerei c'erano dieci S-3, e Brown ne avrebbe usati quanti ne occorrevano per coprire quel sommergibile. Il controllore indic lo schermo. - Signore, vira a sud e accelera. Le boe 34 e 35 sono fuori portata.
- Non credo che la prima bomba di profondit l'abbia convinto che facciamo sul serio, Tim. Metti in mare un'altra serie di boe attive.
- Whisky Quattro  gi in rotta, ammiraglio. Stendiamo una fila di boe lunga dieci miglia, da est a ovest, e poi le mettiamo in azione tutte insieme, come l'ultima volta.
Brown annu, e torn a sentire l'eccitazione della caccia. La guerra antisommergibili era sempre stata la sua preferita.
A bordo del Konstantin Dribinov
Markov aveva deciso di correre un rischio. Fare rotta a quindici nodi consumava un mucchio di energia delle batterie, ma, virando a est e muovendosi in fretta, forse avrebbe evitato la prossima serie di boe. Sapeva che gli americani ne avrebbero presto messo in mare delle altre. Era il sistema migliore per cercare un sommergibile in quelle acque poco profonde, e la volta precedente aveva funzionato bene. Il suo piano consisteva nel trovarsi dove non si trovavano le boe. Conosceva il suo nemico. Gli aerei della guardia antisommergibili depositavano nell'acqua le boe sonar servendosi del paracadute. E le boe erano cos piccole - dodici centimetri di diametro e meno di un metro di altezza - che non facevano alcun rumore rilevabile, quando toccavano la superficie. Dopo essere entrata in acqua, la boa estendeva dall'alto un'antenna radio, e dal basso calava un idrofono. In genere l'idrofono poteva essere regolato per rimanere in superficie o per scendere in profondit, ma in quel mare c'erano solo bassi fondali. La cosa facilitava notevolmente il compito agli americani che cercavano il Dribinov.
Inoltre, Markov sapeva che le boe non cominciavano a emettere impulsi sonar finch non venivano messe in azione dall'aereo che le controllava. Questa volta, a quanto pareva, l'aereo aspettava di avere terminato di posare la nuova configurazione, qualunque essa fosse.
E lui, purtroppo, non conosceva n la posizione dell'aeroplano n quella delle boe. Avrebbe potuto usare il periscopio per individuare l'aeroplano, ma per farlo avrebbe dovuto fermare il Dribinov e rischiare di essere scoperto dai controlli radar e visivi. In quel momento, questo equivaleva a un suicidio.
S'interruppe. No, non un suicidio. Non intendevano affondarlo: volevano solo spaventarlo e mandarlo via. Bene, anche lui era in grado di spaventarli.
- Compagno capitano! Nuovi segnali attivi. Dietro e a dritta.
Markov guard lo schermo sonar e prese una decisione. - Lanciate un finto bersaglio! Barra a sinistra. Rotta 045. - Si volt verso l'operatore sonar. L'uomo teneva con una mano l'auricolare, mentre con l'altra premeva i tasti della sua console. - Quant' forte il segnale? Siamo stati scoperti?
L'addetto al sonar alz le spalle. - Impossibile dirlo, signore. Siamo quasi allineati con una delle boe. Dovremmo uscire presto dalla sua portata, per.
A bordo della Constellation
- L'abbiamo individuato, signore, sul bordo. Quel buffone ha cambiato rotta.
Brown si accarezz il mento. - Possiamo gettargli una bomba?
Il controllore degli S-3 rispose immediatamente. - S, signore. Cinquecento metri?
- S. Con che esattezza conosciamo la sua posizione? - Brown voleva allontanare quel bastardo, non affondarlo. Almeno per il momento.
- Molto buona, signore. L'eco  forte. Attuale rotta 080, velocit... un nodo. - Gli trem la voce.
Merda. Brown conosceva gi quel trucco. - Non  il sommergibile.  un finto bersaglio! - Il comandante di quel sottomarino era astuto. Aveva lanciato un finto bersaglio, rumoroso, in direzione di una delle sue boe, e probabilmente si era diretto dall'altra parte, sperando che gli americani seguissero l'eco sbagliata. Be', gli americani l'avevano fatto. Il controllore riprese a dare ordini ai suoi aeroplani. - Whisky Quattro, qui Alpha. Schema Charlie Tre, centro sul dato. - Guard Brown. - Signore, continuando a usare schemi circolari, presto gli S-3 finiranno le boe.
Brown riflett sulla cosa, ma solo per pochi istanti. - Continua cos. Abbiamo dieci aerei, e possiamo usarli tutti. Ordiniamo di mandarci un rifornimento di boe dal Giappone e dalle Filippine. Se occorre, priver di boe l'intero Pacifico, ma nessun sommergibile si deve avvicinare a questa task force.
- Certo, signore. - Il controllore annu e ritorn al suo schermo. La risposta dell'ammiraglio era la sola che avesse senso, ma alcuni magazzinieri avrebbero dovuto fare lo straordinario, tra l e Pearl Harbor.
A bordo di Whisky Quattro
L'S-3 Viking si portava in posizione per sganciare la nuova serie di boe. Vista dall'esterno, la manovra poteva sembrare molto lenta. Ma tutta l'attivit si svolgeva all'interno dell'aereo.
Il coordinatore tattico di Whisky Quattro sedeva a un computer che gli mostrava tutte le informazioni disponibili sul contatto e sulle unit che gli davano la caccia. Aveva ricevuto dalla Connie l'ordine di posare una nuova serie di boe e lo aveva battuto sulla tastiera. Il computer tattico aveva letto la posizione dell'aeroplano, i pi recenti dati disponibili sulla velocit e sulla rotta del contatto e la configurazione di boe voluta. I suoi microprocessori avevano cominciato a calcolare la posizione in cui calare le boe, tenendo presenti fattori come le condizioni sonar e la distanza dell'aereo dalla posizione presunta del sommergibile.
Pi avanti, nella sua cabina, il pilota aveva ceduto i comandi al computer, che aveva fatto virare l'S-3 per portarlo verso la posizione prevista per la prima boa. L'uomo era leggermente contrariato, come ogni volta che il giocattolino del coordinatore tattico lo trasformava in un passeggero passivo, ma sapeva che la caccia ai sommergibili richiedeva una precisione assoluta, e cinque anni di esperienza gli avevano insegnato che solo un lancio controllato dal computer era in grado di assicurare quel genere di esattezza.
Nella stiva dell'aereo, un robusto marinaio infilava le boe in una serie di tubi di lancio. Quando una boa era in posizione, il computer tattico deirS-3 dava una rapida serie di istruzioni: la profondit a cui calare il microfono, il canale radio da usare per trasmettere i dati, e gli altri comandi che la mettevano in grado di operare.
Quando Whisky Quattro raggiunse la posizione decisa dal computer, pos la prima boa. Il cilindro scivol lungo il tubo di lancio e fin sulla scia dell'aereo. Un piccolo paracadute si apr e la boa sonar scese verso l'acqua, trasportata dal vento. Le altre la seguirono a intervalli regolari. Sullo schermo del coordinatore tattico comparvero dei piccoli simboli che pian piano formarono un cerchio attorno alla posizione presunta del sommergibile nemico.
Il coordinatore attese che la configurazione di boe fosse completa e che il Viking si raddrizzasse. Con un sorriso, schiacci un pulsante e pens agli impulsi sonori che prendevano a irradiarsi nelle gelide acque sotto di lui. Toc, toc, chi bussa?
A bordo della Constellation
- Quattro riceve un'eco, ammiraglio. Rotta 170, velocit quattro nodi.
Brown sorrise. - Cerca ancora di portarsi a sud. Quel bastardo  davvero ostinato, glielo concedo. - Non sorrise pi. - Bene, Tim. Sganciagli un'altra bomba, questa volta a cinquecento metri, davanti alla prua. - L'ammiraglio si chin a osservare lo schermo della ricerca sommergibili. Il comandante di quel sottomarino aveva del fegato; troppo, forse, per lasciarlo girare da quelle parti. - A che distanza ?
- Quarantadue miglia dalla Constellation. Trentacinque dal nostro schermo. - Il controllore degli S-3 pareva un po' a disagio. Brown sapeva che avrebbe dovuto togliersi di mezzo e lasciar fare il lavoro ai subordinati. Forse non riuscivano a concentrarsi bene, con lui alle spalle. Si concesse un breve senso di colpa per la propria invadenza e poi torn a pensare alla caccia.
Picchiett il dito sullo schermo che mostrava la posizione degli aerei, e riflett sulla prossima mossa. Poi rivolse un cenno d'assenso al controllore degli S-3. - D'accordo. Mandiamo un po' di assistenza ai Viking.
A bordo del Konstantin Dribinov
Questa volta il rombo dell'esplosione era stato pi forte, e Markov aveva capito perfettamente il messaggio. Aveva consumato il dieci per cento della carica delle batterie per liberarsi dell'ultimo campo di boe, e c'era quasi riuscito. Quasi.
Ma ora l'esplosione della bomba di profondit gli echeggiava all'orecchio come un'irrisione. Bene. Avrebbe usato contro gli americani le loro stesse risate. - A tutta velocit. Dirigetevi verso il punto in cui  esplosa la bomba.
I suoi marinai si affrettarono a obbedire.
Markov giocava nuovamente d'azzardo. Sapeva che l'esplosione della bomba di profondit si sarebbe ripercossa nel mare per alcuni minuti, e che l'acqua smossa avrebbe rinviato un'eco confusa ai sonar attivi americani. Il rumore dell'elica del Dribinov che procedeva a tutta velocit sarebbe stato nascosto da quell'eco, e Markov avrebbe approfittato del rumore di fondo, atteso che l'eco si spegnesse e poi ripreso la rotta senza far rumore. Ascolt attentamente i suoni provenienti dal mare e, quando si spensero, rallent. Due minuti pi tardi, il Dribinov raggiunse il "nodo" nell'acqua che si era formato con l'esplosione della bomba. Rimaneva ancora una leggera turbolenza, che faceva beccheggiare dolcemente il sommergibile. - Macchine ferme - ordin Markov, sottovoce. I nodi non si muovono.
Guard l'indicatore che mostrava la carica delle batterie. Quel minuto e mezzo a piena potenza aveva notevolmente intaccato le sue riserve. L'energia sufficiente per viaggiare per molti giorni a tre nodi si poteva consumare in una sola ora di rotta a venti.
Il primo ufficiale segu la direzione del suo sguardo e inarc un sopracciglio, come per rivolgergli una domanda muta. E adesso? Markov allarg le braccia, facendo attenzione a non toccare niente che facesse rumore. Rimasero immobili per dieci minuti, nel pi assoluto silenzio, sperando che la caccia si allontanasse da loro. Alla fine Markov ordin: - Velocit tre nodi, rotta 180. - Esattamente a sud, di nuovo verso gli americani.
- Compagno comandante, nuove trasmissioni sonar attive, a ovest. - L'addetto al sonar sorrideva. - Deboli, cinque o pi chilometri di distanza.
- Eccellente. - Markov torn a guardare il suo primo ufficiale. - Vedi, Dimitri, gli americani non sono imbattibili. Ora ci dirigeremo a sud finch non sentiremo i rumori della task force, troveremo un varco nel loro schermo sonar e...
Piingg! L'impulso acutissimo, ai limiti dell'udibilit, era talmente forte che Markov non ebbe bisogno della conferma dell'addetto al sonar per capire che erano stati scoperti.
- Da dove viene? - chiese.
- Direzione 217. - Oh, merda. Piingg!
- A tutta velocit, barra a sinistra. - Markov era ormai a corto di trucchi. Non poteva fare altro che allontanarsi da quell'ultimo sonar attivo, alla massima velocit possibile.
Piingg! La cosa cominciava a essere monotona. Quante boe sonar avevano gli americani? - Analizza quel maledetto impulso - ordin Markov.
L'addetto sonar studi lo schermo, controllando la frequenza e il tipo di impulso sonoro che aveva colpito lo scafo del Dribinov.
- Non  una boa, compagno comandante.  un sonar a immersione, del tipo impiegato dagli elicotteri americani.
A bordo della Constellation
- Hotel Due lo segue ancora, ammiraglio. Tre  quasi in posizione. - Il controllore cerc di frenare la sua eccitazione e di concentrarsi sulla caccia difficoltosa.
- Bene. Quando Tre avr un contatto sicuro, fa' passare davanti Due e fagli lanciare una bomba a 250 metri. - I simboli sullo schermo mostrarono un elicottero che si portava sulla posizione, per poi rallentare fino a rimanere immobile. L'elicottero fece scendere nell'acqua un cavo a cui era assicurato un potente sonar ad alta frequenza: lo cal sulla posizione prevista del sommergibile. Diversamente dalle apparecchiature ad alta frequenza delle navi, quella dell'elicottero non subiva interferenze da parte dei fondali bassi.
Non appena l'SH-3H Sea King - in codice, Hotel Tre - accese il sonar, rilev immediatamente il sommergibile, che si allontanava ad alta velocit dalla posizione di Due. Chiuso tra i due mastini, il sottomarino fece rotta a destra, viaggiando a venti nodi.
Brown era quasi ammirato. Quel sommergibile cercava ancora di fare rotta a sud. - Va bene. Fa' sganciare Due e porta Whisky Quattro e Cinque a sud, per bloccarlo. - Sullo schermo, il simbolo di Hotel Due cambi: l'elicottero aveva ritirato il cavo e si era mosso a ottanta nodi di velocit seguendo le istruzioni di Hotel Tre. Venti nodi era una velocit elevata per un sottomarino diesel, ma non c'era sommergibile che corresse pi in fretta di un elicottero, e sfuggire a due era ancor pi difficile.
Brown e il controllore ascoltarono le comunicazioni radio tra gli elicotteri. Hotel Tre, rotta 073 gradi magnetici. Sull'obiettivo in trenta secondi.
Ricevuto.
Hotel Tre, correzione 069. Sei sopra, adesso, adesso!
Fuoco!
A bordo del Konstantln Dribinov
L'esplosione fu molto pi vicina, e talmente forte, questa volta, che per un momento Markov pens che avessero sganciato la bomba direttamente sul suo sottomarino. Quando si fu ripreso, ordin a tutte le sezioni di controllare i danni, pi per esercitazione che perch si aspettasse di trovarne realmente.
Mentre attendeva i rapporti dei suoi ufficiali. Markov riflett. La missione che poco tempo prima gli sembrava fattibile, adesso andava chiaramente al di l dei poteri della sua nave. Ora che avevano individuato in modo cos preciso la sua posizione, gli americani non se lo sarebbero pi lasciato scappare: adesso volavano su di lui non solo gli aerei, ma anche gli elicotteri. E anche se fosse riuscito a far perdere le sue tracce, la cosa non sarebbe servita a molto. Nelle batterie del Dribinov, la carica era scesa al di sotto del 65 per cento. Un'altra ora di manovre, e il suo sommergibile si sarebbe dovuto fermare, o sarebbe dovuto salire in superficie, passare ai motori diesel e sollevare la presa d'aria. E in quel momento qualsiasi sonar lo avrebbe avvistato. Viaggiare con i diesel e lo snorkel d'aria faceva rumore.
- Nessuna sezione riferisce danni, compagno comandante.
Sovrappensiero, Markov ringrazi il suo ufficiale in seconda e prese una decisione. A Mosca, qualche commissario politico avrebbe potuto scambiarla per semplice codardia, ma si trattava solo di buon senso militare. Gli "avvertimenti" americani diventavano sempre pi forti, e lui non aveva modo di sapere se il prossimo avrebbe tentato di colpirlo o solo di arrivare "vicino". A rigore, gli americani avevano il diritto di affondarlo senza preavviso. Il Dribinov era all'interno di una zona d'esclusione dichiarata, e come "sottomarino non identificato" poteva essere colato a picco.
Lui aveva l'ordine di consegnare un messaggio, ma l'ordine non prevedeva di perdere il messaggero nel tentativo di farlo. Era tempo che il Dribinov divenisse un "sommergibile identificato".
Piingg!
Markov trasse un profondo respiro, lo trattenne nei polmoni per un istante, e poi alz le spalle. - Emersione. Facci salire, Dimitri, e prepara i motori diesel. Abbiamo perso.
A bordo della Constellation
L ammiraglio trasse un sospiro di sollievo nell'udire le voci eccitate degli equipaggi degli elicotteri. L'intruso era un russo, certo: classe Tango. Brown non si era aspettato di trovare dei nordcoreani cos lontano dalle loro basi, ma era lieto di sapere che per quella volta non avrebbe dovuto uccidere nessuno.
Dopo l'ultimo attacco, Hotel Due aveva riferito che il sottomarino era in emersione. Ora la mappa cambi, mostrando che il sottomarino sovietico si muoveva a est a quindici nodi, allontanandosi dalla rotta della task force.
Si concesse un sorriso. I suoi uomini si erano comportati bene. Il sottomarino sovietico era stato costretto a emergere a pi di trenta miglia di distanza dalla task force. Nessuno era morto. E all'attuale velocit la sua formazione si sarebbe messa alle spalle il Tango in poche ore. Fino a quel momento un aereo armato della guardia antisommergibili avrebbe scortato la nave sovietica, per assicurarsi che rimanesse in superficie e che non cambiasse direzione.
Poi scosse la testa, perplesso. I sovietici parevano decisi a sfidare la sua flotta. Prima sulla superficie, con il Kavkaz, e adesso con quell'avventuroso sommergibile diesel-elettrico. Che cosa intendevano ancora provare? Non pensava che si arrendessero cos facilmente.
Non si sbagliava, e la contromossa sovietica giunse prima ancora che fosse uscito dalla Sala tattica.
- Signore, ci sono nove aerei a 11 mila metri, a 330 miglia. Velocit 460 nodi. Sono diretti verso di noi. IFF negativo.
Be', Brown non dubitava che l'IFF lo fosse. Meglio non correre rischi. - Metti in allarme il quartier generale. Manda altri quattro Hornet a rafforzare la difesa aerea e invia qualche aereo cisterna. Tra poco i nostri aerei avranno bisogno di carburante. - Se erano aerei nemici, il comitato di ricevimento era pronto per loro. Se volevano solo provare i suoi riflessi, avrebbe loro mostrato che erano ancora rapidi. Osserv lo schermo. Il coordinatore delle manovre aeree della Constellation aveva gi inviato in intercettazione i due aerei della pattuglia di combattimento che erano in volo.
- Ammiraglio, abbiamo rilevato le loro emissioni radar. Sono probabilmente dei bombardieri Backfire. - L'ufficiale radar della portaerei pareva un po' pallido, ma l'addestramento lo aiutava a controllarsi.
Brown era attento, ma non preoccupato. I sovietici usavano spesso i gruppi navali americani come bersagli viventi per le loro esercitazioni. L'aveva gi visto nel Mediterraneo e nel Pacifico. Si comportavano cos per farsi vedere, o per dare fastidio a una formazione. Nel loro caso, pens, per entrambi i motivi. Bene, che vengano pure a giocare. Se i sovietici avessero voluto attaccare sul serio, avrebbero inviato un numero di bombardieri supersonici almeno tre volte superiore. No, era solo un altro gioco.
Ascolt la sirena dell'allarme che echeggiava all'interno della portaerei e osserv le scritte PRONTO AL COMBATTIMENTO che comparivano progressivamente accanto all'elenco delle armi e dei sistemi di rilevamento della task force. I sovietici volevano addestrarsi? Bene. Si sarebbero addestrati anche Brown e le sue navi. Si port accanto alla mappa elettronica dello spazio aereo e cominci a dare ordini.
32
 Le strade del Sud
30 dicembre. Aeroporto di Kimpo
- Signorina Larson?
Anne sollev lo sguardo, sorpresa dalla domanda dell'ufficiale dell'esercito. Era ancora seduta sul pavimento del terminal, nello stesso punto dove per tutta la notte aveva cercato di prendere sonno. Dopo la chiusura dell'aeroporto, non era riuscita a trovare nessuno che conoscesse i nuovi ordini relativi a lei e ai suoi, e non c'era stato modo di andare via. Si era scontrata per varie ore con ufficiali ostinati prima di rinunciare e di ritornare al suo gruppo, che nel frattempo si era steso a terra alla meglio. Era stata una lunga notte per tutti. Difficile dormire con il tuono dell'artiglieria che giungeva da nord, sempre pi vicino. Ma ora forse qualcuno si ricordava di loro.
L'ufficiale davanti a lei portava sul colletto della tuta mimetica i "binari ferroviari" neri, ossia i gradi da capitano. Il nome cucito sulla tasca era HUTCHINS. Era meno alto di Tony, ma aveva una buona presenza.
- Signorina Larson? - chiese di nuovo.
- Sono io - rispose lei, alzandosi in piedi. Le facevano male tutti i muscoli. - Lei  della base? Io e il mio gruppo dobbiamo ritornare a...
Hutchins sollev la mano per interromperla. - Mi spiace, signorina, ma non potremo ricondurvi alla base. Gli ordini dicevano di evacuarvi, ed  esattamente quello che cercher di fare. Ho raccolto un plotone e un numero di camion sufficiente a portare via tutti coloro che aspettano. Il nuovo campo da cui partirete  Kunsan.
Anne scosse la testa. Non poteva essere vero. Kunsan era a pi di duecento chilometri a sud di Seul. Dovevano esserci aeroporti pi vicini. Cerc di ricordare. - Non ci pu portare a Ch'unch'on o a Suwon? Occorrono ore per arrivare a Kunsan.
- I miei ordini dicono Kunsan - disse il capitano, in tono di scusa, ma deciso. - Quegli altri campi saranno troppo vicini al fronte. Inoltre, sembra che Kunsan sia ben difeso. In questo momento  il posto pi sicuro di tutta la Corea.
Anne rinunci a discutere. Il capitano aveva ragione. Non aveva mai capito perch gli alti papaveri dell'aviazione avessero scelto come primo punto logistico Kunsan, ma almeno avevano avuto abbastanza buon senso da difenderlo. Non come Kimpo. Sulle piste si vedevano ancora le colonne di fumo, se si era disposti a guardarle. Lei non era disposta a farlo.
Guard prima l'orologio, poi le persone dagli occhi cerchiati, stese accanto a lei, vicino ai bagagli. - Va bene. Quando partiamo?
Hutchins le rivolse un sorriso triste. - Subito, temo. I nordcoreani stanno ancora avanzando verso sud, e l'esercito vuole che il suo e molti altri gruppi lascino immediatamente Seul.
Tutti avevano ascoltato la conversazione; con qualche brontolio, si alzarono e si prepararono a partire. Portando i loro preziosi nastri di computer, ora pi invecchiati di quanto Anne non amasse pensare, seguirono Hutchins lungo il terminal affollato.
La normale routine dell'aeroporto aveva lasciato il posto ai servizi gi prestabiliti per il tempo di guerra, e ora l'incursione aveva confuso ogni cosa. Nei corridoi erano stati allestiti degli uffici di fortuna, e dappertutto, lungo le pareti, si scorgevano casse piene di documenti e di attrezzature militari. I civili evacuati come il gruppo di Anne occupavano tutto il posto libero disponibile.
Hutchins li fece scendere lungo una scala mobile ferma, li guid per un corridoio buio e poi su una banchina di carico vuota: a quel punto si trovarono improvvisamente all'aperto. Rabbrividirono per un forte vento che penetrava fino alle ossa e si affrettarono ad abbottonarsi il cappotto. Sulla pista c'erano sei camion con il motore acceso, assai pi vecchi di quelli che li avevano prelevati alla base.
I soldati che dovevano costituire la loro scorta non erano molto meglio dei veicoli. Due erano fasciati, e le loro bende erano macchiate di sangue; l'alto sergente negro che gridava ordini era in borghese. L'unica testimonianza del suo grado era una fascia legata al braccio, con tre strisce appiccicate con lo scotch. Le armi imbracciate dai soldati erano di tutti i generi: M16, vecchi M14 e perfino qualche fucile a pompa della polizia.
La delusione provata da Anne doveva esserle comparsa sulla faccia, perch Hutchins disse: - No, signorina, non sono soldati regolari. Se lo fossero, sarebbero al fronte. - Abbass la voce. - Met di loro proviene da una batteria di artiglieria che  stata spazzata via il primo giorno. Gli altri vengono dalle furerie o dalla sussistenza, e due di loro erano finiti in cella per avere festeggiato con eccessive libagioni la vigilia di Natale. - Le rivolse un sorriso obliquo.
Anne non gli restitu il sorriso. - E lei cosa faceva prima della guerra, capitano Hutchins?
L'uomo la fiss negli occhi e disse: - Ero assistente amministrativo dell'ufficio per i rapporti con i civili della 2a divisione. - Nel vedere che Anne stringeva le labbra, scosse la testa. - Senta, signorina Larson, so cosa pensa, ma non giudichi il libro dalla copertina. Vengo dalla scuola ufficiali della fanteria e parlo abbastanza bene il coreano.  l'unico motivo per cui mi hanno dato l'incarico. Mi creda. - Si volt verso le altre persone del gruppo. Alz la voce perch tutti potessero sentirlo. - Ascoltate, non pensiamo di dover combattere. Dobbiamo solo farvi salire sui camion e portarvi sani e salvi a Kunsan. Io e i miei uomini cercheremo in tutti i modi di farvi fare un viaggio rapido e sicuro.
Alcuni cominciarono a brontolare; Hutchins sorrise. - Ritenetevi fortunati. Io e i miei uomini non dormiamo da ventiquattr'ore.
Giratosi verso i soldati, chiam: - Sergente Evans! Li faccia salire!
I brontolii non cessarono, ma i civili si mossero. Erano stanchi di essere vicino al fronte. Evans li suddivise in sei gruppi e ne assegn ciascuno a un camion. I brontolii aumentarono quando salirono sui gelidi camion coperti di tela. Il pallido sole del mattino non era ancora riuscito a riscaldarli. E, al pari di quelli che li avevano portati fino all'aeroporto, quei camion dovevano essere riscaldati dal calore umano. Ormai esperti, gli impiegati dell'ufficio di Anne si assicurarono che il telone dell'autocarro fosse chiuso bene.
Questa volta, Anne non dovette viaggiare in fondo al veicolo. Hutchins le chiese di sedere accanto a lui nella cabina del primo automezzo da cinque tonnellate. Lei fu ben lieta di infilarsi tra il capitano e il guidatore, un soldato scelto dall'aria allegra chiamato Bell. Si stava scomodi e c'era poco spazio, ma almeno la cabina era riscaldata.
Hutchins entr per ultimo, e non appena la portiera si chiuse, l'autista si avvi per una stradina di accesso cosparsa di calcinacci.
Nel lasciare l'aeroporto, il capitano le mostr la strada che avrebbero fatto, servendosi di una cartina stradale annotata a pennarello. Non potevano usare l'Autostrada 1, la principale arteria nord-sud da Seul a Taejon. Invece, il loro gruppo doveva passare per varie strade secondarie, per raggiungere prima Anyang, poi la citt fortificata di Suwon, e infine proseguire verso sud.
- Con un po' di fortuna, nel primo pomeriggio avremo oltrepassato Anyang, e per questa sera arriveremo a Suwon.
Anne guard l'orologio, e poi la cartina che Hutchins teneva aperta sulle ginocchia. Anyang distava solo venti chilometri, ed erano passate da poco le nove del mattino. - Perch occorre tanto tempo per arrivare ad Anyang?
Hutchins la corresse. - Oh, arriveremo ad Anyang in meno di un ora, ma  uno dei principali punti di controllo. Arrivati laggi, ci servir probabilmente un paio di ore per arrivare al posto di controllo e per oltrepassarlo. Da quel momento in poi, il nostro principale problema dovrebbe essere il traffico. - Alz le spalle. - Ma in realt non so come siano le strade, lontano dalla citt.
Anne aveva l'impressione che sapesse pi di quel che non intendeva dire, ma lasci perdere. Hutchins aveva il comando, e lei doveva fidarsi del capitano, almeno per il momento. Si appoggi allo schienale e guard il paesaggio sudcoreano attraverso i vetri appannati del camion. Bell aveva azionato lo sbrinatore, ma non serviva a molto.
Per i primi chilometri procedettero relativamente in fretta. I veicoli civili non essenziali avevano la proibizione di viaggiare, e le strade erano percorse solo da convogli militari come il loro.
Una volta lasciata la citt, per, le cose cambiarono. Si avviarono verso sud su una strada a doppia corsia che scorreva fra minuscole fattorie, risaie e piccoli villaggi. La guerra non si era fatta ancora sentire in quella zona, pens Anne, mentre passavano per la strada principale di uno dei villaggi. Donne e bambini uscivano ancora dai negozi con borse e fagotti. Poi cap quanto fosse sbagliata questa prima impressione. Tutte le finestre erano sbarrate e a ogni angolo c'erano poliziotti armati. Inoltre non si vedeva nessun giovane e nessun uomo di mezza et in abiti civili. Tutti erano stati mobilitati.
Pi avanti, Bell cominci a bestemmiare sottovoce. Il traffico aumentava: auto e carretti colmi all'inverosimile di donne, vecchi e bambini, che si spostavano per lasciarli passare solo dopo che il camion aveva suonato a lungo il clacson. Tutti si dirigevano a sud. Di tanto in tanto Hutchins si sporgeva dal finestrino a gridare qualcosa in coreano, ma non otteneva grandi risultati. Nessuno voleva rischiare di bloccarsi nella neve accumulata ai bordi della strada.
Alla fine dovettero fermarsi e Hutchins ordin seccamente a Bell di non suonare pi il clacson. Attesero ancora per vari minuti, senza scorgere alcun cenno di movimento nella massa di veicoli che bloccava la strada davanti a loro. Alla fine il capitano scese dalla cabina e disse ad Anne di accompagnarlo.
La ragazza avrebbe preferito rimanere al caldo, ma era curiosa di vedere la causa dell'ingorgo. Si tir su la lampo del giaccone e segu Hutchins verso il retro del camion. Sul loro autocarro c'erano diversi soldati della scorta, compreso il sergente. - Evans, siamo bloccati. Mandi due uomini a vedere che cosa  successo.
Il sottufficiale annu e scelse due uomini, che, imbronciati e silenziosi, presero le armi e balzarono a terra. Anne li guard allontanarsi. Dopo duecento metri non riusc pi a scorgerli.
Anne scosse la testa. Se doveva stare l al freddo, almeno voleva vedere che cosa succedeva. Ritorn davanti e sal sul paraurti, poi sul motore.
Hutchins cap quel che intendeva fare e si affrett a imitarla. Aiut Anne a salire sul tettuccio e a sua volta si ferm sul motore. Grazie a quel paio di metri di altezza, potevano vedere l'intera scena.
Davanti a loro, la strada girava a sinistra, sul fianco di una piccola valle. Per almeno un chilometro era piena di veicoli, carretti e persone ferme. Pi avanti spariva dietro un gomito del monte, ma si scorgeva una grossa insegna in caratteri hangul.
Hutchins, che guardava con il binocolo, tradusse: - Posto di controllo militare. Nessun civile  autorizzato a oltrepassarlo senza autorizzazione. - Abbass il binocolo e osserv la massa di gente davanti a loro. - Non lasciano passare i civili, ma i civili non vogliono andarsene. - Scosse lentamente la testa. - Cristo, che modo assurdo di occuparsi del traffico. Dobbiamo sbrigarci. In questo momento i nordcoreani che si dirigono a sud vanno pi veloce di noi. - Ma nel vedere la faccia preoccupata di Anne, si affrett ad aggiungere:
- Non si preoccupi, signorina Larson. Presto saremo di nuovo in viaggio. E ricordi che il fronte  ancora a nord dello Han.
Anne annu, convinta che il capitano intendesse rassicurarla. Ma le sue parole non la rassicurarono affatto. Rabbrivid. Il vento era pi forte e pi gelido, e lei sentiva freddo anche se indossava il giaccone che, a detta del commesso che glielo aveva venduto, era adatto perfino agli inverni di Chicago. Con una smorfia, si ripropose di chiedergli la differenza tra Chicago e la Corea.
Hutchins la aiut a scendere. Ricordando che anche i suoi colleghi dovevano essere tutti a gelare, Anne cominci a passare da un camion all'altro, per spiegare il motivo della fermata. Cerc di non sollevare troppo i teloni per non fare entrare l'aria, ma quasi tutti le dissero di non avere freddo.
Dopo venti minuti che le parvero un'eternit, i due soldati fecero ritorno, accompagnati da un caporale sudcoreano. Nel vedere Hutchins, l'uomo scatt sull'attenti e gli fece un rapporto in coreano. Il capitano gli rispose nella stessa lingua, e il caporale si volt e si allontan di corsa in mezzo alla folla.
Hutchins guard Anne. - Davanti a noi ci sono altri due convogli. Si servono della polizia militare per aprire un varco in mezzo al traffico, e pensano di arrivare fino a noi tra un'ora circa.
Attesero, salendo a turno sul motore del camion per controllare i progressi dei PM. Dopo tre quarti d'ora senza scorgere alcun segno di attivit, Anne rinunci e ritorn nella cabina per riscaldarsi. Bell, da soldato esperto, dormiva gi.
Anne cominciava a essere agitata, ma cerc di vincere la frustrazione dicendosi che aveva fatto tutto il possibile. La cosa le serv a poco. Sapeva che ogni ora lontano dai computer avrebbe ulteriormente complicato la ripresa del lavoro, una volta giunti in Giappone.
S addorment mentre cercava di compilare mentalmente un elenco delle cose da fare quando fosse arrivata laggi. Ma tra lei e l'elenco continuava a intromettersi la faccia di Tony.
A bordo del sommergibile nordcoreano Liberatore, Mar Giallo
Rapporto sonar, eliche ad alta velocit a 265 gradi, compagno comandante.
Il comandante Min Sang-Du sollev la testa dalle carte nautiche che aveva davanti a s. - Fermare tutti i motori! E passare a tutti i settori l'ordine di fare assoluto silenzio!
Si raddrizz per ascoltare il debole ronzio dei motori del Liberatore spegnersi progressivamente. Poi cess il rumore dell'impianto per la circolazione dell'aria. L'equipaggio del suo sommergibile della classe Romeo avrebbe dovuto respirare aria viziata fino al cessato pericolo. Tuttavia, dato che l'impianto non aveva mai funzionato bene. Min era certo che nessuno ci avrebbe fatto caso.
Infine, sicuro che l'ordine del silenzio era stato messo in pratica, usc dalla stretta cabina di navigazione e si rec nella cabina sonar. Per ignoti motivi, gli ingegneri navali che avevano progettato la classe Romeo avevano stipato gli operatori sonar in una cabina minuscola, inaccessibile e priva di comunicatore. Di conseguenza le informazioni del sonar dovevano essere trasmesse a voce fino alla cabina di comando. E Min non voleva essere costretto a urlare avanti e indietro domande e risposte mentre qualcuno, dalla superficie, dava la caccia alla sua nave.
- Contatto 270 gradi. - Il tenente addetto al sonar passivo, modello Feniks, chiuse gli occhi per regolare meglio le manopole dell'amplificazione e della frequenza.
- Identificazione? - Min non perse tempo a chiedere la distanza. Per fornire quel tipo di informazione, un sonar passivo aveva bisogno di fare molte rilevazioni, da punti diversi. Inoltre, in quelle acque basse, i Feniks del suo sottomarino avevano una portata inferiore ai cinque chilometri. Qualunque nave ci fosse in superficie, era gi fin troppo vicina.
- Contatto identificato come cacciatorpediniere, di tipo ancora sconosciuto. Rotazione eliche per velocit stimata di dieci nodi. Nessun sonar attivo in funzione.
Min si accarezz il mento, pensieroso. Il cacciatorpediniere nemico non li stava attivamente cercando, almeno per ora. Forse lui aveva dato appena in tempo l'ordine di assoluto silenzio.
Chiuse gli occhi, cercando di ricordare tutti i dati segnati sulla carta nautica, in sala navigazione. Distavano ancora sessanta chilometri dall'obiettivo, e lui aveva poco pi di dodici ore per raggiungerlo. La tabella dei tempi concedeva poco margine, e lui non poteva perdere le ore a fare il morto. Sarebbe bastata mezz'ora di ritardo per bloccare tutta la missione. E questo non glielo avrebbero perdonato, gli ammiragli di Pyongyang.
- Contatto 305 gradi e in allontanamento. Non ci deve avere visto, compagno comandante! - La voce dell'addetto al sonar era trionfante.
Min apr gli occhi e sorrise. Un'altra barriera superata. Batt paternamente la mano sulla spalla del suo ufficiale. - Buon lavoro, compagno. Continua cos ed eviteremo ancora per vario tempo di diventare Eroi della Rivoluzione!
Il comandante ritorn nella cabina di comando e chiam il suo primo tenente. - Sung, di' ai nostri passeggeri che comincino a prepararsi. Penso che arriveremo in perfetto orario sull'obiettivo.
Min osserv l'uomo che correva a prua a dare la notizia e si augur che la sua fiducia fosse giustificata. La strada da fare era ancora lunga.
Punto di controllo di Anyang, Corea del Sud
Anne si svegli all'improvviso, senza rendersi conto di quel che l'aveva destata. Un basso, minaccioso brontolio di tuono, ancora lontano, ma in avvicinamento. Rizz la schiena e rimase a bocca aperta nel vederne la causa. Lontano, da un lato della strada, proiettili di artiglieria colpivano i campi, sollevando nell'aria grandi nuvole di polvere e di fiamme.
I civili coreani abbandonavano i veicoli immobilizzati e si rifugiavano nelle fattorie o dietro i fossi. Hutchins scese dalla cabina e picchi sulla portiera come se fosse stata un tamburo. - Scendete! A terra! Riparatevi!
Corse lungo il convoglio, seguito dal soldato scelto Bell. Anne corse dietro di loro, con il cuore che le martellava nel petto.
- Cristo!
- Togliti dalle palle!
I soldati scendevano dal camion, insultandosi. Uno scivol a terra malamente, lussandosi la caviglia. Il sergente Evans e un altro soldato lo aiutarono ad alzarsi e lo trascinarono via mentre le esplosioni si avvicinavano.
Anne li segu di corsa, incespicando su un basso argine che contrassegnava il bordo di una risaia gelata.
Era appena arrivata dall'altra parte quando sent un basso sibilo. Non c'era bisogno di essere un esperto di cose militari per capire che cosa stesse arrivando, e lei si gett a terra.
Whaaamm! Il proiettile esplose mentre Anne toccava il terreno gelido. La ragazza sent sussultare la terra sotto di s. Una vampata di calore le si precipit contro, rimbalzando sull'argine che stava accanto a lei. L'onda d'urto dell'aria, sommandosi a quella del terreno, la sollev in aria per un istante. La forza dell'esplosione fu per lei una sorprese. Come essere travolti da una forte onda, sulla spiaggia, ed essere spinti a faccia in gi contro la sabbia.
Apr gli occhi e la bocca, e immediatamente scopr un'altra analogia. Era coperta di terriccio. Molti soldati si stavano gi rialzando, e guardavano verso il punto dell'esplosione. Anche Anne si mise in ginocchio e guard da quella parte. Il proiettile aveva colpito una risaia, a cinquanta metri dalla strada, e aveva scavato un cratere di un paio di metri di diametro, che fumava ancora. Da un'area larga pi del doppio era sparita tutta la neve.
Il sergente Evans vide la sua espressione di stupore e sorrise. - Il bello, a trovarsi cos lontano dal fronte,  che non ci arrivano molti colpi di cannone. Il brutto  che ci arrivano solo quelli grossi.
Whooosh.
- A terra!
Whaaamm! Whaaamm! Whaaamm! Altre esplosioni scossero il terreno. Anne cerc di farsi piccola piccola e cominci a pregare. Non era mai stata particolarmente religiosa, ma in quel momento le parve la cosa pi logica.
Il rumore cess, lasciando dietro di s una strana mescolanza di fiamme che crepitavano, gemiti e il sibilo del vento.
Evans sollev la testa e tese l'orecchio. Dopo un paio di minuti senza altri scoppi, si alz e disse: - Va bene, gente. Cessato allarme. In piedi. Controllate voi stessi e i vostri amici. Andiamo!
Anne si rimise in piedi e si guard attorno. I sei camion della loro colonna parevano intatti, ma pi avanti, lungo la strada, l'artiglieria aveva trovato un bersaglio. In un campo c'era un rottame metallico avvolto dalle fiamme, e Anne impieg alcuni secondi per capire che era una Hyundai scagliata laggi da un proiettile nordcoreano. Attorno a uno dei crateri giacevano molti corpi immobili, e la neve si stava rapidamente arrossando. Da qualche punto pi avanti, alcuni bambini piangevano.
Anne deglut e fece per dirigersi verso di loro, ma Hutchins tese la mano per fermarla. - Laggi lei non pu fare niente, signorina Larson. Controlli il suo gruppo.
La ragazza stava gi per protestare, ma poi tacque. Hutchins aveva ragione.
Il capitano prosegu. - Vada avanti, li conti. Si assicuri che ci siano tutti. Se qualcuno  corso via da solo ed  rimasto colpito, pu darsi che nessuno lo abbia visto. - Si avvi anche lui verso i suoi uomini, per controllarli.
Quando i suoi impiegati furono usciti dai nascondigli, Anne pass da un camion all'altro, depennando ciascuna persona dall'ordine di trasporto a mano a mano che la vedeva.
Erano stati fortunati. Soltanto uno del suo gruppo era stato ferito. Ed Cumber era stato raggiunto al torace da una piccola scheggia. Era seduto sul ciglio della strada, si teneva il petto e bestemmiava. Gloria gli stava vicino, con l'aria preoccupata. Anne si inginocchi accanto a lei e, con dita tremanti, apr il giaccone di Cumber per rendersi conto del danno. Fortunatamente la scheggia era stata rallentata dal pesante giaccone e dagli altri vestiti, e la ferita era solo superficiale. Gloria non le parve molto sollevata nel constatarlo: all'improvviso Anne venne colta dal sospetto che tanta preoccupazione avesse altri motivi.
Allontan questo pensiero dalla mente. I romanzetti d'amore tra i suoi colleghi non le parevano molto importanti, in mezzo a tanti morti e feriti. Insieme aiutarono Cumber a salire su uno dei camion, dove l'infermiere di Hutchins poteva visitarlo meglio. Il soldato gli piazz un cerotto sulla ferita e scosse la testa. - Cristo, mi sono tagliato peggio facendomi la barba.
Anne si allontan lentamente. Fino a quel momento non aveva mai pensato a com'erano cambiate le sue responsabilit con il passaggio dalla pace alla guerra. Di solito lei controllava il lavoro svolto dal personale del suo ufficio e si fermava a quello. Ma adesso era responsabile della sicurezza del suo gruppo, doveva assicurarsi che tutti avessero da mangiare e da dormire. Scosse la testa. Non era il suo lavoro. Avrebbe fatto bene a studiare come si comportavano Hutchins ed Evans. Aveva molto da imparare.
A parte il soldato che si era lussato la caviglia, gli uomini di Hutchins non avevano subito danni, ma uno dei camion della colonna era stato colpito dalle schegge. Aveva due gomme a terra e non voleva partire. Anne chiese al capitano se il guasto era grave.
Hutchins scosse la testa. - Non credo. Possiamo ripararlo. L'urto ha probabilmente spaccato una...
Un ufficiale coreano, un tenente, usc in quel momento dalla folla e salut Hutchins. L'americano raddrizz la schiena e gli restitu il saluto da accademia militare. - S, tenente?
Il coreano parlava un inglese perfetto. - Signore, il suo gruppo pu salire subito? Tra pochi minuti i miei uomini apriranno un passaggio per i vostri veicoli. - Mentre diceva cos, comparve un gruppo di soldati in tenuta da battaglia. Cominciarono ad allontanare dalla strada i civili. Per loro ordine, gli autisti spinsero sull'argine le auto, i contadini spostarono i carri nei campi. I soldati erano estremamente efficienti, e i civili che tentavano di protestare si trovavano improvvisamente davanti un fucile con la baionetta in canna. Anne prov un senso di colpa, nel veder minacciare un cos alto numero di persone per far passare il suo gruppo.
Hutchins cominci a dare ordini. - Signorina Larson, faccia salire i suoi. Sergente, dovremo portarci a rimorchio quel maledetto camion. Lo leghi con una corda a quello davanti. - Tutti si affrettarono a obbedire, ansiosi di partire e di togliersi dal freddo. E dalla carneficina dietro di loro.
Anne guard dal finestrino la massa di persone silenziose e piangenti attorno a loro. Bell continu per tutto il tragitto a imprecare tra s, mentre si faceva strada in mezzo agli ostacoli occasionali e aggirava crateri che lo costringevano a uscire dalla strada. La sua allegria pareva scomparsa in qualche punto imprecisato del tragitto.
Alla fine apparve il posto di controllo: una massiccia fortificazione di blocchi di cemento e di sacchetti di sabbia. Dietro due mitragliatrici puntate verso il Nord c'era un piccolo spazio coperto in cui poteva sostare una decina di uomini. Da un lato sorgeva l'edificio del quartier generale, con una bandiera sudcoreana che sventolava con aria di sfida.
Quando giunsero al controllo, si avvicin un altro ufficiale sudcoreano. Nel vedere Hutchins, lo salut e gli strinse la mano. - Sono il capitano Sik. Posso vedere i suoi ordini di viaggio, per favore?
Il coreano esamin tutte le carte con la meticolosit di chi deve acquistare un'auto usata. Ogni persona della colonna dovette fornire i documenti di identit, e Sik arriv al punto di controllarli tra loro per vedere che fossero identici. Per effettuare questo lavoro occorsero quasi venti minuti.
- Capitano - chiese Hutchins - com' la strada, pi avanti?
Il sudcoreano sollev lo sguardo dall'ultimo gruppo di tesserini di riconoscimento che stava esaminando. - Relativamente sgombra, ma vi consiglio di stare tutti uniti e di non fermarvi. Ci sono molte persone che cercano di farsi portare verso sud a bordo di veicoli militari. Hanno cercato di bloccare i camion mediante alberi e altri ostacoli. - Alz le spalle. - Purtroppo non ho uomini a sufficienza per tenere i punti di blocco e per controllare anche la strada. - Riconsegn a Hutchins le carte e aggiunse un foglio da lui compilato. - I vostri documenti sono in ordine, e conosco l'ordine di evacuare i civili da Seul: perci non sono stato rigoroso con voi. Ma vi prego di far convalidare il lasciapassare a tutti i punti di controllo.  arrivato un nuovo ordine di arrestare tutti coloro che viaggiano verso sud senza autorizzazione.
Quando ripartirono, Anne mormor a Hutchins: - Allora, non  stato rigoroso con noi. Bah!
- Certo. Non lo  stato - rispose il capitano, con faccia impassibile. Incroci le braccia sul petto. - Non ha mandato i suoi uomini a frugare i camion. Non ci ha perquisito. E non ha controllato che le sigle dei nostri camion corrispondessero a quelle dell'unit che ha rilasciato il foglio di viaggio. Anzi, avrebbe potuto telefonare per farlo. - Indic con la testa la direzione da cui erano giunti. - Ha visto il terzo grado a cui sottopongono tutti i civili coreani? A volte neanche un lasciapassare firmato e un documento di identit valido sono sufficienti per passare il blocco. Possono avere del contrabbando, o voler andare a sud per qualche motivo sospetto.
Lei lo fiss con aria incredula, e Hutchins continu: - Senta, oggi come oggi, questo paese sta perdendo la guerra. Ho sentito parlare di unit americane e coreane che sono fuggite, o che sono state sopraffatte da forze enormemente superiori. Perci, il governo non permette pi a tutti di decidere da un momento all'altro di andare a trovare lo zio Kyung a Pusan. Le strade devono essere libere per il traffico militare. - Accorgendosi di avere assunto un tono da predicatore, Hutchins s'interruppe, imbarazzato.
Il viaggio prosegu in silenzio, in mezzo a lunghe file di civili che camminavano verso sud nel freddo: madri con i figli in braccio, bambini pi grandi che portavano sulla schiena i beni di famiglia, vecchi che camminavano faticosamente al loro fianco. Anne cerc di non guardarli. Sapeva che non avrebbero potuto prendere a bordo nemmeno uno dei profughi sui due lati della strada, ma questo non le imped di provare rimorsi di coscienza.
Ora che avevano superato il posto di blocco, il traffico era scarso e riuscirono a raggiungere relativamente in fretta l'incrocio con la Statale 47. Quando svoltarono a sud, lasciando la statale per avviarsi su una stradina coperta di ghiaia, Anne guard con preoccupazione la carta geografica. A ovest il sole cominciava ad abbassarsi su un paesaggio che pareva tornato pacifico.
- Non dovevamo proseguire fino a Suwon?
Hutchins indic la carta. - A Suwon c' una grossa base dell'aviazione, e non voglio trovarmi nelle vicinanze, casomai i nordcoreani decidessero di fare un'incursione. Una colonna come questa sarebbe un buon bersaglio per un MiG. Non abbiamo nessuna protezione dagli attacchi aerei.
Anne sospir. Hutchins aveva di nuovo ragione. E la cosa era irritante. La ragazza torn a immergersi nei propri pensieri mentre attraversavano una serie di minuscoli villaggi, tutti uguali: Yamok, Chan, Paran. Pi si allontanavano dalla guerra, pi pacifico le pareva il paesaggio. Cerc dei particolari che le chiarissero perch le sembrava pi pacifico, ma alla fine si disse che probabilmente era lei, che era meno tesa.
Alla fine si tranquillizz al punto di riuscire a pensare volontariamente a Tony. Forse il giovane si chiedeva perch lei non gli avesse ancora telefonato dal Giappone. Be', forse sarebbe riuscita a vederlo di persona, prima che li portassero via da Kunsan. Anne aggrott la fronte. Doveva trovare il modo di farglielo sapere. Forse avrebbe potuto telefonargli quando si fossero fermati a fare rifornimento...
A ovest di Taech'ang, Corea del Sud
La barca scivol silenziosamente sulla spiaggia, spingendosi sulla riva quanto bastava perch le onde non la riportassero nel Mar Giallo. Otto uomini in mute da subacqueo scesero sulla sabbia bianca e umida. Si accoccolarono a terra in semicerchio, liberando in fretta le armi dai sacchetti di plastica che le proteggevano e guardandosi attorno per cercare segni di movimento.
Niente. Solo lo sciacquio delle onde. La luna non era ancora sorta, e le basse nuvole coprivano gran parte delle stelle. Con un gesto, il capo della squadra di sabotatori nordcoreani ordin ai suoi uomini di entrare in azione. Uno avanz di qualche passo verso l'entroterra e si inginocchi sulla sabbia, sollevando il fucile automatico. Gli altri prelevarono dalla barca i sacchi impermeabili e poi si tolsero la muta.
Tutti indossavano l'uniforme dell'esercito della Corea del Sud. Il capo della squadra, che ora portava i gradi di capitano, osserv i numeri luminosi sul suo orologio da polso. Due minuti. Ora di andare. Segnal alla sentinella di ritornare nella barca.
Mentre l'uomo si infilava le bombole e si metteva al timone, gli altri girarono la barca in modo da dirigerla verso il mare aperto. A poppa un motore particolarmente silenzioso si avvi con un fruscio; la barca prese il mare. A poca distanza dalla riva si immerse e lasci dietro di s soltanto un'increspatura sulla superficie delle onde.
Il capitano sorrise. Fino a quel momento, tutto si era svolto secondo i piani. Il Liberatore li aveva lasciati esattamente nella giusta posizione da cui potevano raggiungere con la barca la costa, e le informazioni di Pyongyang sui turni delle guardie che presidiavano la riva erano perfette. Pos un ginocchio sulla sabbia, apr una cartina e la studi servendosi di una penna-luce schermata.
S, avevano preso terra nel punto giusto. I sudcoreani avevano minato tutte le spiagge che non erano attentamente presidiate di notte, ma nei campi di mine c'erano sempre dei passaggi riservati alle sentinelle e alle pattuglie. Uno di questi passaggi era a poche decine di metri da loro, a sud.
Spense la penna-luce, chiuse la mappa e si alz. I suoi uomini si alzarono con lui, si misero in spalla l'M16 e raccolsero gli zaini impermeabili. Non era pi necessario agire furtivamente. Adesso, la sua squadra era una delle tante unit sudcoreane che sorvegliavano la costa.
Guidati dal capitano, si mossero in fila indiana nell'oscurit. Lui continu a osservare attentamente il terreno su cui metteva i piedi. Sabbia. Sabbia con qualche filo d'erba. Un piccolo argine, a destra, sormontato da uno sbarramento di filo spinato. Eccoli. Due corti bastoni rossi che sporgevano dal terreno contrassegnavano l'inizio del sentiero attraverso il campo minato: il sentiero che lo portava nella cosiddetta Repubblica di Corea.
Gli otto uomini si diressero verso est, allontanandosi dalla costa per entrare nella pianura interna di quella regione. Ora camminavano pi in fretta, badando unicamente a tenersi fra i paletti rossi che spuntavano dal terreno ogni pochi metri. Il capitano controll l'orologio. Cinque minuti dallo sbarco. Erano in orario.
- Altol! - Una voce acuta, nervosa si lev dal buio davanti a loro. Il capitano e i suoi uomini si immobilizzarono. Su quel sentiero non ci dovevano essere guardie. Altri infiltrati avevano il compito di allontanarle da quel punto di sbarco.
- Venite avanti e fatevi riconoscere. - Questa volta la voce fu accompagnata dallo scatto metallico della sicura di un M16.
Il capitano tenne le mani lontano dalla pistola che portava alla cintola e si fece avanti lentamente. - Guardia costiera. Capitano Yi.
Una lampada portatile si accese e lo illumin in faccia... una luce accecante. Batt le palpebre. - Toglietemi questa luce dagli occhi, idioti. E non fate finta di essere sorpresi di vederci.
La lampada si spense. Meglio cos. Il capitano riusciva a malapena a distinguere una trincea protetta da sacchi di sabbia, a qualche metro di distanza. Si avvicin ancora. Nel posto di blocco c'erano due soldati dell'esercito sudcoreano, ma soltanto uno di loro aveva imbracciato il fucile e lo puntava nella giusta direzione. L'altro spostava nervosamente la lampada da una mano all'altra. Il capitano sorrise. Dovevano essere uomini della riserva, richiamati in fretta alle armi senza adeguato addestramento.
- Mi spiace, signore, ma non aspettavamo una pattuglia fino alla prossima ora. - Il fucile puntato contro di loro cominciava ad abbassarsi.
Il capitano fece un altro passo avanti. - Hanno cambiato gli ordini. Non ve l'hanno detto?
S'infil lentamente una mano nella giacca dell'uniforme e ne trasse un coltello corto e largo da guastatore.
Il soldato sudcoreano con la torcia elettrica non se ne accorse. Si era abituato al raggio della lampada, non riusciva pi a vedere al buio. - No, signore. Mi scusi per la luce. Temo che il suo arrivo ci abbia sorpresi. - Il capitano vide che si chinava a prendere un oggetto. Un telefono da campo? Si prepar a scattare.
- Faccio rapporto al QG, signore. In questo modo gli altri posti di blocco non si allarmeranno. - Il soldato sollev il ricevitore.
In quell'istante il capitano si lanci verso la trincea, infilando il coltello nella gola dell'uomo, fino all'elsa. Il sangue gli schizz sulla mano e sulla manica; il sudcoreano emise un suono strangolato, cercando freneticamente di portarsi le mani al collo prima di scivolare senza forze contro la parete di sacchi. Con uno strattone, il capitano liber il coltello e si gir ad affrontare la seconda sentinella. Ma l'uomo stava gi morendo, con la laringe fracassata da un calcio sferrato con lo stivale rinforzato da un lamierino d'acciaio. Il sabotatore che aveva colpito il sudcoreano sorrise; i suoi denti luccicarono nell'oscurit. Il capitano gli sorrise a sua volta.
Apr di nuovo la mappa, cercando il loro obiettivo. Tracci una linea in quella direzione e valut i possibili ostacoli. Una strada, una bassa altura, il villaggio di Taech'ang. Nient'altro. Il ponte sul fiume Chosan era a otto chilometri da loro, e si poteva raggiungerlo in una sola tappa. Sorrise. Entro poche ore, lui e i suoi uomini si sarebbero trovati in posizione.
Il capitano torn a infilare in tasca la mappa e si fece dare il fucile da un altro sabotatore. Abbass gli occhi sul corpo delle due sentinelle. L'incontro imprevisto era stato un fastidio, ma non necessariamente qualcosa di pericoloso. I suoi uomini avrebbero controllato attentamente la zona per togliere ogni segno di lotta e avrebbero portato via con s i cadaveri. Con un po' di fortuna, i sudcoreani avrebbero pensato che le loro sentinelle avessero semplicemente disertato.
Non avrebbero continuato a pensarlo a lungo, ma il capitano e i suoi uomini non avevano bisogno di molto tempo. Inoltre, era difficile che il nemico riuscisse a trovarli. Dopotutto, la sua squadra intendeva nascondersi sotto gli occhi di tutti! Abbandon quel filo di pensieri e cominci a dare gli ordini necessari. I suoi guastatori dovevano ancora fare visita a un ponte, prima che la notte fosse terminata.
33
 Incontro
31 dicembre. A sud di Paran
Il rumore del camion era confortante. Erano in viaggio verso sud e Anne sentiva aumentare la distanza tra lei e la guerra. Inoltre subiva l'attrazione magnetica di Kunsan. Per tutti i suoi compagni era solo una tappa intermedia del viaggio verso il Giappone, ma i suoi compagni non avevano amici laggi.
Mentre viaggiavano, Anne cerc di mangiare spaghetti e polpette. Hutchins le aveva passato un MRE, e le aveva detto che era il suo pasto.
"MRE" era la sigla di "pasto pronto per il consumo" ed era l'equivalente moderno delle leggendarie "razioni C". Era un contenitore di plastica grosso come un libro rilegato. Il primo problema di Anne fu quello di aprirne la spessa plastica. Alla fine dovette farsi prestare dal soldato Bell la baionetta, affilata come un rasoio.
All'interno c'erano altri contenitori pi piccoli. In uno il pasto, etichettato "Spaghetti e polpette". In un secondo frutta secca. E poi cracker, formaggio, posate eccetera.
Hutchins le aveva detto che era stata fortunata. In genere quelle razioni dovevano venire mescolate con acqua calda, che naturalmente non si poteva avere a disposizione su un camion in moto. Per gli spaghetti non c'era bisogno dell'acqua. In compenso c'erano degli altri inconvenienti.
Chi aveva scelto il cucchiaio non aveva pensato al fatto che si doveva raccogliere il cibo da un grosso sacchetto floscio. In pochi istanti, Anne si era trovata con la mano coperta di salsa. Di sapore era buona, ma sporcava. Mangi con molta lentezza, per far passare il tempo.
Quando erano passati per Paran aveva controllato la cartina. Da laggi a Kunsan c'erano 160 chilometri. Viaggiavano alla velocit delle lumache, ma anche a una quindicina di chilometri all'ora sarebbero giunti a Kunsan ben prima dell'alba.
Guard di nuovo la cartina, augurandosi una strada liscia e dritta, e, gi che c'era, anche calda. Alla fredda luce della luna scorgeva le risaie che si perdevano in lontananza, a entrambi i lati della strada. Era una scena tranquilla e pacifica, ma a lei non lo pareva affatto.
Nei pressi della strada della costa, a sud di Taech'ang
Il terreno vicino alla costa era piatto, con grande fastidio di Yi. Non c'erano n valli n argini dietro cui nascondersi; il miglior riparo che riuscirono a trovare fu un piccolo fosso che andava nella giusta direzione. Gran parte dell'avanzata doveva svolgersi sotto forma di brevi corse, con una squadra che copriva l'altra. Era un lavoro lento, snervante.
Tutti indossavano l'uniforme invernale dell'esercito sudcoreano, ma invece della tuta mimetica standard, di colore bianco, ne portavano una di colore nero. Avrebbero indossato quella bianca pi tardi, dopo avere raggiunto la posizione. Per il momento era pi importante nascondersi.
Portavano anche fucili M16 con adeguata scorta di munizioni, e normali zaini da combattimento sudcoreani. Inoltre, ciascun uomo, compreso Yi, aveva altri trenta chilogrammi di "equipaggiamento speciale".
La zona in cui passavano doveva essere molto frequentata, pens Yi. Aveva visto molte insegne di stabilimenti balneari, alberghi, caff. Anche coperta di neve era assai pittoresca.
Le sue riflessioni furono interrotte dal segnale del sergente. Tutto libero. Yi e i suoi tre uomini corsero avanti, a schiena curva, con la neve leggera che attutiva i loro passi.
Yi si gett a terra accanto a Yong, il sergente. L'uomo gli indic qualcosa davanti a s, senza parlare: una strada coperta di ghiaia che tagliava il loro cammino. Da entrambi i lati era circondata di risaie gelate. Aspettarono per pi di dieci minuti, osservando attentamente la strada, ma non scorsero alcun movimento. Yi apr la mano e la sollev, poi strinse il pugno e lo cal di scatto. Quattro sabotatori attraversarono di corsa la stradina mentre Yi e la sua squadra li coprivano.
Non si scorgeva alcun movimento. Il capitano diede il segnale e anche gli uomini del suo gruppo attraversarono, sicuri che Yong e i suoi li tenevano d'occhio e li coprivano.
Quella strada costiera era il loro punto di riferimento. Dopo averla attraversata dovevano voltare a sud e dirigersi verso il fiume Chosan. Poi avrebbero seguito la riva del fiume, verso l'entroterra, fino al loro obiettivo.
A nord di Onyang, Statale 39
Anne fu destata da Bell, che si era rimesso a imprecare quando avevano imboccato la discesa. - Capitano, questa trasmissione va sempre peggio. Non so neppure se riuscir a togliere la prima, una volta arrivato in fondo alla collina.
Anche Hutchins si era addormentato. Rizz la schiena, stirandosi quanto lo permetteva la cabina del camion. Guard la carta stradale mentre Anne gliela illuminava con la lampada portatile. Avevano tenuto una buona media, percorrendo in circa tre ore 65 chilometri da Anyang.
Il capitano guard l'orologio e prese una decisione. - Entriamo in Onyang e fermiamoci per riparazioni. Dobbiamo rifornirci di nafta, e possiamo riparare il radiatore dell'altro camion.
Bell sorrise. Onyang era una piccola citt, ma c'era di sicuro del cibo decente, qualche birra, un posto per dormire...
- Scendi dalle nuvole, soldato. Mettiamo a posto i camion e ritorniamo subito sulla strada. - Hutchins lo disse in tono severo. Bell era uno dei due uomini che erano finiti in cella. Era un buon soldato, ma cercava sempre di approfittare delle occasioni per scansare il lavoro. Ecco perch il capitano se l'era preso come autista. Perch non avesse occasioni.
Anne chiese: - Capitano, chi ci riparer i camion, a Onyang?
- Cercheremo un garage, sperando che abbia i ricambi giusti. Questi camion usano un mucchio di componenti dei veicoli civili, e quindi...
- Conosco i pezzi di ricambio che mi servono, capitano. Ma vorrei sapere se in quel garage c' il telefono.
Hutchins alz le spalle. - Penso di s. Anne sorrise.
Ponte sul fiume Chosan
Il capitano Yi esaminava la situazione. Avevano seguito il fiume in direzione est fino a raggiungere la Statale 21. La strada asfaltata a due corsie era la principale arteria nord-sud della costa occidentale e il compito del capitano era di rendere pericoloso il passaggio lungo quella strada.
Il ponte attraversava il fiume in un punto in cui il corso d'acqua era largo venti metri e profondo tre. L'acqua scorreva abbastanza veloce da non congelare.
Yi era su una bassa altura da cui si dominavano il ponte e la strada. La squadra di Yi attendeva a un centinaio di metri dal ponte, alla base dell'altura, rabbrividendo. Il ponte era piantonato, naturalmente, ma non erano n un ponte importante n un fiume importante.
L'area era illuminata, e il binocolo di Yi era pi utile del cannocchiale a infrarossi. Accanto al ponte sorgeva un piccolo edificio, grande a sufficienza per ospitare un limitato numero di uomini. A un'estremit c'era una garitta con due sentinelle.
Dalla divisa dovevano far parte della polizia provinciale, responsabile della sicurezza all'interno della Corea. L'esercito si limitava a controllare la costa. Quei poliziotti, per, erano qualcosa di pi che agenti del traffico. Per esempio, portavano fucili automatici M16.
C'era un altro uomo, davanti all'edificio. Indossava un'uniforme mimetica, probabilmente della Territoriale. La cosa aveva senso, pens Yi. Rafforzare la polizia con unit della riserva.
L'uomo, probabilmente un sottufficiale, pass sotto la sbarra e si avvi lungo il ponte. Yi guard nella direzione in cui si muoveva e vide quel che si aspettava: due sentinelle all'estremit opposta.
Il sabotatore scese dalla collinetta camminando all'indietro, lentamente, con attenzione, per i primi venticinque metri. Poi gir su se stesso e corse fino al punto dove erano nascosti i compagni.
-  come ci aspettavamo. Due a ciascuna estremit, pi uno che li comanda. Nel posto di guardia ci sono probabilmente due uomini, ma non pi di quattro. Polizia provinciale; di conseguenza dovremo cambiare uniforme. Andiamo.
Si erano gi esercitati una decina di volte a svolgere la missione. Senza bisogno di ordini, il gruppo scese fino all'acqua, lontano dal ponte. Recuperarono dallo zaino l'uniforme della polizia e si cambiarono. Un soldato prese un piccolo involto dal proprio sacco. Un altro prese una corda e and a legarla strettamente a un albero.
Si lev un sibilo, che parve forte come una sirena nel silenzio della notte. Mentre il battello pneumatico si gonfiava, due uomini montarono le pagaie e legarono la corda alla barca. La calarono in acqua e salirono.
Senza parlare, fecero forza con la pagaia e si lasciarono portare dalla corrente. I compagni diedero corda lentamente, mentre la barca si allontanava sempre pi.
In cinque minuti la barca raggiunse la riva opposta. Yi e gli altri uomini non controllarono che i compagni nascondessero il battellino fra gli alberi. I due conoscevano il loro lavoro.
Il capitano riport sull'altura i suoi uomini e indic loro i bersagli, poi il cammino per raggiungerli. I cespugli erano stati tagliati, attorno alla strada, ma dalle altre parti arrivavano quasi al posto di guardia. E nessuno sorvegliava il retro dell'edificio.
Avvicinarsi alla costruzione era un compito semplice, ma faticoso. L'oscurit li costringeva quasi a procedere bocconi, per ridurre il pericolo di inciampare, e il gelo era insopportabile se si rimaneva fermi. Yi era davanti a tutti, non per un particolare desiderio di guidare gli altri con il proprio esempio, ma per fissare l'andatura e per poter reagire rapidamente a ogni cambiamento.
Era un lavoro duro, anche con il loro addestramento. Controllare attentamente ogni punto, non posare i piedi su cose che potessero far rumore o rischiassero di far cadere. Ricordarsi che cinque uomini, dietro di lui, dovevano mettere i piedi sulle sue orme, attent...
Se non si fosse avvicinato cos lentamente, non sarebbe riuscito a fermarsi. Muovendosi con la schiena curva, stava quasi per portare avanti il piede sinistro quando aveva visto una linea sulla neve. S'immobilizz.
Si sporse attentamente in avanti, mentre i compagni, dietro di lui, rimanevano immobili nella loro scomoda posizione. Quando Yi mosse la testa, vide scintillare sulla linea la luce delle stelle. Era un filo metallico.
Seguendo il cavo fino ai suoi due capi, scopr che uno era ancorato a una pietra, l'altro a un razzo illuminante. Non una mina, ma altrettanto pericoloso per la loro missione. Se lui avesse toccato il filo, un razzo al magnesio sarebbe salito fino a un'altezza di cinquanta metri. E, senza il favore della sorpresa, la loro missione sarebbe terminata ancor prima di iniziare.
Era un dispositivo molto semplice, e non ebbe difficolt a disarmarlo. Lo indic all'uomo che veniva dietro di lui, e poi prosegu.
Raggiunsero con sollievo la parete posteriore dell'edificio, raddrizzarono finalmente la schiena e si tolsero la tuta mimetica nera. Infilarono la bianca, identica a quella portata dai sudcoreani.
Da quel momento in poi, l'azione si basava sulla sorpresa e sulla velocit. Yi osserv il sottufficiale sudcoreano che ritornava verso il posto di guardia dopo essere andato ancora una volta a controllare dall'altra parte del ponte. Ora doveva aspettare che sparisse dietro l'edificio.
I suoi uomini erano ai loro posti, accanto agli angoli della costruzione. Dopo avere dato loro un'occhiata di controllo, torn a seguire i movimenti del sottufficiale sudcoreano. L'uomo scomparve dietro l'angolo e Yi sollev una piccola lampada portatile. La punt verso l'altra sponda del fiume e invi un segnale in codice, augurandosi che i suoi uomini riuscissero a vederlo. Poi cominci a contare.
Uno. Mise via la lampada ed estrasse la pistola. Due. Controll il silenziatore e si avvi verso la garitta.
Tre. Yi e due dei suoi uomini fecero fuoco contro le due sentinelle; ognuno spar pi colpi, finch non le videro cadere. A poca distanza da lui, sent dei leggeri whump: erano gli altri uomini della sua squadra, che colpivano il sottufficiale. Cerc di vedere che cos'era successo al di l del fiume, ma non riusc a scorgere le due sentinelle. Erano morte o si erano semplicemente messe al riparo?
Nessuno sparo, n da quella n dall'altra sponda. Fino a quel punto, probabilmente, la missione era riuscita. Senza staccarsi dalle pareti, si diressero verso l'entrata dell'edificio. Yi si rilass un poco nel vedere tre forme stese a terra. Sollev la mano e indic l'ingresso.
Anche il sergente e un altro sabotatore si portarono a ridosso della porta. Yong diede un segnale, e i suoi uomini la aprirono lentamente e scivolarono all'interno. Yi non li segu, ma continu a osservare l'altra sponda del fiume.
Ecco. Una luce che brillava vicino al ponte. Due lampi brevi, uno lungo. Ce l'avevano fatta!
Yong arriv di corsa, in tempo per vedere il sorriso di Yi. Si ferm per fare rapporto. - Tre uomini. Nessun problema.
Yi non perse tempo a congratularsi con lui. - Togliete di mezzo i corpi. Cercate carte e documenti. Pulite le macchie di sangue. Vado a controllare il posto di guardia. - Osserv per un istante il massacro fatto dai suoi uomini, poi si concesse un altro sorriso. - E, sergente, metti degli uomini di guardia nelle garitte. Abbiamo un ponte da sorvegliare.
Ma per la loro parte.
Nella cittadina di Onyang
Hutchins imprecava ad alta voce. Bell imprecava contro il camion; Anne imprecava tra s. Onyang era una cittadina di duemila abitanti. Aveva un unico garage, di propriet di un tale signor Moon, che era assolutamente contrario ad alzarsi in una notte gelida per andare ad aprire l'officina. Alla fine Hutchins aveva dovuto minacciarlo di venirlo a prendere con i fucili puntati, perch si decidesse a collaborare.
Con riluttanza, il proprietario aveva aperto il lucchetto, ma si era assolutamente rifiutato di mettere le mani sui veicoli. A questo punto era intervenuto Evans. Bene, questo  adesso un parco macchine dell'esercito americano.
Mentre il sergente organizzava le riparazioni, il gruppo di Anne si era rifugiato in un piccolo albergo, fino a riempirlo completamente. Anne aveva trovato il portiere di notte, che parlava bene l'inglese, assai pi disposto a collaborare del signor Moon. L'uomo le aveva mostrato il telefono, e la ragazza aveva cominciato a cercare Tony. Dapprima con eccitazione, poi con frustrazione, aveva chiamato il suo BOQ, poi gli uffici della squadriglia per rintracciarlo.
Dal BOQ non aveva ottenuto risposta. E non  disponibile, signora, quando aveva telefonato alla squadriglia. Questo, come lei sapeva, significava che era in volo. Anne non aveva potuto fare altro che lasciargli un messaggio particolareggiato, in cui gli diceva dove si trovava in quel momento e lo informava che sarebbe arrivata a Kunsan nelle prime ore della mattinata, per poi partire quella sera per il Giappone. L'uomo che le aveva risposto aveva promesso di far avere il messaggio al maggiore Christopher non appena fosse ritornato. Lei aveva interrotto la comunicazione.
I due veicoli da riparare entravano a malapena nel garage. Anne vi aveva fatto ritorno, continuando a camminare avanti e indietro e a rodersi internamente mentre il tempo passava. Sapeva che avrebbe dovuto assumere un atteggiamento pi fatalistico, ma avevano perso pi di mezz'ora unicamente per entrare nel garage. Poi avevano lavorato per un'altra ora.
Il camion con il radiatore rotto era stato riparato in fretta, ma l'altro! Bell non aveva certo fatto finta, quando aveva parlato di problemi al cambio. Le schegge di metallo staccatesi dai denti avevano rosicchiato gli ingranaggi a tal punto che c'era da chiedersi come avessero fatto, a funzionare fino a quel momento. Bell, steso sotto il camion, imprecava perch voleva una serie di ingranaggi nuova.
Non c'era. Il signor Moon diede loro allegramente l'informazione che non aveva ricambi per quel genere di camion, e ora i signori potevano andare, grazie.
Due ore pi tardi, il convoglio riprese il viaggio. Parte della frustrazione di Anne svan quando lasciarono Onyang e ripreso a muoversi attraverso la campagna.
Seduta nella cabina buia, con Hutchins che dormiva da una parte e dall'altra le risaie scure, ebbe il tempo di pensare. L'aviere aveva detto "maggiore" Christopher. Era contenta e orgogliosa della notizia, per Tony e anche per lei. A quanto pareva, se ne era scelto uno con davvero delle capacit e...
Un momento. Che cosa provava per Tony, esattamente? Perch la irritava tanto l'idea di non arrivare in tempo a Kunsan, se non perch voleva vederlo? Che cosa avrebbe detto a Tony, nell'incontrarlo a Kunsan? E che cosa le avrebbe detto lui?
Troppe domande. Seduta nella cabina, continu a riflettere e a ripassare e ad analizzare e a rinunciare a rispondere finch non si addorment.
Venne destata da una forte scossa, che le fece battere la fronte contro il finestrino, con una tale violenza da farle vedere le stelle. Strofinandosi il punto dolorante, apr gli occhi e sent Hutchins sgridare il suo autista per la sua pessima guida.
Guard l'orologio. Erano passate quasi due ore. - Dove siamo?
Hutchins interruppe i suoi improperi per il tempo sufficiente a far dire a Bell: - Da un momento all'altro dovremmo essere a Kwangch'on, signora.
La ragazza trov la cittadina sulla carta e ne indic la posizione a Hutchins. Avevano percorso gi un buon tratto di costa, e questo le fece piacere. Forse sarebbe riuscita a vedere Tony, anche se non sapeva ancora che cosa dirgli.
Hutchins prese la carta e cerc di determinare esattamente la loro posizione, e Anne si guard attorno per trovare qualche punto di riferimento. Tanto per fare qualcosa.
Una delle prime cose viste dalla ragazza fu un cartello, illuminata dai fari dell'autocarro, con la scritta "29". - Capitano, dove siamo? - ripet.
Hutchins guard il cartello, poi studi la cartina. La sua espressione concentrata lasci improvvisamente il posto alla collera. - Siamo sulla strada sbagliata, ecco dove siamo! Dobbiamo prendere la Statale 21, non la 29!
Anche Bell cerc di dare un'occhiata alla carta, ma Hutchins gliela tolse da sotto gli occhi. - Pensa alla guida, soldato.
Il capitano studi la situazione ancora per alcuni istanti. - Da che parte hai girato a Hongsong, quando siamo arrivati al bivio?
Con l'aria di uno studente che  stato colto impreparato da un'interrogazione a sorpresa, Bell rispose: - A destra?
Occorsero altri dieci minuti per fermare la colonna, fare una conversione a U sulla stretta carreggiata e avviarsi nella direzione opposta. Hutchins teneva il volante mentre Anne gli dava la direzione, e Bell si schiacciava contro la portiera, in una sorta di esilio.
Hutchins era irritato, ma non aveva perso le speranze. - Arriveremo ugualmente a Kunsan prima di mezzogiorno - garant.
Anne non trasse nessun conforto dalle sue parole. Met della sua giornata con Tony se n'era gi andata.
Base di Kunsan, 35a Squadriglia
Tony prese il messaggio che gli era stato consegnato da Rice e lo lesse per la terza volta. L'aviere cercava di raggiungere la porta. - Luther, come ti sembrava dalla voce? Era sicura di riuscire ad arrivare?
- Signore, ho scritto tutto quello che mi ha detto. "Sono in viaggio da Onyang per Kunsan con una colonna. Nella notte ci trasferiranno in Giappone. Penso di arrivare prima dell'alba. Quando arrivo ti telefono. Spero di vederti. Anne." - Non aveva fatto fatica a impararlo a memoria. Rice l'aveva gi letto al maggiore quattro volte.
Anne era viva. Stava bene. A Kimpo non era stata colpita. Con la ragione, Tony aveva sempre saputo che probabilmente stava bene, ma c'era un'altra piccola probabilit a cui non voleva pensare. E veniva a Kunsan, per partire quella sera.
- Prima dell'alba. - Be', lui doveva dormire, ma doveva anche fare del lavoro. I suoi compiti di ufficiale operativo avevano notevolmente ridotto i suoi turni di volo. Ora effettuava solo un paio di missioni al giorno, e la mattina doveva programmare i voli. Avrebbe avuto il tempo di vedere Anne, ma solo dopo essersi liberato delle scartoffie. E lui aveva molte cose da dirle.
Cominci a lavorare. Il volo era pi importante delle carte, ma anche quel lavoro a tavolino doveva essere fatto. L'eccitazione del volo e del messaggio di Anne cominci pian piano a dileguarsi, e il giovane cominci a sbadigliare. Continu per a scrivere, perch non avrebbe incontrato difficolt a vincere il sonno.
- Maggiore! Maggiore! - Qualcuno lo scuoteva. Alz gli occhi e vide Rice sopra di lui. Lo guardava come per scusarsi.
- Mi scusi, signore, ma presto non serviranno pi la colazione, e forse lei voleva andare a mangiare.
Con la voce impastata dal sonno, Tony rispose: - Grazie, ma non ho fame. - Fece per abbassare la testa, ma subito la sollev. L'orario della colazione finiva alle otto.
Rice stava gi raggiungendo la porta, quando Tony lo chiam. - Ci sono stati altri messaggi?
- No, signore, niente.
Tony riflett. Era passata un'ora dall'alba, e aveva la sua prima riunione di istruzioni alle 14,30. Doveva aspettare; non poteva fare altro.
- Ehi, Saint, perch sei cos preoccupato? C' una grossa missione? - Quando Hooter entrava in una stanza, ci si accorgeva sempre del suo arrivo.
- Anne viene a Kunsan.
- Sta bene? Che bella notizia! E quando arriva?
- Doveva arrivare un'ora fa. La trasferiscono in Giappone da Kunsan, e la sua colonna doveva essere qui prima dell'alba.
- Quando parte?
- Questa sera. - Mostr il messaggio a John. La sua frustrazione era evidente.
- Capisco. Cosa manca, sei ore alla riunione di istruzioni? - All'improvviso John sorrise. - Trovato! Vittoria grazie al dominio dell'aria!
Tony non cap. - Di che diavolo parli?
- Tranquillo, Saint, so come fare. Conosco un pilota dell'esercito, "Chips" Nicholson. Ha un elicottero, e per due bottiglie di scotch fa qualsiasi cosa.
Tony era ancora confuso. - E allora?
- Allora, visto che lei non pu arrivare in tempo, andiamo noi a cercarla. Chips pu andare a nord, trovare il convoglio e portarci.
Hooter prese una cartina stradale posata sul tavolo di Tony.
- Guarda, per arrivare da Onyang a noi c' una sola strada. E Onyang  a soli cento chilometri. Un'ora di elicottero, e probabilmente la colonna ha fatto molto cammino, da quando ha lasciato il messaggio. Possiamo partire, andare e ritornare prima di mezzogiorno.
Tony riflett. Di solito prendeva in fretta le decisioni, ma questa non era del genere a cui era abituato. Comunque, non c'erano pericoli. Il rischio di attivit nemica era minimo.
Guard Hooter che camminava avanti e indietro. - Che cosa dir Shadow?
Hooter scosse la testa. - La mia impavida guida  titubante? Shadow non lo verr mai a sapere.
Tony pens ai rischi, e al rischio di non vedere Anne. - Va bene, andiamo. Tra l'altro, perch lo chiamano "Chips"? - In inglese, chips significa "schegge".
- Una volta  finito con l'elicottero addosso a un albero. Per fortuna era quasi a terra. Tu cerca le bottiglie, io gli telefono.
Tony amava il volo, ma gli elicotteri non gli davano molta fiducia. Come la maggior parte degli aviatori, considerava le ali rotanti come un'aberrazione momentanea dell'aerodinamica. S'aspettava da un giorno all'altro l'annuncio definitivo che non erano in grado di volare.
Il tenente Nicholson era un giovane dall'aria astuta che accolse Hooter con grande amicizia, scambiandosi con lui pacche sulle spalle e insulti amichevoli. Quando gli fu presentato Tony, gli rivolse ironicamente il saluto militare. Poi Hooter gli spieg che aveva al suo attivo quattordici abbattimenti e Chips si disse pronto a fargli il favore gratis.
- Ma visto che vi siete presi il fastidio, non vorrei mettervi in imbarazzo. Saltate su. - Prese le bottiglie e le mise al sicuro.
John s'infil al posto dell'aiuto pilota e Tony si sedette dietro di loro. Il tenente avvi la turbina e presto la port al massimo dei giri. L'UH-1 "Huey" di solito trasportava una squadra di dodici soldati oltre all'equipaggio, e adesso, con tre sole persone a bordo, balz letteralmente in aria.
Nel vedere che Hooter indicava al pilota la direzione, Tony s'infil a sua volta le cuffie. - Hooter, tra qui e Onyang ci devono essere molti convogli. Come riconosceremo il nostro?
- Quanti pensi che ce ne siamo, pieni di civili americani? Sta' tranquillo, Saint.
Il cielo era chiaro, e con i portelli chiusi la temperatura all'interno dell'elicottero era abbastanza confortevole. Il rumore, per, era assordante, e Tony continu a tenere le cuffie per ridurlo almeno un poco. Si lasciarono in fretta alle spalle la base, poi la citt e anche il fiume, posto a nord di questa.
Il traffico che si dirigeva verso la citt era intenso, ma tra le vetture e i camion civili non sarebbe stato difficile individuare una colonna di automezzi militari. Continuarono a volare verso nord.
Statale 21, a sud di Kwangch'on
Anne odiava il sole. Erano in ritardo, e adesso avanzavano cos lentamente da darle l'impressione che non sarebbero mai arrivati a Kunsan. Guidava di nuovo Bell, e ogni volta che doveva cambiare la marcia mormorava una bestemmia.
Percorrevano una stretta valle, in cui la larghezza della strada si era ridotta a una sola corsia. La strada era in discesa, e Bell faticava a tenere innestata la marcia.
Mentre ascoltavano le monotone imprecazioni dell'autista, dal fondo del convoglio cominci a levarsi un forte suono di clacson. Hutchins ordin alla colonna di fermarsi, sicuro che fosse successo qualcosa di grave.
Uscirono dalla cabina e corsero verso la coda della colonna. Lo strombettio continu ancora, e poi s'interruppe quando superarono l'ultimo camion.
Videro una jeep, circondata da una piccola folla di soldati e di passeggeri, e con una sola persona a bordo. Un tenente colonnello, che si affrett a scendere a terra con aria profondamente irritata. - Chi  il responsabile di questa gazzarra?
Hutchins lo salut. - Capitano J.F. Hutchins, signore, Distaccamento speciale trasporti.
L'uniforme da campo del colonnello e il suo giaccone invernale erano in netto contrasto con la divisa spiegazzata di Hutchins. I suoi stivali erano del vecchio tipo di cuoio ed erano lucidati alla perfezione. Sul taschino era scritto il nome AYERS. E mentre i gradi di capitano erano semplicemente ricamati in filo nero sulle mostrine del colletto, i gradi di Ayers erano di metallo, pi grandi del normale e luccicavano.
- Capitano, la sua scarsa intelligenza  pari solo al suo scarso portamento militare e alla sua ovvia incapacit di mantenere la disciplina. Devo partecipare a un'importante riunione e il suo circo a bassa velocit si  ora fermato, dopo essere andato avanti a passo di lumaca.
Hutchins fece per parlare, ma il colonnello si era interrotto solo per prendere fiato. - Poich si  fermato e ha deciso di farmi perdere altro tempo, far rapporto ai suoi superiori, augurandomi che non siano incompetenti come lei.
Prese il nome di Hutchins, grado, numero di matricola e unit di appartenenza, poi risal sulla jeep. - Capitano, esigo che faccia muovere alla massima velocit questi mucchi di rottami. Se dovessi mancare alla riunione, il corso della guerra potrebbe subirne negativamente le conseguenze, e sar colpa sua. Ora, si muova!
Il convoglio ripart e usc dalla valle a tutta la velocit concessa dal cambio guasto. Di tanto in tanto, una strombettata di clacson alle loro spalle li incitava ad affrettarsi. Giunsero alla fine della strettoia cinque minuti pi tardi, e sentirono il rombo del motore della jeep che li superava.
Il colonnello Ayers sedeva con la schiena ritta, sull'attenti anche mentre guidava. Senza degnare di un solo sguardo la colonna, prosegu verso il sud.
Hutchins era ritornato al camion senza fare parola, e anche Anne e Bell erano rimasti in silenzio, senza sapere cosa dire. Alla fine, quando il colonnello scomparve in distanza, Hutchins comment: - Sa,  difficile credere che quell'uomo sia il risultato finale di milioni di anni di evoluzione.
Il colonnello Ayers correva verso la sua destinazione, elencando mentalmente le accuse che avrebbe mosso a quell'ufficiale idiota. Ovvia mancanza di disciplina. Da quando era iniziata la guerra, tutti erano diventati trascurati. Nessuno badava pi all'uniforme, ai regolamenti, e soprattutto a comportarsi con il dovuto rispetto verso gli ufficiali superiori come lui.
Be', non intendeva lasciar andare in malora le cose. A costo di ricordare a tutti l'educazione, e di annotarsi il nome di ogni militare tra l e Chonju...
Queste riflessioni, unite con la buona andatura, gli fecero superare presto Taech'on e il piccolo villaggio di Taech'ang. Stava ripassando mentalmente il discorso che avrebbe fatto alla riunione sulla morale delle truppe, quando giunse a un posto di blocco prima di un ponte.
Suon il clacson e fece segno di aprire, ma la sbarra rest abbassata e giunse un soldato sudcoreano, che gli rivolse il saluto.
Ayers non si preoccup di restituirglielo. - Fammi passare, giovanotto. Ho un'importante riunione a Chonju!
Il soldato non parve eccessivamente colpito dalla cosa. - Certo, signore, ma devo vedere i suoi ordini e il suo tesserino di riconoscimento, per favore.
- Il mio tesserino? - Cerc i fogli di viaggio e il documento. - Non si vede che sono un alto ufficiale americano?
L'uomo prese le carte. - Signore, lei potrebbe essere un sabotatore nordcoreano. Sono astutissimi e spesso si travestono da militari. - Esamin i documenti. - Lei  il colonnello Ayers? C' un messaggio per lei, signore. Vuole per cortesia venire con me?  nel posto di guardia.
- Certo, soldato. Fammi strada. - Segu il coreano fino a un piccolo edificio posto a fianco della strada.
All'interno c'era un ufficiale, seduto alla scrivania. Il nome scritto sull'uniforme era YI.
Il soldato guard Yi e gli disse, in inglese: - Signore,  arrivato il colonnello Ayers. C' un messaggio per lui, vero?
Yi si alz e gli rivolse il saluto. Ayers, lieto di vedere che le forme erano rispettate, salut a sua volta, ma, con grande sorpresa, sent un'acutissima fitta al fianco destro. Abbassando lo sguardo da quella parte, fece giusto in tempo a vedere il coltello che gli si piantava nelle costole fino all'impugnatura.
Il suo ultimo pensiero fu di stupore e di protesta: "Ma erano cos educati!"
Yi guard il corpo e sorrise. Un tenente colonnello. - Sergente, toglilo di qui.
Il sergente Yong sapeva cosa fare. Chiam i sabotatori "fuori servizio" che erano nell'edificio e impart alcuni ordini. Il corpo venne portato via da una porta posteriore e le macchie di sangue vennero pulite. Lo stesso Yi avvi la jeep e la tolse dalla strada per nasconderla dietro alcuni alberi.
Laggi stava pian piano costituendosi un grosso parco macchine. Sistem la vettura accanto a una fila di autocarri. Alcuni erano vuoti, ma altri portavano viveri, ricambi e munizioni. In un veicolo sporco di sangue c'erano degli uomini, ma i sabotatori di Yi li avevano uccisi mentre sedevano ancora nel vano posteriore. Quindici rimpiazzi che non sarebbero mai arrivati al fronte.
Il nordcoreano era soddisfatto del suo lavoro. Erano state una notte e una mattinata assai proficue. E loro avrebbero continuato a tendere l'imboscata ai veicoli militari, pi a lungo possibile.
Non avevano disturbato il traffico civile. Per prima cosa non avevano il compito di spargere terrore, e inoltre avrebbero rischiato di farsi scoprire. Avevano perfino lasciato passare alcuni autocarri militari, perch dietro di loro c'erano delle vetture civili in attesa.
Prima o poi, una colonna troppo grande o armata troppo bene sarebbe sopravvissuta al loro attacco, ma, fino ad allora, quella strada non sarebbe stata di alcun aiuto per il Sud, o per i suoi padroni americani. Yi odiava in modo particolare gli americani, perch, se non ci fossero stati loro, il Nord avrebbe liberato da decenni la parte meridionale della penisola.
Questo gli ricord che doveva controllare il corpo del colonnello. Afferrata una borsa appartenuta all'ufficiale, raggiunse un punto situato sotto gli alberi. Avevano portato laggi tutti i cadaveri, coprendo di neve gli strati successivi. Avvicinandosi al sanguinoso frutto del suo lavoro, Yi si rallegr che quella guerra non fosse un'offensiva d'estate.
Yong aveva appena terminato di frugare il morto. - Niente, signore. Era un ufficiale di poca importanza della Seconda divisione americana di fanteria. Aveva solo questi ordini di viaggio, e gli appunti per una conferenza sul "Morale delle truppe", da tenere domani a Chonju.
Yi gli pass la borsa. - Guarda anche qui. - Ma non si aspettava di trovare grandi cose. Anche il suo tono di voce era deluso. Era il loro primo tenente colonnello, ed era una nullit.
Sulla Statale 21
Erano in volo da venti minuti, diretti verso nord a novanta chilometri all'ora, a sessanta metri da terra. Tony era diviso tra la curiosit del pilota e l'irritazione personale. Normalmente non volava cos basso e cos lentamente, tolto che in atterraggio. Era facile cercare a quella velocit.
Con tutto ci, non era riuscito a trovare Anne. Avevano visto pochissimi veicoli militari, e quei pochi non erano certo la colonna che stavano cercando.
John e Tony studiavano il terreno, mentre Chips pilotava, seguendo la strada a doppia corsia. Davanti a loro, la strada si restringeva per passare su un ponte. Tony quasi si aspettava di vedere il convoglio fermo sulla riva opposta, in attesa del proprio turno. Ma non era cos. Stava per guardare avanti, quando Hooter lo chiam.
- Ehi, Saint, a destra ci sono molti camion, fuori della strada. Forse li abbiamo trovati.
Chips sent il commento di Hooter e immediatamente si port a destra, per dare un'occhiata ai veicoli. Tony aveva puntato immediatamente il binocolo per cercare Anne, ma non not alcun movimento accanto agli automezzi. Vide due camion coperti, ma anche uno a pianale libero, una sorta di cisterna, una jeep...
- Hooter, non  la colonna di Anne. Non sono i veicoli giusti, e non vedo nessuna persona.
- Strano. Non so, Saint, ma finora  l'unica cosa da noi incontrata che assomigli a un convoglio. Scendiamo a controllare?
Tony voleva essere certo che non fosse il convoglio giusto. - Chips, ci puoi portare pi vicino?
L'elicottero rallent e descrisse un cerchio, avvicinandosi lentamente ai veicoli fermi. Tony li esamin. Forse era il convoglio di Anne, mescolato ad altri camion. Che si fossero fermati per riposare?
Uno dei veicoli colp la sua attenzione. La cabina era danneggiata, e pareva che qualcuno avesse cercato di nasconderlo.
Hooter esaminava il resto dell'area, ma era gi convinto che fosse una perdita di tempo. Stava per dirlo a Tony quando not una macchia scura, che diventava sempre pi grande, a mano a mano che spariva la neve di cui era coperta.
- Saint, guarda a destra. - Era confuso e preoccupato. Tony attravers la cabina e guard nella zona indicata. La macchia si trasform presto in un mucchio di forme, ma lui continu a osservarle, sperando che quel che vedeva non fosse vero.
Yi e i suoi uomini videro dalla strada l'elicottero descrivere un ampio cerchio, per poi abbassarsi e scomparire alla vista. Era chiaramente il nemico. Si avvi di corsa verso gli alberi e fece segno ai suoi uomini di seguirlo. Sentirono il rumore dell'elicottero e lo videro di nuovo, pi basso, quasi stazionario sui veicoli vuoti.
Corse in fretta da un albero all'altro, cercando di mantenere i tronchi tra s e la macchina volante. I suoi uomini lo seguirono, tendendo la posta all'elicottero come se fosse stato un animale. La neve sollevata dalle pale li aiut a nascondersi, ma fu anche la loro rovina.
Videro l'elicottero rimanere fermo, e poi girare su se stesso per portarsi davanti al punto dove avevano gettato i morti. Non c'erano dubbi.
Grid Fuoco! e sollev il fucile, mirando alla cabina.
Chips, Tony e Hooter fissavano i corpi. Erano accumulati l'uno sull'altro, in modo quasi regolare, pens Tony, distrattamente. Pi neve si spostava, pi corpi si scorgevano.
Hooter contava a voce alta, inframmezzando d'imprecazioni i numeri: - ... tredici, quattordici, quindici, Cristo, sedici...
Si ud uno zing! e Tony, automaticamente, si gir in quella direzione. Il rumore fu seguito da vari altri, e da un crack quando il finestrino del portello di sinistra si scheggi.
Chips non attese i risultati dell'analisi. Tir in fretta la collettiva e fece sollevare la parte anteriore dell'elicottero, senza attendere che prendesse quota. Non appena lo Huey cominci a muoversi in avanti, spost la coda a destra e a sinistra, alternativamente, per procedere a zigzag entro i limiti permessi dalla quota e dalla velocit.
Tony, che non era legato alle cinghie, si tenne a una centina'. Fece per afferrare una delle cinture di sicurezza dei sedili, ma un'improvvisa scossa gli fece perdere la presa. L'elicottero trem, e si ud rumore di metallo lacerato. Sotto di lui, il fondo della cabina s'inclin a sinistra: alla fine, il giovane fu costretto a issarsi a forza di braccia per raggiungere il sedile.
Aveva perso le cuffie quando era caduto. Non appena si fu allacciato la cintura, vide che John gli faceva segno di infilarsele.
Quando se le fu infilate, sent la voce di Chips: - Il motore di sinistra  fermo!
Hooter lo interruppe: - Passato pericolo. Non sparano pi.
Chips era indaffaratissimo. L'elicottero portava un carico leggero, e il motore rimanente era in grado di tenerli in volo. Appena appena. Il problema era: che cos'altro era stato colpito?
Tony si trovava in una situazione inconsueta: a bordo di un velivolo danneggiato, ma non era lui ai comandi. Poteva solo fidarsi di Chips e tenersi stretto. Il pilota dell'esercito esamin in fretta il cruscotto e tese l'orecchio verso il motore rimanente. - Possiamo rimanere in volo, ma  meglio scendere a terra presto. La temperatura del due  un po' alta.
Tony era maggiormente preoccupato per quanto aveva visto. - Laggi al ponte ci devono essere dei nordcoreani. Chiama sulla frequenza della guardia e d l'allarme.
Hooter si occup della radio; il viaggio verso nord prosegu.
Taech'ang
Era solo un piccolo villaggio sulla strada. Poich la sua principale attivit era quella agricola, nell'inverno pareva addormentato, anche durante il giorno. In pochi minuti lo superarono e si lasciarono alle spalle le sue risaie gelate.
Anne fu lieta di vederlo, perch era un altro punto di riferimento superato. Ogni volta che ne passavano uno, Kunsan era pi vicina. Erano le 10,30. Se non ci fossero state altre interruzioni, sarebbero giunti alla base per mezzogiorno.
Ponte sul fiume Chosan
Yi cerc di prenderla con fatalismo, ma non ci riusc. Maledetta la sfortuna che aveva mostrato i cadaveri ai nemici sull'elicottero. Lui e i suoi uomini gli avevano scaricato i fucili contro, ma gli M16 non hanno n la gittata n la forza d'urto per abbatterlo. L'avevano danneggiato, ma questo non gli avrebbe impedito di dare l'allarme.
L'elicottero l'avrebbe trasmesso per radio, e sarebbero giunti i soldati nemici. Avrebbero attaccato la sua posizione; il suo gruppo avrebbe ucciso quanti pi nemici possibile, poi lui e i suoi uomini sarebbero morti. Non aveva mai avuto dubbi sull'esito della missione: solo sulla durata. E la loro non era la sola unit delle forze speciali dell'esercito nordcoreano.
La loro missione aveva gi avuto successo. Poich avevano interdetto per qualche tempo il ponte, adesso il Sud doveva rafforzare la guardia a tutti i ponti, e cos pure alle gallerie, agli incroci e dovunque ci fosse un posto di blocco. Ogni soldato sudcoreano sarebbe stato sospettato di essere un sabotatore nordcoreano, e nessun guidatore di autocarro sarebbe stato certo di raggiungere la propria destinazione.
- Sergente! - Yong arriv di corsa. - Le cariche del ponte sono collegate?
- S, signore. E abbiamo minato anche i corpi e i veicoli.
- E il resto degli esplosivi?
- Lo stiamo collegando adesso, signore. Cinque minuti al massimo.
Yi aveva un'aria decisa. - Siamo pronti. Di' al caporale Soo di sorvegliare il ponte e di farlo saltare se qualcuno arriva da sud. Chi vuoi mettere nell'avamposto?
- Il soldato Suh, signore. Di lui ci si pu fidare.
- Lo so. Mettilo. Chi non  ai blocchi deve stare di vedetta, per riferire l'arrivo dei nemici. Per tutto il resto, le cose continuano come prima. Ne uccideremo il maggior numero possibile.
Due chilometri a sud di Taech'ang
Chips batteva i piedi sul terreno gelato. - Quanto ci vuole, prima che arrivino quei soldati?
Rispose Hooter: - Mezz'ora, testone. Devono arrivare da Taech'on. Se pensi che devono anche prepararsi, fanno abbastanza in fretta.
- S, ma fa maledettamente freddo, nell'area ci sono sabotatori nemici, e io devo giustificare un guasto all'elicottero.
Hooter non pareva preoccupato. - Quando sentiranno che hai scoperto un avamposto nordcoreano mentre eri in volo per una missione medica di emergenza, ti daranno probabilmente una medaglia.
Tony dovette chiedere: - Missione medica?
- Certo, Saint. Se tu non fossi riuscito a vedere la tua ragazza, ti si sarebbe spezzato il cuore. - Si rivolse a Chips. - Crederanno a qualsiasi cosa. Non preoccuparti.
Non potevano fare altro che attendere. Trascorsero il tempo controllando i guasti dell'elicottero, cercando di riscaldarsi e chiedendosi chi sarebbe arrivato per primo, lungo la strada.
Fu Tony a sentirli. - Ascoltate, dei motori.
Venivano da nord.
Anne cercava di aprire la busta dell'MRE. Avrebbe voluto saltare la colazione, ma l'appetito e la predica di Hutchins sull'importanza di "mangiare quando si pu" le avevano fatto cambiare idea. Aveva provato con i denti, e alla fine aveva dovuto chiedere di nuovo la baionetta a Bell.
La colonna, con il loro camion sempre in testa, fece una curva. Anne vide aprirsi alla loro destra una piccola radura, con un elicottero. Hutchins ordin a Bell di rallentare, e la ragazza scorse tre uomini fermi accanto alla cabina del velivolo, intenti a rivolgere loro grandi gesti.
Il capitano ordin a Bell di accostare e di fermarsi, e tutti scesero a terra. Anne scese e vide... Tony?... e due altri uomini che si avvicinavano.
Hutchins non riusc a capire. La signorina Larson gli era parsa una donna piuttosto riservata, non certo il tipo da gettare le braccia al collo a dei perfetti sconosciuti.
Hooter e Chips riferirono al capitano Hutchins la situazione, mentre Tony e Anne si allontanavano per parlarsi. Dopo una spiegazione iniziale, Anne si sentiva girare la testa. Non sapeva da dove cominciare a parlare. Il viaggio di Tony per vederla, l'attacco dei sabotatori, o il suo viaggio da Seul. Perci non parl di niente. Si limit ad ascoltare Tony e a guardarlo.
Camminando erano ritornati dietro lo Huey, da dove non si vedeva il convoglio. Lui le mostrava i danni al motore, ma all'improvviso cambi argomento.
- Anne, mi sono molto preoccupato quando ho saputo dell'attacco all'aeroporto di Seul. Io...  difficile spiegarlo.
Lei sorrise. - Non spiegarlo. Credo di avere capito.
- No, Anne, devo dirti che ho avuto davvero paura, quando ho saputo che Kimpo era stato attaccato. - S'interruppe per guardarla negli occhi. - Pensavo di averti persa. - Lei fiss in terra, evitando il suo sguardo, ma lui continu: - E non voglio perderti, Anne. Ti amo.
Lei sorrise. - Me l'hai dimostrato. Addirittura un elicottero?
- Anne, dovevo vederti. - Le spieg i suo orari.
- Tony, sono lieta di vederti, ma non sono ancora sicura di me. Devo ancora capire i miei veri sentimenti.
- Io sono sicurissimo, invece, ma posso comprenderti. Solo, volevo dirti quello che provo.
- Bene, in un certo modo, quello che provi mi fa piacere. Ma un elicottero? - Guard il motore. - Sembra danneggiato.
- Pensavo di farmi dare un passaggio da voi, quando il ponte sar libero. Non ho altri mezzi per ritornare a Kunsan.
- Bene. Potremo parlarci durante il viaggio.
- Ehi, ragazzi! - Il loro mondo fu invaso dal grido di Hooter. -  arrivato l'esercito.
Tornarono sulla strada. Fermo accanto al convoglio di Anne c'era un altro gruppo: quattro veicoli pieni di soldati coreani e di armi. Hooter e Chips parlavano con un capitano tarchiato, che zoppicava leggermente da una gamba. Hutchins ed Evans avevano schierato i loro uomini attorno alla zona, casomai ci fossero dei sabotatori nelle vicinanze.
- Tony, ti presento il capitano Cha. - Cha gli rivolse un perfetto saluto. - Io e Chips gli abbiamo riferito quel che abbiamo visto.
- Sissignore - disse Cha. -  quasi certamente un gruppo di nemici infiltrati. Io e i miei soldati lo spazzeremo via. Non possono essere che pochi uomini, e io ho un plotone rinforzato. - Guard i tre piloti. - Ci accompagnate anche voi?
Gli americani si scambiarono un'occhiata e dissero contemporaneamente: - No, grazie. - Tony spieg: - Preferisco lasciare ai professionisti il combattimento a terra.
Cha parve deluso. Per un attimo fu tentato di insistere, ma prefer rinunciare. Sal sulla jeep. - Ci porteremo vicino al ponte e ci schiereremo. L'operazione non dovrebbe richiedere molto tempo. Quando la strada sar libera, manderemo qualcuno ad avvertirvi. - Con un saluto, il capitano e i suoi uomini si allontanarono.
Ponte sul fiume Chosan
Il capitano Yi sapeva che i sudcoreani avrebbero tentato di liberare il ponte e intendeva far loro pagare cara quella piccola area. Non solo non avrebbero riavuto il loro ponte, ma anche le sue rovine sarebbero risultate alquanto costose.
Il soldato Suh attendeva in una trincea mimetizzata, a trecento metri dal ponte, lungo la strada. Tra lui e il ponte c'era un piccolo dosso, e la sua trincea era scavata ai margini di una macchia di alberi. Aveva trovato il tempo di coprire con rami di pino il suo nascondiglio, e a parte il fatto che lo spazio era limitato, ci stava abbastanza comodo.
Suh aspettava ormai da pi di un'ora: da quando l'elicottero americano era riuscito ad allontanarsi.
Per prima comparve una jeep, seguita a breve distanza da tre camion. A bordo della vettura c'era un ufficiale, e sul pianale posteriore era montata una mitragliatrice. Mentre il nordcoreano osservava, la jeep si accost al ciglio della strada e l'ufficiale rivolse un cenno del braccio agli autocarri che lo seguivano. Poi rallent e si ferm esattamente nel punto previsto dal capitano Yi.
Adesso, l'attesa fu tremenda. Se fossero balzati a terra e si fossero lanciati di corsa, il nordcoreano non avrebbe avuto molte possibilit di colpirli, ma evidentemente i soldati non avevano fretta di scendere. Non appena tutt'e tre i camion si furono fermati, Suh schiacci l'interruttore.
Le mine claymore pesano poco pi di quattro chili. Hanno la forma e la dimensione di una guida del telefono, e non devono essere sepolte sotto la terra. Nella parte inferiore hanno due aste da appoggiare sul terreno. Rimangono inclinate verso l'alto, e hanno un filo elettrico che termina con un detonatore. Su una parte c' scritto: RIVOLGERE VERSO IL NEMICO.
Sono mine direzionali. Quando scoppiano, il loro esplosivo al plastico spara a decine di metri di distanza una "rosa" a forma di ventaglio, composta di molte centinaia di sfere di acciaio.
Basandosi sulle valutazioni di Yi, i sabotatori ne avevano posate cinque, disponendole approssimativamente ad arco, e le avevano puntate verso la strada. L'aria si riemp di una miscela di neve, di fumo e di schegge; si sent lo splang! delle sfere che urtavano il metallo, si levarono gli urli dei feriti.
Suh continu ad attendere. Quando il fumo si dirad, apparve lentamente una scena orribile. Uomini stesi sulla neve macchiata di sangue. Scorse pi di una decina di corpi, e per un istante pens che fino al quel momento nessuno lo aveva ancora scoperto.
Il silenzio del dopo-esplosione si riemp di gemiti, e Suh attese per qualche minuto che comparisse l'ufficiale, che cominciasse a dare gli ordini e che organizzasse gli uomini. Poi cominci a sparare.
Tutti sentirono l'esplosione e la sparatoria. Tony, Anne e gli altri tesero l'orecchio al pi piccolo suono, cercando di capire che cosa stava succedendo lontano da loro. Dopo la prima esplosione e gli spari non giunsero altri rumori.
Hooter non riusc a stare zitto. - Un combattimento breve - disse. - Evidentemente, i cattivi non dovevano essere molti. - Sorrise.
Gli altri non gli risposero. Tony guard Hutchins. - Non sono stati i suoni che mi aspettavo.
Il capitano annu. - Ho una brutta impressione.
- Pensa che dovremmo andare a controllare?
Hutchins, pi per cortesia che perch ne sentisse la necessit, riflett sulla situazione. - No, maggiore. Non sappiamo che cosa  successo laggi e potremmo capitare in un momento inopportuno. Anche se tutto  posto, pu darsi che Cha non voglia gente tra i piedi.
Guard Hooter. - Se il combattimento  gi terminato, manderanno qualcuno a informarci. Evans!
Il sergente arriv di corsa. - Signore?
- Raddoppia gli uomini sul perimetro. Assicurati che nessuno dei nostri possa essere sorpreso da solo, e che nessuno riesca a infiltrarsi in mezzo a loro. - E spieg, senza rivolgersi a nessuno in particolare: - Faremo attenzione.
Il soldato comparve venti minuti pi tardi. Tutti sentirono il richiamo della sentinella, ma in realt non c'era bisogno di dare l'allarme. Avanzava a fatica lungo la strada, facendo del suo meglio per affrettarsi, ma era rallentato dalle ferite e dallo choc, e inoltre era mezzo congelato.
Il sergente cominci a dare ordini: - Mettetelo sul camion! Hughes, porta il pronto soccorso! Murphy e Rodriguez, andate in esplorazione fino al ponte e riferite quel che  successo. Se vedete qualcosa che si muove, sparate!
Hutchins, Evans e l'infermiere montarono sull'automezzo; gli altri attesero all'esterno. Anne continu a guardare lungo la strada, rabbrividendo per l'incertezza.
Dopo cinque minuti, Hutchins ed Evans scesero dall'autocarro. Anne rivolse loro un'occhiata interrogativa, e Hutchins rispose: - Probabilmente se la caver.
- Che cos' successo? - chiese la ragazza.
- C' stata una specie di imboscata. Molti di loro sono rimasti uccisi, gli altri sono feriti. I coreani dicono di avere ucciso soltanto un uomo.
Il sergente Evans comparve con un walkie-talkie. - Signore, Murphy  sul punto dell'imboscata.
Hutchins prese la radio. - Qui Sei, passo... Quanti?... Va bene. Rimani l e tieni d'occhio la parte sud. Arriviamo. - Si volt verso il sergente e gli rivolse un cenno d'assenso.
Evans riprese a dare ordini. - Salire, tutti sui camion!
Anne si fece raccontare da Hutchins l'accaduto, mentre l'automezzo era in viaggio. -  stato un massacro. Murphy dice che adesso la zona  sicura, ma che hanno bisogno di rinforzi. Io e i miei uomini combatteremo adesso contro i sabotatori.
"Anne, lei e il suo gruppo non potete combattere, ma avremo bisogno di chiunque conosca qualche rudimento di pronto soccorso. Potete rimanere indietro e pensare ai feriti, mentre noi passeremo all'attacco."
Anne protest: - Perch non ci limitiamo ad aspettare l'arrivo di altri soldati?
- Le nostre radio sono troppo deboli per chiedere rinforzi. Dato che il distaccamento pi vicino ha gi inviato i soldati di cui disponeva, occorrer aspettare ancora di pi, prima che qualcuno risponda. Questo darebbe troppo tempo a quei bastardi. Inoltre, non voglio limitarmi ad assistere senza combattere: ho gli uomini necessari.
Nel vedere i colpiti, fermi ai margini della strada, Anne sent un nodo allo stomaco. Fiss a occhi sbarrati le ferite, immaginando di averle sul proprio corpo.
Hutchins le tocc la spalla. - Non ci pensi, Anne. Cerchi di fare qualcosa. Non potr sentirsi male, se cercher di aiutarli.
La scena, anche nella sua confusione, cominci a organizzarsi. I feriti vennero portati al riparo, dentro i camion. I morti, immobilizzati in posizioni grottesche, vennero spostati su un lato della strada. Evans schier i suoi uomini su un perimetro difensivo, mentre i piloti recuperavano le armi.
Ce n'era un mucchio impressionante, compresi razzi anticarro, una mitragliatrice pesante e due leggere, munizioni. A Evans brillarono gli occhi; cominci a distribuire le armi ai suoi uomini. Tony e Hooter non vollero prendere il fucile. Ciascuno di loro aveva una pistola e si augurava di tutto cuore di non doverla usare.
Un volontario del gruppo di Anne e un soldato che aveva solo ferite leggere furono inviati a Taech'on, per riferire l'accaduto.
Evans fece rapporto. - Signore, erano presenti trentotto coreani. Ventuno sono morti. Dieci sono gravemente feriti, gli altri sono feriti ma in grado di camminare. Cha  morto e il suo sergente  immobilizzato.
Hutchins era scosso dalle perdite, ma pareva deciso. - Sono disposti a combattere?
- Senza alcun dubbio, signore. Consiglierei di dare loro qualche minuto per riscaldarsi e per mangiare, ma sono inferociti. Se non fossimo arrivati noi, sarebbero andati da soli.
Da sud giunse uno scoppio, che presto fu seguito da spari di fucile e da raffiche di mitragliatrice. Evans grid: - Tenete la posizione! - e corse da quella parte.
Hutchins guard i piloti. - Penso che non avremo altro tempo. Andiamo.
Il capitano non cerc di adottare tattiche complicate. I suoi uomini si schierarono su una linea perpendicolare alla strada e avanzarono, passando da un albero all'altro. Sapevano di dover combattere contro i migliori soldati del nemico. Dovevano basarsi sulla forza del numero. Hutchins li aveva avvertiti di fare attenzione ad altre mine claymore, e gli uomini camminavano lentamente perch cercavano i fili che le facevano esplodere.
Ma non fu sufficiente. Il grido di paura di un uomo venne interrotto dall'esplosione di una mina. Si lev una salva di fucileria. Tutti si gettarono a terra, mentre su di loro fischiavano i proiettili. Era impossibile determinare il numero dei sabotatori, ma non si poteva certo dubitare della loro presenza.
Tony si pul la faccia dalla neve e cerc Hooter. Come ogni buon compagno di volo, era dietro di lui, leggermente di lato.
Indietreggiando pancia a terra, Tony si port vicino a John e gli tocc la spalla. Hooter lo guard senza capire, e Tony gli indic il punto dove era esplosa la mina.
Poi, senza attendere la risposta, Tony torn ad avanzare. Alla sua sinistra c'erano alcuni soldati, distesi nella neve, che sparavano a bersagli che lui non era in grado di vedere. Strisciare per terra era faticoso, ma lo aiutava a riscaldarsi.
Davanti a Tony, la neve era sporca di strisce di terra. Seguendo le strisce, scorse una piccola incavatura che era l'unica traccia visibile dell'esplosione della mina. Quando si spinse in avanti, ne ebbe altre testimonianze.
Il ferito giaceva sulla schiena ed era coperto di neve e di terriccio. Sul petto aveva una macchia rossa, aveva la faccia sporca di sangue.
Quando i piloti lo raggiunsero, l'uomo emise un gemito. Se non altro, pens Tony, non avevano strisciato inutilmente fino a quel punto. I proiettili continuavano a fischiare sopra di loro: era ovvio che la prima cosa da fare era quella di portare via il ferito.
Lo afferrarono per le braccia e si allontanarono dalla lotta. Di tanto in tanto una fucilata ricordava loro la direzione in cui muoversi.
Raggiunsero una bassa cunetta e Tony chiam Hughes. L'infermiere giunse di corsa e si prese cura del ferito.
Dopo qualche secondo, l'uomo gemette e chiuse gli occhi. Hughes parve sicuro di s. - Ha due ferite non gravi. Quella al petto  da operare, ma se la caver di sicuro. Grazie, signori.
Avevano sentito cadere altri uomini. Tony torn ad avviarsi verso la linea del combattimento. - Vieni, Hooter. Non c' riposo per chi  gi stanco.
Yi guard i compagni che gli rimanevano. Con solo sette uomini all'inizio della lotta, non poteva certamente resistere. Adesso il suo gruppo era ridotto a due: lui e il soldato che doveva far saltare il ponte. Non era pi il caso di attendere.
Tony e Hooter si riposavano tra un percorso e l'altro, congratulandosi con se stessi per non essere stati colpiti, quando un enorme scoppio - kaboom! - fece sussultare la terra. A sud s'innalz una grande nube di fumo e di polvere.
Hutchins balz in piedi e grid: - Hanno fatto saltare il ponte! Hanno capito di avere perduto!
A mano a mano che gli uomini di Hutchins avanzavano, i viaggi di Tony e Hooter per trasportare i feriti erano diventati sempre pi lunghi. Tony stava strisciando sulla neve davanti al compagno, quando scorse finalmente un piccolo edificio attorno a cui c'era battaglia.
Si schiacci contro il terreno. Guardandosi attorno, vide poi soldati che sparavano contro le porte e le finestre. La sparatoria continu per qualche tempo, finch si ud all'improvviso un forte whoosh! e una scia di fumo si precipit contro l'edificio. Una seconda la segu quasi immediatamente, e la doppia esplosione stacc calcinacci dalle pareti, fece saltare le finestre e infine crollare il tetto.
Non ci furono nuovi spari.
...
FINE Parte 2.